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Ottobre 2004 - Ottobre 2005

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L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa (Lineamenta)

 

CHE COSA SI RICHIEDE PER FARE DEGNAMENTE LA SANTA COMUNIONE?

Per fare degnamente la Santa Comunione si richiedono tre cose:

- Essere in stato di grazia e cioè senza peccato mortale
- Sapere e pensare Chi si va a ricevere
- Essere digiuni da almeno un’ora (eccezione fatta per l’acqua e le medicine).
Gli anziani, coloro che sono affetti da qualche infermità e le persone addette alle loro cure, possono ricevere la santissima Eucaristia anche se hanno preso qualcosa entro l'ora antecedente.

Chi è consapevole di essere in peccato mortale può comunicarsi dopo aver fatto un atto di contrizione con il proposito di confessarsi dopo?

Chi è consapevole di essere in peccato grave, per quanto sia pentito, deve confessarsi prima di ricevere l’Eucaristia, a meno che non vi sia una ragione grave per accedere alla comunione unita all’impossibilità di confessarsi; nel qual caso si ricordi di porre un atto di contrizione perfetta, che include il proposito di confessarsi quanto prima.

Che peccato commette chi riceve l’Eucaristia in peccato mortale?

Chi riceve l’Eucaristia in peccato mortale commette un grave sacrilegio, in quanto profana ciò che vi è di più sacro in mezzo a noi, cioè il Corpo santissimo di Cristo.

Chi è in peccato mortale, e non può quindi comunicarsi, deve ugualmente andare alla Messa nei giorni festivi?

L’obbligo di ascoltare la Messa nei giorni festivi è distinto da quello della comunione. Chi non è nelle condizioni di comunicarsi deve ascoltare la Messa e rimandare la comunione.

Quando è obbligatoria la comunione?

La comunione è obbligatoria ogni anno nel periodo pasquale, e inoltre in pericolo di morte (viatico). Chi non si è comunicato entro il periodo pasquale deve farlo al più presto.

Si può ricevere più volte la comunione eucaristica in un giorno?

Chi ha già ricevuto la santissima Eucaristia, può riceverla di nuovo lo stesso giorno, soltanto entro la Celebrazione Eucaristica alla quale partecipa.
I fedeli che si trovano in pericolo di morte derivante da una causa qualsiasi, ricevano il conforto della sacra comunione come Viatico. Anche se avessero ricevuto nello stesso giorno la sacra comunione, tuttavia si suggerisce vivamente che quanti si trovano in pericolo di morte, si comunichino nuovamente. Perdurando il pericolo di morte, si raccomanda che la sacra comunione venga amministrata più volte, in giorni distinti. Il santo Viatico per gli infermi non venga differito troppo; coloro che hanno la cura d'anime vigilino diligentemente affinché gli infermi ne ricevano il conforto nel pieno possesso delle loro facoltà

Si può ricevere la comunione fuori della Santa Messa?

La sacra Comunione deve essere ricevuta nella stessa Celebrazione Eucaristica; tuttavia a coloro che la chiedono per una giusta causa fuori della Messa venga data, osservando i riti liturgici.

Un bambino in pericolo di morte può ricevere la comunione?

Per poter amministrare la santissima Eucaristia ai fanciulli, si richiede che essi posseggano una sufficiente conoscenza e una accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore. Tuttavia ai fanciulli che si trovino in pericolo di morte la santissima Eucaristia può essere amministrata se possono distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la comunione. È dovere innanzitutto dei genitori e di coloro che ne fanno le veci, come pure dei parroci, provvedere affinché i fanciulli che hanno raggiunto l'uso di ragione siano debitamente preparati e quanto prima, premessa la confessione sacramentale, alimentati di questo divino cibo; spetta anche al parroco vigilare che non si accostino alla sacra Comunione fanciulli che non hanno raggiunto l'uso di ragione o avrà giudicati non sufficientemente disposti.

I divorziati risposati civilmente, gli scomunicati e gli interdetti, e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto possono accostarsi alla comunione?

Non sono ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto.
Per quanto riguarda i divorziati risposati civilmente, “la Chiesa afferma che essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione”.
Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l'accesso alla Comunione eucaristica: «Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale; se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio».
Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l'accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall'assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, “assumano l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi”» .In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo.
In questa prospettiva, anche, il fedele che convive abitualmente con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica.
Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile. La partecipazione alla vita della Chiesa non è esclusivamente ridotta alla questione della recezione dell'Eucaristia. I fedeli che per la loro situazione non possono accedere alla comunione possono partecipare al al sacrificio di Cristo nella Messa, e anche se non possono ricevere la comunione sacramentale, possono unirsi a Lui con la comunione spirituale, con la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, e partecipare alle opere di carità e di giustizia (Cf. Esort. apost. Familiaris consortio, n. 84: AAS 74 (1982) 185).

