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48° CONGRESSO EUCARISTICO
INTERNAZIONALE
10 - 17 ottobre 2004
"L'EUCARISTIA, LUCE E VITA DEL NUOVO MILLENNIO"
Testo Base elaborato dal Comitato locale della Diocesi di Guadalajara
in accordo con lo Statuto del Pontificio Comitato per i Congressi
Eucaristici Internazionali
PRESENTAZIONE
1. Gesù è la Parola esistente fin dal principio,
Parola creatrice e che dà vita (cfr. Gv 1 ,1.3-4). Questa
Vita era la luce degli uomini: "la luce vera, che illumina
ogni uomo" (Gv 1,9; cfr. Gv 1,4). E la Parola si fece carne,
affinché potessimo contemplarla e toccarla (cfr Gv 1,14)
e ricevessimo la pienezza di vita di cui è ricolma (cfr.
Gv 1,4.16). Gesù ci comunica la vita mediante la sua carne
ed il suo sangue, come insegna con insistenza nel suo discorso
a Cafarnao (cfr. Gv 6, 51-58).
2. Agli albori di un nuovo millennio e dopo aver celebrato con
gioia e gratitudine il Grande Giubileo dell'Incarnazione di Gesù
Cristo, il Signore, "lo stesso ieri, oggi e sempre"
(Eb 13,8), la Chiesa che Egli ha fondato continua a sperimentare
la sua rinnovata presenza attraverso la sua Parola - lampada che
illumina i suoi passi -, attraverso la Liturgia ed il fratello,
specialmente nel povero, volto umano del Cristo sofferente (cfr.
EA 12); la sperimenta soprattutto nell'Eucaristia: sacrificio,
memoriale, banchetto e presenza (cfr. SC 7). Infatti, nell'Eucaristia,
Cristo presente corporalmente[1] offre in alimento per la vita
nuova il medesimo corpo che assunse dalla Vergine Maria 2000 anni
fa (cfr. TMA 55), carne vivificata e vivificante in virtù
dello Spirito che dà la vita agli uomini (cfr. PO 5).
3. Confidando in questa presenza promessa dallo stesso Signore
Risorto: "Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo" (Mt 28,20), abbiamo ricevuto motivo e slancio per
progredire nel cammino tramite la voce del successore di Pietro,
eco delle parole che l'apostolo ascoltò dal suo Maestro:
"Prendi il largo!" (Lc 5,4; cfr. NMI 1). La Chiesa si
addentra nel mare di un nuovo millennio e sa che potrà
giungere al porto sicuro perché non è sola, né
confida soltanto sulle proprie forze, ma perché il suo
Signore è con lei, le dona il suo Spirito e la alimenta
con i sacramenti, in particolare con l'Eucaristia.
4. Con lo sguardo pieno di gratitudine rivolto a Gesù
Cristo vivente nell'Eucaristia, questa Chiesa pellegrinante si
riunirà in contemplazione nel 48° Congresso Eucaristico
Internazionale, nella città di Guadalajara, Messico, terra
di martiri canonizzati di recente, che nell'Eucaristia trovarono
la forza ed il coraggio di dare la vita per il loro popolo e la
loro fede, al grido di: "Viva Cristo Re e Santa Maria di
Guadalupe!". In questa Statio Orbis, la Chiesa riunita in
preghiera, in contemplazione e celebrazione, si addentra nel nuovo
millennio con rinnovata speranza, adorando Gesù vivente
nell'Eucaristia, Luce e Vita nel pellegrinaggio dell'Umanità
in cerca di migliori condizioni di vita, mentre anela la patria
definitiva.
5. Il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale potrà
essere per la Chiesa una stupenda occasione per glorificare Gesù
Cristo - in essa presente - venerandolo pubblicamente con vincoli
di carità e di unità; una magnifica occasione per
manifestare la sua fede nella presenza eucaristica; per approfondire
alcuni aspetti di questo mistero e mettere in risalto la sua centralità
per la vita e la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo,
come pure per assumere nuovi impegni nei riguardi dell'evangelizzazione.
Tutto ciò richiede un'attenta e accurata preparazione.
6. A tal fine, viene pertanto offerto il presente testo, con
lo scopo di proporre alle Chiese particolari alcune tracce di
riflessione che possano servire da base per ulteriori sviluppi
ed approfondimenti negli incontri di studio e di preghiera, sia
durante la preparazione come nella celebrazione del Congresso.
Si esordisce con l'invito a sperimentare l'anelito della contemplazione
di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, a lasciarsi guardare
da Lui e a sperimentare la sua presenza: Vogliamo vedere il tuo
volto, Signore (cap. I), per mezzo della contemplazione che "non
ci allontana dai nostri contemporanei, ma al contrario ci rende
attenti ed aperti alle gioie ed alle fatiche degli uomini e dilata
il nostro cuore alle dimensioni del mondo"[2], preparando
così uno sguardo di fede sul nostro presente, nella certezza
che "La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno
accolta" (Gv 1,5), (cap. II). "Culmine di ogni evangelizzazione
e testimonianza eminente della Risurrezione di Cristo"[3],
l'Eucaristia è Luce e Vita del nuovo millennio per la Chiesa
pellegrina che si impegna nell'opera di una nuova evangelizzazione
(cap. III). Infine, all'inizio del nuovo millennio, è necessaria
una proclamazione forte e gioiosa della nostra fede in Gesù
Cristo, che illumini questa nuova tappa della storia: Preghiera
a Gesù Cristo vivente nell'Eucaristia.
Juan Cardinale Sandoval Iñiguez, Arcivescovo di Guadalajara.
I. VOGLIAMO VEDERE IL TUO VOLTO, SIGNORE
La presenza reale di Cristo nel Mistero Eucaristico
Contemplatori di Gesù Cristo vivente nell'Eucaristia
7. Come quei pellegrini greci che giunsero a Gerusalemme per la
celebrazione pasquale e dissero a Filippo che volevano vedere
Gesù (cfr. Gv 12,21), anche gli uomini del nostro tempo,
forse non sempre in modo consapevole, chiedono ai cristiani di
oggi non solo di parlare loro di Gesù, ma in un certo modo
di farglielo vedere. Ecco, precisamente, il compito della Chiesa!
Rispecchiare la luce di Cristo in ogni epoca della storia e far
risplendere il suo volto dinanzi alle generazioni del nuovo millennio.
Ma non possiamo rispondere a tale compito senza essere noi i primi
contemplatori del volto di Cristo (cfr. NMI 16). E' quindi indispensabile
vivere dapprima noi l'esperienza testimoniata dall'apostolo Giovanni:
"Quello che abbiamo veduto ed udito, noi lo annunziamo anche
a voi, perché anche voi siate in comunione con noi"
(1 Gv 1,3).
8. Come possiamo, oggi, vedere e contemplare questa Vita, luce
degli uomini (cfr. Gv 1,4), che si è manifestata a noi?
