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Premessa
"Ogni battezzato, per il fatto stesso del battesimo,
possiede il diritto di ricevere dalla Chiesa un insegnamento e
una formazione che gli permettano di raggiungere una vera vita
cristiana" (CT 14).
L'umanità, composta di uomini e donne, da sola è
incerta sulla sua origine, sul suo cammino e sul suo destino.
Per questo il Padre ha inviato il Figlio, incarnatosi per opera
dello Spirito Santo, per illuminare l'uomo sul suo 'mistero' e
liberarlo dalla schiavitù del peccato, dalla violenza e
dal dominio egoistico sugli altri esseri viventi e se stesso.
Il Figlio ha istituito la Chiesa, che, guidata dallo Spirito Santo,
continua nel tempo l'opera di Gesù, rivelatore del Padre-Amore.
Essa annuncia il mistero di Dio e il suo disegno salvifico realizzato
in Gesù, la sua visione dell'altissima vocazione dell'uomo,
lo stile di vita evangelico che comunica la gioia del Regno, la
speranza che la invade, l'amore che sente per l'uomo e per tutte
le creature di Dio ed elargisce a tutti, per mezzo di una catechesi
appropriata, i tesori spirituali ed umani del suo ricco patrimonio
riversati su di essa dal suo Signore e Redentore: sacramenti,
parola di Dio, vita nella Chiesa. Facendo ciò, Essa stessa
cammina verso la pienezza della maturità della fede: contemplare
Dio 'faccia a faccia' (1 Cor 13,12) nel perfetto culto di Lode
e Rendimento di Grazie.
La Chiesa accoglie nel suo seno le persone con disabilità
come dono di Dio per la manifestazione della sua gratuità
e del suo amore per l'umanità, e riconosce la loro esistenza
come luogo teologico dove Dio "opera le sue meraviglie".
Essa aiuta a superare la situazione di isolamento e rifiuto, di
cui tutti possono esserne vittime, con il far scoprire ad ognuno,
incluse le persone con disabilità, la dignità inviolabile
di ogni persona umana e i suoi diritti: diritto alla vita, al
lavoro, all'educazione, alla creazione di una famiglia, alla partecipazione
alla vita pubblica, alla libertà religiosa.
È anche consapevole che la povertà religiosa e culturale,
con la negazione o limitazione dei diritti, aggrava la sofferenza
e il dolore della condizione di isolamento impoverendo la persona
come o più della privazione dei beni temporali.
La Chiesa annuncia e spiega la Parola.
La Chiesa "esiste per evangelizzare" (EN 14), per
"portare la buona novella in tutti gli strati dell'umanità
e, con il suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova
l'umanità stessa" (EN 18). Essa, quale Madre e Maestra,
genera ed istruisce figli concepiti per opera dello Spirito Santo
e nati da Dio (Cfr. LG 64). A tutti porta l'annuncio del Salvatore,
ma anche introduce ognuno al mistero di Dio rivelato in Gesù
e forma tutti integralmente per una piena conversione per vivere
così la vocazione universale alla santità nel servizio
alla carità.
La Chiesa, animata dallo Spirito, è maestra nella fede
e continua nella storia dell'umanità la missione di Gesù
Maestro. Conserva, come Maria (Lc 2,19), fedelmente il Vangelo
nel suo cuore (Cfr. LG 64; DV 10a), lo annuncia, lo celebra, lo
vive e lo trasmette nella catechesi a tutti coloro che hanno deciso
di seguire Gesù.
Attraverso la catechesi, Essa nutre i suoi figli con la sua propria
fede e li inserisce nella famiglia ecclesiale. Offre loro il Vangelo
in tutta la sua autenticità e purezza, il quale, in pari
tempo, è donato a loro come alimento adattato, culturalmente
arricchito e come risposta alle aspirazioni più profonde
del cuore umano.
"Lo scopo definitivo della catechesi è di mettere
qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in intimità
con Gesù Cristo" (CT 5).
La catechesi favorisce lo spirito di umiltà e di semplicità
(Mt 18,3), la sollecitudine per i più piccoli (Mt 18,6),
l'attenzione speciale per coloro che si sono allontanati (Mt 18,15),
la correzione fraterna (Mt 18,15), la preghiera in comune (Mt
18,19), il mutuo perdono (Mt 18,22). L'amore fraterno unifica
poi tutti questi atteggiamenti (Gv 13,34).
