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Il ruolo del Pontificio Comitato e dei Delegati
o Comitati Nazionali
di P. Jesús Castellano Cervera ocd.
Introduzione
L'Eucaristia è al centro della fede, della celebrazione
e della vita della Chiesa.
In quanto mistero della fede, essa fa riferimento a Cristo nel
mistero pasquale della sua morte e risurrezione, che è
al centro della fede della Chiesa. L'Eucaristia è pure
al centro delle celebrazioni sacramentali della Chiesa, "fonte
e culmine della sua vita sacramentale"(cf. SC 10). Essa comunica
la vita divina e plasma gli atteggiamenti dell'esistenza dei sacerdoti
e dei fedeli, ed invita a vivere in conformità con il mistero
celebrato.
Questa centralità dell'Eucaristia deriva dal fatto stesso
che Cristo, morto e risorto, nel suo mistero pasquale è
al centro della fede e della vita della Chiesa E nella dimensione
della sacramentalità, la Chiesa è il corpo di Cristo;
in virtù del battesimo tutti i battezzati sono uniti con
Cristo, Capo; ma egli stesso nutre, fa crescere e dilata la Chiesa,
sua Sposa, nella sua comunione e missione, mediante il sacrificio
ed il sacramento del suo Corpo..
Per questo, nella tradizione ecclesiale il legame indissolubile
fra l'Eucaristia e la Chiesa si è espresso in diverse maniere.
La nota espressione di H. De Lubac l'Eucaristia fa la Chiesa,
la Chiesa fa l'Eucaristia indica questo rapporto indissolubile.
E' l'Eucaristia infatti che fa la Chiesa Corpo e Sposa di Cristo.
Ed è la Chiesa, attraverso la ministerialità dei
Vescovi e dei presbiteri che fa, realizza l'Eucaristia...Ma in
tutti due i casi è Cristo che fa la Chiesa donandosi nell'Eucaristia
ed è Cristo nei suo ministri che celebra e realizza l'Eucaristia.
Ogni giorno la Chiesa nasce e rinasce dalla celebrazione eucaristica
in tutto il mondo, ed è lo stesso Cristo che si offre al
Padre e a noi nel sacrificio eucaristico, nell'unico sacrificio,
realizzando questa mirabile unità della Chiesa, non ancora
del tutto perfetta, ma in cammino verso la sua piena realizzazione
in terra e definitiva nella patria.
L'unica Eucaristia, celebrata dai credenti in Cristo, secondo
la pienezza della fede e della constituzione gerarchica della
Chiesa, come il Signore stesso l'ha voluta, realizza quella mirabile
unità che essa stessa simbolicamente rappresenta nella
comunione nell'unico Corpo e nell'unico Spirito.
Essa è al centro delle chiese particolari, sia nell'Eucaristia
presieduta dal vescovo, come icona sacramentale della chiesa particolare,
(SC 41, LG 26, CD 11) sia nella celebrazione legittima nelle diverse
assemblee, specialmente nelle parrocchie dove i presbiteri raccolgono
i fedeli come famiglia di Dio (SC 42; LG 28).
L'importanza di questa visione dell'Eucaristia al centro della
Chiesa universale e delle Chiese particolari, illumina il ruolo
specifico che nell'ambito della vita della Chiesa ha il Pontificio
Comitato per i Congressi Eucaristici, quello cioè di far
conoscere, amare e servire sempre più nostro Signore Gesù
Cristo nel suo mistero eucaristico, centro della vita della Chiesa
e della sua missione per la salvezza del mondo (Statuto a. 2).
Alla luce di queste riflessioni iniziali, vogliamo in questa conferenza,
proporre alcuni orientamenti del magistero recente sull'Eucaristia
nella Chiesa universale e nella Chiese particolari, ed indicare
come conseguenza alcune doverosi compiti che, secondo lo Statuto
del Comitato Pontificio, scaturiscono per la promozione del culto
eucaristico.
I. L'EUCARISTIA NELLA CHIESA UNIVERSALE E NELLE CHIESE PARTICOLARI
1. Alcuni orientamenti magisteriali del Vaticano II
Il mistero dell'Eucaristia è al centro dell'insegnamento
del Vaticano II sulla Chiesa. Pur non avendo emanato un documento
specifico sul tema, come ha fatto il Concilio di Trento, l'Eucaristia
è come il lievito dell'ecclesiologia del Vaticano II, dalla
SC alla GS, passando ovviamente per documenti centrali come la
LG, la DV, i Decreti CD, PO, PC, AG, UR... Non è qui il
caso di fare un elenco dei testi eucaristici del Vaticano II.
Paolo VI che durante lo stesso Concilio ha sentito il bisogno
di pubblicare l'Enciclica Mysterium Fidei, del 3 settembre 1965,
sul dogma eucaristico, ha voluto che fossero armonicamente raccolti
gli insegnamenti eucaristici del Concilio, come li troviamo espressi
nell'Istruzione Eucharisticum mysterium del 15 agosto 1967.
Ci limiteremo qui a raccogliere alcuni insegnamenti essenziali
del Vaticano II sull'Eucaristia e la Chiesa.
La centralità del mistero eucaristico nella Costituzione
LG appare chiaramente già fin dal n. 3. Parlando dell'opera
del Figlio e ricordando il mistero della Redenzione si afferma
sia la ripresentazione del sacrificio eucaristico, sia anche la
realtà dell'unità della Chiesa: " Ogni volta
che il sacrificio della croce "col quale Cristo, nostro Agnello
Pasquale è stato immolato " ( 1 Cor ,7) viene celebrato
sull'altare si effettua l'opera della nostra redenzione. E insieme,
col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata e prodotta
l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo Corpo in
Cristo ( 1 Cor 10,17)".
