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Premessa
1. Il Giubileo del 2000, mentre ci introduce nel terzo millennio,
ci provoca a contemplare con occhi nuovi il mistero dell'Incarnazione
del Figlio di Dio, in modo da sperimentare, personalmente e comunitariamente,
l'incessante grazia rinnovatrice che ne fluisce e camminare in
una vita nuova, sospinti dal soffio dello Spirito, verso la Fonte
della Vita. Noi crediamo, infatti, che il "Verbo invisibile
apparve visibilmente nella nostra carne, per assumere in sé
tutto il creato e sollevarlo dalla sua caduta. Generato prima
dei secoli, cominciò ad esistere nel tempo, per reintegrare
l'universo [nel disegno del Padre] e ricondurre a lui l'umanità
dispersa" .
Il mistero redentore di Cristo, inaugurato nel grembo della Vergine
e pienamente manifestato sulla croce, pervade la storia intera
e consacra l'umanità di generazione in generazione. In
verità la Pasqua di Gesù è un evento storico
con efficacia perenne: ogni volta che celebriamo l'Eucaristia
attingiamo alla redenzione sgorgata dalla morte e risurrezione
del Signore, finché egli venga. Essa, infatti, testimonia
che Dio è con noi, è per noi e per tutti: "nel
sacramento dell'Eucaristia il Salvatore, incarnatosi nel grembo
di Maria venti secoli fa, continua a offrirsi all'umanità
come sorgente di vita divina" .
2. Per sottolineare la presenza viva e salvifica di Cristo nella
Chiesa e nel mondo, Giovanni Paolo II ha voluto che, in occasione
del Grande Giubileo, si tenesse a Roma il Congresso Eucaristico
Internazionale . L'Anno Santo implica pertanto una forte presa
di coscienza del mistero eucaristico, centro di tutta la vita
della Chiesa pellegrina nel tempo. Non sono due avvenimenti disgiunti,
poiché l'uno trova pieno significato alla luce dell'altro.
L'Eucaristia infatti è memoriale e presenza viva di quel
Cristo, lo stesso ieri, oggi e sempre, della cui nascita la Chiesa
celebra con gratitudine la memoria bimillenaria.
3. Il Congresso Eucaristico Internazionale rappresenta, per pastori
e fedeli, un appello a valorizzare ogni celebrazione eucaristica,
specialmente quella dell'assemblea domenicale, memoria settimanale
della Pasqua del Signore, affinché quanti vi partecipano
conformino la loro vita al grande mistero celebrato. Si impone
dunque un'adeguata preparazione specifica a questo avvenimento.
A tal fine si offrono alle Chiese locali alcune piste di riflessione
che potranno essere sviluppate e approfondite in incontri di preghiera
e di catechesi, tenendo presenti anche i vari contesti culturali,
sociali e religiosi. Il Congresso Eucaristico Internazionale è
occasione propizia per confessare e per celebrare che "nella
Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale
della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra pasqua e pane
vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo
e vivificante, dà vita agli uomini" .
Il tracciato espositivo tocca i seguenti temi: a fondamento del
mistero eucaristico c'è il comando di Gesù di fare
memoria del suo sacrificio pasquale (I); la presenza del mistero
pasquale di Cristo è offerta nei segni del pane e del vino
(II); comunicare al convito eucaristico è partecipare della
vita di Cristo, ricevendone i frutti e impegnandosi a seguirne
l'esempio (III); l'Eucaristia è mistero della fede: suppone
la fede e alimenta la vita di fede (IV).
I. "FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME"
4. La celebrazione dell'Eucaristia è stata voluta da
Gesù stesso e consegnata alla Chiesa. La vigilia della
Passione, mentre era a tavola con i discepoli, egli volle renderli
vitalmente partecipi della sua Pasqua: istituì l'Eucaristia
come memoriale della sua morte e risurrezione, e comandò
di celebrarla fino al suo ritorno glorioso .
È dunque per obbedire al volere di Cristo che celebriamo
l'Eucaristia.
Memoria liturgica del sacrificio del Signore
5. La grandezza dell'Eucaristia sta tutta qui: attraverso le
parole e i gesti compiuti dal sacerdote che presiede in nome di
Cristo (in persona Christi, secondo la nota espressione) l'assemblea
liturgica, si fa presente e operante la Pasqua del Signore Gesù:
"Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del
sacrificio perenne; [al Padre] per primo si offrì vittima
di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l'offerta in
sua memoria" .