La catechesi è un impegno di tutti, anche delle persone
con disabilità
Far conoscere "il mistero della fede" (CT 41) è
compito di tutti i membri della comunità ecclesiale. "La
catechesi per tutti i battezzati è compito urgente della
comunità cristiana" (CEI: RdC 123).
Anche le persone con disabilità vanno considerate parte
attiva per la realizzazione del progetto di salvezza affidato
dal Signore alla Chiesa.
Ne consegue il pieno inserimento delle persone con disabilità
nella vita ecclesiale come soggetti responsabili, con gli stessi
diritti doveri e la stessa missione fondamentale comune a tutti
i battezzati, ma anche con una vocazione personale da attuare.
"Essi sono chiamati a celebrare sacramentalmente la loro
vita di fede, secondo i doni ricevuti da Dio e lo stato in cui
si trovano. Così, partecipando alla catechesi, alla liturgia
e alla vita della Chiesa, potranno compiere il loro cammino di
fede, e divenire soggetti attivi di evangelizzazione, capaci di
arricchire coi doni e carismi propri la comunità cristiana"
(C.E. Emilia-Romagna 1981)
L'universalità della catechesi, sia come primo annuncio
sia come conversione e crescita costante di fede nelle varie fasi
della vita, coinvolge le persone con disabilità per una
esperienza qualificata del mistero della fede da viversi all'interno
della Chiesa stessa e delle comunità ecclesiali locali.
"La catechesi prepara la piena, consapevole, attiva partecipazione
dei fedeli alle celebrazioni liturgiche" (CEI RdC 45). Ognuno
con la propria voce, con la propria offerta di sè, loda
il Padre in Gesù per mezzo dello Spirito. Anche le persone
con disabilità, al di là delle loro menomazioni
fisiche e/o psichiche, sono capaci di tale culto di lode, e il
Padre non rifiuta la lode di questi suoi figli/e prediletti che
Egli ha chiamato a condividere in modo sublime il mistero della
redenzione di "tutto l'uomo, anima e corpo" realizzato
attraverso la sofferenza e la resurrezione (Giovanni Paolo II,
Insegnamenti,31-3-1984, cfr SD 3 e 19).
Non solo la partecipazione alle celebrazioni liturgiche è
la meta della catechesi ma anche la partecipazione a ciò
che è la vita della Chiesa nelle sue scelte ed attività
pastorali.
"Tutti hanno un posto nella Comunità ecclesiale. Ma
ognuno deve trovare il posto giusto, in cui sarà rispettato,
vale a dire, in cui le sue difficoltà e il suo handicap,
qualunque esso sia, saranno tenuti in considerazione" (Brunot
1991).
Le persone con disabilità parlano alla Chiesa
"E Gesù chiamato a sè un bambino, lo
pose in mezzo a loro" (Mt 18,2).
Le persone con disabilità, essendo dono di Dio alla Chiesa
e all'umanità intera, come del resto lo è ogni persona,
sono anche Parola di Dio che tutti sono chiamati a leggere ed
accogliere con spirito di conversione.
Leggendo questa parola, si superano egoismi, individualismi, efficientismi
ed emarginazioni. La presenza della persona con disabilità
porta a cambiamenti di mentalità, a scoprire valori determinanti
nella vita, ad assumere atteggiamenti e comportamenti consequenziali,
a fare scelte profonde e radicali.
L'umanità della persona con disabilità avvicina
al "mistero" di colui che volontariamente e liberamente
ha scelto di essere vittima della violenza, del rifiuto, dell'isolamento,
dell'esclusione, dell'abbandono, del tradimento psicologico, affettivo,
emotivo e sociale, dell'essere rifiutato dagli uomini, ma sostenuto
da Dio (cfr Ps 41) in un disegno di salvezza a vantaggio di tutti.
Questa presenza è motivo e segno della pietà di
Dio: il Signore è presente nella Chiesa, sua casa, e dona
ad essa la capacità di abbracciare il mondo intero partendo
proprio dalla persona con disabilità (cfr Mc 1,29-34),
assumendo in sè la sapienza della pietà di Dio per
tutta la famiglia umana.
Con la propria vita la persona con disabilità fa catechesi
sull'amore. La fonte di questo amore è Dio stesso: "Io
ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Tu sei prezioso ai
miei occhi, perchè sei degno di stima e io ti amo"
(Is 43,1.4).