L'Eucaristia ritorna ad essere presente nella spiegazione del
simbolo ecclesiale del Corpo mistico: " Nella frazione del
pane eucaristico, partecipando noi realmente al Corpo del Signore,
siamo elevanti alla comunione con lui e tra noi: "Perché
c'è un solo pane, un solo corpo siamo noi, quantunque molti,
noi che partecipiamo tutti ad un unico pane" (1 Cor 10,17).
Così noi tutti diventiamo membra di quel corpo (cf. 1 Cor
12,27), "e siamo, ciascuno per la sua parte, membra gli uni
degli altri" (Rom 12,5) (LG 7). L'Eucaristia è segno
e causa dell'unità di tutta la Chiesa. Lo stesso concetto
viene riprese al n. 11 quando si parla della struttura organica
del Popolo sacerdotale di Dio: " Partecipando al sacrificio
eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana ( i fedeli)
offrono a Dio la vittima e se stessi con essa; così tutti,
sia con l'oblazione che con la santa comunione, compiono la propria
parte nell'azione liturgica, non però indistintamente,
ma chi in un modo chi in un'altro" Un concetto già
espresso nel n. anteriore, LG 10, a proposito dell'esercizio del
sacerdozio dei fedeli. E soggiunge: "Cibandosi, poi, del
corpo di Cristo nella santa assemblea, mostrano concretamente
l'unità del popolo di Dio, che da questo augustissimo sacramento
è felicemente espressa e mirabilmente prodotta".
In una dimensione escatologica l'Eucaristia appare ancora in altri
due testi importanti della LG, con un riferimento alla Chiesa
universale. In LG 48 si afferma che il Cristo della gloria con
il nutrimento del proprio corpo e del proprio sangue rende i fedeli
partecipi della sua vita gloriosa. Nel n. 50 si accenna alla comunione
dei santi attraverso la celebrazione del sacrificio eucaristico.
Questi nn della LG. sono sufficienti per manifestare la centralità
del mistero eucaristico nella Chiesa universale.
Altri testi fanno riferimento più esplicito alle Chiese
particolari
che celebra l'Eucaristia e si realizza come Chiese legittime nella
comunione all'unica eucaristia. Così ad esempio troviamo
espresso il principio della chiamata ecclesiologia eucaristica,
cioè di una ecclesiologia che ha nell'Eucaristia il suo
principio sacramentale, nella LG 26 e 28.
Nel n. 26 con in riferimento alle chiese particolari e all'ufficio
di santificare proprio del Vescovo: Si afferma infatti che la
chiesa è presente Questo testo uno dei più belli
della Lumen gentium per la affermazione del mistero della Chiesa
particolare e per la misura eucaristica di questa ecclesiologia
mi sembra metta in risalto alcune idee fondamentali:
- Il profondo legame fra la Chiesa, il ministero episcopale e
Eucaristia, pienezza e vincolo di comunione fra tutte le Chiese.
L'affermazione dell'identità qualitativa fra le diverse
chiese nelle quali la "Chiesa è presente", secondo
la terminologia ecclesiologica del Nuovo Testamento.
Il collegamento tra il senso della Chiesa particolare ed il senso
della assemblea liturgica concreta, attraverso quella "legittimità"
che viene dalla comunione nella stessa fede e negli stessi sacramenti.
La concreta realizzazione della chiesa particolare nelle comunità
che partecipano all'altare, sotto il ministero sacro del Vescovo,
con la loro ricchezza fondamentale che le fa chiese la presenza
di Cristo , anche se povere e piccole e disperse. E ciò
grazie allo stupendo riferimento all'Eucaristia che fa la Chiesa,
e alle chiese particolari che formano l'una, santa, cattolica
e apostolica "Ecclesia". Una Chiesa che diventa Eucaristia
nel senso più pieno della parola, cioè Corpo e Sangue
di Cristo, mediante la trasformazione dell'assemblea in quello
che riceve da Cristo, lui stesso che si dona per prendere possesso
della Chiesa sua Sposa e suo Corpo. infatti secondo il testo pregnante
di Leone Magno qui citato: "la partecipazione al Corpo e
al Sangue di Cristo altro non fa, se non che ci mutiamo in ciò
che prendiamo".
Anche qui, esplicitamente, un principio di ecclesiologia eucaristica,
aperto, secondo la dottrina cattolica, alla comunione di tutte
le Chiese nella stessa Eucaristia e nell'unità della fede
che presuppone una comunione nell'unità del ministero ecclesiale-eucaristico
del successore di Pietro.
2. La bellezza della Chiesa particolare attorno all'Eucaristia
Questa impostazione della ecclesiologia ha una importanza
fondamentale per tutti i fedeli, chiamati ad esperire la Chiesa
là dove essi vivono la storia di salvezza nel quotidiano,
in quella pienezza di realtà divina e di significato di
comunione che è la presenza del Signore e la celebrazione
della Cena del Signore, momento sacramentale costitutivo del popolo
di Dio.
Il senso forte dell'espressione: "E' presente la Chiesa"
rappresenta una novità di impostazione misterica. Una chiesa
particolare non è soltanto una porzione della Chiesa alla
quale manca però qualcosa per essere pienamente Chiesa;
essa è Chiesa perché in essa è presente la
Chiesa. Cioè: è totalmente Chiesa, anche se non
è ovviamente tutta la Chiesa.
Gli elementi costitutivi di questo essere Chiesa attorno alla
sacramentalità del ministero del Vescovo possono essere
riassunti in queste istanze fondamentali della ecclesiologia del
Nuovo Testamento:
La predicazione del Vangelo come presenza di Cristo e della sua
Parola; una parola che è anche quella che fa la Chiesa.
La Chiesa nasce prima di tutto dalla Parola; è "creatura
Verbi" nel soffio vivificante dello Spirito. La Chiesa, infatti,
inizia ad essere ecclesia, comunità dei convocati attraverso
la Parola dell'Evangelo; è formata dalla parola proclamata,
accolta con fede, continuamente predicata, come ci insegnano gli
Atti degli Apostoli ( Cfr. At 2, 42 ss). Per questo vi è
anche una presenza iniziale di Cristo Parola, nella vivificante
potenza dello Spirito.
