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RIFLESSIONE DEL PREFETTO DELLA
CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI
JOSÉ SARAIVA MARTINS
XLVII CONGRESSO EUCARISTICO INTERNAZIONALE "CUORE DEL GIUBILEO"
"La tentazione oggi - scrive Giovanni Paolo II nell'enciclica
Redemptoris Missio - è di ridurre il cristianesimo a una
sapienza veramente umana, quasi scienza del buon vivere. In un
mondo fortemente scristianizzato è avvenuta una "grande
secolarizzazione della salvezza", per cui ci si batte, sì,
per l'uomo, ma per un uomo dimezzato, ridotto alla sola dimensione
orizzontale. Noi, invece, sappiamo che Gesù è venuto
a portare la salvezza integrale, che investe tutto l'uomo e tutti
gli uomini, aprendoli ai mirabili orizzonti della filiazione divina"
(n. 11).
La salvezza che la Chiesa annuncia è autocomunicazione
di Dio. È salvezza che ha le sue movenze in Dio. Di fatto
è salvezza trascendente, assolutamente gratuita e imprevedibile,
nella quale Dio Uno-Trino si rivela e si comunica come Amore,
Creatore e Padre degli uomini, creati a sua immagine e fin dal
principio "scelti nel Figlio per la grazia e per la gloria"
- come si esprime l'attuale Sommo Pontefice nell'enciclica "Dives
in misericordia" (n. 7).
Una salvezza che deve essere annunciata a tutti e da tutti partecipata,
tanto da essere testimoniata da ciascuno che l'ha accolta.
Ed è vero che "nihil volitum, quin praecognitum".
Necessita, pertanto, essere propagato e comunicato il dono della
salvezza ricevuto gratuitamente (cfr Mt 10, 8), tanto più
che la salvezza, che per iniziativa del Padre viene offerta in
Gesù, e diffusa dallo Spirito Santo, è salvezza
di tutta la persona umana e di tute le persone. È salvezza
personale e comunitaria, fisica e spirituale, presente e futura.
Essa è ritmata, alimentata, potenziata dalla sua sorgente
e dal suo culmine qual è l'Eucaristia, voluta dal Cristo.
Ogni volta che si è obbedienti al comando del Signore:
"Fate questo in memoria di me" (cfr 1 Cor 11, 25 e paralleli),
si perpetua l'evento di salvezza del Corpo di Cristo donato, e
del suo Sangue versato per la salvezza, che culmina nella vittoria
sulla morte e fa risplendere la vita e l'immortalità, per
mezzo del Vangelo (cfr 2 Tim 1, 10).
Ed è proprio attorno al binomio: "Annuncio del Vangelo"
ed "Eucaristia" che faremo alcune riflessioni, per sottolineare
i mutui interscambi e l'osmosi dei dinamismi del binomio. Essi
gravitano attorno al "tradidit semetipsum" (cfr Gal
2, 20) e al "mortem Domini annuntiabitis" (cfr 1 Cor
11, 26), che racchiudono l'evento storico continuato mistericamente
nella celebrazione e la necessità del lieto annuncio "donec
Dominus veniat".
I - Evangelizzazione: azione per la fede operativa
1. L'annuncio della Parola
Non intendo qui trattare tutte le implicanze contenute nel detto
"qualis evangelizatio, talis eucharistia", né
entrare nel merito dell'assioma "ad una evangelizzazione
impoverita, segue l'Eucarestia equivocata", ma solo sottolineare
i dinamismi dell'evangelizzazione.
Mi preme sottolineare, in particolkare, che il lieto annuncio,
"l'evanghelion", deve essere propagato come vuole il
Cristo (cfr Mt 28, 18). Esso concretizza in sé stesso la
gioia della salvezza, di cui è assetato l'uomo odierno.
Gioia che non può non essere piena anche negli altri (cfr
Gv 15, 11).
L'evangelizzazione da una parte, si radica nella volontà
divina di Cristo ("terminus a quo") e, dall'altra, vede
le genti della terra come destinatari della stessa ("terminus
ad quem").
È ponendo l'attenzione sulla Parola di Dio che deve essere
diffusa per mezzo di quel "complesso contenutistico e metodologico"
che è l'evangelizzazione, (uguale ieri, oggi e nei secoli
[cfr Ebr 13, 8] per quanto riguarda i contenuti, ma nuova come
stile, come modalità, come ardimento), che si riscoprono
i dinamismi della medesima Parola di Dio. Essi si sovrappongono
a quelli dell'evangelizzazione. Scopo di questa è quello
di portare la luce della fede a chi è avvolto ancora nelle
tenebre dell'errore. Ma è anche quello di radicare sempre
più nella fede stessa, coloro che, già illuminati,
devono essere, a loro volta, sorgente di illuminazione.