I messaggi che le persone con disabilità offrono possono
essere oggetto di riflessione per modificare mentalità
restie; eccone alcuni:
- l'amore di Dio Padre, anche quando l'umanità è
ferita, mortificata, è infinito;
- il valore primario della vita appare anche in situazioni difficili;
- si sente la necessità di una vita fisica integra ed efficace,
ma esiste anche la relatività di molti suoi aspetti in
una globale e unitaria visione dell'uomo;
- è necessario scoprire il significato profondamente umano
della sofferenza, del limite, della Croce, come valori di purificazione,
di liberazione, di crescita e di maturazione;
- valorizzare la solidarietà, l'amore, la comunione come
unica via per venire incontro ai fratelli e sorelle nella sofferenza
e nella solitudine e costituire per loro e con loro reali possibilità
di vita serena e tranquilla;
- la pienezza di una vita semplice, essenziale, povera, umile,
può essere l'ideale primo e più importante di vita
di ogni persona matura;
- la scienza umana è necessaria per debellare i mali e
le violenze che incontriamo presenti nell'umanità, per
limitarne la vastità e la crudeltà con impegni mirati.
Per mezzo delle persone con disabilità la Chiesa forma
la comunità cristiana e supera la mentalità efficientistica
ed emarginante della società secolaristica; nella loro
piena accoglienza e accettazione essa afferma la dignità
di ogni vita umana sin dal seno materno.
Le persone con disabilità hanno capacità di azioni
di carità impegnative; sono testimoni privilegiati della
redenzione e viva dossologia ecclesiale del Signore vivente nei
secoli ed edificano il Corpo di Cristo (Cfr SD 24).
Inoltre le persone con disabilità sono fin d'ora profezia
di ciò che ogni persona potrà essere nel futuro,
quando le forze fisiche diminuiranno, quando si potrà perdere
la propria autonomia, quando si può divenire completamente
dipendenti: si desidera anche allora essere trattati con dignità
e rispetto ed essere ancora responsabili della propria vita e
partecipi degli eventi comunitari.
La Chiesa catechizza le persone con disabilità.
"Ogni volta che l'avete fatto al più piccolo
dei miei fratelli, lo avete fatto a me" (Mt 25,40).
"Ogni comunità cristiana considera come persone predilette
dal Signore quelle che, particolarmente tra i minori, soffrono
di handicap fisico, mentale e di altre forme di disagio"
(DGpC 1997).
La posizione delle persone con disabilità come 'persone
predilette' spinge la Chiesa a fare di più per far vivere
a loro il 'mistero della fede', offrendo una catechesi adeguata
alle necessità e capacità di ognuna, con l'obiettivo
di condurle a una esperienza autentica, viva e gioiosa di Dio
in seno alla propria comunità fino alla santità.
La meta finale della catechesi è la santità. "L'amore
del Padre verso questi figli più deboli e la continua presenza
di Gesù con il suo Spirito danno fiducia che ogni persona
per quanto limitata è capace di crescere in santità"
(DGpC 1997). Porta, quindi, le persone con disabilità a
scoprire la loro chiamata a vivere il discepolato in modo responsabile
e attivo e ad arricchire il popolo di Dio con i doni che il Signore
ha affidato a loro per rendere la sua Sposa splendente.
La catechesi offerta, che secondo i destinatari è specializzata,
non deve stare ai margini della pastorale comunitaria. "Perchè
ciò non avvenga è necessario che la comunità
sia costantemente avvertita e coinvolta... Le esigenze peculiari
di questa catechesi richiedono dai catechisti una specifica competenza
e rendono ancor più meritorio il loro servizio". "Altri
tipi di catechisti vengono urgentemente richiesti da settori umani
di grande sensibilità:... le persone disadattate e disabili,
che necessitano di una pedagogia catechetica speciale, oltre alla
loro piena integrazione alla comunità" (DGpC 1997).
La catechesi, anche quando è 'specializzata', mette insieme
la tecnica con il cuore, con l'amore. Ma soprattutto mantiene
unite le persone con disabilità e 'normodotate' nelle attività
normali dello svolgimento del programma di catechesi che ogni
comunità parrocchiale svolge. Il fondamento di una catechesi
che deve portare i frutti desiderati è il rapporto personale
che il catechista, la comunità ecclesiale e la famiglia
hanno con la persona con disabilità, come del resto con
ogni persona. "Coloro che lodevolmente si dedicano al servizio
delle persone handicappate devono conoscere con intelligenza scientifica
gli handicap, ma devono, in pari tempo comprendere col cuore la
persona portatrice di handicap" (Santa Sede 1981).