Il mistero della Cena del Signore o l'Eucaristia che fa la Chiesa.
E' Cristo infatti il Capo e lo Sposo della Chiesa ed è
l'Eucaristia il memoriale sacramentale della morte-risurrezione,
e il memoriale liturgico cioè la presenzialità del
Cristo glorioso nella sua Chiesa nella concretezza dell'atto ricapitolatore
di tutta la sua esistenza e che permane per sempre in cielo, per
essere reso presente qui in terra. E' Il Signore che rende la
Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Questa sinassi, resa concreta anche in comunità piccole,
povere e disperse, presuppone e genera la vita teologale: l'amore,
la speranza e la carità, cioè l'esistenza cristiana
che nutre la comunione tra i fedeli e sollecita la loro missione;
una comunione eucaristica che genera una missione eucaristica.
In questi tre segni misteri la Parola, l'Eucaristia, la comunità,
non si può non scorgere tre caratteristiche originali dell'essere
cristiani Chiesa in visibile collegamento con l'invisibile presenza
del Maestro e del suo Spirito: la parola e la vita del Vangelo,
il mistero della Cena del Signore, la carità e l'unità
dei cuori mediante la stessa fede e la stessa speranza. Tutto
è affidato alla potenza dello Spirito.
Il Vaticano II dipinge così, in una bella sintesi, il modo
di essere Chiesa e di agire come Chiesa a livello di esperienza
di comunione e di esigenza di testimonianza, possibile dovunque.
Tale visione è un messaggio in prospettiva, la giustificazione
ed il fondamento, ma anche l'esigenza fondamentale di ogni comunità
e di ogni gruppo che, nella Chiesa Universale e locale, voglia
vivere la dimensione di comunione. E' una ecclesiologia che mette
in risalto la comunione nell'essenziale, l'autenticità
cristologica e sacramentale dell'essere chiesa nella Chiesa.
A questa dimensione di chiesa particolare intesa come diocesi
non si può non aggiungere la prospettiva del n. 28 della
Lumen Gentium dove la figura del presbitero è delineata
nei suoi tratti liturgici e pastorali nella comunione con il Vescovo
ed è descritta con queste commoventi parole che sono una
sorgente di impegno e di spiritualità presbiterale segnata
dal sigillo trinitario, eucaristico-ecclesiale e anche antropologico
sociale: "Esercitando, per la loro parte l'ufficio di Cristo
pastore e capo (i presbiteri) raccolgono la famiglia di Dio, come
una fraternità, animata dallo spirito di unità,
e per mezzo di Cristo, nello Spirito, la portano a Dio Padre"
Dovremo aggiungere, finalmente, per la completezza il riferimento
alla ecclesiologia eucaristica della Chiesa locale espressa dal
Vaticano II quando parla delle Chiese orientali che hanno come
cardine "la celebrazione eucaristica, fonte della vita della
Chiesa e pegno della gloria futura, con la quale i fedeli uniti
con il Vescovo hanno acceso a Dio Padre, per mezzo del Figlio,
Verbo incarnato, morto e glorificato, nell'effusione dello Spirito
Santo ed entrano in comunione con la Santissima Trinità,
fatti partecipi della natura divina ( Cfr 2 Pt 1,4). Perciò
per mezzo della celebrazione dell'Eucaristia del Signore in queste
singole chiese, la Chiesa di Dio è edificata e cresce,
e per mezzo della concelebrazione si manifesta la loro comunione".
Un numero prezioso che aggiunge, a quanto già detto, la
dimensione eucaristico-trinitaria della Chiesa particolare e la
pregnante affermazione di una continua edificazione e crescita
della Chiesa per mezzo dell'Eucaristia celebrata.
Come è noto, la dottrina della Lumen Gentium è
stata alla base della definizione della Chiesa particolare espressa
da Christus Dominus n. 11, divenuta anche testo del Codice di
Diritto canonico nella stringata enunciazione del c. 368 che recita
così: "Le chiese particolari, nelle quali e dalle
quali sussiste la sola ed unica Chiesa cattolica, sono innanzitutto
le diocesi... E nella esplicita ripresa del testo conciliare nel
c. 369: "La diocesi è la porzione del Popolo di Dio
che viene affidata alla cura pastorale di un Vescovo con la cooperazione
del presbiterio, in modo che, aderendo al suo Pastore e da lui
riunita nello Spirito Santo mediante il Vangelo e l'Eucaristia,
costituisca una chiesa particolare in cui è veramente presente
e operante la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica ed apostolica".
In questa descrizione della chiesa particolare è notevole
il posto dato all'Eucaristia, nella ministerialità del
Vescovo e del suo presbiterio, nella comunione missionaria dei
fedeli di Cristo che costituiscono la porzione del popolo di Dio
, con la forza del vangelo predicato e vissuto, e con la potenza
dello Spirito Santo. E' come una applicazione dei testi conciliari
della LG 26.
Sottolineo solo in questo momento la centralità dell'Eucaristia.
Centro d comunione ideale della Chiesa particolare è la
celebrazione dell'Eucaristia, presieduta dal Vescovo, oppure presieduta
dai presbiteri, in comunione con Lui. Il centro della Chiesa quindi
è Cristo ed il suo mistero pasquale, dal quale è
nata e dalla quale possiamo dire che rinasce ogni giorno la Chiesa,
perché è Cristo l'Eucaristia presenza di Cristo
nel suo mistero pasquale, nella ricapitolazione di tutto il suo
essere ed agire che fa la Chiesa.
In una maniera concentrata l'Eucaristia è la presenza di
Cristo e del suo mistero pasquale, di tutti gli effetti di questo
mistero: la nuova alleanza, la remissione die peccati, il dono
dello Spirito. Ma è anche la forma del vivere della Chiesa;
l'Eucaristia plasma una Chiesa che deve vivere come Cristo in
oblazione al Padre e in donazione ai fratelli. Per questo Cristo
da alla Chiesa il suo Corpo, perché la Chiesa diventi sacramentalmente
ed esistenzialmente il suo Corpo. E nella stupenda nuzialità
dell'Eucaristia, la Chiesa offre a Cristo il suo Corpo, perché
Cristo l possieda e la fecondi, possa essere presente ed operante
nella sua Chiesa.