Non si ripete il sacrificio della Croce, come non si ripetono
gli eventi storici di Gesù, ma questi misteri della vita
del Signore si attualizzano nell'azione sacramentale: "In
questo sacrificio, o Padre, noi tuoi ministri e il tuo popolo
santo celebriamo il memoriale della beata passione, della risurrezione
dai morti e della gloriosa ascensione al cielo del Cristo tuo
Figlio e nostro Signore; e offriamo alla tua maestà divina,
tra i doni che ci hai dato, la vittima pura, santa e immacolata,
pane santo della vita eterna e calice dell'eterna salvezza"
.
La memoria liturgica abbraccia l'intero mistero storico di Cristo
Salvatore, Figlio di Dio: "Se il Corpo che noi mangiamo e
il Sangue che beviamo è il dono inestimabile del Signore
risorto a noi viatori, esso porta ancora in sé, come Pane
fragrante, il sapore e il profumo della Vergine Madre" .
In verità, fin dal primo istante di vita nel grembo materno,
Gesù si è offerto a gloria di Dio e per la vita
e la redenzione del mondo (cf. Eb 10, 5-10); il vertice dell'oblazione
è l'ora della Croce; il frutto è la Risurrezione;
il dono salvifico è la partecipazione degli uomini alla
vita divina.
Nel rendere presente il passato, il memoriale eucaristico anticipa
il pegno della gloria futura. Lo si acclama coralmente nel cuore
di ogni Messa: "Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo
la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta".
Memoria ecclesiale del comando di Cristo
6. L'obbedienza alle parole di Gesù: "fate questo
in memoria di me" è prestata comunitariamente. L'Eucaristia
non è un fatto privato e la sua natura ecclesiale non permette
che sia pensata e vissuta come atto individuale, anche se coinvolge
la singola persona; al contrario, essa è sempre azione
della Chiesa, per l'edificazione della Chiesa.
Consapevole che "la Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia
fa la Chiesa", da sempre la comunità cristiana celebra
il memoriale della Pasqua di Cristo come fonte e culmine della
propria identità e missione. Per questo il raccogliersi
insieme, ogni domenica, nel nome del Signore, per essere nutriti
alla mensa della Parola e del Pane della vita, è obbedire
al volere che Cristo ha manifestato la vigilia della sua Passione
. Non ci si può dire cristiani e disattendere il comando
di Gesù: "fate questo in memoria di me".
Nel celebrare la morte e risurrezione del Signore la Chiesa ritrova,
ogni volta, la propria vitalità, riscoprendo la propria
vocazione di popolo della Nuova ed Eterna Alleanza, pellegrino
per le strade e tra le prove del mondo, verso la comunione con
Dio nella Gerusalemme del cielo: là egli "dimorerà
tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il
'Dio con loro'. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte, né lutto, né
lamento, né affanno, perché le cose di prima sono
passate" (Ap 21, 3-4).
Memoria vissuta dell'esempio di Gesù
7. Facendo memoria della Pasqua di Cristo, la Chiesa è
chiamata dallo Spirito a unirsi alla vittima immacolata che presenta
al Padre. Il sacrificio di Cristo diviene così anche il
sacrificio di chi vi partecipa .
Sappiamo infatti che il comando "fate questo in memoria di
me" è strettamente congiunto con il comandamento nuovo,
dato ugualmente da Gesù ai discepoli, mentre era a tavola
con loro: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato
i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io,
facciate anche voi" (Gv 13, 14-15).
In verità, non si può fare memoria di Gesù
nell'azione liturgica senza fare memoria del suo gesto di amore
totale nel vissuto quotidiano. È questo che rende davvero
obbedienti i discepoli al loro Maestro e Signore. Mai, infatti,
si può pensare che i discepoli di Cristo seguano una strada
che non sia quella del Signore morto e risorto. Ne è prova
evidente il martirio che accompagna, fino ai nostri giorni, la
storia della Chiesa. Le reliquie dei martiri, poste fin dall'antichità
sotto l'altare dove si celebra il memoriale della "vittima
immolata per la nostra riconciliazione" , sono un costante
richiamo alla memoria esistenziale del comando di Gesù.