Grazie all'Incarnazione del Figlio di Dio (cfr. NMI 22), Cristo
si è reso visibile, ha posto la sua dimora tra noi (cfr.
Gv 1,14). Grazie a ciò, gli Apostoli han potuto contemplare
il volto del Padre nel volto umano di Gesù, soprattutto
essendo testimoni dei suoi molteplici segni (cfr. Gv 20,30-31;
cfr. NMI 24). Hanno contemplato anche il volto dolente di Cristo,
manifestato sulla Croce, Mistero nel mistero, davanti al quale
l'essere umano deve prostrarsi in adorazione (cfr. NMI 25). E,
soprattutto, hanno contemplato il volto del Risorto (cfr. NMI
28) che elargì ad essi tutta la pace e l'allegria smarrite
(cfr. Lc 24,36-43). Tutto ciò lo sperimenta la Chiesa nella
contemplazione del mistero Eucaristico. E' qui, infatti, che incontriamo
ogni giorno Gesù, vero Dio e vero uomo; è qui che
si attualizzano, in modo incruento, la sua passione e morte; è
qui, infine, che ci incontriamo con Gesù risorto, pane
di vita eterna, pegno della nostra risurrezione.
9. Gesù è luce e vita (cfr. Gv 8,18). E' quindi
urgente ricercare i mezzi adeguati affinché la sua Parola
si proclamata e l'Eucaristia sia frequentata nelle comunità
ecclesiali, in modo tale che da lì pervada tutti gli ambiti
della società, quale fermento di una nuova civiltà.
Crediamo nella presenza reale di Gesù nell'Eucaristia
10. Possiamo incontrarci veramente con Gesù nell'Eucaristia?
Dall'Ultima Cena (cfr. Mt 26,17ss; Lc 22,15), la Chiesa crede
nella presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo, con la
sua anima e la sua divinità, sotto le specie del pane e
del vino: "Al cuore della celebrazione dell'Eucaristia si
trovano il pane ed il vino che, per le parole di Cristo e l'invocazione
dello Spirito Santo, diventano il Corpo ed il Sangue di Cristo"
(CCC 1333). Come insegna la Chiesa, certamente Cristo è
presente in molti modi in essa, ma soprattutto sotto le specie
eucaristiche del pane e del vino (cfr. CCC 1373).
11. Raccogliendo una serie di testimonianze della Tradizione,
il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che "il modo
della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è
unico. Esso pone l'Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti
e ne fa "quasi il coronamento della vita spirituale e il
fine al quale tendono tutti i sacramenti"" (CCC 1374).
La Chiesa ha sempre inteso il realismo delle parole pronunciate
da Gesù nell'istituire l'Eucaristia. Perciò il Concilio
di Trento ha riassunto la fede nella presenza reale dichiarando:
"Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che
ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente
il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione,
e questo Santo Concilio lo dichiara ora di nuovo" (CCC 1376).
12. Il discorso di Gesù a Cafarnao, dopo la moltiplicazione
dei pani (cfr. Gv 6,1-71), mette in evidenza il realismo delle
parole di Gesù nel rivelarci che Egli stesso è il
"pane vivo disceso dal cielo" (v. 51), e pertanto dobbiamo
mangiare la sua carne e bere il suo sangue (cfr. v. 53) per avere
la vita offerta dal Pane della vita (cf. v. 48). Fu tale l'impatto
del realismo delle parole di Gesù che la gente si domandava:
"come può costui darci la sua carne da mangiare?"
(v. 52). Di fronte all'insistenza di Cristo sulla verità
letterale delle sue affermazioni: "perché la mia carne
è vero cibo ed il mio sangue vera bevanda" (v. 55),
molti dei suoi discepoli si scandalizzarono, fino al punto di
abbandonarlo (cfr. v. 66). Al termine del discorso, Gesù
interpella anche i suoi Apostoli, chiedendo se anche a loro vogliano
andarsene. La risposta di Pietro manifesta a Gesù che essi
credono nella verità delle sue parole: "Signore, da
chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!" (v.68). Purtroppo
ci fu e c'è chi non crede alla presenza reale di Gesù
nel pane eucaristico (cfr. v. 64). All'inizio del terzo millennio,
la Chiesa deve chiedersi: perché risulta difficile scoprire
il volto di Gesù nell'Eucaristia? Che fare affinché
un maggior numero di persone possa apprezzare Cristo che si dona
a noi e godere della sua presenza? Cosa fare perché sia
adorato silenziosamente davanti al tabernacolo, o acclamato solennemente
nella festa del Corpus Christi?
"I discepoli gioirono al vedere il Signore" (Gv 20,20):
l'itinerario dello spirito
13. Il volto che gli Apostoli contemplarono dopo la risurrezione,
era lo stesso volto di quel Gesù con cui avevano vissuto
tre anni, e che ora dava loro le prove della verità sorprendente
della sua nuova vita, mostrando ad essi le mani e il costato.
Certamente per essi fu facile credere. I discepoli di Emmaus credettero
solo dopo un faticoso itinerario (cfr. Lc 24,13-35). L'apostolo
Tommaso credette solo dopo essere stato invitato a toccare con
mano il Risorto (cfr. Gv 20,24-29). In realtà, per credere
non basta semplicemente vedere e toccare, giacché soltanto
la fede può varcare il mistero. Questa era l'esperienza
che i discepoli avevano già dovuto fare nella vita mortale
di Cristo, interpellati quotidianamente dai sui prodigi e dalle
sue parole. A Gesù non si può che giungere autenticamente
se non per la fede, attraverso un cammino le cui tappe sono delineate
dal Vangelo nel noto episodio di Cesarea di Filippo: "Rispose
Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché
né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma
il Padre mio che sta nei cieli"" (Mt 16,16-17; cfr.
NMI 19).
14. San Pietro fu capace di affermare la fede in Gesù vivente
nell'Eucaristia perché non procedette secondo il modo umano
di conoscere, bensì ricevette questa grazia da Dio (cfr.
NMI 20). Quindi, "non è per mezzo dei sensi che percepiamo
e siamo vicino a Gesù, bensì sotto le specie del
pane e del vino. La fede e l'amore ci fanno riconoscere il Signore"[4].
Oggi più che mai è importante segnalare che "solo
l'esperienza del silenzio e della preghiera offre l'orizzonte
adeguato in cui può maturare e svilupparsi la conoscenza
più vera, aderente e coerente, di quel mistero" (NMI
20).
"Il tuo volto, Signore, io cerco" (Sal 27,8): il
volto eucaristico di Gesù.
15. "L'antico anelito del salmista non poteva ricevere esaudimento
più grande e sorprendente che nella contemplazione del
volto di Cristo. In lui veramente Dio ci ha benedetti, e ha fatto
"splendere il suo volto sopra di noi " (cfr. Sal 67,2).
