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Eucaristia fonte e culmine dell'Evangelizzazione
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Jean Vanier

SIAMO DISCEPOLI DI GESÙ PER ESSERE A NOSTRA VOLTA
MANGIATI E TOCCARE I PIEDI DEI POVERI

Ho avuto in Israele un'esperienza molto commovente con alcuni membri dell'"Arche", handicappati con i loro assistenti. le montagne e le colline compongono un paesaggio che Gesù stesso ha visto e percorso. Ma allo stesso tempo ho provato tanta sofferenza in visita alla grande basilica di Nazareth, dove i guardiani ci dicevano di procedere in fretta. Dov'è Gesù oggi? Il Gesù che i nostri cuori cercano?
Nazareth presenta due luoghi significativi: la piccola cappella dove Charles de Foucauld trascorse molto tempo (è misterioso questo Dio povero e nascosto in un tabernacolo) e Malgià, vicino a Betania, un centro di accoglienza per handicappati: bambini, uomini e donne, tra cui una bellissima donna di 30 anni che non sapevano dove mettere. Lì abbiamo trovato Gesù, un Gesù che piange, che grida e chiede amore nascosto nel povero.
Noto una paura latente di Dio. Chiedo a volte agli accompagnatori se pregano. Si guardano i piedi. Se non pregano non è certo per un problema di tempo. Sono persone oneste, temono che Dio chieda qualcosa a livello interiore. Ma da dove viene questa paura di Dio? Noto anche un profondo senso di colpa, per esempio in una donna che non sa amare il marito. Ci dimentichiamo chi sia questo Gesù. Un bambino di 11 anni, con handicap mentale, alla bellissima liturgia della sua prima comunione. Lo zio dice alla madre: "Peccato non abbia capito niente". "Non ti preoccupare, mamma! Gesù mi ama così come sono". Invece pensiamo che Gesù ci ama se siamo bravi. Vi sono handicap visibili, ma ve ne sono tanti interiori: difficoltà a perdonare, volontà di potere, etc. Siamo due volte poveri.
Dio è nascosto nel tabernacolo. La Tenda del Convegno di Israele nel deserto significava che Dio era con il popolo, con le sue povertà, le tende, il caldo, la carenza di acqua per 40 anni. Era forte il sentimento della dimora di Dio, luogo dell'incontro, segno che proteggeva e guidava il popolo. Anche noi poveri attraversiamo momenti difficili, sensi di colpa. Siamo amati da Dio? Ci è difficile vivere il vangelo. Tutti viviamo la stessa difficoltà fondamentale, quella di amare. Abbiamo i cuori chiusi a chiave. Ed ecco, questo cuore si nasconde a un Dio che vuol essere mangiato. In Gv 6 tutti se ne vanno. Gesù è un grande taumaturgo, ma alla fine? Non sono coloro che vogliono uccidere Gesù ad andarsene, ma i discepoli. Vedo le lacrime negli occhi di Gesù. È qui che egli rivela un segreto: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna". Che vulnerabilità! Secondo san Tommaso l'amicizia è dimorare l'uno nell'altro. L'amicizia è vulnerabilità. In Gesù Dio si fa vulnerabile, nascosto, mangiabile: mistero dell'incarnazione, mistero dell'eucaristia. Non è solo un momento di grazia, ma segno dell'amicizia: entro con Gesù in rapporto d'amicizia perché mi dica cosa fare, cosa dire, mi aiuti ad essere uomo che ama in ogni momento. La fede è vedere il mondo, l'universo, la chiesa come Dio li vede. È trasformazione degli occhi. Vedere il nemico, il povero, le persone di quel centro di accoglienza in Palestina come Dio li vede, e non partendo dalle nostre compulsioni o dai nostri bisogni.
L'amicizia è dei piccoli, rimanda al mistero della piccolezza di Gesù. Ricordiamo tre momenti di profonda autorità. Il primo è il buon pastore che chiama le pecore una dopo l'altra e le guida in piedi. Nel secondo momento Gesù è in ginocchio davanti ai discepoli. Pietro non lo sopporta: "Non mi laverai mai i piedi". Infine Gesù è sdraiato a terra, poi sulla croce.
L'eucaristia è il mistero del Dio nascosto che ha un tale desiderio di vivere tra gli uomini che soffrono nel mondo. Lo stesso ha fatto Charles de Foucauld o le tre suore che vivono con una capra tra i tuareg in Nigeria, povere tra i poveri. Dobbiamo creare luoghi in cui Gesù dimori per confortare, asciugare le lacrime, nelle prigioni, nei centri psichiatrici. È molto importante che vi siano questi luoghi in cui Gesù dimora, lui che ha detto: "Venite a me, vi darò riposo".
Ad Haiti il papa alla folla disse che per capire l'eucaristia bisogna capire la lavanda dei piedi. Egli ci invita tutti a lavare i piedi dei poveri. Giovanni non parla dell'istituzione dell'eucaristia, eppure l'eucaristia è molto presente nel suo vangelo. Basti considerare tutto il capitolo 6. "Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. Un servo non è più grande del suo padrone". Se così faremo avremo la beatitudine del lavare i piedi.
Come, mangiando Gesù, siamo chiamati a divenire come lui? Annunciando la buona novella ai poveri: "Sei amato!". Non si tratta di dire parole, ma di porre gesti. Gesù è il Dio dei gesti e con la parola li interpreta. Siamo discepoli di Gesù per essere a nostra volta mangiati e toccare i piedi dei poveri. Mangiamo il corpo del Dio umile per divenire umili. Nell'eucaristia, così come nel povero, Gesù ci chiede amore. "Non giudicate e non sarete giudicati. Perdonate e sarà perdonato a voi in cambio". Rivelando il volto di Gesù ai poveri scopro il volto di Gesù nel povero, oggi che ci chiede di restare in piedi accanto ai poveri.

Jean Vanier
Fondatore della federazione internazionale "L'Arche"

Basilica di San Giovanni in Laterano - Martedì, 20 Giugno 2000

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