La fede è, primariamente, un dono divino (cfr Gv 4, 10)
che comporta la risposta di chi lo riceve. Risposta che consiste
fondamentalmente nell'aprirsi al riconoscimento dell'assoluto
primato di Dio: riconoscimento che non comporta né una
svalutazione delle capacità umane, né una contrapposizione
fra Dio e l'uomo, ma testimonia un rapporto di amore tra creatura
e Creatore, tra figlio e Padre (cfr Gv 11, 51-52). Risposta che
consiste nell'accoglienza della salvezza, che ci rende partecipi
della vita stessa di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, e ci
abilita e spinge a donarci, come Cristo, agli uomini che consideriamo
fratelli e amiamo come noi stessi (cfr Mt 22, 39) e come lui li
ha amati (cfr Gv l3, 34).
La nuova evangelizzazione si tinge cosi della tonalità
dell'amore. L'amore cristiano comprende la giustizia come una
parte essenziale e irrinunciabile: non si può amare l'altro,
accettarlo incondizionatamente e metterlo sul nostro stesso piano,
se non si è pienamente disposti a dare all'altro ciò
che gli spetta per la sua dignità di persona, di soggetto
di diritti e di doveri. L'amore cristiano non supplisce la giustizia
e non si sviluppa al di là di essa. Secondo Giovanni Paolo
II, l'amore cristiano "è ·più grandeº
della giustizia... L'amore, per così dire, condiziona la
giustizia e, in definitiva, la giustizia serve la carità"
(Dives in misericordia, 4).
La salvezza si compie attraverso la Croce di Cristo, la suprema
prova del suo amore verso gli uomini. La parola centrale dell'"evanghelion"
sulla forma con cui la salvezza si realizza in noi, fino al ritorno
glorioso di Cristo, è la parola di Croce. La realtà
della Croce pone l'evangelizzazione entro un binario in cui ogni
pretesa di successo, non solo del singolo credente, ma della Chiesa
tutta, si smorza in un limite radicale e insuperabile.
In ogni caso, la salvezza è già presente nella morte
e resurrezione di Gesù e nella sua permanenza "sacramentale"
nella vita della Chiesa, suo Corpo terreste. Anche se la salvezza
pienamente compiuta e manifestata, cioè la "trasfigurazione
del mondo" con l'instaurazione dei cieli nuovi e della terra
nuova (cfr 2 Pt 3, 13; Ap 21, 1), si avrà solo alla fine
della storia. "Mentre dura il tempo, la lotta tra il bene
e il male continua fin nel cuore dell'uomo" (Giovanni Paolo
II, Lett. Centesimus annus 25), e la realizzazione della nostra
speranza resta racchiusa nei "segreti di Dio" (1 Cor
2, 11).
In una parola: l'annuncio che la Chiesa è chiamata a fare
nella storia, presso tutte le genti, si riassume in un'affermazione
centrale: Dio ci ama; Gesù il Cristo è venuto a
salvarci, per santificarci e per ciascuno di noi è via,
verità e vita (cfr Gv 14, 6); lo Spirito Santo ci anima
e ci sospinge al Signore della vita, che con la sua Passione-Morte-Resurrezione,
ci redime e ci porta al Padre.
2. Parola e sacramento
Il filo logico e cronologico su cui corrono i dinamismi della
evangelizzazione, si incrocia con il filo ontologico. Di fatto,
la fede crea comunità, perché ogni singolo fedele
con l'ascolto della parola di Dio sigillato nel battesimo, accede
alla celebrazione per ascoltare, nell'oggi celebrativo, la voce
di Dio (cfr Sal 84, 4). E nella celebrazione, il Dio, che ripetutamente
ci parla, ascolta la nostra risposta e ci suggerisce la parola
stessa con cui rispondere.
Ogni risposta alla parola di Dio, sia quella appena formulata
e sussurrata in noi, sia quella cantata e acclamata nella comunità,
sia quella che viene data alla mensa verbi con la mensa Eucharistiae,
sia quella concretamente spesa nella vita di speranza e di carità,
è adesione di fede all'Amen del Cristo per la gloria del
Padre (cfr 2 Cor 1, 20, 22). La risposta di fede propria di ciascun
fedele, si unisce a quella degli altri e costituisce una specie
di tessuto vitale che accomuna e tiene unite le generazioni di
fedeli che si succedono nel fluire del tempo.
In altri termini, i dinamismi dell'evangelizzazione seguono la
traiettoria che parte dall'annuncio accolto della Parola di Dio.
Essa smuove e suscita la fede. Da essa scaturisce la conversione
concretizzata in opere di carità, alimentate dalla fede
stessa e protese ad un perfezionamento in forza della speranza.