Ecco la Chiesa locale o particolare diventata per l'Eucaristia
il Corpo di Cristo presente nella realtà dei nostri corpi,
dei nostri compiti, della nostra vita. In una pressante esigenza
di vivere insieme, agire insieme, nella varietà e nella
ricchezza del Corpo ma insieme nella unità delle ispirazioni,
dei programmi, dei desideri di Cristo che non possono non essere
la salvezza di tutti e di ciascuno.
Come ha affermato J. Ratzinger, la centralità dell'Eucaristia
sta nel fatto che essendo la Cena del Signore un atto fondante
della Chiesa, con il suo riferimento alla croce gloriosa un memoriale
della morte redentrice e della risurrezione vivificante, essa
si colloca nel cuore stesso della vita della Chiesa che vive appunto
in comunità eucaristiche. Esse dappertutto realizzano il
mistero del Corpo di Cristo.
Di questa Chiesa eucaristica, nella sua forza dinamica,la celebrazione
eucaristica offre l'immagine dell'essere e del dover essere. Essere
e dover essere come è nel dinamismo della celebrazione
una convocazione, un popolo santo ma peccatore, una chiesa dell'ascolto
della Parola, della predicazione alla luce dei segni dei tempi,
della confessione ortodossa della fede, della intercessione universale,
della lode, dell'offerta, della riconciliazione e della pace mutua,
una chiesa che diventa un solo corpo ed un solo Spirito nella
comunione eucaristica e si disperde senza disintegrarsi per le
vie del mondo a portare l'Eucaristia al mondo, ad eucaristizzare
la società; una Chiesa che promuove la socialità
con uno stile evangelico, con una presenza di dono, perché
se Cristo è Eucaristia per la Chiesa, la Chiesa è,
a sua volta, Eucaristia per il mondo: presenza, offerta e dono,
comunione, trasformazione, seme di speranza escatologica.
E' tutto questo nella splendida affermazione misterica della celebrazione
dove la varietà dei ministeri sta a indicare la varietà
dei compiti nella comunità che vive come celebra, vive
quello che celebra. Ecco quindi la Chiesa fatta dalla Parola e
dallo Spirito, da Cristo nel dono dell'Eucaristia, ed ovviamente,
anche se non vi insistiamo in questo momento, degli altri sacramenti
che fanno la Chiesa.
La presenza del Vangelo, la centralità dell'Eucaristia,
l'azione dello Spirito Santo, la ministerialità del Vescovo
e del presbiterio, insieme con i diaconi, la densità della
presenza dei consacrati e dei laici, dicono chiaramente come il
Cristo stesso è il Capo e lo Sposo di questa sua Chiesa,
suo Corpo e sua Sposa, e come egli sia al centro della vita di
ogni Chiesa particolare, come egli chieda alla sua Chiesa di essere
in certo senso il suo Corpo mistico, ma anche in un senso tangibile
il suo corpo reale e storico.
Da questa consapevolezza, nasce appunto l'esigenza di una spiritualità
di comunione che ha nell'Eucaristia la sua sorgente ed il suo
culmine.
Nel richiamo alle cose essenziali che fanno la Chiesa: Spirito
Santo, Vangelo, Eucaristia, si ha la consapevolezza di questa
massima condensazione misterica nella Chiesa particolare. Ma anche,
in virtù della stessa eucaristia che rimanda alla Chiesa
universale, dei suoi limiti che la rendono aperta alla comunione
e alla missione.
E' presente ed operante la Chiesa di Cristo. Ha la sua identità
e la sua missione.
E' pienamente chiesa, perché nulla di essenziale le manca
per esser il popolo di Dio. Ha Cristo, lo Spirito, l'amore del
Padre e quindi la pienezza della Trinità. Possiede il Vangelo
ed i sacramenti. E' la comunione dei credenti in Cristo uniti
e convergenti nella fede, nella speranza e nell'amore.
Ma non è tutta la Chiesa. Prima di tutto perché
nessuna chiesa, pur essendo una, è l'unica. Rimane in comunione
ed in unità con tutte le sante chiese di Dio, nella "communio
sanctorum" che è comunione nelle cose e nelle persone
sante, del cielo e della terra. Ma non è ancora tutta la
Chiesa che dovrebbe essere, se con realismo si guarda attorno
e vede che vi sono ancora tanti posti vuoti attorno alla mensa
eucaristica alla qual tutti sono invitati dal Padre.
Ecco perché nell'esperienza della pienezza e dei limiti
della chiesa particolare, e di ogni legittima assemblea eucaristica,
i ministri e i fedeli pregano in comunione con tutte le sante
chiese sparse per il mondo, chiese sorelle, unico corpo, unico
popolo. Pregano per tutti coloro che ancora non sono nella Chiesa,
ma ad essa sono destinati ed affidati, quale sacramento universale
di salvezza.
Parte dall'esperienza eucaristica per portare con la parola e
la vita il Vangelo ascoltato e l'Eucaristia ricevuta. Una chiesa
particolare deve diventare missionaria con l'evangelizzazione
e la catechesi, con la testimonianza e la carità operosa,
ricca di creatività ed inventiva per rendere presente Cristo.
3. Alcune doverose precisazioni della Lettera "Communionis
notio"
Il Documento della Congregazione per la Dottrina della Fede
Communionis notio alla fine di precisare alcuni valori e limiti
della ecclesiologia di comunione e della ecclesiologia eucaristica,
ha voluto specificare con ragione alcune qualità della
pienezza e dei limiti della Chiesa particolare nella riflessione
di una ecclesiologia di comunione ed eucaristica che risponda
alla sua autentica prospettiva cattolica.
