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EUCARISTIA E RICONCILIAZIONE:
TRASFORMAZIONE DELLA NOSTRA VITA NELL'AMORE
Da piccoli, nei nostri primi incontri con l'esperienza cristiana
e la consapevolezza di essa, ci è stato insegnato che nell'Eucaristia
avviene la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel
sangue di Gesù. Era l'approccio semplice di noi bambini
al mistero di un sacramento che non basterà la vita a comprendere.
Di quelle prime parole eucaristiche, ci restava l'impressione
di trovarci davanti a un miracolo, quel miracolo che nel corso
della vita abbiamo imparato a chiamare con altri nomi, ma che
resta davanti a noi come una forza misteriosa che trasforma la
realtà: che trasforma il pane e il vino, così come
trasforma l'esistenza umana, le relazioni tra le persone.
Siamo abituati a considerare l'aspetto più sensibile dell'Eucaristia:
il trasformarsi del pane e del vino nel corpo e nel sangue del
Signore, ma non ci sarebbe questa trasformazione, se non vi fosse
quella originaria, quella della morte che genera la vita perché
alla morte il Signore Gesù si è consegnato per amore.
Anche la nostra vita viene trasformata dalla partecipazione all'Eucaristia:
ciò che la rende nuova è soprattutto la consapevolezza
di un amore gratuito che la raggiunge: un amore che non riceviamo
per merito, ma per misericordia. L'Eucaristia è il segno
di questo amore.
Se ci affidiamo a un amore che crede nel valore della nostra vita
e si dona ad essa, noi veniamo trasformati; conosciamo per esperienza
la forza che ci viene, per affrontare le situazioni più
difficili, dall'aver vicino una persona che ci vuole bene, che
ha fiducia in noi, che con gratuità vuole accompagnarsi
alla nostra vita: sappiamo che quelli sono i casi in cui scopriamo
in noi un'energia insospettata; è questa una forza straordinaria
che occorre anche per affrontare l'esperienza più difficile
e più dura della nostra vita, quella di guardare in faccia
il male, di ammettere la nostre inadeguatezze, di riconoscere
il nostro peccato.
Ogni Eucaristia è l'esperienza dell'incontro vivo con il
mistero di una Persona che desidera accompagnare il nostro cammino
verso la realizzazione piena di noi stessi, nella libertà,
nella gioia, nell'amore. Con la forza del pane eucaristico possiamo
ammettere le nostre lontananze, possiamo trovare la forza di ogni
ritorno. In ogni Eucaristia facciamo l'esperienza del figlio prodigo
che torna alla casa del Padre, ne sperimenta l'amore che perdona
e rigenera, che rinnova nella dignità di figli.
Il sacramento eucaristico è l'altro nome del sacramento
della riconciliazione: è l'esperienza di un amore che trasforma
e consente di non aver paura della fatica della nostra lotta contro
il male e dei nostri cedimenti in essa.
L'Eucaristia e la riconciliazione sono la celebrazione dello stesso
amore e della stessa gratuita misericordia.
Responsabili verso il dono ricevuto
Non possiamo lasciare la mensa eucaristica senza sentire dentro
di noi la responsabilità di realizzare nella vita una continuità
con il dono ricevuto e celebrato. Il primo frutto dell'Eucaristia
credo sia un modo nuovo di guardare la vita, quello di chi nel
sacramento ha sperimentato il Signore che si nasconde e si rivela
nel pane e nel vino; lo stesso Signore, nella vita - negli altri,
nelle situazioni, nei poveri, nelle cose - si nasconde ed è
misteriosamente presente. La vita acquista quindi uno spessore
e un valore inedito. In ogni situazione possiamo riconoscere la
presenza misteriosa del Signore Gesù; in ogni situazione
abbiamo la responsabilità di vivere come lui, perché
quello è l'unico modo per essere veramente grati per il
dono che abbiamo ricevuto. E il vivere come lui risponde ad un
unico criterio: quello di dare la vita.
Vorrei provare allora a fare una specie di esercizio di riconoscimento
dei segni con cui il Signore si manifesta e si nasconde: segni
discreti, paradossali, come lo è la manifestazione del
Figlio di Dio sulla croce, come lo è la sua presenza nel
pane e nel vino; cose di tutti i giorni, trasformate in forza
e coraggio per camminare nella vita con amore. In questo esercizio
cito cinque o sei impegni che mi pare oggi siano i nostri luoghi
critici per incontrare il Signore e per fare, come lui, il dono
di noi stessi.
1) Un amore che rigenera le relazioni tra le persone
Un cuore riconciliato riconosce che negli altri è presente
il Signore; è presente nella loro amicizia, nel loro affetto,
nella loro gioia di vivere; è presente spesso nella ruvidezza
di relazioni che ci mettono in discussione e ci fanno male; è
presente in quella domanda di attenzione che si manifesta anche
nel metterci in difficoltà
È un'esperienza
che ciascuno di noi vive: nei rapporti familiari come nelle relazioni
amicali; negli incontri informali come nelle esperienze sociali
più strutturate.