Solo la forza dell'Eucaristia ha permesso e permette ancora a
innumerevoli uomini e donne di testimoniare con la vita la straordinaria
novità della Pasqua del Signore.
II. "PRENDETE E MANGIATE"
8. I segni sacramentali del sacrificio di Cristo sono il pane
e il vino consacrati: partecipare a essi significa entrare in
comunione di vita col Signore Gesù, diventando una sola
cosa con lui e con quanti si nutrono alla stessa mensa della nuova
vita.
Pane di vita nuova
9. Nutrirsi è indispensabile alla vita e mangiare insieme
è segno di familiarità. Ora, nell'Eucaristia, il
Signore Gesù non solo ci fa suoi commensali, ma dona a
noi se stesso in cibo spirituale, perché viviamo in lui:
"la nostra partecipazione al corpo e sangue di Cristo non
tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo, a farci
rivestire in tutto, nel corpo e nello spirito, di colui nel quale
siamo morti, siamo stati sepolti e siamo risuscitati" .
"Mangiare il Corpo di Cristo" porta con sé l'audacia
dell'amore divino e lo scandalo della sapienza celeste, proprio
come l'Incarnazione e la Croce: "Io sono il pane vivo, disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno
e il pane che io darò è la mia carne per la vita
del mondo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora
in me e io in lui" (Gv 6, 51. 56.).
Queste misteriose parole di Gesù divennero piene di senso
ai discepoli allorché, seduti a mensa con lui, la vigilia
della sua Passione, egli "prese il pane e, dopo aver reso
grazie, lo spezzò e disse: 'Questo è il mio corpo
che è per voi; fate questo in memoria di me'. Allo stesso
modo, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: 'Questo
calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo,
ogni volta che ne bevete, in memoria di me'" (cf. 1Cor 11,
23-25).
Sono queste stesse parole che, per bocca del sacerdote e in virtù
dello Spirito Santo, il Signore Gesù pronunzia ancora nelle
nostre Eucaristie. "Poiché egli ha proclamato e detto
del pane: "Questo è il mio corpo", chi oserà
ancora dubitare? E poiché egli ha affermato e detto: "Questo
è il mio sangue" chi mai dubiterà, affermando
che non è il suo sangue? Perciò riceviamoli con
tutta certezza come vero corpo e sangue di Cristo. Nel segno del
pane ti vien dato il corpo e nel segno del vino ti vien dato il
sangue, perché, ricevendo il corpo e il sangue di Cristo,
tu diventi concorporeo e consanguineo di Cristo" .
Mirabile vocazione questa: nel prendere e mangiare il Pane della
vita è veramente cosa buona e giusta rendere grazie!
Un solo pane per formare un solo corpo
10. Inseriti in Cristo, mediante il Battesimo, come tralci dell'unica
vite (cf. Gv 15, 5, ci riconosciamo figli dello stesso Padre attorno
alla mensa eucaristica: "Il pane che noi spezziamo non è
forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è
un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti
infatti partecipiamo dell'unico pane" (1Cor 10, 16-17).
Rispondendo all'invito di Gesù: "Prendete e mangiate",
la Chiesa si edifica nel vincolo dell'unità. È quanto
chiediamo al Padre celebrando l'Eucaristia: "per la comunione
al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in
un solo corpo" . "Il pane è considerato con ragione
immagine del corpo di Cristo. Il pane, infatti, risulta di molti
grani di frumento. Essi sono ridotti in farina e la farina poi
viene impastata con l'acqua e cotta col fuoco. Così anche
il corpo mistico di Cristo è unico, ma è formato
da tutta la moltitudine del genere umano, portata alla sua condizione
perfetta mediante il fuoco dello Spirito Santo" .
L'unità del corpo non dice tuttavia uniformità delle
membra: l'unico Pane vivifica i diversi ministeri e carismi nell'organismo
ecclesiale, aiutando ciascuno a vivere secondo la vocazione ricevuta,
conservando l'unità dello Spirito. Così dal Capo
tutto il corpo, ben compaginato e connesso, riceve la forza per
crescere, edificandosi nella carità (cf. Ef 4, 1-16).