Si afferma in senso positivo a proposito del rapporto fra Chiesa
universale e chiese particolari nell'Eucaristia: "La comunione
ecclesiale, nella quale ognuno viene inserito dalla fede e dal
battesimo, ha la sua radice e il suo centro nella santa Eucaristia.
Infatti, il battesimo è incorporazione in un corpo edificato
e vivificato dal Signore risorto mediante l'Eucaristia, in modo
tale che questo corpo può essere chiamato veramente corpo
di Cristo. L'Eucaristia è fonte e forza creatrice di comunione
fra i membri della Chiesa proprio perché unisce ciascuno
di esso nello stesso Cristo..." (Cfr .LG n. 7)." Perciò
l'espressione paolina la chiesa è il corpo di Cristo significa
che l'Eucaristia, nella quale il Signore ci dona il suo corpo
e ci trasforma in un solo corpo, è il luogo dove permanentemente
la Chiesa ci esprime nella sua forma più essenziale: presente
in ogni luogo e, tuttavia, soltanto una come uno solo è
Cristo".
Nel concetto di una ecclesiologia cattolica è l'unica eucaristia
che richiama all'unità dell'unica Chiesa e non alla frammentazione
di tante chiese. Ed è il riferimento all'unica Chiesa voluta
da Cristo che rimanda sempre ad una Eucaristia che si compie in
comunione con Pietro e con il Collegio apostolico, come si esprimono
le preghiere eucaristiche della Chiesa Cattolica.
Non sarebbe secondo l'unità eucaristica voluta da Cristo
instaurare solo una comunione trasversale fra Chiese sorelle senza
il rapporto con il Successore di Pietro, segno di unità
fra tutte le Chiese che celebrano l'Eucaristia secondo la verità
voluta dal Signore, come presenza, comunione, sacrificio, in una
comunione nello stesso Spirito e nello stesso copro, ma con il
segno dell'unità eucaristica che è anche nella Chiesa
il successore di Pietro.
Sono quindi da ritenere ambigui i concetti di una certa ecclesiologia
eucaristica di comunione che non sottolinea questo doveroso riferimento
al segno, fondamento e principio dell'unità visibile della
chiesa.
Così, ad esempio, il Documento "Communionis notio"
mette in guardia contro un concetto di chiesa particolare che
presenta la comunione delle chiese particolari in modo da indebolire,
sul piano visibile ed istituzionale, la concezione dell'unità
della Chiesa. " Si giunge così ad affermare - osserva
il Documento - che ogni chiesa particolare è un soggetto
in se stesso completo e che la Chiesa universale, risulta dal
riconoscimento reciproco delle chiese particolari. Questa unilateralità
ecclesiologica riduttiva non solo del concetto di Chiesa universale
ma anche di quello di Chiesa particolare, manifesta un insufficiente
comprensione del concetto di comunione".
Proprio per venire incontro ad una ecclesiologia gretta, non aperta
alla comunione e all'universalità, vi è anche una
affermazione molto importante ed illuminante. Nessuno nella Chiesa
è straniero, specialmente là dove si celebra l'Eucaristia
della Chiesa. Ogni fedele, appartenga o no alla diocesi, alla
parrocchia o alla comunità particolare, deve sentirsi sempre
che celebra l'Eucaristia nella sua Chiesa. Egli infatti, pur appartenendo
ad una chiesa particolare nella quale è stato battezzato
o vive, in virtù del suo riferimento a Cristo e all'unica
Chiesa, appartiene in qualche modo a tutte le chiese particolari,
dove egli partecipa della vita di Cristo, specialmente nell'Eucaristia
che non può essere mai una celebrazione che chiude nel
particolare ma che apre sull'universalità di tutti i figli
di Dio.
In un recente studio sulla ecclesiologia eucaristica, ispirata
dal teologo ortodosso N. Afanassiev, passata poi nella teologia
di I. Zizioulas e J.M. R. Tillard, è stato osservato con
ragione, come tale teologia per essere autenticamente eucaristica
e per tanto cattolica deva superare tre scogli. Tre sono, fra
gli altri, i tre limiti che vanno trascesi in una visione dell'Eucaristia
che non chiude nella sua pienezza la Chiesa particolare ma la
apre alla comunione universale.
Così il rischio dell'eucaristicomonismo cioè il
radicalizzare tutto nell'unica eucaristia e nell'unica celebrazione
eucaristica, si supera con la apertura alla parola, l'evangelismo
ecclesiale, con il riferimento al battesimo e ad altri sacramenti
fonti di grazia e di impegno. L'Eucaristia è punto di partenza
e di arrivo di tutta la ricca vitalità diocesana e parrocchiale.
Il pericolo dell'episcomonismo, tipico di certe descrizioni della
Chiesa pre-nicena, che tende a centrare tutto nell'unus Episcopus
con il suo presbiterio e i suoi diaconi, di fronte ai fedeli in
un unico luogo, si deve scongiurare sia con la visione della collegialità
episcopale, la comunione con le altre Chiese, l'unità nel
ministero eucaristico petrino, sia con l'accoglienza della diversità
dei carismi ecclesiali storici dati dallo Spirito alla sua Chiesa.
Finalmente un certo topomonismo che radicalizza il fatto dello
spazio concreto e culturale della Chiesa particolare e della parrocchia,
si deve superare nella visione dell'"ecumene", della
Chiesa universale, nel rapporto fra l'uno e la moltitudine dei
credenti.
Ma è chiaro che la stessa celebrazione eucaristica, lo
stesso concetto dell'episcopato, e la stessa accentuazione della
chiesa locale in comunione, vengono superate in una visione dell'ecclesiologia
di comunione e della ecclesiologia eucaristica, prettamente cattolica.