Al tempo stesso, Dio e uomo qual è, Egli ci rivela anche
il volto autentico dell'uomo, "svela l'uomo all'uomo""
(NMI 23). Questo anelito del salmista è presente nel cuore
di ogni essere umano, ma specialmente in coloro che, mediante
la fede, sono stati toccati da Dio. Questo anelito di contemplare
il volto di Dio non è vano, perché Cristo non se
n'è andato, bensì compie la sua promessa: "Ecco
io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"
(Mt 28,20).
16. Consapevoli della presenza del Risorto tra di noi, grazie
all'Eucaristia, e "a duemila anni di distanza da questi eventi,
la Chiesa li rivive come se fossero accaduti oggi. Nel volto di
Cristo essa, la Sposa, contempla il suo tesoro, la sua gioia.
"Dulcis Iesu memoria, dans vera cordis gaudia": quanto
è dolce il ricordo di Gesù, fonte di vera gioia
del cuore! Confortata da questa esperienza, la Chiesa riprende
oggi il suo cammino, per annunciare Cristo al mondo, all'inizio
del terzo millennio: Egli "è lo stesso ieri, oggi
e sempre" (Eb 13,8)" (NMI 28).
17. Seguendo l'invito del Santo Padre Giovanni Paolo II a "lasciare
più spalancata che mai la porta viva che è Cristo"
(NMI 59), è opportuno riflettere sul modo di condividere
l'esperienza della contemplazione eucaristica, affinché
illumini le nostre comunità e le trasformi in comunità
piene di gioia e di speranza.
II. "LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE MA LE TENEBRE NON L'HANNO
ACCOLTA" (Gv 1,5)
Luci ed ombre del mondo attuale
18. Gesù è la luce e la vita (cfr. 8,18). Queste
parole sono la sintesi di tutti i beni che egli ci offre e che
sono compendiati nel mistero dell'Eucaristia. Pane e vino sono
mezzi per mantenere la vita naturale. In modo analogico, se non
mangiamo il pane eucaristico non alimentiamo la vita ricevuta
nel Battesimo, vita che si va perfezionando perché nell'Eucaristia
si accrescono le virtù e vengono promossi tutti i doni
spirituali, al fine di condurci alla salvezza, che è scopo
ultimo per cui l'Eucaristia fu istituita. A differenza della vita
naturale, la vita della grazia non ha limite. Nell'orizzonte di
questo nuovo millennio spuntano interrogativi e speranze, luci
ed ombre, l'eterna lotta delle tenebre per opacizzare la luce.
Il Salvatore è già venuto e la sua presenza nell'Eucaristia
è una garanzia di salvezza per noi e per la storia.
Le luci
19. Il Santo Padre Giovanni Paolo II chiede spesso di guardare
le luci che rendono questo mondo amabile, degno d'amore, nonostante
la sua miseria. In verità il Figlio di Dio si è
fatto carne in un mondo bello, che il Padre suo aveva creato buono
quando fece tutte le cose (cfr. Gn 1.10.12.18.21.25). Nel Nuovo
Testamento, san Luca contrappone i figli della luce ai figli di
questo mondo. San Giovanni ci dice che Dio è la pienezza
della luce. Cristo, rivelazione del Padre, è la luce che
si svela agli uomini, ma il mondo - che è tenebra - non
accoglie la luce. Come figli della luce siamo chiamati a dare
senso a questa luce, a far risaltare i suoi raggi. Eccone, in
particolare, alcuni:
20. Riempie di gioia constatare l'aumento del numero di cattolici
negli ultimi anni, la crescita di molti movimenti ecclesiali,
un risveglio della vita spirituale ricco di promesse. Il seguire
Gesù continua ad essere una risposta alle inquietudini
di tanti uomini e donne del mondo. Si avverte anche un aumento
delle vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata, motivo di
speranza in un futuro migliore.
21. La difesa della dignità e dei diritti umani, nel nome
del Vangelo, è un aspetto centrale nella missione e attività
di molti cristiani. Il Papa Paolo VI diceva: "Lungo tutto
il Concilio, la Chiesa si proclama, in un certo senso, serva dell'Umanità"[5].
Una grande luce è vedere come la Gloria del Signore si
è manifestata "in tutti i secoli, e in particolare
nel secolo che ci siamo lasciati alle spalle, assicurando alla
sua Chiesa una grande schiera di santi e di martiri (
).
Messaggio eloquente che non ha bisogno di parole, la santità
rappresenta al vivo il volto di Cristo" (NMI 7). Sono segni
di speranza anche : il crollo dei totalitarismi atei, i nuovi
spazi di libertà e il progresso della democrazia in molte
nazioni.
22. L'uomo cerca la verità, non vuole vivere nella menzogna.
Perciò il Papa, giustamente, ha proposto ai giovani un
compito stupendo: essere "sentinelle del mattino" (cfr.
NMI 9; Is 21,11-12). L'Eucaristia sarà sempre per loro
il sole che illumina e riscalda le loro vite; in essa incontrano
Colui che è la Vita. Nell'Eucaristia non è solo
l'uomo a cercare Dio, è Dio che cerca ed aspetta l'uomo.
23. La Chiesa ci ha parlato frequentemente della cultura della
vita, ci presenta il valore inestimabile di ogni persona e come
"il Vangelo dell'amore di Dio per l'uomo, il Vangelo della
dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico
e indivisibile Vangelo" (EV 2). L'Eucaristia, Pane di Vita
eterna, ci porta a proclamare ancora una volta che il valore della
vita umana è sacro dal suo concepimento fino alla morte
naturale. In ogni incontro con l'Eucaristia, Gesù ci ricorda:
"Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana!"
(EV 5).
24. La comunità cristiana e la società civile hanno
proposto, e continuano a proporre, molte iniziative a beneficio
dei più deboli e indifesi. I figli si apprezzano come un
dono di Dio. Sorgono centri di aiuto alla vita. Si dà maggior
credito al progresso della scienza, della tecnica e della medicina,
sempre che siano poste al servizio della dignità della
persona umana e del bene comune delle nazioni. Si osserva una
più forte avversione alla pena di morte e alla guerra,
come soluzione dei conflitti (cfr. EV 26-27).
25. Anche nei riguardi della natura, siamo più consapevoli
che gli uomini hanno ricevuto in essa un regalo e un compito:
essere amministratori della creazione. Ed infatti, il pane ed
il vino eucaristico, frutto della terra e del lavoro dell'uomo,
rappresentano l'anelito di dare pienezza a tutta la creazione
che geme nelle doglie del parto, in attesa della redenzione (cfr.
Rm 8,22).
26. Grati per le luci che possiamo constatare, ci chiediamo: come
possiamo accrescere gli aspetti positivi nel mondo attuale, implorando
per esso la grazia divina e apportando il nostro sforzo e la nostra
responsabilità?