Il tutto approda alla celebrazione sacramentale. Di fatto, ogni
celebrazione è sacramentum fidei. Anzi, secondo il detto
di Agostino, "Sacramentum fidei, fides est" (Agostino
Epistula 98, 9: Pl 33, 364).
I dinamismi dell'evangelizzazione filtrati dalla celebrazione
passano, dunque, "dalla" "fides ex auditu",
previa e concomitante alla celebrazione stessa, all'"auditus
fidei", concretizzato sia personalmente sia comunitariamente.
L'ascolto della fede è il locus dove il Signore illumina
la vita dei fedeli mediante il suo Vangelo (cfr 2 Tim 1, 10),
per approdare alla obedientia fidei (cfr Rom 1, 5) con il modo
concreto di portare nella vita quanto si celebra nell'azione liturgica.
Cosi la fede della comunità celebrante supplisce alle carenze
di quella del singolo fedele; o meglio: quella forse languente
del fedele è pur sempre segno di quella indefettibile della
Chiesa. Effettivamente, il Signore non guarda alla povertà
dei singoli, ma alla fede della sua Chiesa, come si prega nella
orazione eucaristica prima dello scambio del segno di pace (Ordo
missae).
A sua volta, la fede della Chiesa, accogliendo la parola, le dà
risonanza e consistenza storica, la custodisce, la trasmette fedelmente,
la interpreta autorevolmente.
Si crea cosi una recirculatio tra parola di Dio e fede; recirculatio
che continua poi nella conversione e nella vita del fedele. Infatti,
perché la parola di Dio sia accolta e penetri nella vita
dei fedeli, si postula quel "big-bang" iniziale o scintilla
della grazia, che è la fede infusa.
Questa richiede, però, un continuo processo di intensificazione
dell'ascolto, dell'accoglimento, dell'approfondimento della Parola
di Dio.
L'evangelizzatore, pertanto, non avrà esaurito il suo compito
solo con l'annuncio (Kerygma) della Parola. Esso deve aiutare
il catechizzando ad alimentare la fede, portandolo a credere sempre
più in quella Parola, professadola con la bocca, confessandola
con la vita, e celebrandola con i sacramenti. Di fatto, vale quanto
si evince da un principio enunciato nei Praenotanda (n. 41) all'Ordo
Lectionum Missae: "verbum in celebratione, per Spiritum sanctum
fit sacramentum".
Così, mentre rimane vero che la Chiesa ha una specifica
missione, che è quella di comunicare agli uomini la salvezza
annunciata e compiuta dal Cristo, rimane altrettanto vero che
i mezzi fondamentali di questa missione sono l'annuncio del Vangelo
con i suoi dinamismi che sfociano necessariamente nella celebrazione
dei sacramenti, al centro dei quali si trova l'Eucaristia.
Ora situazioni varie e concrete istanze del tempo, nel continuo
susseguirsi di uomini e di eventi, hanno indotto la Chiesa a porre
l'attenzione e l'accento talvolta su un aspetto, talvolta su un
altro della sua molteplice azione e degli intrecci delle coordinate
dell'evangelizzazione. Mai, però, la Chiesa è venuta
meno al suo duplice compito fondamentale: la trasmissione cioè
del Vangelo, in assoluta fedeltà al contenuto essenziale
del suo messaggio (evangelizzazione), anche se con adeguato adattamento
delle forme ai tempi, e la celebrazione dei sacramenti.
3. Verso un più efficace annuncio della Parola e una più
profonda comprensione dei sacramenti
Non deve, però, sorprendere se oggi, in una nuova situazione
cultuale e sociale, la Chiesa si interroghi sul modo di annunciare
più efficacemente il Vangelo e di educare i fedeli a una
più profonda comprensione e a una pratica più sentita
dei sacramenti, ed, in particolare, dell'Eucaristia.
L'unità profonda tra evangelizzazione ed Eucaristia è
mediata dalla Chiesa. Anzi, proprio perché la connessione
e le implicanze tra "evangelizzazione ed Eucaristia"
non si limitino alla modifica di alcune espressioni o forme, senza
raggiungere adeguatamente il rinnovamento interiore dei destinatari
dell'evangelizzazione e senza che essi maturino l'attiva e cosciente
partecipazione alla celebrazione dell'Eucaristia, esse devono
essere trasfuse, con tutti i suoi effetti, nella vita dei fedeli.
Nella pastorale, tra l'altro, c'è chi considera i due poli
del binomio "evangelizzazione-Eucaristia" come momenti-eventi
separati, se non addirittura autonomi, con ripercussioni quanto
mai negative sulla formazione della coscienza e della mentalità
degli stessi fedeli. Questo, alla fin fine, può portare
i fedeli a non percepire l'intimo e inscindibile legame tra le
due realtà essenziali della Chiesa: quella missionaria
e quella eucaristico-sacramentale.