4. Dalla Chiesa particolare alla parrocchia
La dimensione teologica della Chiesa particolare illumina nella
sua realtà più vera la parrocchia, cioè il
luogo dove ci si rende vicini, vicini alla casa, secondo la sua
etimologia ("para-oikos").In realtà, in essa
si concentrano alcuni degli elementi caratteristici della ecclesiologia
eucaristica che sta alla base del discorso sulla Chiesa particolare.
L'Esortazione Christifideles laici privilegia la parrocchia come
ambito prioritario della presenza e della comunione dei laici,
prima di altre forme concrete di partecipazione personale e aggregative
nella Chiesa, prima di qualsiasi priorità che potranno
vantare altri gruppi o associazioni laicali. La ragione è
evidente. Nessuna altra realtà può vantare la "teologia
ecclesiale" che è propria della parrocchia, e quindi
la ricchezza oggettiva teologica e spirituale che la parrocchia
possiede. Infatti, il documento offre, forse per la prima volta,
una teologia della parrocchia che è una applicazione della
ecclesiologia del Vaticano II, riferita alla Chiesa particolare,
e al suo accadere visibilmente nella comunità locale attorno
all'altare. Ecco alcuni tratti di questa ecclesiologia concreta
di cui abbiamo già anticipato le linee essenziali.
La parrocchia è l'espressione più immediata e visibile
della realtà della Chiesa; l'ultima localizzazione della
Chiesa, anzi è in certo modo la Chiesa stessa che vive
in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie.
Senza citare la fonte, il n. 26 della Christifideles laici, si
rifa' chiaramente alla teologia e al linguaggio del n. 26 della
Lumen Gentium, che ha tracciato una stupenda teologia della chiesa
locale, cioè di ogni legittima assemblea che è chiesa,
nella quale la Chiesa si rende presente. Infatti si usano in questo
numero gli stessi concetti impiegati nella LG dove si parla di
comunità povere, piccole e disperse, nelle quali tuttavia
è Cristo presente che fa la Chiesa, una santa e cattolica.
Comunità che trova la sua massima espressione sacramentale
nell'Eucaristia, che comprende la Parola che convoca, la comunione
dei fedeli, la presenza di Cristo e del suo mistero pasquale.
Si può parlare allora del "mistero" ecclesiale
della parrocchia nella quale la Chiesa è presente ed operante;
anche se povera di persone e di mezzi, dispersa in caotici e popolosi
quartieri moderni.
E' la Chiesa dei volti, la comunione delle persone, con il segno
dell'edificio del tempio parrocchiale, come casa di Dio e dei
fratelli in mezzo alle case degli uomini. Va quindi vista la parrocchia
come la famiglia di Dio, fraternità animata dallo Spirito,
come casa di famiglia, fraterna ed accogliente; essa è
la comunità dei fedeli.
Ma, specialmente, occorre definirla come una comunità eucaristica;
ed è questa l'espressione più bella e più
avanzata della teologia della parrocchia: comunità di fede,
dove ci sono i "christifideles"; comunità organica,
di carismi e servizi ministeriali; con la presenza del parroco,
del suo presbiterio, che in comunione con il Vescovo, esprime
la comunione organica e gerarchica con tutta la chiesa particolare.
Comunità eucaristica. Parola pregnante e densa che suppone
la celebrazione dell'eucaristia come punto di arrivo e di partenza,
fonte e culmine della vita della comunità; con uno stile
eucaristico di vita, di accoglienza e di servizio, con la continuità
fra il celebrato ed il vissuto, a livello di prolungamento e di
esemplarità.
La Chiesa non ha un'altra pastorale se non quella di Cristo stesso,
pastore e Sposo della sua Chiesa nella parrocchia. La celebrazione
accoglie e celebra questa pastorale di Cristo, Capo della comunità,
nella parola, nella preghiera, nei gesti sacramentali, nelle opere
del Regno che egli sollecita, nell'Eucaristia, come sintesi e
culmine.
Le altre espressioni pastorali che ne derivano (evangelizzazione,
catechesi, carità, accoglienza...) sono come una espressione
ed una visibilizzazione, un prolungamento ed una concretezza.
Non una pastorale staccata dalla liturgia! Non una liturgia senza
il suo significato simbolico e reale insieme, di rimando alla
vita concreta, alla pastorale che ne prolunga i valori originali.
L'Esortazione sottolinea l'ampiezza dei compiti attuali della
parrocchia ed il necessario coordinamento ed ampia collaborazione,
per arrivare dappertutto, anche con l'aiuto di forme di presenza
e di azione, che portino la Parola della vita e la grazia del
Vangelo a tante situazioni concrete sociali che si trovano nel
territorio, nel campo culturale, sociale, educativo, professionale...
Con un bel testo di Paolo VI si cantano le lodi di questa venerabile
ed insostituibile realtà sacramentale della Chiesa che
è la parrocchia.
E' qui che la parrocchia si illumina e si veste della luce concreta
della ecclesiologia eucaristica come spazio eucaristico di comunione
e di missione.
In questa parrocchia, i laici sono come la sacramentalizzazione
umana della comunità evangelizzata ed evangelizzante, che
nel tessuto della società diventa nel suo congregarsi e
disperdersi, nel suo radunarsi come assemblea e sciamare come
missione; nel battito di sistole e diastole del cuore della parrocchia,
che è la Parola e l'Eucaristia, luogo, segno, strumento
della comunione con Dio per tutti.
Così essa può diventare, per dirla con Giovanni
XXIII, la "fontana del villaggio", una sorgente zampillante
per calmare la sete di Dio ed offrire l'acqua viva del Vangelo
di Cristo.
5. Spazio eucaristico di comunione e di missione
Nello specchio della chiesa particolare abbiamo visto la consapevolezza
e l'impegno che viene richiesto da tutti, a partire da coloro
che, essendo i centri della comunione il Vescovo, i presbiteri,
il presbiterio, i diaconi, i consacrati per la loro specifica
dedicazione al Dio e alla Chiesa sono pure i garanti ed i responsabili
della animazione pastorale e spirituale. La comunione ha una forza
centripeta per attuare la convergenza di tutti; ma ha altresì
una forza centrifuga per la testimonianza, come l'Eucaristia che
fa la Chiesa convocazione e missione, congregazione ed epifania.