Una e santa per lo Spirito che la pervade, la Chiesa è
tuttavia divisa nei suoi figli, separatisi nel corso della storia
a causa del peccato e di incomprensioni reciproche. Accade così
che, pur avendo ricevuto lo stesso Battesimo, i cristiani non
possono partecipare alla stessa mensa, coscienti che l'unità
nella carità ha bisogno dell'unità nella verità.
Appello costante alla piena comunione, la celebrazione eucaristica
è, nel contempo, supplica per l'incontro di tutti i battezzati
e insieme segno del comune impegno a camminare verso la realizzazione
della preghiera di Cristo: "Come tu, Padre, sei in me e io
in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (Gv 17, 21).
Un pane che rinvigorisce nel cammino
11. Le parole di Gesù: "prendete e mangiate"
si raccordano con l'invocazione del cuore umano, bisognoso di
saziare le mille forme di fame che segnano il pellegrinaggio terreno:
fame di cibo e di beni essenziali per vivere, fame di giustizia
e di libertà, fame d'amore e di speranza. Nel pane e nel
vino Dio dona all'uomo non solo il cibo che lo alimenta ma anche
il sacramento che lo rinnova, perché non gli venga mai
a mancare questo sostegno del corpo e dello spirito . La preghiera
che rivolgiamo al Padre celeste: "Dacci oggi il nostro pane
quotidiano", trova, infatti, risposta piena nella divina
Parola e nell'Eucaristia. Anche a noi oggi, come alla gente che
domandava a Gesù: "Signore, dacci sempre questo pane",
egli risponde: "Io sono il pane della vita; chi viene a me
non avrà più fame e chi crede in me non avrà
più sete" (Gv 6, 34-35).
Alimentarsi di Cristo al santo altare è riconoscere che
"il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci
dà forza" , sperimentando la verità della sua
promessa: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e
oppressi, e io vi ristorerò" (Mt 11, 28). La potenza
del pane e del vino consacrati invita, dunque, a ritornare con
perseveranza a mangiare e a bere al convito eucaristico, per recuperare
la forza di progredire nel cammino verso la comunione definitiva
con Dio.
La fede, nutrita dal "pane della vita" e dal "calice
della salvezza", non si stanca di ribadire che Gesù
è la vera risposta che pone fine alla nostra ricerca del
senso della vita e del suo futuro: "Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno. Chi mangia di questo pane vivrà in
eterno" (Gv 6, 54. 58). Soprattutto nei momenti in cui la
sofferenza pone domande che richiedono una risposta d'amore, ognuno
deve avvertire che le parole di Cristo: "Prendete e mangiate"
sono dirette proprio a lui. Il pane eucaristico è la forza
dei deboli, il sostegno dei malati, il balsamo che risana i feriti,
il viatico di chi parte da questo mondo. È il vigore dei
fedeli che operano in ambienti e circostanze in cui la loro presenza
è l'unica possibilità di annuncio del Vangelo testimoniando
Gesù Cristo "via, verità e vita" (Gv 14,
6). Il "mangiare il pane della vita" ha lo scopo di
rendere visibile ciò per cui merita davvero vivere.
III. "DATO PER VOI E PER TUTTI"
12. La comunione al pane della vita e al calice della salvezza
ravviva la conoscenza che "Dio è amore. In questo
si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato
il suo Figlio unigenito nel mondo, perché noi avessimo
la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad
amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo
Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. E noi
stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il
suo Figlio come salvatore del mondo" (1Gv 4, 8-9. 14).
Dono che vivifica
13. L'amore vero comporta il dono di sé senza condizioni.
Fuori da questo orizzonte diventa possesso, rischia il ricatto,
si confonde con l'illusione. L'amore genuino, al contrario, è
offerta piena per l'altro, dimenticando se stessi.
Così è il sacrificio di Cristo, consumato con libertà
e nella gratuità: "Il buon pastore offre la vita per
le pecore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro
la mia vita... Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso"
(Gv 10, 11. 17-18). Non deve sfuggire, inoltre, che in Gesù
il dare la vita tocca un'intensità ancora più grande:
"Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre
eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi"
(Rm 5, 8). Gesù, infatti, ha offerto il proprio sangue
non soltanto per quanti corrispondono al suo amore.