Le ombre
27. Ci troviamo davanti gravi problemi: viviamo in una globalizzazione
ambivalente e, quindi, talvolta escludente. Spuntano sistemi economici
selvaggi che non tengono conto dell'uomo, culture potenti che
escludono le più deboli; il divario tra ricchi e poveri,
invece di diminuire, aumenta.
28. Ci rattrista l'oscuramento della coscienza morale, la perdita
della capacità d'amare fino in fondo, il terrorismo, la
morte e le sofferenze causate dalla violenza, il disinteresse
per la verità, la disunione delle famiglie, il dolore di
vivere la vita senza senso, l'aborto con cui si uccidono senza
pietà i più indifesi, gli impieghi precari che asfissiano
lentamente la vita individuale e familiare di molti.
29. Le tenebre sembrano offuscare il cammino del cristiano: "Tra
questi peccati si deve ricordare "il commercio di droghe,
il riciclaggio di guadagni illeciti, la corruzione in qualsiasi
ambiente, il terrore della violenza, la corsa agli armamenti,
la discriminazione razziale, le disuguaglianze tra gruppi sociali,
l'irragionevole distruzione della natura". Questi peccati
manifestano una profonda crisi dovuta alla perdita del senso di
Dio e all'assenza dei principi morali che devono reggere la vita
di ogni uomo. Senza un riferimento morale si cade nell'affanno
illimitato di ricchezza e di potere, che offusca ogni visione
evangelica della realtà sociale"" (EA 56).
30. Notiamo un'assenza di Dio, che viene escluso dalla vita privata
e dalla vita sociale, mentre proliferano manifestazioni di una
religiosità settaria e fanatica, spesso fondamentalista
o di una spiritualità vaga, senza riferimento a Dio e senza
impegno morale.
31. Queste e altre luci ed ombre, proprie del nostro tempo, ci
obbligano a domandarci: Cosa fare perché le nostre comunità,
con la vocazione cristiana di figli della luce, offrano al mondo
i frutti della luce: bontà, santità e verità?
(cfr. Ef 5,8)
III. L'EUCARISTIA, LUCE E VITA DEL NUOVO MILLENNIO
"L'Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana"
(LG 11)
1. L'EUCARISTIA ACCOMPAGNA IL NOSTRO PELLEGRINAGGIO
32. All'inizio del terzo millennio la Chiesa celebrerà
il 48° Congresso Eucaristico Internazionale, fiduciosa nella
presenza sempre nuova del Signore. La Chiesa, popolo pellegrinante,
trova nell'Eucaristia l'alimento di vita che la sostiene nel suo
cammino, che sa diretto verso la patria definitiva (cfr. Eb 11,13-16).
La Chiesa "fa memoria del Signore Risorto nell'attesa della
domenica senza tramonto, quando l'umanità intera entrerà
nel tuo riposo" (Prefazio della Domenica X).
Sacrificio della Nuova Alleanza
33. L'Eucaristia è un sacrificio: il sacrificio della Redenzione
e, nello stesso tempo, il sacrificio della Nuova Alleanza[6].
Nell'Ultima Cena, Gesù istituì il sacrificio eucaristico
del suo Corpo e del suo Sangue, onde perpetuare nei secoli il
suo sacrificio sulla croce e per affidare alla Chiesa il memoriale
della sua morte e risurrezione (cfr. SC 47).
34. Nell'Eucaristia, Gesù è la vittima che il Padre
ci dona per essere immolata; vittima che si consegna per purificarci
e riconciliarci con Lui. Questo consegnarsi in sacrificio è
prefigurato, nell'Antico Testamento, dal sacrificio di Abramo
(cfr. Gn 22,1-14) che poeticamente viene cantato nella sequenza
del Corpus Christi: "In figuris praesignatur, cum Isaac immolatur"
(Sequenza Lauda Sion). Il carattere sacrificale dell'Eucaristia
si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: "corpo
dato" e "sangue versato" (cfr. Lc 22, 19-20; CCC
1365). Il sacrificio di Cristo e quello dell'Eucaristia sono un
unico sacrificio: la vittima è la stessa, la differenza
sta solo nel modo di offrirla (cfr. Trento DH 1743); CCC 1367).
Il sacrificio di Cristo è inoltre il sacrificio dei membri
del suo corpo, in modo che "la vita dei fedeli, la loro lode,
la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti
a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo
acquistano un valore nuovo" (CCC 1368).
35. Similmente, "L'Eucaristia è il memoriale della
Pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale del
suo unico sacrificio, nella liturgia della Chiesa, che è
il suo Corpo" (CCC 1362). Memoriale che è proclamazione
delle meraviglie operate da Dio in favore degli uomini e che fa
presente la Pasqua di Cristo. Il sacrificio che egli offrì
una volta e per sempre sulla croce si attualizza mediante la celebrazione
(cfr. Eb 7,25-27). Rendendo presente il passato, il memoriale
ci apre al futuro, nella speranza del ritorno del Signore: "Ogni
volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice annunciamo
la tua morte, Signore, nell'attesa della tua venuta" (Acclamazione
2 dopo la consacrazione).
36. Fin dalle origini, la Chiesa celebra l'Eucaristia, obbediente
al mandato del Signore: "Fate questo in memoria di me"
(1Cor 11,24-25). Così proclamiamo nella parte centrale
della Preghiera eucaristica, subito dopo il racconto dell'istituzione:
"Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto per la nostra
salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo, nell'attesa
della sua venuta, ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie
questo sacrificio vivo e santo" (Preghiera eucaristica III).
Pane che trasforma
37. La Sacra Scrittura presenta l'Eucaristia anche come cibo.
Le figure eucaristiche dell'Antico Testamento annunciano e pongono
in risalto questo aspetto. Una di queste figure è il sacrificio
di Melchisedech, che offrì al Dio Altissimo pane e vino
(cfr. Gn 14,18). Anche l'agnello pasquale ed i pani azzimi prefigurano
l'Eucaristia come alimento (cfr. Es 12,1-28): prima della liberazione
del popolo dalla schiavitù viene compiuta una cena in cui
l'agnello è segno dell'azione salvifica di Dio; quindi
il popolo intraprende il lungo pellegrinaggio che lo condurrà
alla terra promessa. E' figura della stessa Eucaristia il banchetto
celebrato da Mosè con i settanta anziani, dopo il sacrificio
con cui viene ratificata l'alleanza (cfr. Es 24,11).
38. Il significato di convito del pellegrino racchiuso nell'Eucaristia,
si trova anche nella figura della manna (cfr. Es 16,1-35; Dt 8,3),
cibo miracoloso che Dio elargì al popolo ebraico e che
per quarant'anni lo sostenne nella traversata del deserto, al
quale si riferì Cristo in modo esplicito nel parlare del
pane della vita disceso dal cielo, il suo corpo eucaristico (cfr.
