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Eucaristia fonte e culmine dell'Evangelizzazione
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Paola Bignardi

EUCARISTIA E RICONCILIAZIONE:
TRASFORMAZIONE DELLA NOSTRA VITA NELL'AMORE

Da piccoli, nei nostri primi incontri con l'esperienza cristiana e la consapevolezza di essa, ci è stato insegnato che nell'Eucaristia avviene la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù. Era l'approccio semplice di noi bambini al mistero di un sacramento che non basterà la vita a comprendere. Di quelle prime parole eucaristiche, ci restava l'impressione di trovarci davanti a un miracolo, quel miracolo che nel corso della vita abbiamo imparato a chiamare con altri nomi, ma che resta davanti a noi come una forza misteriosa che trasforma la realtà: che trasforma il pane e il vino, così come trasforma l'esistenza umana, le relazioni tra le persone.
Siamo abituati a considerare l'aspetto più sensibile dell'Eucaristia: il trasformarsi del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, ma non ci sarebbe questa trasformazione, se non vi fosse quella originaria, quella della morte che genera la vita perché alla morte il Signore Gesù si è consegnato per amore.
Anche la nostra vita viene trasformata dalla partecipazione all'Eucaristia: ciò che la rende nuova è soprattutto la consapevolezza di un amore gratuito che la raggiunge: un amore che non riceviamo per merito, ma per misericordia. L'Eucaristia è il segno di questo amore.
Se ci affidiamo a un amore che crede nel valore della nostra vita e si dona ad essa, noi veniamo trasformati; conosciamo per esperienza la forza che ci viene, per affrontare le situazioni più difficili, dall'aver vicino una persona che ci vuole bene, che ha fiducia in noi, che con gratuità vuole accompagnarsi alla nostra vita: sappiamo che quelli sono i casi in cui scopriamo in noi un'energia insospettata; è questa una forza straordinaria che occorre anche per affrontare l'esperienza più difficile e più dura della nostra vita, quella di guardare in faccia il male, di ammettere la nostre inadeguatezze, di riconoscere il nostro peccato.
Ogni Eucaristia è l'esperienza dell'incontro vivo con il mistero di una Persona che desidera accompagnare il nostro cammino verso la realizzazione piena di noi stessi, nella libertà, nella gioia, nell'amore. Con la forza del pane eucaristico possiamo ammettere le nostre lontananze, possiamo trovare la forza di ogni ritorno. In ogni Eucaristia facciamo l'esperienza del figlio prodigo che torna alla casa del Padre, ne sperimenta l'amore che perdona e rigenera, che rinnova nella dignità di figli.
Il sacramento eucaristico è l'altro nome del sacramento della riconciliazione: è l'esperienza di un amore che trasforma e consente di non aver paura della fatica della nostra lotta contro il male e dei nostri cedimenti in essa.
L'Eucaristia e la riconciliazione sono la celebrazione dello stesso amore e della stessa gratuita misericordia.

Responsabili verso il dono ricevuto

Non possiamo lasciare la mensa eucaristica senza sentire dentro di noi la responsabilità di realizzare nella vita una continuità con il dono ricevuto e celebrato. Il primo frutto dell'Eucaristia credo sia un modo nuovo di guardare la vita, quello di chi nel sacramento ha sperimentato il Signore che si nasconde e si rivela nel pane e nel vino; lo stesso Signore, nella vita - negli altri, nelle situazioni, nei poveri, nelle cose - si nasconde ed è misteriosamente presente. La vita acquista quindi uno spessore e un valore inedito. In ogni situazione possiamo riconoscere la presenza misteriosa del Signore Gesù; in ogni situazione abbiamo la responsabilità di vivere come lui, perché quello è l'unico modo per essere veramente grati per il dono che abbiamo ricevuto. E il vivere come lui risponde ad un unico criterio: quello di dare la vita.
Vorrei provare allora a fare una specie di esercizio di riconoscimento dei segni con cui il Signore si manifesta e si nasconde: segni discreti, paradossali, come lo è la manifestazione del Figlio di Dio sulla croce, come lo è la sua presenza nel pane e nel vino; cose di tutti i giorni, trasformate in forza e coraggio per camminare nella vita con amore. In questo esercizio cito cinque o sei impegni che mi pare oggi siano i nostri luoghi critici per incontrare il Signore e per fare, come lui, il dono di noi stessi.