In tal modo la carità divina rivela la propria perfezione:
donare gratuitamente, beneficando giusti ed empi. L'amore verso
il misero - che non può ricambiare il dono - è la
misericordia; l'amore per il nemico - dal quale non ci si può
attendere nulla di buono - è il perdono. Da questo amore
gratuito, manifestatoci da Cristo, sgorga la redenzione, cioè
la remissione dei peccati e la riconciliazione dei peccatori:
"Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale
ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere
con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati" (Ef 2,
4-5).
Dono senza frontiere
14. Gesù "afferma di "dare la sua vita in riscatto
per molti" (Mt 20, 28; cf. Mt 26, 28); quest'ultimo termine
non è restrittivo: oppone l'insieme dell'umanità
all'unica persona del Redentore che si consegna per salvarla.
La Chiesa, seguendo gli Apostoli, insegna che Cristo è
morto per tutti senza eccezioni: "Non vi è, non vi
è stato, non vi sarà alcun uomo per il quale Cristo
non abbia sofferto"" .
Consegnando agli Apostoli il sacramento del suo dono totale, Cristo
si consegna per ogni discendente di Adamo: il legame instaurato
mediante l'Incarnazione non ammette esclusione tra uomo e donna,
ricco e povero, libero e prigioniero, bianco e nero, giudeo e
greco, europeo e asiatico... "Il dono di grazia non è
come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono
tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso
in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati
in abbondanza su tutti gli uomini" (Rm 5, 15).
Nel suo ministero, a tutti Gesù rivolse la parola di salvezza;
se fece preferenze, fu nei confronti di chi era trascurato ed
emarginato. Moltiplicando il pane e i pesci per la folla affamata,
non fece differenza di persona: "Tutti mangiarono e si saziarono"
(Lc 9, 17). Anche l'Eucaristia è per tutti. Tutti sono
invitati alla Cena del Signore per comunicare al Pane che affratella
tutti i battezzati nella comunità della Nuova ed Eterna
Alleanza, sigillata dal sangue prezioso di Cristo che ha abbattuto
ogni muro di separazione per creare, in se stesso, un solo uomo
nuovo (cf. Ef 2, 14-18).
Dono che esige responsabilità
15. Di fronte al Pane della vita spezzato "per noi"
non possiamo che dire, con umile fede: "O Signore, non sono
degno di partecipare alla tua mensa, ma di' soltanto una parola
e io sarò salvato". Non dobbiamo dimenticare che la
notte del grande sacramento è anche la notte del colpevole
tradimento di Giuda.
Purtroppo è possibile ricevere indegnamente la vita nuova
in noi: accogliere Cristo domanda di lasciare che egli viva in
noi, che parli e operi attraverso la nostra voce e le nostre mani,
che continui la sua missione oblativa nella nostra esistenza spesa
"per gli altri", senza escludere nessuno. "Ciascuno,
pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva
di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere
il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna"
(1Cor 11, 28-29). Perciò chi ha violato in modo grave qualcuno
dei comandamenti di Dio, prima di accostarsi alla comunione eucaristica
deve purificarsi dal peccato mediante il sacramento della Penitenza.
Da una parte, infatti, l'Eucaristia è fonte di riconciliazione
e impegna i credenti a essere promotori efficaci di perdono. Dall'altra,
perché ognuno possa accostarsi degnamente a ricevere il
Corpo di Cristo, è necessario che si riconcili non solo
con Dio, ma anche con i fratelli e la comunità. È
il senso - nel rito romano - del segno di pace, scambiato prima
della Comunione che tutti stringe in un solo Corpo, animato dai
frutti dello Spirito: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé"
(Gal 5, 22).
Per ricevere con verità il Pane dato "per voi e per
tutti", dobbiamo riconoscere Gesù nei fratelli più
poveri, nei piccoli, nei disprezzati. L'Eucaristia esige una risposta
di vita rinnovata, aperta all'amore sincero. Ce lo ricorda così
san Giovanni Crisostomo: "Tu hai bevuto il Sangue del Signore
e non riconosci tuo fratello. Tu disonori questa stessa mensa,
non giudicando degno di condividere il tuo cibo colui che è
stato ritenuto degno di partecipare a questa mensa. Dio ti ha
liberato da tutti i tuoi peccati e ti ha invitato a questo banchetto.
E tu, nemmeno per questo, sei divenuto più misericordioso"
.