Gv 6, 49-51.58).
39. Un'altra figura dell'Eucaristia, banchetto che alimenta il
pellegrino, è il pane cotto sotto le ceneri che mangiò
Elia: "Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza
datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta
notti fino al monte di Dio, l'Oreb" (1Re 19,5-8).
40. La condizione dell'Eucaristia, quale alimento del pellegrino,
è raccolta in modo poetico dalla sequenza della solennità
del Corpus Christi: "Ecce panis angelorum, factus cibus viatorum"
(Sequenza Lauda, Sion). Il pane dell'Eucaristia è la forza
dei deboli: "Il suo corpo per noi immolato è nostro
cibo e ci dà forza" (Prefazio della SS. Eucaristia
I); è consolazione dei malati, viatico dei moribondi, in
cui Cristo "si fa cibo e bevanda spirituale per il nostro
viaggio verso la Pasqua eterna" (Prefazio della SS. Eucaristia
III); è l'alimento sostanziale che sostiene tanti cristiani
nella testimonianza che, nei diversi ambienti, devono dare in
favore della verità del Vangelo.
41. "Colui che mangia di me vivrà per me" (Gv
6,57) ci dice Gesù per rendere il cristiano consapevole
della necessità di cibarsi di Lui, pane disceso dal cielo.
La partecipazione a questo sacro Convito fa di noi il Corpo Mistico
di Cristo. Gesù vivente nell'Eucaristia è, quindi,
il centro della vita della Chiesa.
42. Nell'Eucaristia, la Chiesa ha l'alimento che la sostiene e
la trasforma interiormente. Al riguardo così afferma San
Leone Magno: "La partecipazione al corpo e sangue di Cristo
altro non fa, se non che ci mutiamo in ciò che assumiamo"[7].
Siamo quindi assimilati da Cristo, siamo trasformati in uomini
nuovi, intimamente uniti a Lui, Capo del Corpo Mistico.
43. La vita nuova che Cristo ci dà nell'Eucaristia diventa
per noi "medicina di immortalità, antidoto contro
la morte e cibo per vivere sempre in Gesù Cristo"
(Sant' Ignazio di Antiochia, Agli Efesini 20,2). Coloro che vivono
di Cristo, il quale vuole che tutti abbiano la vita in abbondanza,
devono proclamare il carattere sacro della vita umana, dal concepimento
fino al suo tramonto naturale e contrastare gli influssi nocivi
della cultura di morte.
2. L'EUCARISTIA, MISTERO DI COMUNIONE E CENTRO DELLA VITA RELIGIOSA
44. L'Eucaristia è sacramento di unità nella Chiesa,
come proclama San Paolo: "Poiché c'è un solo
pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti
partecipiamo dell'unico pane" (1Cor 10,17). Cristo stesso,
nella preghiera elevata al Padre per i suoi discepoli, dopo aver
istituito l'Eucaristia, esprime l'anelito che tutti siano una
cosa sola e siano in lui come egli è nel Padre (cfr. Gv
17,20-23). Gli Atti degli Apostoli ci mostrano l'efficace realizzazione
di una comunità di vita e di sentimenti attorno alla frazione
del pane (cfr. At 2,42-47). E' l''unità significata e creata
dall'Eucaristia.
45. La partecipazione all'unica mensa è già, di
per sé, simbolo di fraternità e comunione di sentimenti.
Anche il segno esteriore dell'alimento che si consuma, come ricorda
la Didaché (cfr. 9,4), è frutto del grano che, sparso
nei campi, viene poi raccolto in un unico pane, simbolo dell'unità
della Chiesa riunita da tutti i confini della terra. Tale simbolismo
eucaristico, in rapporto con l'unità della Chiesa, è
stato lungamente trattato dai Padri fin dall'inizio della Chiesa
e il Concilio di Trento lo raccoglie quando afferma che Cristo
lasciò l'Eucaristia alla sua Chiesa "quale simbolo
dell'unità e carità, con cui volle che tutti i cristiani
fossero intimamente uniti tra di loro" (DH 1628), e simbolo
anche di quell'unico Corpo di cui egli stesso è il Capo.
Anche il Vaticano II descrive l'Eucaristia come "sacramento
d'amore, segno di unità, vincolo di carità"
(SC 47 - con riferimento a Sant'Agostino).
46. Ora, se l'Eucaristia è fonte di unità è
anche il centro della vita della Chiesa. Lo si deve al fatto che
in essa abbiamo un principio unico e trascendente, in virtù
del quale è possibile ottenere ciò che per noi uomini
è impossibile a causa del peccato e della disgregazione.
Questo principio di unità è il corpo fisico di Cristo,
consegnato alla sua Chiesa per edificarla e fare di lei il suo
Corpo Mistico, di cui egli è il Capo e noi le membra.
47. La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa (cfr.
RH 20). Perciò l'Eucaristia è al centro della vita
della Chiesa, e verso di essa convergono gli altri sacramenti
(cfr. SC 7), i ministeri ecclesiali e le opere di apostolato.
E' la santa Eucaristia la fonte e il culmine della predicazione
evangelica. Nell'Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale
della Chiesa, ossia Cristo stesso, nostra Pasqua e Pane vivo che,
mediante la sua carne vivificata e vivificante nello Spirito Santo,
dà la vita agli uomini (cfr. PO 5).
48. Il mistero eucaristico, di conseguenza, deve essere anche
il centro della Chiesa particolare. La Chiesa di Cristo è
veramente presente in tutte le legittime riunioni locali di fedeli
che, uniti ai pastori, ricevono anche, nel Nuovo Testamento, il
nome di Chiese. In esse si riuniscono i fedeli per la predicazione
del Vangelo e si celebra il mistero della Cena del Signore, affinché,
per mezzo del suo corpo e del sangue, tutti siano uniti in fraternità.
In queste comunità, anche se spesso piccole e povere o
disperse, è presente Cristo, per la cui potenza si riunisce
la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica. La partecipazione
al corpo e al sangue di Cristo fa sì che diventiamo ciò
che riceviamo (cfr. LG 26).
49. L'Eucaristia, mistero di comunione, è per la salvezza
del mondo. Le Chiese e le comunità separate, malgrado le
loro carenze, sono mezzo di salvezza, la cui virtù, dice
il Vaticano II (cfr. UR 3), deriva dalla stessa pienezza di grazia
e di verità che è stata affidata alla Chiesa cattolica.
Queste Chiese non godono di quella unità che Cristo conferì
alla sua Chiesa, poiché non hanno la pienezza dei mezzi
di salvezza con cui Cristo ha arricchito la sua Chiesa. Tra questi
mezzi di salvezza riveste un'importanza particolare la celebrazione
dell'Eucaristia, simbolo e realizzazione dell'unità di
tutti quelli che credono in Cristo.
