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SIAMO DISCEPOLI DI GESÙ
PER ESSERE A NOSTRA VOLTA
MANGIATI E TOCCARE I PIEDI DEI POVERI
Ho avuto in Israele un'esperienza molto commovente con alcuni
membri dell'"Arche", handicappati con i loro assistenti.
le montagne e le colline compongono un paesaggio che Gesù
stesso ha visto e percorso. Ma allo stesso tempo ho provato tanta
sofferenza in visita alla grande basilica di Nazareth, dove i
guardiani ci dicevano di procedere in fretta. Dov'è Gesù
oggi? Il Gesù che i nostri cuori cercano?
Nazareth presenta due luoghi significativi: la piccola cappella
dove Charles de Foucauld trascorse molto tempo (è misterioso
questo Dio povero e nascosto in un tabernacolo) e Malgià,
vicino a Betania, un centro di accoglienza per handicappati: bambini,
uomini e donne, tra cui una bellissima donna di 30 anni che non
sapevano dove mettere. Lì abbiamo trovato Gesù,
un Gesù che piange, che grida e chiede amore nascosto nel
povero.
Noto una paura latente di Dio. Chiedo a volte agli accompagnatori
se pregano. Si guardano i piedi. Se non pregano non è certo
per un problema di tempo. Sono persone oneste, temono che Dio
chieda qualcosa a livello interiore. Ma da dove viene questa paura
di Dio? Noto anche un profondo senso di colpa, per esempio in
una donna che non sa amare il marito. Ci dimentichiamo chi sia
questo Gesù. Un bambino di 11 anni, con handicap mentale,
alla bellissima liturgia della sua prima comunione. Lo zio dice
alla madre: "Peccato non abbia capito niente". "Non
ti preoccupare, mamma! Gesù mi ama così come sono".
Invece pensiamo che Gesù ci ama se siamo bravi. Vi sono
handicap visibili, ma ve ne sono tanti interiori: difficoltà
a perdonare, volontà di potere, etc. Siamo due volte poveri.
Dio è nascosto nel tabernacolo. La Tenda del Convegno di
Israele nel deserto significava che Dio era con il popolo, con
le sue povertà, le tende, il caldo, la carenza di acqua
per 40 anni. Era forte il sentimento della dimora di Dio, luogo
dell'incontro, segno che proteggeva e guidava il popolo. Anche
noi poveri attraversiamo momenti difficili, sensi di colpa. Siamo
amati da Dio? Ci è difficile vivere il vangelo. Tutti viviamo
la stessa difficoltà fondamentale, quella di amare. Abbiamo
i cuori chiusi a chiave. Ed ecco, questo cuore si nasconde a un
Dio che vuol essere mangiato. In Gv 6 tutti se ne vanno. Gesù
è un grande taumaturgo, ma alla fine? Non sono coloro che
vogliono uccidere Gesù ad andarsene, ma i discepoli. Vedo
le lacrime negli occhi di Gesù. È qui che egli rivela
un segreto: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
ha la vita eterna". Che vulnerabilità! Secondo san
Tommaso l'amicizia è dimorare l'uno nell'altro. L'amicizia
è vulnerabilità. In Gesù Dio si fa vulnerabile,
nascosto, mangiabile: mistero dell'incarnazione, mistero dell'eucaristia.
Non è solo un momento di grazia, ma segno dell'amicizia:
entro con Gesù in rapporto d'amicizia perché mi
dica cosa fare, cosa dire, mi aiuti ad essere uomo che ama in
ogni momento. La fede è vedere il mondo, l'universo, la
chiesa come Dio li vede. È trasformazione degli occhi.
Vedere il nemico, il povero, le persone di quel centro di accoglienza
in Palestina come Dio li vede, e non partendo dalle nostre compulsioni
o dai nostri bisogni.
L'amicizia è dei piccoli, rimanda al mistero della piccolezza
di Gesù. Ricordiamo tre momenti di profonda autorità.
Il primo è il buon pastore che chiama le pecore una dopo
l'altra e le guida in piedi. Nel secondo momento Gesù è
in ginocchio davanti ai discepoli. Pietro non lo sopporta: "Non
mi laverai mai i piedi". Infine Gesù è sdraiato
a terra, poi sulla croce.
L'eucaristia è il mistero del Dio nascosto che ha un tale
desiderio di vivere tra gli uomini che soffrono nel mondo. Lo
stesso ha fatto Charles de Foucauld o le tre suore che vivono
con una capra tra i tuareg in Nigeria, povere tra i poveri. Dobbiamo
creare luoghi in cui Gesù dimori per confortare, asciugare
le lacrime, nelle prigioni, nei centri psichiatrici. È
molto importante che vi siano questi luoghi in cui Gesù
dimora, lui che ha detto: "Venite a me, vi darò riposo".
Ad Haiti il papa alla folla disse che per capire l'eucaristia
bisogna capire la lavanda dei piedi. Egli ci invita tutti a lavare
i piedi dei poveri. Giovanni non parla dell'istituzione dell'eucaristia,
eppure l'eucaristia è molto presente nel suo vangelo. Basti
considerare tutto il capitolo 6. "Voi mi chiamate Maestro
e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il
Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete
lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio,
perché come ho fatto io, facciate anche voi. Un servo non
è più grande del suo padrone". Se così
faremo avremo la beatitudine del lavare i piedi.
Come, mangiando Gesù, siamo chiamati a divenire come lui?
Annunciando la buona novella ai poveri: "Sei amato!".
Non si tratta di dire parole, ma di porre gesti. Gesù è
il Dio dei gesti e con la parola li interpreta. Siamo discepoli
di Gesù per essere a nostra volta mangiati e toccare i
piedi dei poveri. Mangiamo il corpo del Dio umile per divenire
umili. Nell'eucaristia, così come nel povero, Gesù
ci chiede amore. "Non giudicate e non sarete giudicati. Perdonate
e sarà perdonato a voi in cambio". Rivelando il volto
di Gesù ai poveri scopro il volto di Gesù nel povero,
oggi che ci chiede di restare in piedi accanto ai poveri.
Jean Vanier
Fondatore della federazione internazionale "L'Arche"
Basilica di San Giovanni in Laterano - Martedì, 20 Giugno
2000
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