Oggi è importante riqualificare le relazioni tra le persone:
è un segno eucaristico in un tempo di forte individualismo,
di relazioni anonime e superficiali, nelle quali ciascuno conserva,
chiusa in se stesso, la preoccupazione per sé.
C'è un segno, in particolare, che qualifica come eucaristiche
le nostre relazioni con gli altri: è il perdono come gesto
unilaterale di riavvicinamento all'altro, dimenticando ciò
che ci ha ferito, nel desiderio di ricostruire legami di vicinanza,
fino alla fraternità. Anche la vita di ogni famiglia, senza
questa disponibilità a perdonarsi, a rifarsi credito all'infinito
- "settanta volte sette", per usare l'espressione evangelica
- a riaccogliersi per ricominciare
non sarebbe possibile.
Il perdono, come pochi atteggiamenti del nostro spirito, rivela
la sua natura pasquale: ci chiede di morire a noi stessi, al nostro
orgoglio, al nostro desiderio di essere riconosciuti e rispettati
Da questa morte interiore, che ci chiede di dimenticare noi stessi,
le nostre relazioni escono rinnovate, "risorte", di
nuovo capaci di fiducia, di accoglienza, di attenzione all'altro.
Il tessuto sociale, nella nostra vita di ogni giorno, si rinnova
anche così; ma si tratta di un rinnovamento che non può
darsi senza la nostra disponibilità a passare, insieme
con il Signore, attraverso la sua stessa morte. Anche in questo
modo la risurrezione del Signore è già presente
oggi nella storia umana, con segni discreti che alludono e rinviano
alla pienezza della vita nell'ultimo giorno.
2) Un amore che rigenera il rapporto tra l'uomo e la donna
C'è una relazione particolare che oggi ha bisogno di essere
rinnovata: quella tra l'uomo e la donna. Sono ancora molte oggi
le situazioni in cui questo rapporto, voluto da Dio come immagine
del suo volto e come segno del suo amore, è vissuto in
maniera imperfetta, quando la donna è mortificata nella
sua dignità, quando è costretta ad assumere modelli
di vita che non appartengono al suo "genio" per farsi
accettare e riconoscere, quando è costretta ad assumere
da sola le responsabilità della famiglia, lei che come
l'uomo è stata creata per la comunione e la condivisione.
C'è una rico riconciliazione che deve nascere dall'Eucaristia
per un mondo nuovo: quella che torna a considerare la donna come
"l'aiuto simile all'uomo" creato da Dio per rendere
visibile e sperimentabile la sua vita d'amore; pari all'uomo in
dignità perché insieme - l'uomo e la donna - possano
essere immagine di Dio. Non è un uomo solo, infatti, ad
essere immagine di Dio. Adamo cerca un aiuto che gli sia simile
e quell'aiuto sarà soltanto l'Eucaristia, per gli uomini
e le donne insieme. Le relazioni tra uomo donna, spesso affaticate
e piene di dolore, ci ricordano forse, nonostante la nostra insofferenza,
che quella relazione è un aiuto scambiato. Ci costringono
a quell'umiltà che dovrebbe essere il segno dei discepoli
del Signore Gesù che, insieme, sono il volto di Dio nella
storia.
3) Un amore che rende possibile la fraternità della
famiglia umana
L'unità che l'Eucaristia significa una sfida per la storia
del nostro, come di ogni tempo. Accogliere il dono eucaristico
impegna a vivere l'umanità come la propria grande famiglia,
nella quale auspicare e costruire rapporti di fraternità:
il pane e il vino sono dati per tutti, come segno che la vita
del Signore è data per tutti. Possiamo mangiare con verità
quel pane se siamo disposti a riconoscere il diritto di ogni uomo
a mangiarne, se siamo disposti a condividerlo con ogni uomo riconosciuto
come fratello. Siamo invitati a fare ciò che il Vangelo
narra: coloro che disponevano di qualche pane e di qualche pesce
hanno messo a disposizione il poco che avevano per la fame di
tutti. Allora il Signore compie il miracolo: lo compie a partire
dalla responsabilità della fraternità che ciascuno
di noi vive dentro di sé e che lo porta a sentire la fame
del fratello come una questione che lo riguarda, proprio come
in una famiglia.
L'Eucaristia, infatti, ci impegna a sentire l'umanità come
nostra famiglia, a riconoscere i legami che ci uniscono ad ogni
nostro fratello; a sentire che la nostra comunità umana
è solidalmente legata a quella di ogni altro popolo. E
come in un famiglia, a riconoscere che ciò che è
di qualcuno, deve essere per tutti. La condivisione - come esperienza
personale e come dimensione culturale - è uno dei nomi
dello stile di vita eucaristico; è dare attuazione alla
preghiera di Gesù al Padre: "Che tutti siano una cosa
sola" (cf Gv 17). La famiglia è il luogo naturale
e semplice in cui questa apertura universale e fraterna si sperimenta.