1) Un amore che rigenera le relazioni tra le persone

Un cuore riconciliato riconosce che negli altri è presente il Signore; è presente nella loro amicizia, nel loro affetto, nella loro gioia di vivere; è presente spesso nella ruvidezza di relazioni che ci mettono in discussione e ci fanno male; è presente in quella domanda di attenzione che si manifesta anche nel metterci in difficoltà… È un'esperienza che ciascuno di noi vive: nei rapporti familiari come nelle relazioni amicali; negli incontri informali come nelle esperienze sociali più strutturate.
Oggi è importante riqualificare le relazioni tra le persone: è un segno eucaristico in un tempo di forte individualismo, di relazioni anonime e superficiali, nelle quali ciascuno conserva, chiusa in se stesso, la preoccupazione per sé.
C'è un segno, in particolare, che qualifica come eucaristiche le nostre relazioni con gli altri: è il perdono come gesto unilaterale di riavvicinamento all'altro, dimenticando ciò che ci ha ferito, nel desiderio di ricostruire legami di vicinanza, fino alla fraternità. Anche la vita di ogni famiglia, senza questa disponibilità a perdonarsi, a rifarsi credito all'infinito - "settanta volte sette", per usare l'espressione evangelica - a riaccogliersi per ricominciare… non sarebbe possibile.
Il perdono, come pochi atteggiamenti del nostro spirito, rivela la sua natura pasquale: ci chiede di morire a noi stessi, al nostro orgoglio, al nostro desiderio di essere riconosciuti e rispettati… Da questa morte interiore, che ci chiede di dimenticare noi stessi, le nostre relazioni escono rinnovate, "risorte", di nuovo capaci di fiducia, di accoglienza, di attenzione all'altro.
Il tessuto sociale, nella nostra vita di ogni giorno, si rinnova anche così; ma si tratta di un rinnovamento che non può darsi senza la nostra disponibilità a passare, insieme con il Signore, attraverso la sua stessa morte. Anche in questo modo la risurrezione del Signore è già presente oggi nella storia umana, con segni discreti che alludono e rinviano alla pienezza della vita nell'ultimo giorno.

2) Un amore che rigenera il rapporto tra l'uomo e la donna

C'è una relazione particolare che oggi ha bisogno di essere rinnovata: quella tra l'uomo e la donna. Sono ancora molte oggi le situazioni in cui questo rapporto, voluto da Dio come immagine del suo volto e come segno del suo amore, è vissuto in maniera imperfetta, quando la donna è mortificata nella sua dignità, quando è costretta ad assumere modelli di vita che non appartengono al suo "genio" per farsi accettare e riconoscere, quando è costretta ad assumere da sola le responsabilità della famiglia, lei che come l'uomo è stata creata per la comunione e la condivisione.
C'è una rico riconciliazione che deve nascere dall'Eucaristia per un mondo nuovo: quella che torna a considerare la donna come "l'aiuto simile all'uomo" creato da Dio per rendere visibile e sperimentabile la sua vita d'amore; pari all'uomo in dignità perché insieme - l'uomo e la donna - possano essere immagine di Dio. Non è un uomo solo, infatti, ad essere immagine di Dio. Adamo cerca un aiuto che gli sia simile e quell'aiuto sarà soltanto l'Eucaristia, per gli uomini e le donne insieme. Le relazioni tra uomo donna, spesso affaticate e piene di dolore, ci ricordano forse, nonostante la nostra insofferenza, che quella relazione è un aiuto scambiato. Ci costringono a quell'umiltà che dovrebbe essere il segno dei discepoli del Signore Gesù che, insieme, sono il volto di Dio nella storia.

3) Un amore che rende possibile la fraternità della famiglia umana

L'unità che l'Eucaristia significa una sfida per la storia del nostro, come di ogni tempo. Accogliere il dono eucaristico impegna a vivere l'umanità come la propria grande famiglia, nella quale auspicare e costruire rapporti di fraternità: il pane e il vino sono dati per tutti, come segno che la vita del Signore è data per tutti. Possiamo mangiare con verità quel pane se siamo disposti a riconoscere il diritto di ogni uomo a mangiarne, se siamo disposti a condividerlo con ogni uomo riconosciuto come fratello. Siamo invitati a fare ciò che il Vangelo narra: coloro che disponevano di qualche pane e di qualche pesce hanno messo a disposizione il poco che avevano per la fame di tutti. Allora il Signore compie il miracolo: lo compie a partire dalla responsabilità della fraternità che ciascuno di noi vive dentro di sé e che lo porta a sentire la fame del fratello come una questione che lo riguarda, proprio come in una famiglia.
L'Eucaristia, infatti, ci impegna a sentire l'umanità come nostra famiglia, a riconoscere i legami che ci uniscono ad ogni nostro fratello; a sentire che la nostra comunità umana è solidalmente legata a quella di ogni altro popolo. E come in un famiglia, a riconoscere che ciò che è di qualcuno, deve essere per tutti. La condivisione - come esperienza personale e come dimensione culturale - è uno dei nomi dello stile di vita eucaristico; è dare attuazione alla preghiera di Gesù al Padre: "Che tutti siano una cosa sola" (cf Gv 17). La famiglia è il luogo naturale e semplice in cui questa apertura universale e fraterna si sperimenta. Essa è il contesto privilegiato in cui, attraverso uno stile di vita sobrio, attento agli altri, accogliente, si impara ad abitare il mondo, a dilatare le dimensioni della famiglia secondo la carne e il sangue a quelle di una famiglia che ha i confini del mondo.
In questa prospettiva appare meno improbabile il sogno di Isaia: che ci sia una terra dove le armi da guerra serviranno per coltivare i campi, dove le vie del cammino saranno allargate e spianate, dove i piccoli non dovranno più avere paura dei feroci. Forse questo accade già, a volte, un po', in luoghi sconosciuti del pianeta o dell'anima, dove un uomo si affida alla croce di Cristo Risorto, quando le persone si comportano secondo il pane e il vino offerti per la vita di tutti.