50. Le Chiese d'Oriente, afferma il Concilio Vaticano II, hanno
mantenuto il sacramento dell'Ordine e la nostra stessa fede eucaristica
(cfr. UR 15), mentre alcune comunità cristiane non cattoliche
d'Occidente non hanno conservato la genuina ed integra sostanza
del mistero eucaristico, a causa soprattutto della mancanza del
sacramento dell'Ordine, benché commemorino nella Santa
Cena la morte e risurrezione del Signore, professino che nella
comunione di Cristo è significata la vita ed aspettino
la sua venuta gloriosa (cfr. UR 22). Per questa ragione, la celebrazione
stessa del sacramento dell'unità ci spinge a scoprire i
valori positivi esistenti nelle Chiese e nelle comunità
ecclesiali non in piena comunione con la Chiesa Cattolica, ed
a dirigerli verso la loro pienezza in un atteggiamento che sappia
riconoscere che l'unità, come l'Eucaristia, è opera
di Dio, che ci chiama ad una cooperazione attiva e responsabile
"con amore della verità, con carità ed umiltà"
(UR 11).
51. Una parrocchia viva corrisponde ad una comunità eucaristica:
"Non è possibile che si formi una comunità
cristiana se non avendo come radice e come cardine la celebrazione
della santa Eucaristia, dalla quale deve prendere le mosse qualsiasi
educazione tendente a formare lo spirito di comunità"
(PO 6). Quindi, la pianificazione e l'attuazione dei programmi
pastorali devono iniziare e passare realmente per l'Eucaristia
celebrata, e contemplata nell'adorazione, per produrre frutti,
specialmente in campo vocazionale.
3. L'EUCARISTIA, ESIGENZA DI CONDIVISIONE
52. "L'autentico senso dell'Eucaristia diventa, di per sé,
scuola d'amore attivo verso il prossimo" (Dominicae Cenae,
6). Comprendiamo, così, il rapporto tra l'Eucaristia e
la luce, secondo l'affermazione dell'apostolo San Giovanni: "Chi
dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora
nelle tenebre" (1Gv 2,9).
53. Offrire in verità il sacrificio di Cristo implica di
continuare questo stesso sacrificio in una vita spesa per gli
altri. Come egli si è offerto in sacrificio sotto la forma
di pane e vino, così dobbiamo dare noi stessi, nel servizio
fraterno ed umile, tenendo conto dei bisogni degli altri più
che dei loro meriti, ed offrendo loro il pane, ossia, quanto di
più necessario per una vita degna.
54. Il cristiano non ha inventato il cibo, né il convito.
Sono elementi costitutivi dell'umana esistenza, necessità
vitali. La ricchezza del loro contenuto si manifesta non tanto
nel fatto materiale di mangiare e di bere, bensì nel comunicare,
condividere e fraternizzare. Per il cristiano, consapevole di
essere membro del Corpo Mistico di Cristo, poter celebrare il
"convito eucaristico" è un privilegio, ma anche
un'interpellanza. Il pane e il vino che presentiamo all'altare
ci rimandano al cibo e bevanda che dovrebbero stare sulla mensa
di ogni essere umano, poiché sono molti gli uomini che
non possono godere di un tale diritto, perché non hanno
di che mangiare o perché manca chi condivida con loro;
ciò rappresenta una clamorosa ingiustizia.
55. Tale situazione si oppone radicalmente a quanto Gesù
ha predicato e compiuto nella sua vita, e a ciò che ricercò
e visse la primitiva comunità, seguendo gli insegnamenti
di Cristo. Quindi l'Eucaristia, celebrata e partecipata come convito,
ci invita a unire la frazione del pane alla comunicazione dei
beni (cfr. At 2,42-44; 4,34), alle collette in favore dei bisognosi
(cfr. At 11,29; 12,25), al servizio delle mense (cfr. At 6,2),
al superamento di qualsiasi divisione e discriminazione (cfr.
1Cor 10,16; 11,18-22; Gc 2,1-3). Da tutto ciò scaturiscono
evidenti conseguenze per l'evangelizzazione nel mondo e, concretamente,
nei paesi in via di sviluppo.
56. L'Eucaristia attualizza la diaconia o servizio di Cristo ed
è luogo di rinnovamento della missione della Chiesa, soprattutto
a favore dei più bisognosi. Così l'Eucaristia è
scuola, fonte d'amore e diaconia che necessariamente tende a tradursi
in vita. Ciò suppone che nell'Eucaristia e attraverso l'Eucaristia
vengano promossi i valori di accoglienza fraterna, solidarietà
e comunione dei beni. Questa testimonianza è un elemento
indispensabile dell'autentica evangelizzazione.
4. GESU' CRISTO EVANGELIZZATORE E L'EUCARISTIA, FONTE
DI EVANGELIZZAZIONE
57. Al centro della missione salvifica di Gesù Cristo si
trova la sua opera evangelizzatrice. Egli non porta a compimento
l'annuncio del Regno solo con le parole, bensì "con
il fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione di
Sé, e specialmente con la sua morte e la sua risurrezione
dai morti" (DV 4); possiamo dire, in definitiva, che Gesù
stesso è il Regno.
58. Come indicato dal Papa Paolo VI, l'evangelizzazione "comincia
durante la vita di Cristo, è definitivamente acquisita
mediante la sua morte e la sua risurrezione, ma deve essere pazientemente
condotta nel corso della storia, per essere pienamente realizzata
nel giorno della venuta definitiva del Cristo" (EN 9); perciò
il primo dovere della Chiesa è di continuare la missione
di Gesù, facendo proprie le parole di san Paolo: "Guai
a me se non predicassi il Vangelo!" (1Cor 9,16).
59. L'Eucaristia è fonte di evangelizzazione perché,
in certo modo, è il "centro del Vangelo", essendo
in rapporto con la Pasqua, come viene narrato nei testi dell'istituzione
dell'Eucaristia (cfr. Mt 26,17-25 e ss.), e con i temi più
importanti del Vangelo, quali la proclamazione della Parola di
Dio, la conversione e la fede, la carità e la koinonia,
la riconciliazione e il perdono, ed anche la vita eterna (cfr.
Gv 6; At 2,42-46; 1Cor 10, 4-22; 11,17-26).
60. L'Eucaristia è inoltre il culmine dell'itinerario sacramentale,
poiché sintetizza e rimanda ai diversi eventi sacramentali:
il Battesimo, la Confermazione, il Matrimonio, l'Ordine, per mezzo
dei quali il cristiano esprime l'incorporazione nel mistero di
Cristo e della Chiesa. Per questo l'Eucaristia coinvolge tutta
la Chiesa e ciascun cristiano non solo nel progresso della configurazione
a Cristo, ma anche nell'assumere l'opera evangelizzatrice, essendo
noi membra del Corpo Mistico di Cristo.