Motivi di una giornata giubilare della comunità con
le persone con disabilità.
"Tutta la città era radunata davanti alla porta"
(Mc 1, 33).
Il Signore Gesù si è offerto come vittima alla
violenza umana, frutto del peccato e dell'abuso della libertà,
perchè la sua Chiesa fosse sempre splendente (Ef 5, 25-27).
La realtà del peccato è sempre presente nella Chiesa,
Corpo di Cristo, per questo i suoi membri a volte fanno scelte
che non riflettono il volere del loro 'capo'.
Spinta dall'impulso vitale dello Spirito, la Chiesa ha il coraggio
di guardare a se stessa e rendersi conto delle inadempienze nel
promuovere la vita delle persone con disabilità. Questa
giornata giubilare è momento di richiesta di perdono e
di riconciliazione da parte della Chiesa con le persone con disabilità,
ma anche di offerta di perdono da parte delle persone verso la
Chiesa con una liturgia che rifletta questo aspetto (cfr TMA 33).
Quindi è occasione per riconciliarsi con le persone con
disabilità e le loro famiglie.
Questa giornata è inizio di recupero e di inserimento delle
persone con disabilità nelle vita di ogni giorno come persone
portatrici di un dono, non solo per il fatto di essere persone,
ma anche per la vocazione particolare a cui sono state chiamate
da Dio. Con questa azione la Chiesa diventa effettivamente la
casa del Padre dove tutti possono trovare la pienezza dell'amore
divino e umano.
È una giornata per superare con azioni concrete e significative
attraverso testimonianze forti la disabilità come separazione,
distanza, diversità e vedere le persone con disabilità
come persone, piene di ricchezze e di umanità.
La giornata celebrativa vuole riscoprire le indicazioni e gli
indirizzi dei documenti del magistero della Chiesa, che in molte
Chiese locali sono sconosciuti, poco studiati, poco assimilati
e poco messi in pratica. Quindi essa è occasione per mettere
in opera tali indicazioni senza esitazioni secondo le situazioni
e culture locali per la piena valorizzazione e integrazione della
persona con disabilità ad ogni livello di vita ecclesiale
e civile.
Le chiese locali che già da tempo stanno lavorando con
profitto in questo settore hanno l'occasione per far dono delle
loro esperienze e riflessioni alle altre chiese, le quali hanno
ancora davanti a sè un lungo lavoro per una piena integrazione
delle persone con disabilità nella vita della Chiesa e
della società. Mentre esse sono stimolate dalla giornata
giubilare a continuare ulteriormente il cammino intrapreso.
In questa giornata giubilare andranno curate le celebrazioni dei
sacramenti, come pure l'annuncio del Vangelo di salvezza sia alle
persone con disabilità che alle loro famiglie, alcune delle
quali non hanno mai ascoltato l'annuncio su Gesù, altre
invece potrebbero averne sentito parlare in modo distorto.
Essa è occasione di studi, di riflessioni, di iniziative
da parte della chiesa locale e parrocchiale per la centralità
della persona con disabilità; è a motivo di essa
che la Chiesa e le Comunità possono abbracciare tutti:
"la qualità di una società si misura dal rispetto
che essa manifesta verso i più deboli dei suoi membri"(Giovanni
Paolo II, 31 marzo 1984), (cfr Mc 1,30-34).
Questa giornata vuole stimolare una mentalità che penetri
i 'centri' di formazione religiosa, civile, sociale, politica
ed economica per debellare la 'cultura della morte' e proclamare
la 'cultura della vita'. A questo riguardo il coinvolgimento sociale-ecclesiale
e le testimonianze di vita vissuta e impegnata da parte delle
persone con disabilità e delle loro famiglie sono veicolo
privilegiato per la trasformazione e la crescita della società.
È occasione di autoeducazione per la comunità parrocchiale:
essa può così guardare alle persone con disabilità
con serenità e fiducia e superare la paura e la diffidenza
verso di loro. Quindi la stimolazione, che la comunità
parrocchiale riceve, la fa crescere in modo che essa diventi comunità
accogliente e senza barriere ideologiche, mentali e psicologiche;
al di là dell'abbattimento delle barriere architettoniche
e comunicative, essa vede queste persone come dono speciale di
Dio, cariche del triplice ministero sacerdotale, regale e profetico
di Cristo.
Testimonianze.