L'annuncio della Parola di Dio, con quanto vi è connesso,
sarebbe solo una trasmissione di dottrina o/e di norme morali
utili da conoscersi ma che non incidono nella concretezza della
vita. E l'Eucaristia sarebbe un susseguirsi di riti, un complesso
di parole di cui sfugge il vero significato, che, come inizia,
così finisce, senza coinvolgere l'esistenza del fedele
e senza incidere nella sua vita e, quindi, senza riflesso nel
vissuto ecclesiale.
Di qui lo sforzo pastorale e le concrete coordinate che sono suggerite
da una pratica azione pastorale. Esse ruotano attorno alla forza
insita nell'evangelizzazione che usufruisce di tutta quella forza
straordinaria che proviene dalla Parola di Dio, e che trova la
sua piena attuazione nell'Eucaristia.
Essa può lievitare tutti i valori umanamente sani presenti
nella vita dei fedeli e modificarne quelli meno retti. Anzi, la
evangelizzazione, nuova nell'incidenza, è chiamata a imprimere
un nuovo ritmo nella vita e nell'azione di coloro che accolgono
la Parola di Dio per quello che è: "di Dio e non di
uomini" (cfr 1 Tess 2, 13). Certo che l'ontologia dell'evangelizzazione
non deve disattendere l'antropologia delle persone a cui è
destinata. Di fatto, si richiedono approfondimenti dei contenuti,
modalità di traduzione di essi per far presa sulle capacità
dell'uomo moderno, linguaggi adeguati che aiutino il messaggio
cristiano a penetrare nel cuore dei destinatari e che facilitino
una più profonda comprensione dei suoi contenuti.
Di essenziale importanza è poi la testimonianza di vita
dell'evangelizzatore. Essa mentre accompagna l'annuncio, quasi
ne convalida i dinamismi. Dinamismi, che si avvantaggeranno se
ogni tipo di catechesi e di predicazione sarà arricchita
di contenuto biblico, di mordente apostolico, di impegno di vita
cristiana seriamente sentito e vissuto, che valga oggi a formare
una mentalità di fede, purificata e rinvigorita da una
intensa vita sacramentale.
II - Eucaristia: culmine e fonte dell'Evangelizzazione
1. I dinamismi dell'Eucaristia e dell'evangelizzazione
Per scoprire il nesso tra quello che è stato fin qui detto
e quello che diremo in seguito, va ricordato che i dinamismi della
Eucaristia costituiscono il punto di raccordo e di concentrazione
di quelli dell'evangelizzazione.
Di fatto, nell'evangelizzazione la Parola di Dio è proclamata,
nell'Eucaristia è celebrata. Là la parola di Dio
è diffusa ai quattro venti, qui è accolta nella
comunità di fedeli. L'evangelizzazione suscita la fede;
l'Eucaristia, è, per eccellenza, il misterium fidei attuato.
La conversione che proviene dalla fede, è nell'Eucaristia
fomentata, alimentata, impulsata.
E se l'efficacia dell'evangelizzazione è legata al soffio
dello Spirito Santo, nell'Eucaristia è lo stesso Spirito
che agisce con la sua presenza invocata con la preghiera dell'apiclesi
e con la sua effusione, tanto che si può affermare, con
San Germano da Parigi, che l'Eucaristia è summa charismatum.
Di fatto un'orazione dell'antico missale gothicum annovera, tra
gli effetti dell'Eucaristia, l'aeternitas Spiritus.
Ora se è vero che qualis evangelizatio talis Eucharistica,
è anche vero che una Eucharistia partialis cioè
equivocata, fraintesa, frastornata, mal partecipata, segue una
evangelizatio mortalis che si chiude su di sé stessa, e
che, quindi, porta alla morte spirituale dei fedeli.
Effettivamente, l'effetto più profondo dell'Eucaristia
si trova là dove il rendimento di grazie per Cristo, con
Cristo, in Cristo, diventa vita di grazia per la gloria. San Paolo
parla di ossequio spirituale, di oblazione viva (cfr Rom 12,1
e simili). Gesù asserisce che si arriverà al culto
in Spirito e verità (cfr Gv 4, 23-24).
Ciò avviene tutte le volte che si celebra l'Eucaristia
e cioè si è obbedienti al "Fate questo in memoria
di me". Egli, il Cristo, ha legato la sua volontà
di realizzatore della redenzione alla celebrazione dell'Eucaristia.
Ogni Eucaristia è esplosione di culto spirituale, vero,
vivo, intimo, personale, in persona Christi, e, dunque, comunitario
ed ecclesiale, in corpore mistico di Cristo che è la Chiesa.