PERCHE’ DOBBIAMO PARTECIPARE ALLA SANTA MESSA?
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2177- 2183

Il terzo comandamento, “Ricordati di santificare le feste”, ci richiama ad onorare Dio con le opere di culto nei giorni festivi di precetto. Quindi non partecipare alla Messa per colpa propria costituisce un peccato grave, un peccato mortale, e per ottenere il perdono è necessario accostarsi al sacramento della Confessione.

Qual è la festa fondamentale per noi cristiani?

La festa fondamentale e primordiale per noi cristiani è la Pasqua di Risurrezione, la cui celebrazione viene rivissuta ogni settimana nel giorno del Signore cioè la Domenica.

Quali sono gli altri giorni festivi di precetto oltre alla domenica?

Oltre alla Domenica devono essere osservati i giorni del Natale di nostro Signore Gesù Cristo (25 dicembre), dell'Epifania (1° gennaio), dell'Ascensione e del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della Santa Madre di Dio Maria (1 gennaio), della sua Immacolata Concezione (8 dicembre), dell’Assunzione (15 agosto), di san Giuseppe (19 marzo), dei santi Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno) e infine di Tutti i Santi (1° novembre). (cfr. Codice di Diritto Canonico can 1246 §1).
Quale opera di culto ci viene prescritta per la Domenica e le altre feste di precetto?

La Chiesa ha specificato il terzo comandamento con il precetto della partecipazione alla Santa Messa. Soddisfa tale precetto chi partecipa alla Messa dovunque essa venga celebrata con il rito cattolico, nel giorno stesso della festa o nel pomeriggio del giorno precedente (cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 265).

E’ grave l’obbligo di partecipare alla Santa Messa nei giorni festivi?

La Santa Messa festiva fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano dispensati dal loro parroco) (Cfr ibid. 1245). Coloro che deliberatamente e senza un reale impedimento non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave.
“Se per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla Liturgia della Parola, se ve n'è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le disposizioni del vescovo diocesano, oppure attendano per un congruo tempo alla preghiera personalmente o in famiglia, o, secondo l'opportunità, in gruppi di famiglie” (CIC can. 1248§ 2).

Si può sostituire la Messa festiva con un’altra pratica o con una Messa feriale?
Ciò non è possibile: sia perché la Santa Messa è l’unico atto di culto veramente degno di Dio, sia perché ciò sarebbe apertamente contro il comandamento che prescrive di santificare la festa. La celebrazione comunitaria dell'Eucaristia domenicale è poi una speciale testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi testimoniano al tempo stesso la santità di Dio e la loro speranza nella salvezza. Si rafforzano vicendevolmente sotto l'assistenza dello Spirito Santo.

Che cosa ci proibisce il terzo comandamento?
Il terzo comandamento ci proibisce il lavoro festivo. Come Dio “cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” ( Gen 2,2 ), così anche la vita dell'uomo è ritmata dal lavoro e dal riposo. L'istituzione del giorno del Signore contribuisce a dare a tutti la possibilità di “godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa” (Gaudium et spes, 67).
Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo (Cf Codice di Diritto Canonico, can. 1247). Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I fedeli vigileranno affinché legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la salute.
Santificare le domeniche e i giorni di festa esige un serio impegno comune. Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore. Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc) e le necessità sociali (servizi pubblici, ecc) richiedono a certuni un lavoro domenicale, ognuno si senta responsabile di riservarsi un tempo sufficiente di libertà. I fedeli avranno cura, con moderazione e carità, di evitare gli eccessi e le violenze cui talvolta danno luogo i diversivi di massa. Nonostante le rigide esigenze dell'economia, i pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo destinato al riposo e al culto divino. I datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti.
Nel rispetto della libertà religiosa e del bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche e i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi. Spetta a loro offrire a tutti un esempio pubblico di preghiera, di rispetto e di gioia e difendere le loro tradizioni come un prezioso contributo alla vita spirituale della società umana. Se la legislazione del paese o altri motivi obbligano a lavorare la domenica, questo giorno sia tuttavia vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa partecipare a questa “adunanza festosa”, a questa “assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli” (Eb 12,22-23 ).

 
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