Preghiera di richiesta di perdono per l'abuso dei diritti
dell'uomo:
"Preghiamo per tutti gli esseri umani del mondo, specialmente
per i minori vittime di abusi, per i poveri, gli emarginati, gli
ultimi; preghiamo per i più indifesi, i non-nati soppressi
nel seno materno, o persino utilizzati a fini sperimentali da
quanti hanno abusato delle possibilità offerte dalla bio-tecnologia
stravolgendo le finalità della scienza".
"Padre nostro, che sempre ascolti il grido dei poveri, quante
volte anche i cristiani non ti hanno riconosciuto in chi ha fame,
in chi ha sete, in chi è nudo, in chi è perseguitato,
in chi è incarcerato, in chi è privo di ogni possibilità
di autodifesa, soprattutto negli stadi iniziali dell'esistenza.
Per tutti coloro che hanno commesso ingiustizie confidando nella
ricchezza e nel potere, e disprezzando i "piccoli",
a te particolarmente cari, noi ti chiediamo perdono: abbi pietà
di noi ed accogli il nostro pentimento" (Giovanni Paolo II,
12 marzo 2000).
Testimonianza di una madre
"Sono madre di tre meravigliosi ragazzi: Franceso, Vincenzo
e Gabriele.
Il più piccolo di loro, Gabriele, all'età di due
anni cominciò a star male, e senza sapere perchè,
mio marito ed io, ce lo siamo ritrovato in coma profondo. In quei
momenti sconvolgenti pregavo incessantemente Maria perchè
compisse un miracolo, ma nostro figlio continuava a star male.
A poco a poco, lei diresse il mio sguardo verso suo Figlio in
croce il quale pur potendo, non allontanò la sua sofferenza,
ma la sublimò nel più grande gesto d'amore della
storia di tutti i tempi. Questa consapevolezza iniziò a
crearmi del disagio nel chiedere il miracolo: volevo vederci più
chiaro. Iniziai prima a "vedere" e poi a "sentire"
la messa, l'ascolto della Parola mi condusse gradualmente a "partecipare"
alla celebrazione eucaristica, infatti gradualmente la mia vita
iniziò a cambiare sotto l'effetto fortemente guaritore
della Riconciliazione e della Eucarestia. Le mie giornate vissute
con Cristo mi portarono ad assaporare il Consolatore per eccellenza:
lo Spirito Santo. In questa nuova e splendida avventura sperimentai
la presenza materna della Chiesa.
Molti teologi affermano che oggi l'unica risposta all'ateismo
è la Trinità. Dio non può essere un Dio anonimo,
che ognuno si può rappresentare secondo le proprie necessità
ed influenze culturali. Neanche può essere un Dio che dall'alto
si diverte a guardare gli uomini distribuendo gioie e dolori per
il gusto di mettere alla prova la nostra fede. Dio, come ci attesta
la Scrittura, è il Padre sempre presente accanto al suo
popolo, che ha tanto amato il mondo da darci il suo unico Figlio,
il quale è venuto a condividere la nostra condizione umana,
ed ha promesso di rimanere per sempre accanto a noi per mezzo
del 'consolatore'.
Solo dopo aver "conosciuto" la SS. Trinità ho
fatto esperienza soprannaturale della gioia e della sofferenza;
infatti nel frattempo si è scoperto che il male di Gabriele
è un tumore incurabile. Non è certo la sofferenza
che provo che mi fa gioire, tutt'altro, ci sono momenti in cui
ho paura di quello che ci potrà succedere, ma è
il sapere che questo immenso dolore, alla luce di Cristo, ha un
senso. È un po' come partorire, il dolore è forte
ma sai che stai dando alla luce un figlio! In questo caso il Figlio
che si dà alla luce è la propria salvezza.
In questa meravigliosa avventura l'accoglienza nella mia comunità
parrocchiale e poi il "camminare' ed il pregare insieme ci
ha aiutato a rialzarci dopo le cadute, ad uscire da quei periodi
in cui tutto e tutti ti danno fastidio. Nella comunità
accogliente ho incontrato persone che prendendoti per mano ti
fanno sentire che sono con te, senza troppo parlare, troppo consigliare,
troppo agire ma semplicemente condividendo con te quel difficile
ma nello stesso tempo stupefacente pellegrinaggio verso la casa
del Padre".
(Ndr: questa mamma era tutta radiosa il giorno in cui Gabriele
ha ricevuto la sua prima Comunione).
(Scheda di preparazione alla giornata giubilare del 3 dicembre
2000 a cura del Comitato per la giornata giubilare della comunità
con le persone con disabilità)
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