La Chiesa è, dunque, una comunità essenzialmente
cultuale. E in quanto tale essa diventa "imago" (eikôn)
della vita intratrinitaria. Ivi le Persone Divine, tributandosi
onore e gloria l'una all'altra e compartecipando dell'unica vita
ed essenza divina, diventano la causa, il principio e il fine
della stessa "Ecclesia orans". Questa imita il modello
della vita trinitaria. Per cui meritatamente si dice pregando
che la comunità eucaristica è "radunata dall'unità
della Trinità" (cfr Prefazio VIII delle domeniche
"per annum"). E mentre si prega, si viene educati alla
fede, per cui si apprende che la medesima Trinità è
il principio dell'unità, delle mutue relazioni tra i membri
della Ecclesia. Il "convenire in unum" e la "congregatio"
della "plebs sancta", dalla preghiera dell'Eucaristia
sono attribuiti alle Persone Divine, "in una simul"
considerate, come quando si asserisce pregando che il popolo è
radunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo (cfr Colletta del 3· formulario, della Messa"
per la Chiesa universale, tra le messe "ad diversa").
Tanto più che ogni azione liturgica e specialmente l'Eucaristia,
rievoca la storia della salvezza e riattualizza, per la vita dei
fedeli, tutto il progetto salvifico trinitario. L'evangelizzazione
lo porta a conoscenza. L'Eucaristia lo fa esperimentare, ne fa
fare l'esperienza, lo attua a bene dei fedeli.
E qui emerge la profonda dimensione ecclesiale del mistero eucaristico.
Infatti, senza l'Ecclesia che celebra l'Eucaristia, e senza la
celebrazione dell'Eucaristia nella Ecclesia e con l'Ecclesia,
il Padre celeste sarebbe lontano, il Cristo apparterrebbe al passato,
solo allo ieri, e non anche all'oggi e nei secoli (cfr Ebr 13,
8), e lo Spirito Santo sarebbe mortificato nel suo agire, e il
lieto annuncio (=evanghelion) non raggiungerebbe gli scopi che
sono connaturati al vivus sermo Dei et efficax (cfr Ebr 4, 12).
I sentieri della Trinità per l'incontro privilegiato con
i fedeli, si intersecano nella Celebrazione Eucaristica compiuta
dalla Chiesa. Essa è il mezzo in cui il benefico influsso
della Parola di Dio, mediante la quale le Persone Divine si introducono
nel cuore dei fedeli, giunge alla vita di ognuno di loro.
L'Eucaristia orienta alla Trinità, perché la Trinità
nell'Eucaristia rende efficace nel modo più completo in
via, il "mysterium", ossia il piano della salvezza (=l'oikonomia
trinitaria). L'evangelizzazione esplicita con i suoi contenuti
la volontà della Trinità. L'annuncio che la Celebrazione
Eucaristica fa della Parola di Dio rievoca e riattivalizza la
storia della salvezza. Per cui il convenire in unum, frutto delle
energie del seme che è la Parola di Dio (cfr Lc 7, 11),
raggiunge lo scopo della convocazione dei figli di Dio, che è
opera del Padre nel Figlio in virtù dello Spirito Santo.
Lo scopo della convocatio è di creare una comunione di
fedeli che si moduli e si modelli su quella esistente tra le Persone
Divine. Esse sono la fonte, la causa, la finalità, il sostegno
di ogni convocazione eucaristica per mezzo della parola e costituiscono
il paradigma per la comprensione del significato ultimo della
congregatio sanctorum seu fidelium attorno alla mensa eucaristica.
La comunità eucaristica radunata nel vincolo delle Trinità,
concretizza, dunque, il contenuto dell'Evangelizzazione che sfocia
nel radunare i figli di Dio dispersi (cfr Giov 11, 51-52) in unum,
ossia attorno al Cristo Pasquale, il cui Mistero è celebrato
e rinnovato nell'Eucaristia.
2. L'Eucaristia apice dell'evangelizzazione
Quanto detto deve essere considerato ad un triplice livello:
" dall'informazione e dall'istruzione,
" all'intendimento persuasivo,
" per essere proteso alla maturazione dei modi cristiani
di vivere.
L'annuncio proprio dell'evangelizzazione richiede l'ascolto da
parte di colui al quale si rivolge. Ascolto, questo, che esige
di concretizzarsi in un nuovo annuncio che porti ad una continua
edificazione della Chiesa.
Così mentre l'evangelizzazione appare come la condizione
senza la quale non si può edificare la Ecclesia, l'Eucaristia
è il locus dove la stessa Ecclesia cresce e si alimenta.