Come è stato già ricordato, nella "sistole
e diastole" della comunione e del servizio, si ha un'immagine
della vita trinitaria che vive in se nella comunione e vive per
gli altri, per il mondo, nella missione. Così deve essere
sempre e dappertutto in misura crescente la Chiesa, icona vivente
della Trinità, partecipe e sacramento del battito dell'amore
trinitario per la salvezza del mondo, anche sull'esempio del meraviglioso
"esodo" di Cristo dal Padre verso l'umanità,
per la salvezza del mondo, nella generosità del dono dello
Spirito, perché la Chiesa sia Chiesa. E di conseguenza,
con la forza stessa dello Spirito, che nella Trinità è
principio di comunione e di traboccante missione.
Comunione e missione si richiedono a vicenda. La forza della comunione
fa crescere la Chiesa in estensione e in profondità. Ma
la missione fra crescere anche la comunione, che si estende raggiungendo
come a cerchi concentrici tutte le persone. Infatti, nella misura
in cui si irradia nella diverse culture le introduce nel Regno,
in modo che tutto quello che da Dio è uscito a Dio possa
ritornare.
Per questo è stato affermato: "La comunione si apre
alla missione, si fa essa stessa missione".
La partecipazione di tutti nella comunione e nella missione ricorda
che la Chiesa è fatta di persone che devono rispondere
personalmente, responsabilmente. Tutti, ciascuno al propio posto,
con la propria ricchezza, con il proprio carisma.
La comunione ricorda che essa è il segreto dell'essere
Chiesa, la finalizzazione di tutti i carismi all'agape, alla comunione
nell'unità, nello stesso disegno di salvezza, nello stesso
progetto ecclesiale.
Tutti i carismi sono per la missione. Già nella Sacrosanctum
Concilium n. 10 è implicita la dimensione eucaristica della
missione. Da una parte è pregna di senso l'espressione:
"i fedeli esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante
la fede". Ma è anche vero, pur nella semplicità
della proposta, che la celebrazione dei misteri tende alla missione
"affinché tutti diventati figli di Dio mediante la
fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella
Chiesa, partecipino al sacrificio e mangino la cena del Signore".
Dall'Eucaristia nasce la Chiesa in missione, per raccogliere tutti
i figli dispersi nell'unico Corpo del Signore. Una missione che
tende ad eucaristizzare la vita delle persone, per riconciliare
tutto e tutti in Cristo.
Per questo nella prospettiva di PO n. 6 occorre affermare che
l'Eucaristia nelle chiese particolari e in tutte le sue comunità,
non meno che nell'insieme della Chiesa universale è il
principio pedagogico di una pastorale integrale: " Non è
possibile che si formi una comunità cristiana se non avendo
come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia,
dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione
tendente a formare lo spirito di comunità. E la celebrazione
eucaristica, a sua volta, per essere piena e sincera, deve spingere
sia alle diverse opere di carità, e al reciproco aiuto,
sia al'azione missionaria e alle varie forme di testimonianza
cristiana".
Una presa di coscienza di tutte le dimensioni della chiesa locale
acuisce il senso della identità e della missione e mette
in stato di generosa donazione le forze più vive della
porzione del Popolo di Dio.
E' in vista di un rinnovato stimolo per vivere questa ecclesiologia
che si possono suggerire queste tre linee di azione, questi tre
momenti da vivere nella feconda dinamicità dello Spirito
Santo.
E' il momento di stringere i vincoli della comunione, di dimostrare
la maturità del dono per gli altri, dell'ascolto reciproco,
della disponibilità e della collaborazione concreta; senza
cancellare la ricchezza dei carismi, bisogna non renderli sterili,
fuori della comunione, anzi favorire la accoglienza mutua ed offrirli
nella comunione alla creatività dello Spirito.
E' il momento di fare chiesa, nella bellezza e responsabilità
della realtà di questa porzione del Popolo di Dio, della
famiglia ecclesiale: gli uni con gli altri, gli uni per gli altri
nella emulazione dei carismi migliori.
La consapevolezza che viene dell'essere insieme Chiesa acuisce
il senso e la responsabilità della missione. Ed è
qui che va fatto un serio discernimento un discernimento spirituale,
con e nello Spirito, e non solo analisi della situazione nella
preghiera e nell'ascolto, per cogliere con chiarezza le scelte
concrete da compiere ispirate dallo Spirito del Signore.
Non si deve mai dimenticare gli aspetti di una ecclesiologia eucaristica
che sta alla base di questa visione della Chiesa particolare.
Cristo è Eucaristia per la Chiesa affinché la Chiesa
sia Eucaristia per il mondo. Così Cristo è salvezza
per la Chiesa. Ma la Chiesa sarà Eucaristia, Corpo del
Signore, animata dal suo Spirito, sarà Eucaristia per il
mondo, attraverso il dono di comunione e di servizio generoso.
II. IL RUOLO DEL PONTIFICIO COMITATO E DEI DELEGATI O COMITATI
NAZIONALI
1. Una visione rinnovata
In questo quadro eucaristico-ecclesiologico possiamo cogliere
l'importanza e il ruolo del Pontificio Comitato e dei Delegati
o Comitati Nazionali per i Congressi Eucaristici Internazionali.
Nella sua propria competenza all'interno della Santa Sede, per
mandato e sotto la dipendenza del Romano Pontefice, il Comitato
Pontificio e rispettivamente i Comitati nazionali e i loro delegati,
hanno un ruolo permanente, che culmina nella preparazione, celebrazione
e continuità dei Congressi Eucaristici Internazionali.