61. Infine l'Eucaristia è sprone di evangelizzazione in
questo terzo millennio, perché non solo ne è centro,
ma anche fonte che stimola e promuove tutta l'opera evangelizzatrice
nel mondo contemporaneo (cfr. NMI 36).
62. Un particolare aspetto è costituito, certamente, dalla
devozione liturgica e popolare a Gesù presente nel Santissimo
Sacramento. L'adorazione eucaristica nel Giovedì Santo,
la solennità del Corpus Christi con la processione, la
visita al Santissimo, le Quarant'ore, i Templi Espiatori con l'esposizione
continua, la Benedizione con il Santissimo, la comunione dei primi
Venerdì del mese, l'adorazione notturna ed i Congressi
eucaristici, sono espressioni, tra molte altre, di fede semplice
e profonda nella presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia
e di un forte amore verso Colui che ha voluto "abitare in
mezzo a noi" (Gv 1,14). E' innegabile che l'opera evangelizzatrice
della Chiesa trova anche qui un terreno di purificazione e di
eccezionale crescita, soprattutto nel nostro tempo: perché
"nelle tenebre e nell'ombra di morte" (Lc 1,79) che
avvolgono il mondo, l'Eucaristia sia, in pienezza, luce e vita
per tutta l'umanità.
63. La forza evangelizzatrice dell'Eucaristia è tale da
invitare il cristiano a prodigarsi in un generoso impegno missionario
che risponda alla situazione di ogni regione e paese. Poiché
Gesù, nell'Ultima Cena, ci ha detto: "Fate questo
in memoria di me" (Lc 22,19), non possiamo ignorare il suo
invito ad essere, come Lui, pane spezzato e condiviso, sangue
che si sparge per la vita del mondo. Altrimenti, senza impegno,
la celebrazione eucaristica non può essere pienamente "annuncio
del Vangelo", come sottolinea san Paolo alla comunità
di Corinto (cfr. 1 Cor 11,17-34).
64. Similmente, la partecipazione all'Eucaristia è per
ogni cristiano il centro della domenica. Santificare il giorno
del Signore è un privilegio irrinunciabile ed un dovere
da vivere non solo per assolvere un precetto, bensì come
bisogno per vivere una vita cristiana veramente consapevole e
coerente (cfr. NMI 36). Per questo, promuovere la partecipazione
all'Eucaristia, specialmente domenicale, deve far parte indispensabile
dei programmi pastorali della Nuova Evangelizzazione.
5. MARIA, "MADRE DEL VERO DIO PER CUI VIVIAMO (Nican
Mopohua)
65. Santa Maria di Guadalupe disse a Juan Diego, ed oggi lo ripete
ad ogni cristiano: "Sappi che io sono la sempre Vergine Maria,
Madre del vero Dio per cui viviamo"; e disse anche: "Non
sono qui io, che sono tua Madre?"[8]. La Vergine si presentava
così quale Madre di Gesù e degli uomini. La Signora
di Guadalupe è anche oggi il segno della vicinanza di Cristo
e ci invita ad entrare in comunione con Lui, per avere accesso
al Padre. Contando sull'aiuto materno di Maria, la Chiesa desidera
condurre gli uomini all'incontro con Cristo, punto di partenza
e di arrivo di un'autentica conversione e di una rinnovata comunione
e solidarietà.
66. La Vergine Maria costituì, per gli abitanti di queste
terre, il grande segno, dal volto materno e misericordioso, della
vicinanza del Padre e di Cristo, con cui ella ci invita ad entrare
in comunione. Così, la caratteristica propria della religiosità
dei popoli americani, per la loro storia e cultura, racchiude
un aspetto profondamente materno e mariano e trova la sua particolare
espressione nel volto meticcio della Vergine di Guadalupe che,
essendo Madre di Cristo, si è presentata anche come Madre
degli indigeni, dei poveri, degli oppressi e di tutti coloro che
hanno bisogno di Lei. Infatti, i primi missionari giunti in America,
provenienti da terre di spiccata tradizione mariana, insieme ai
rudimenti della fede cristiana insegnarono anche l'amore verso
la Vergine, Madre di Gesù e di tutti gli uomini. L'apparizione
di Maria di Guadalupe a Juan Diego, sulla collina di Tepeyac,
in Messico, ebbe una ripercussione decisiva per l'evangelizzazione
(cfr. EA 11). Per questo il Papa Giovanni Paolo II afferma che
"il volto meticcio della Vergine di Guadalupe sin dall'inizio
fu nel Continente un simbolo dell'inculturazione dell'evangelizzazione,
della quale è stata la stella e la guida" (EA 70).
67. La presenza di Maria nel Cenacolo è punto di riferimento
per l'intera comunità ecclesiale che si prepara a ricevere
la grazia dello Spirito Santo in vista dell'evangelizzazione (cfr.
AG 4; LG 49; EN 82). Si può affermare, quale realtà
permanente, l'esperienza mariana delle comunità primitive.
E' un fatto che si constata nella celebrazione eucaristica delle
prime comunità ed oggi nelle grandi manifestazioni di pietà
mariana popolare. Sant' Efrem, nei suoi cantici poetici, sottolinea
il rapporto profondo esistente tra la Vergine Maria e l'Eucaristia:
"Maria ci dà l'Eucaristia, in opposizione al pane
datoci da Eva. Maria è inoltre il sacrario dove ha abitato
il Verbo che si è fatto carne, simbolo della dimora del
Verbo nell'Eucaristia. Lo stesso corpo di Gesù, nato da
Maria, è nato per farsi Eucaristia"[9].
Maria, "stella dell'evangelizzazione"
68. Il Papa Paolo VI, al termine della sua Esortazione apostolica,
Evangelii Nuntiandi, dà alla Madre di Dio il titolo di
"stella dell'evangelizzazione": "Al mattino della
Pentecoste, ella ha presieduto con la sua preghiera all'inizio
dell'evangelizzazione sotto l'azione dello Spirito Santo: sia
lei la stella dell'evangelizzazione sempre rinnovata che la Chiesa,
docile al mandato del suo Signore, deve promuovere ed adempiere,
soprattutto in questi tempi difficili ma pieni di speranza"
(EN 82). Perciò Maria è il cammino sicuro per incontrare
Cristo. La pietà verso la Madre del Signore, quando è
autentica, spinge sempre ad orientare la propria vita secondo
lo Spirito e i valori del Vangelo (cfr. EA 11).
69. Maria è "stella dell'evangelizzazione" in
diversi sensi: ha partecipato maternamente agli inizi della Chiesa
con la sua preghiera insieme agli Apostoli, ottenendo la grazia
dello Spirito Santo; per la sua maternità, è modello
e figura della Chiesa; con il suo atteggiamento di fede e la sua
materna intercessione fa crescere la fede della Chiesa. Ella accompagna
l'azione evangelizzatrice della Chiesa che, per mezzo della Parola
e dei Sacramenti, suscita la fede, porta alla conversione dal
peccato e conferisce la vita di figli di Dio. La sua azione, quindi,
è veramente materna.