Essa è il contesto privilegiato in cui, attraverso uno
stile di vita sobrio, attento agli altri, accogliente, si impara
ad abitare il mondo, a dilatare le dimensioni della famiglia secondo
la carne e il sangue a quelle di una famiglia che ha i confini
del mondo.
In questa prospettiva appare meno improbabile il sogno di Isaia:
che ci sia una terra dove le armi da guerra serviranno per coltivare
i campi, dove le vie del cammino saranno allargate e spianate,
dove i piccoli non dovranno più avere paura dei feroci.
Forse questo accade già, a volte, un po', in luoghi sconosciuti
del pianeta o dell'anima, dove un uomo si affida alla croce di
Cristo Risorto, quando le persone si comportano secondo il pane
e il vino offerti per la vita di tutti.
4) Riconciliarsi con i poveri
Ho pensato tante volte, nella casa-famiglia in cui svolgo il
mio lavoro, che la vita delle donne e dei bambini con cui ho condivise
tante giornate, erano per me un segno eucaristico; ho pensato
tante volte che la loro presenza in quella casa era "Eucaristia".
Non è facile riconoscere il Signore nei frammenti di vite
spezzate e umiliate, che porteranno forse per sempre i segni della
violenza, del dolore, dell'umiliazione che l'esistenza ha riservato
loro, e non per loro merito; non è facile, come non lo
è riconoscere nella Croce il mistero dell'amore di Dio;
come non è facile riconoscere la forza dell'amore nei segni
del pane e del vino. Forse preferiremmo riconoscere Dio nei segni
potenti del successo, della ricchezza, della realizzazione armonica
di sé. Il Dio che è nato in una mangiatoia ed è
morto sulla croce continua la sua vita nell'esistenza di tutti
coloro che sono privati della dignità e della gioia, del
diritto a crescere e ad essere rispettati: i poveri e i piccoli
che camminano accanto a noi sono sacramento di lui; ci ricordano
che ciò che abbiamo ricevuto è dono da condividere
e non diritto da difendere.
Riconciliarsi con i poveri credo significhi, prima di tutto, guardare
alla loro vita cogliendo in essa i significati che non si vedono:
quelli che si nascondono nella loro esistenza disprezzata. Sappiamo
che il Signore, l'ultimo giorno, quando ci chiederà conto
del modo con cui abbiamo speso il dono della vita, ci riconoscerà
se lo avremo riconosciuto nel povero affamato, nel prigioniero,
nello straniero, nell'ammalato
E se con i gesti semplici
della vita di ogni giorno - dare da mangiare, andare a far visita
a qualcuno, avere pietà, compiere un gesto di accoglienza
- saremo stati per loro buoni samaritani, così come il
Signore Gesù lo è ogni giorno con noi.
5) Riconciliarsi con il bene presente nel mondo
C'è un'ultima forma della riconciliazione che nasce dall'Eucaristia,
una riconciliazione che a prima vista può sembrare strana:
quella con il bene che c'è nel mondo. Credo che sia molto
importante imparare a riconoscere che la forza dell'Eucaristia
è già presente nel mondo, per liberarlo dalla sua
miseria, per far fruttare nella vita di tante persone quei germi
di bene che desideriamo e attendiamo in pienezza per l'ultimo
giorno. Non è facile riconoscere il bene; il male, l'insuccesso,
la fatica ci colpiscono molto più del bene, soprattutto
di quello discreto, che è semplicemente armonia delle dimensioni
della vita, che è saper vivere con pace, essere aperti
agli aspetti più intensi e più veri dell'umanità
che è la capacità di donarsi agli altri, secondo
il modo silenzioso e gratuito di tante persone semplici. Non solo
spesso c'è quasi una gelosia che ci rende difficile accettare
e gioire per il bene che è al di fuori della nostra esperienza,
al di fuori della nostra comunità, al di fuori di coloro
che condividono la nostra visione della vita
L'Eucaristia è germe e possibilità di un'umanità
rinnovata; celebrare l'Eucaristia significa disporsi a riconoscere
e ad accogliere con libertà ogni segno di bene già
ora presente nella storia umana. Anche questo è un gesto
pasquale, perché ci chiede di rinunciare al desiderio che
le "cose buone" ci appartengano. Chi sa recuperare la
propria libertà in questa rinuncia allarga i propri orizzonti
e può sperimentare che tutto il bene che c'è nel
mondo in qualche modo è anche per lui.
Riconciliati per costruire un mondo nuovo
Una vita eucaristica contiene un grande potenziale di novità:
vivere l'Eucaristia credo che contribuisca a portare nella storia
umana, già da oggi, il nucleo di un'umanità rinnovata,
"risorta".
Nell'Eucaristia il Risorto continua a camminare con noi; la risurrezione
si distende nella storia; la rinnova già da oggi con la
forza di un amore gratuito; le fa intravedere, desiderare e attendere
il giorno in cui tutto riceverà la pienezza della vita.
Paola Bignardi
Presidente dell'Azione Cattolica Italiana
Basilica di San Giovanni in Laterano - Venerdì,
23 Giugno 2000
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