E che cercherei di indicare con alcune funzioni, a commento di
quanto afferma lo Statuto (art. 2 e 3).
a) A livello teologico, e in collaborazione con quanti hanno
a cuore la centralità del mistero eucaristico nella Chiesa,
ha un compito di animazione delle iniziative che possono portare
alla migliore conoscenza del mistero eucaristico. E ciò,
sia nella completezza dei suoi aspetti: presenza, banchetto, sacrificale,
rapporto con la Chiesa, dimensione missionaria, sociale-caritativa
del mistero eucaristico, sia nella ricchezza degli approcci a
questo mistero: biblico, patristico, liturgico, ecumenico, spirituale,
mistico... Una migliore conoscenza porta ad un amore più
grande ed ad un culto spirituale, un servizio più genuino.
Nell'oggi della Chiesa è di grandissima importanza rilevare
il ruolo centrale dell'Eucaristia come "centro della vita
della chiesa e della sua missione per la salvezza del mondo".
b) A livello pratico, comporta una serie di iniziative volte
a mettere in luce questi principi dottrinali affinché diventino
esperienze di vita attraverso la predicazione, la catechesi, la
liturgia, la pastorale, anche in quel rapporto di comunione cattolica
nell'universalità che è propria dei Congressi Internazionali
che diventano, ogni volta in una nazione, con le sue caratteristiche
e la sua peculiare cultura, ma sempre nella comunione cattolica,
la "Statio orbis" del mistero eucaristico per la vita
del mondo dove convergono tutte le Chiese particolari.
c) L'interazione fra il Comitato Centrale e i Comitati nazionali
rispecchia anche l'ecclesiologia eucaristica di comunione e di
missione propria della Chiesa cattolica, il ruolo del ministero
petrino e della collaborazione delle Chiese particolari, in modo
da salvaguardare nell'unità della fede, del culto, della
disciplina ecclesiale e anche della generosa "ortoprassi"
eucaristica tutta la grande tradizione della Chiesa cattolica:
la celebrazione liturgica, l'adorazione del Santissimo, con una
apertura anche alle diverse tradizioni legittime delle Chiese
di Oriente e di Occidente, ed anche in vista della missione integrale
della Chiesa nel mondo che ha nell'Eucaristia la sua sorgente,
il suo culmine ed il suo modello o stampo interiore.
d) Appartiene a questa interazione e interesse reciproco la collaborazione
richiesta dallo Statuto per far pervenire al Comitato Centrale
la documentazione e le informazioni pertinenti sul culto eucaristico
nei propri paesi. Una informazione precisa e concreta degli elementi
positivi e negativi, è di grande aiuto per mantenere una
doverosa animazione ed una necessaria vigilanza, in modo da aiutare
i pastori e i fedeli a mantenere vivo il senso dell'Eucaristia
che è "pro mundi vita", per la salvezza del mondo.
2. Una animazione continua
In analogia con quanto si dice dell'Eucaristia nella Chiesa,
si potrebbe dire che anche un Congresso Eucaristico Internazionale
costituisce una specie di "culmen et fons" (cf. SC 10).
A livello della Chiesa cattolica, nella sua universalità,
è un momento culminante, una specie traguardo a lungo preparato
per fare emergere la centralità dell'Eucaristia nella Chiesa,
in modo che nella preparazione vedano coinvolte le Chiese particolari
con il contributo dei Comitati nazionali e dei loro delegati.
La statio orbis vede quindi raggiunto attorno a Cristo Signore
nell'Eucaristia l'obiettivo di collocare questo santissimo mistero
nell'oggi della Chiesa e nel suo cammino nel tempo, al centro
della fede, della celebrazione e della vita. E' il culmine. Ma
è altresì la fonte. Da un Congresso vissuto come
esperienza "cattolica", sgorgano luci, frutti, esperienze,
da comunicare e da mantenere nella loro vitalità in modo
che dalla statio orbis rifluiscano nelle chiese particolari, per
animare la vita eucaristica dei fedeli. Non basta raccogliere
gli atti, occorre raccogliere e rilanciare anche i frutti di vita,
in modo che dal Congresso, come dal fiume di vita dell'Agnello,
venga irrigata tutta la cattolicità Questo comporta anche
una visione rinnovata del ruolo dei Comitati Nazionali e dei loro
Delegati, sotto l'impulso del Comitato Centrale.
Devono essere gli animatori permanenti del culto eucaristico nelle
rispettive nazioni e chiese locali, per mantenere vivo lo slancio
e la fiamma fra i due Congressi, come ponte vitale, da un evento
all'altro. Sono chiamati a mantenere viva la fiamma, in modo che
non siano i Congressi momenti episodici, alti, ma tutto sommato,
passeggeri, ma abbiano una continuità e uno slancio. L'Eucaristia
è mistero di vita quotidiana, è luce nel cammino
storico della Chiesa, è viatico del popolo di Dio. L'Eucaristia
sarà sempre centro della vita della Chiesa, fino al giorno
della venuta del Signore. Nella loro specifica missione e a livello
universale, terranno sempre viva la fiamma della presenza e dell'attesa
del Signore. Devono quindi poter sprigionare nella continuità
tutte le loro risorse teologiche, pastorali e spirituali.
CONCLUSIONE
In uno di testi più alti del Vaticano II si afferma
che "nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto
il vene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo,
nostra pasqua e pane vivo, che mediante la sua carne, vivificata
dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini"
(PO 5).
Al servizio di questo mistero ineffabile nella Chiesa, a livello
universale e locale, è il Pontificio Comitato per i Congressi
Eucaristici Internazionali con i Comitati Nazionali e i Delegati.
Un servizio di fede e di amore, di intelligenza e di cultura,
di pastorale e di spiritualità, per celebrare la presenza
del Signore, offrire al Padre nello Spirito il sacrificio eucaristico,
accogliere e accettare questo dono immenso, custodirlo amorevolmente,
adorarlo con una fede viva nella varietà delle espressioni
della fede e della pietà popolare, per diffondere nel mondo
questa presenza di verità e di grazia: "sacramentum
pietatis, signum unitatis,vinculum caritatis".
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