Dono per l'impegno missionario
16. Racchiudendo tutto il bene spirituale della Chiesa, l'Eucaristia
si presenta come fonte e culmine dell'evangelizzazione: mentre
corona l'itinerario di iniziazione del credente alla vita in Cristo
e che si realizza nella Chiesa, spinge i cristiani ad annunciare,
in opere e parole, il mistero celebrato nella fede. La celebrazione
del sacrificio eucaristico è l'atto missionario più
efficace che rinnova il mondo e la vita degli uomini, cosicché
essi "sono invitati e indotti a offrire assieme a Cristo
se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create" . Il
convito eucaristico provoca, infatti, chi vi partecipa all'impegno
della missione, perché a tutti sia fatto conoscere il Vangelo
della salvezza e l'invito ad attingerne i frutti .
Spezzare il Pane della vita coinvolge, personalmente e comunitariamente,
nell'aiutare chi non conosce il Vangelo a dischiudersi al dono
della fede, e chi se ne è allontanato a riscoprire la gioia
della comunione con Cristo Salvatore. Dal mistero eucaristico
sorgono, si sviluppano e sono sostentati il servizio ai poveri
e la testimonianza della carità, la difesa e promozione
della vita di ogni persona, la lotta per la giustizia e la costante
ricerca della pace.
IV. MISTERO DELLA FEDE
17. Il Pane della vita vivifica chi l'accoglie con fede. Lo insegna
Gesù ai suoi ascoltatori di Cafarnao e di ogni altro luogo:
""Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che
dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà.
Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo".
Gli dissero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere
le opere di Dio?". Gesù rispose: "Questa è
l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato""
(Gv 6, 27-29).
La Parola svela il Mistero
18. Senza la Rivelazione rimane incomprensibile l'Eucaristia.
Come i discepoli al Cenacolo, come i viandanti di Emmaus (cf.
Lc 24, 13-35), abbiamo bisogno che il Signore spezzi per noi il
pane della Parola e susciti l'ardore dell'amore nei nostri cuori,
per aderire con fede al suo mistero di morte e risurrezione, reso
presente nel sacramento dell'altare. Per questo la Messa è
costituita dalla liturgia della Parola e dalla liturgia eucaristica,
due parti intimamente connesse e ordinate l'una all'altra : l'ascolto
della Parola che il Signore stesso pronuncia per noi nell'assemblea
liturgica suscita la risposta di fede che abilita a partecipare
al convito della Vita.
La Presenza viva
19. Il nesso tra evento storico e sacramento si trova bene espresso
nel canto eucaristico "Ave verum corpus natum de Maria Virgine",
in cui si afferma che Gesù, "nato da donna" (Gal
4, 4), si è incarnato nel grembo verginale di Maria per
essere il Dio con noi: lo incontriamo realmente oggi nei segni
eucaristici. La presenza di Cristo nell'Eucaristia è presenza
"reale" offerta "nel sacramento", ossia sotto
il velo di segni e gesti compiuti per volere di Cristo e nel modo
stabilito dalla Chiesa per tradizione apostolica. "Tale presenza
si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre
non siano "reali", ma per antonomasia perché
è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto
intero si fa presente" .
La fede apre all'adorazione
20. Conoscere la grandezza dell'Eucaristia custodita giorno e
notte nelle nostre chiese è appello ai credenti a ritornare
davanti al Mistero anche fuori della Messa, per prolungare quegli
atteggiamenti oranti che animano la celebrazione eucaristica.
La preghiera silenziosa di ringraziamento e di supplica dilata
la fede, aiutando a vivere nella speranza e nella carità.
L'esposizione del SS. Sacramento, le ore di adorazione, le processioni
eucaristiche, in modo speciale nella solennità del SS.
Corpo e Sangue di Cristo, i Congressi Eucaristici concentrano
la nostra attenzione su Colui che è il Pane della vita,
la vita stessa, ricordano e testimoniano a tutti che non di solo
pane vive l'uomo. La dimensione contemplativa che, sull'esempio
di Maria, Vergine dell'ascolto silenzioso e fecondo, coglie nell'Eucaristia
la presenza del Vivente aiuta a trasfigurare le morti che si verificano
nella città terrena in impegno per la vita, in speranza
di risurrezione. "È urgente una grande preghiera per
la vita, che attraversi il mondo intero" .