Non per nulla la Celebrazione Eucaristica si modula e si struttura
con due mense: la Mensa verbi Dei e la Mensa Corporis Domini (cfr
Sacramentum Concilium 24, 33, 35, 48, 51; Dei Verbum 21, 25, 26;
10 Gentes 6, 15; Presbyterorum Ordinis 18).
Tra la Mensa Verbi Dei, che formalmente possiede in se quanto
è proprio della evangelizzazione, e la Mensa Eucaristica,
esiste un parallelismo esistenziale. Quanto si addice all'una,
può, infatti, in modo analogo, attribuirsi all'altra. Però,
è solo nell'Eucaristia, annuncio celebrativo della Parola
di Dio, (vi è presente Cristo: SC, 7), che la stessa Parola
annunciata unitamente con la liturgia eucaristica, costituisce
un solo atto di culto, come ricorda Sacrosantum Concilium 56.
Ciò significa che il dinamismo della Eucaristia investe
la Parola di Dio che raggiunge la più alta modalità
di santificazione, di rendimento di grazie e di culto. Per cui
si può asserire che la Parola di Dio "si fa"
celebrazione, e la celebrazione null'altro è che la Parola
di Dio "attualizzata" nel modo più eminente.
L'una e l'altra realtà non perdono la loro originalità,
ed il fatto di essere parti di un unico evento di salvezza, qual
è la celebrazione dell'Eucaristia.
La differenza tra queste due parti è da ricercarsi nell'ordine
cronologico (la liturgia della parola precede quella eucaristico-sacramentaria;
come la parola fu detta prima che l'evento sacramento fosse istituito
da Cristo).
La loro differenza e la loro importanza sono legate, dunque, non
alla dignità di natura di cui tutte e due sono fornite,
ma solo in ragione delle diversità di funzioni: la Parola
di Dio / evangelizzazione "prepara" la Celebrazione
Eucaristica; la Celebrazione Eucaristica "attualizza"
la parola di Dio / i contenuti dell'evangelizzazione (cfr Notitiae
22 [1986] 322-346 ed anche Notitiae 18 [1982] 243-280). Si tratta
di due momenti successivi, dei quali l'uno è ordinato all'altro.
La parola è ordinata al sacramento dove trova la sua piena
attuazione.
3. Alcune considerazioni di ordine pastorale
Quanto detto fin qui esige alcune considerazioni di ordine pastorale.
Innanzitutto, la somma venerazione con la quale deve essere ascoltata
e accolta la parola di Dio esige nei fedeli un atteggiamento di
preghiera (cfr Sacrosanctum concilium 48; Dei Verbum 26). L'annuncio
della Parola di Dio, è un grande sacramentale. Esso quando
penetra nella Celebrazione Eucaristica, fomenta la vita spirituale
dei fedeli e penetra nei cuori dei partecipanti, in modo che la
proclamazione della Parola di Dio possa ottenere efficacia la
più grande possibile. Infatti deve progressivamente trasformare
i partecipanti all'Eucaristia, nessuno escluso, da "auditores
verbi" a "factores verbi" (cfr Giac 1, 23).
E ciò comporta, in concreto:
" prepararsi ad asssumere gli impegni della vita cristiana;
" far fronte alle difficoltà che insorgono per testimoniare
il Cristo;
" rispondere alle interpellanze che la Parola di Dio pone
al fedele mentre nutre la sua vita spirituale.
D'altra parte non si può disattendere a quanto afferma
l'Ordo Lectionum missae al n.3 dei "praenotanda" alla
sua II edizione: "La celebrazione liturgica, che poggia fondamentalmente
sulla Parola di Dio e della Parola di Dio tutta si innerva (=fulcitur),
diventa un nuovo evento e arricchisce la parola stessa di una
nuova interpretazione e di un'insospettata efficacia". Esiste
cioè una recirculatio tra l'efficacia della Parola di Dio
(tra cui si annovera quella di convocare la comunità in
assemblea per la celebrazione) e la celebrazione (della quale
l'assemblea è un costitutivo importante), che arricchisce
la parola di una nuova ed insospettata efficacia. Qui si inseriscono
i dinamismi della Celebrazione Eucaristica come punti di arrivo
dei dinamismi dell'evangelizzazione e come punti di partenza per
un nuovo dinamismo evangelizzatore.
1) L'Evangelizzazione porta alla costituzione pratica del Regno
di Dio concretizzato nella Ecclesia Dei. Ebbene l'incontro o impatto
della Parola di Dio con i fedeli che sono ascoltatori della medesima
nella Celebrazione Eucaristica, porta a creare comunione con gli
altri ascoltatori della stessa Parola di Dio. È posta così
la base per la visibilizzazione della comunità celebrativa
che è, a sua volta, attuazione della Ecclesia Dei, del
populus Dei, della familia Dei cui è stato affidato l'annuncio
del Vangelo.
Qui sarebbe necessario considerare in parallelo l'impatto dei
fedeli con la parola proclamata nell'evento della evangelizzazione
e in quello del sacramento dell'Eucaristia.