4) Riconciliarsi con i poveri

Ho pensato tante volte, nella casa-famiglia in cui svolgo il mio lavoro, che la vita delle donne e dei bambini con cui ho condivise tante giornate, erano per me un segno eucaristico; ho pensato tante volte che la loro presenza in quella casa era "Eucaristia". Non è facile riconoscere il Signore nei frammenti di vite spezzate e umiliate, che porteranno forse per sempre i segni della violenza, del dolore, dell'umiliazione che l'esistenza ha riservato loro, e non per loro merito; non è facile, come non lo è riconoscere nella Croce il mistero dell'amore di Dio; come non è facile riconoscere la forza dell'amore nei segni del pane e del vino. Forse preferiremmo riconoscere Dio nei segni potenti del successo, della ricchezza, della realizzazione armonica di sé. Il Dio che è nato in una mangiatoia ed è morto sulla croce continua la sua vita nell'esistenza di tutti coloro che sono privati della dignità e della gioia, del diritto a crescere e ad essere rispettati: i poveri e i piccoli che camminano accanto a noi sono sacramento di lui; ci ricordano che ciò che abbiamo ricevuto è dono da condividere e non diritto da difendere.
Riconciliarsi con i poveri credo significhi, prima di tutto, guardare alla loro vita cogliendo in essa i significati che non si vedono: quelli che si nascondono nella loro esistenza disprezzata. Sappiamo che il Signore, l'ultimo giorno, quando ci chiederà conto del modo con cui abbiamo speso il dono della vita, ci riconoscerà se lo avremo riconosciuto nel povero affamato, nel prigioniero, nello straniero, nell'ammalato… E se con i gesti semplici della vita di ogni giorno - dare da mangiare, andare a far visita a qualcuno, avere pietà, compiere un gesto di accoglienza… - saremo stati per loro buoni samaritani, così come il Signore Gesù lo è ogni giorno con noi.

5) Riconciliarsi con il bene presente nel mondo

C'è un'ultima forma della riconciliazione che nasce dall'Eucaristia, una riconciliazione che a prima vista può sembrare strana: quella con il bene che c'è nel mondo. Credo che sia molto importante imparare a riconoscere che la forza dell'Eucaristia è già presente nel mondo, per liberarlo dalla sua miseria, per far fruttare nella vita di tante persone quei germi di bene che desideriamo e attendiamo in pienezza per l'ultimo giorno. Non è facile riconoscere il bene; il male, l'insuccesso, la fatica ci colpiscono molto più del bene, soprattutto di quello discreto, che è semplicemente armonia delle dimensioni della vita, che è saper vivere con pace, essere aperti agli aspetti più intensi e più veri dell'umanità che è la capacità di donarsi agli altri, secondo il modo silenzioso e gratuito di tante persone semplici. Non solo spesso c'è quasi una gelosia che ci rende difficile accettare e gioire per il bene che è al di fuori della nostra esperienza, al di fuori della nostra comunità, al di fuori di coloro che condividono la nostra visione della vita…
L'Eucaristia è germe e possibilità di un'umanità rinnovata; celebrare l'Eucaristia significa disporsi a riconoscere e ad accogliere con libertà ogni segno di bene già ora presente nella storia umana. Anche questo è un gesto pasquale, perché ci chiede di rinunciare al desiderio che le "cose buone" ci appartengano. Chi sa recuperare la propria libertà in questa rinuncia allarga i propri orizzonti e può sperimentare che tutto il bene che c'è nel mondo in qualche modo è anche per lui.

Riconciliati per costruire un mondo nuovo

Una vita eucaristica contiene un grande potenziale di novità: vivere l'Eucaristia credo che contribuisca a portare nella storia umana, già da oggi, il nucleo di un'umanità rinnovata, "risorta".
Nell'Eucaristia il Risorto continua a camminare con noi; la risurrezione si distende nella storia; la rinnova già da oggi con la forza di un amore gratuito; le fa intravedere, desiderare e attendere il giorno in cui tutto riceverà la pienezza della vita.

Paola Bignardi
Presidente dell'Azione Cattolica Italiana

Basilica di San Giovanni in Laterano - Venerdì, 23 Giugno 2000

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