Pane di vita eterna, segno della Pasqua dell'universo
21. Agli uomini e alle donne di oggi, desiderosi di vivere un'esistenza
non effimera, di sopravvivere al di là delle limitazioni
del tempo e dello spazio, Gesù ha promesso la possibilità
di essere ormai innestati nella sua stessa vita e di poter aspirare
a un'esistenza senza fine: "Chi mangia la mia carne e beve
il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo
giorno" (Gv 6, 54). Ignazio di Antiochia ricorda che l'Eucaristia
è "l'unico pane che è farmaco d'immortalità,
antidoto contro la morte, alimento dell'eterna vita in Gesù
Cristo" . Nell'Eucaristia è racchiusa e già
in atto la beata speranza che alimenta l'attesa e il desiderio
della Chiesa e di ogni credente del ritorno del Signore. "Vieni
Signore Gesù", invoca la liturgia. È la Chiesa
sposa che dice a Cristo suo sposo "Vieni". Ed egli si
fa presente nel pane e nel vino e conferma la promessa del suo
ritorno glorioso: "Sì, verrò presto" (Ap
22, 20).
L'Eucaristia inoltre, mentre attesta il rinnovamento del mondo
operato dal Salvatore , impegna i credenti a essere responsabili
della natura, della terra, dell'aria, affidate alle cure dell'uomo
dal Signore dell'universo. Nel credere che il pane e il vino,
frutti della terra e del lavoro degli uomini e delle donne, diventano
Corpo e Sangue di Cristo, noi intravediamo fin d'ora la trasformazione
del creato che, alla fine dei tempi, l'unico Salvatore del mondo
riconsegnerà, ormai definitivamente redento, nelle mani
del Padre .
Con la Chiesa di Roma
22. Il Congresso Eucaristico Internazionale si svolgerà
a Roma, dove gli Apostoli Pietro e Paolo, con numerosi altri martiri,
hanno dato a Cristo e alla Chiesa la suprema testimonianza di
fede e di amore. Il loro esempio e la forza simbolica dell'aprirsi
della "Porta santa" chiamano i credenti a un rinnovato
ingresso nel mistero di Cristo e della Chiesa, per affrontare
con animo nuovo il cammino verso il nuovo millennio.
La convocazione del Congresso impegna, pertanto, in primo luogo
la Chiesa di Roma, guidata dal successore dell'Apostolo Pietro.
Nel rendere grazie al Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
unico Salvatore del mondo, essa invoca la benedizione dello Spirito
Santo perché possa esprimere fedelmente, anche in questo
evento, la missione che con provvidente disegno divino le è
stata affidata a beneficio delle Chiese sparse su tutta la terra.
In questo sentire, si dispone ad accogliere i pellegrini che la
visiteranno nell'anno giubilare, offrendo loro la ricchezza della
sua tradizione e la testimonianza della propria fede, pur nella
debolezza dei suoi mezzi. L'antico esempio del giovane san Tarcisio,
che preferì perdere la propria vita anziché lasciar
profanare la Vita che portava sotto le specie del pane eucaristico
, è luminoso stimolo a impegnarsi, pagando di persona,
per favorire l'incontro di tutti con Cristo Salvatore, affinché
a nessuno manchi la possibilità di attingere al mistero
della nuova vita.
La Vergine Maria, che con gesto missionario ha presentato il Salvatore
ai
pastori di Betlemme e ai Magi venuti da Oriente a Gerusalemme,
insegni a ogni comunità cristiana a rendere grazie al Signore
che ricolma di beni gli affamati e ad esprimere nella vita il
mistero che celebra nella fede.
INDICE
TESTO-BASE
Premessa
0 "Fate questo in memoria di me"
Memoria liturgica del sacrificio del Signore
Memoria ecclesiale del comando di Cristo
Memoria vissuta dell'esempio di Gesù
I. "Prendete e mangiate"
Pane di vita nuova
Un solo pane per formare un solo corpo
Un pane che rinvigorisce nel cammino
II. "Dato per voi e per tutti"
Dono che vivifica
Dono senza frontiere
Dono che esige responsabilità
Dono per l'impegno missionario
III. "Mistero della fede"
La Parola svela il Mistero
La Presenza viva
La fede apre all'adorazione
Pane di vita eterna, segno della Pasqua dell'universo
Con la Chiesa di Roma
PREGHIERA DEL CONGRESSO
INNO EUCARISTICO
SIGNIFICATO DEL "LOGO"
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