Il percorso sarebbe tracciato sulla linea che intercorre dalla
fenomenologia della parola, alla realtà della Parola di
Dio, ai suoi germi e semi che sono energia dello Spirito Santo,
alla comprensione che ogni assemblea eucaristica ha dei frutti
dell'evangelizzazione, conseguiti nella loro attuazione. Le coordinate
della evangelizzazione sfociano in un situs particolare dove l'Ecclesia
si riscopre unica, vera e verace depositaria della Parola di Dio.
Evangelizzazione e liturgia della Parola convengono nella comprensione
della medesima interpretazione della Parola di Dio. Possono ambedue
operare la progressiva interiorizzazione del messaggio divino.
Comprensione, accettazione, interiorizzazione sfociano nell'interazione
fra la Parola annunciata, accolta, e quella celebrata nell'Eucaristia.
2) Nell'Eucaristia, con l'oblazione del Sacrificio di Cristo c'è
associata l'oblazione di ciascun fedele. È convinzione
propria a tutti gli homines Dei che il corpo della Chiesa si fa
celebrando i "mysteria" (cfr Agostino, In Joannis Evangelium,
tract. 16, 6, 17) che Cristo le ha affidato. Il convenire in unum
(cfr 1 Cor 11, 18 ss), il radunarsi nello stesso luogo da varie
contrade della città e della campagna, secondo quanto ricorda
già Giustino (Apologia 1, 65, 67), ha come scopo lodare
Dio, nel vincolo della comunione, sotto la presidenza del Vescovo
e del presbitero; celebrare il Mistero Pasquale di Cristo, in
modo che l'Eucaristia sia veramente, per tutti, "sacramentum
pietatis, signum unitatis, vinculum Caritatis" (Agostino,
in Joannis Evangeliumm tract. 26, 6, 13; cfr Sacrosantum Concilium
47); offrirsi da pede dell'Ecclesia Dei, in sacrificio di lode
con "Cristo Altare, vittima, sacerdote" (cfr il V Prefazio
Pasquale).
Mentre con la evangelizzazione si creano le diverse Chiese locali,
secondo l'espressione di Agostino: "Praedicaverunt (Apostoli-Episcopi)
verbum veritatis et genuerunt ecclesias" (Enarratio in Ps
44, 23), con l'Eucaristia la Parola di Dio accresce la sua capacità
di purificare e di santificare (cfr 1 Tim 4, 5). Anzi, ancora
con le parole dei praenotanda (nr. 7) dell'Ordo Lectionum Missae,
nella Ecclesia fidei, qual è la comunità eucaristica:
"Dio si serve della stessa assemblea di fedeli che celebrano,
perché la sua parola si diffonda e sia glorificato e venga
esaltato tra i popoli il suo nome".
3) Ora, mentre l'Eucaristia celebrata porta alla comunione con
il Corpo ed il Sangue di Cristo, quale evidenziazione ontologico-operativa
della unione già provocata tra i fedeli dall'annuncio-accolto
della Parola, non sarà male ricordare che, nella Celebrazione
Eucaristica, "la Chiesa riprende fedelmente quello stesso
·Amenº che Cristo, Mediatore tra Dio e gli uomini,
pronunziò una volta sola, per tutti i tempi, spargendo
il suo sangue, sanzione divina della nuova alleanza nello Spirito
Santo" (cfr nr. 6 dei citati "praenotanda" dell'Ordo
Lectionum Missae). La risposta completa sta nell'associarsi con
l'oblazione di ogni fedele, oblazione in spirito e verità,
all'offerta vera, unica, insostituibile che Cristo ha fatto. In
questo modo, si fa il corpo del Signore nella sua completezza,
secondo un principio eucaristico vitale: chi nell'offerta in Spirito
e verità celebra l'Eucaristia, fa il corpo del Signore.
4. La voce dei Padri
Non vorrei terminare le mie riflessioni senza un riferimento ai
SS Padri che spesso sottolineano con particolare rigore il rapporto
tra il dono dell'Eucaristia e il dono della Parola.
San Cesario di Arles, ad esempio, sulla scia di sant'Agostino,
si esprime così in proposito: "Interrogo vos fratres
et sorores, dicite uniti, quid vobis plus esse videdur, verbum
Dei an corpus Christi? Si vultis verum respondere, hoc utique
dicere debetis, quod non sit minus verbum Dei quam corpus Christi
(Cesario di Arles, Sermo 78, 2).
Parimenti sant'Ambrogio nella Enarratis in Ps. 1, 33, asserisce
"...bibe primum vetus testamentum, ut bibas et novum testamentum,
nisi primum biberis, secundum bibere non poteris. Bibe primum
ut sitim mitiges, bibe secundum ut bibendi satietatem haurias,
in veteri testamento conpunctio, in novo laetitia est (...) utrumque
ergo poculum bibe veteris et novi testamenti, quia in utroque
Christum bibis. Bibe Christum, quia vitis est, bibe Christum,
quia petra est quae vomuit aquam, bibe Christum quia fons vitae
est, bibe Christum, quia flumen est, cuius impetus laetificat
civitatem Dei, bibe Christum, quia pax est, bibe Christum, quia
flumina de ventre eius fluent aquae vivae, bibe Christum, ut bibas
sanguinem quo redemptus es, bibe Christum, ut bibas sermones eius;
sermo eius testamentum est vetus, sermo eius testamentum est novum...".