70. Raccomandiamo alla Santissima Vergine Maria la preparazione
e la realizzazione del prossimo 48° Congresso Eucaristico
Internazionale, affinché sia un evento di fede e un impulso
evangelizzatore per il nuovo millennio, così bisognoso
della vera luce e vita che è Gesù Cristo vivente
nell'Eucaristia.
PREGHIERA A GESU CRISTO VIVENTE NELL'EUCARISTIA
Dio, Padre nostro, crediamo che sei il creatore di tutte le cose
e che ti sei avvicinato a noi nel volto del tuo Figlio,
concepito dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo,
per divenire per noi la condizione e la garanzia di vita eterna.
Crediamo, Padre provvidente,
che per la potenza del tuo Spirito il pane ed il vino
si trasformano nel corpo e sangue del tuo Figlio,
fior di farina che allegerisce la fame lungo il cammino.
Crediamo, Signore Gesù, che la tua Incarnazione
si prolunga nel seme del tuo corpo eucaristico
per nutrire gli affamati di luce e di verità,
di amore e di perdono, di grazia e di salvezza.
Crediamo che nell'Eucaristia ti prolunghi nella storia
per sostenere la debolezza del pellegrino
e chi sogna di vedere il frutto del suo lavoro.
Sappiamo che a Betlemme, la "casa del Pane",
l'eterno Padre ci ha donato dal seno della Vergine
il pane che offre agli affamati di infinito.
Crediamo, Gesù vivente nell'Eucaristia,
che la tua presenza è vera e reale
nel pane e nel vino consacrati:
così perpetui la tua presenza salvifica
e offri alle tue pecore pascoli erbosi ed acque tranquille.
Crediamo che gli occhi si ingannano vedendo pane
e la nostra bocca si sbaglia nell'assaggiare vino,
perché sei Tu, interamente,
offerto in sacrificio per la vita del mondo,
che sempre anela il paradiso.
Quella notte, nel Cenacolo, Signore,
prendendo il pane ed il vino tra le mani,
li hai offerti a tutti,
per gli anni e i secoli infiniti.
Con te, Agnello dell'Alleanza,
su ogni altare in cui ti offri al Padre,
si elevano i frutti della terra e del lavoro dell'uomo,
la vita del credente, il dubbio di chi cerca,
il sorriso dei bambini, i progetti dei giovani,
il dolore di chi soffre,
e l'offerta di chi si dona ai fratelli.
Crediamo, Signore Gesù,
che la tua bontà ha preparato
una mensa al grande e al piccolo,
e che alla tua mensa diventiamo fratelli,
fino a donare la vita gli uni per gli altri,
come hai fatto Tu per noi.
Crediamo, Gesù, che sull'altare del tuo sacrificio,
recupera forza la nostra debole carne
non sempre pronta agli aneliti dello spirito:
trasformala Tu a immagine del tuo corpo.
Crediamo che alla mensa preparata per tutti,
ci sarà sempre posto per chi ti cerca,
spazio per l'emarginato dalla vita,
superando i segni della morte,
inaugurando cieli nuovi e terra nuova.
Crediamo, Gesù, che non lasci soli i tuoi fratelli:
tu permani discreto nel sacrario della coscienza
e nel pane e nel vino della mensa eucaristica,
luce e forza del debole pellegrino.
Crediamo, infine, che all'inizio del terzo millennio
ti fai compagno nel cammino.
"Prendere il largo" è la consegna,
nell'oggi della Chiesa,
per costruire, pieni di speranza,
una nuova tappa della storia.
Grazie, Gesù, vivente nell'Eucaristia,
perché ci spingi a una nuova evangelizzazione
fortificata dalla tua presenza.
La tua santa Madre accompagni
chi accetta di vivere e di annunciare la tua Parola:
la sua intercessione renda feconda la tua semente. Amen.
(Testo originale: spagnolo. Traduzione riveduta dal Pontificio
Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali)
PREGHIERA
PER IL 48° CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE
Signore, Padre Santo,
che in Gesù Cristo, tuo Figlio,
realmente presente nell'Eucaristia,
ci dai la luce che, venendo nel mondo,
illumina ogni uomo
e la vera vita che ci riempie di gioia,
ascolta la nostra preghiera:
concedi al tuo popolo,
pellegrino agli inizi del terzo millennio,
di celebrare con animo fiducioso
il 48° Congresso Eucaristico Internazionale,
affinché, fortificati al convito eucaristico,
diventiamo in Cristo luce nelle tenebre
e viviamo intimamente uniti a lui, nostra vita.
Fa' che la potente intercessione di Maria,
Madre del vero Dio per cui viviamo,
ci sostenga e ci accompagni sempre.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
[1] Cfr. Myst Fid: AA 57 (1965) 766
[2] Giovanni Paolo II, Lettera sull'Adorazione Eucaristica indirizzata
al vescovo di Liegi in occasione del 750° Anniversario della
festa del Ss. Corpo e Sangue di Cristo, 28 maggio del 1996 n.4.
in: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol.XIX,1 (1996) p. 1385.
[3] Ibid. n.7 - citando LG 28; PO 6.
[4] Giovanni Paolo II, Lettera sull'Adorazione Eucaristica, n.3:
Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XIX,1 (1996) p. 1384.
[5] BIFFI F., Il magistero dei Papi, in Seminarium 35 (1983) 347.
[6] Cfr. Giovanni Paolo II, Dominicae Cenae, 9.
[7] Sermone12,7; citato in LG 26.
[8] LAMADRID J.G. Nican Mopohua, ed. Jus. p.45.
[9] BACK E., CSCO, 218-219, Lovanio, 1961.
SIGLE
AG Concilio Vaticano II, Decreto Ad gentes (7-XII-1965)
CCC Catechismo della Chiesa Cattolica (11-X-1992)
CSCO Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, Parigi, Lovanio,
1903ss
DH H.Denzinger-P-Hunermann, El Magisterio de la Iglesia, Herder,
Barcellona, 2000.
DV Concilio Vaticano II, Cost.Dogmatica Dei Verbum (18-XI-1965)
EA Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Postsinodale Ecclesia
in America (22-I-1999)
EN Paolo VI, Lettera Enciclica Evangelii Nuntiandi (8-XII-1975)
EV Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae (25-III-1995)
LG Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica Lumen Gentium
(21-XI-1964)
NMI Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte
(6-I-2001)
PO Concilio Vaticano II, Decreto Presbyterorum Ordinis (7-XII-1965)
RH Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptor Hominis (4-III-1979)
SC Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosantum Concilium (4-XII-1963)
TMA Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Tertio Millennio Adveniente
(10-XI-1994)
UR Concilio Vaticano II, Decreto Unitatis Redintegratio (6-VIII-1993)
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