Si beve, quindi, il Cristo dal calice delle Scritture come da
quello eucaristico, tanto che, come si fa attenzione a non lasciar
cadere alcun frammento del Corpo di Cristo, così pure si
deve usare attenzione a non lasciar cadere a vuoto nessuna Parola
di Dio che si ascolta nella celebrazione. Chi asserisce così
è Cesario di Arles nel luogo citato. In ogni caso, riporto
il testo integro che afferma incisivamente. "Et ideo quanta
sollicitudine observamus, quando nobis corpus Christi ministratur,
ut nihil ex ipso de nostris manibus in terram cadat, tanta sollicitudine
observemus, ne verbum Dei, quod nobis erogatur, dum aliud aut
cogitamus aut loquimur, de corde nostro depereat: quia non minus
reus erit qui verbum Dei neglegenter audierit, quam ille qui corpus
Christi in terram cadere neglegentia sua permiserit".
Rimane certamente vero quanto ha scritto quell'appassionato lettore
e commentatore della Scrittura, che fu il Papa san Gregorio Magno.
Di se stesso narra che più volte leggendo e rileggendo
non era riuscito a comprendere tutto il senso del testo sacro.
Messo, però, dinanzi ai fratelli, l'aveva inteso. Ecco
le sue parole: "Scio enim quia plerumque multa in sacro eloquio
quae solus intelligere non potui, coram fratibus meis positus
intellexi. Ex quo intellectu et hoc quoque intelligere studui,
ut scirem ex quorum mihi merito intellectus daretur" (in
Ezech. Lib. 2, Hom. 2, 1).
Se ci si nutre della Parola di Dio, che è Parola di vita,
e ci si abbevera alla vita, si avrà vitalità apostolica
e missionaria. La vita sarà integra. Agostino esclama:
"Manduca vitam, bibe vitam; habebis vitam, et integra est
vita. Tunc autem hoc erit, id est, vita unicuique erit corpus
et sanguis Christi, si quod in Sacramento visibiliter sumitur,
in ipsa veritate spiritualiter manducetur, spiritualiter bibatur"
(Sermone 131, 1).
Anzi, se nella Celebrazione Eucaristica ci si ciba di Cristo,
si mangia e si beve spiritualmente della stessa verità.
La verità della Parola di Dio costituisce, per mezzo dei
dinamismi dell'evangelizzazione e dell'Eucaristia, un popolo di
salvati, la Chiesa che, "Verbi semine et Spirito Dei plena,
Christi corpus effudit, populum scilicet christianum", come
afferma Ambrogio (cfr Exposito in Lucam, lib. 3, 38). Un Corpo
che è la Chiesa di Dio fatta visibile in una comunità
raccolta per celebrare e per rivivere dell'Eucaristia, le cui
prerogative possono essere così delineate, ispirandoci
a un testo liturgico ispano-visigotico: "La comunità
è una nella professione di fede, ma numerosa per la cattolicità
che rappresenta. È singola nella celebrazione, ma supera
lo spazio ristretto in cui si è raccolta; così è
diffusa, non divisa... Santa nei ministri e illibata nei ministeri
che espleta, incorrotta nelle vergini e fruttuosa nelle vedove.
Feconda nei singoli fedeli e si presenta libera fra i non credenti"
(cfr Liber Mozarabicus sacramentorum ed. M. Ferotin, nr. 1131).
Vi è sotteso in questo testo liturgico la potenzialità
esplosivo-missionaria della Chiesa.
Conclusione
È impossibile esaurire nello spazio di un articolo le connessioni
e gli intrecci tra evangelizzazione ed Eucaristia.
Il discorso merita di essere ulteriormente approfondito sia sotto
l'aspetto teologico sia sotto l'aspetto pastorale. Qui si ricorda
solo che è necessario che ciascun fedele ascolti con umiltà
e semplicità la Parola di Dio, la accolga con gioiosa gratitudine
e la celebri con sempre rinnovato ardore.
Ma questo non basta. Occorre che ogni cristiano abbia una coscienza
sempre più profonda del dovere stringente che incombe su
ogni battezzato, di proclamare la Parola accolta, vissuta e celebrata,
ai suoi fratelli, vicini e lontani. E ciò per portarli
alla Mensa dell'Eucaristia, centro, cardine e sorgente inesauribile
della vita e della missione della Chiesa.
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