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Premessa
"Ciascuno agisca secondo il dono ricevuto: mettetelo
a servizio gli uni degli altri, come bravi amministratori della
molteplice grazia di Dio. Se uno ha il dono della parola, ne usi
come oracoli di Dio; se uno ha un ministero, lo eserciti con l'energia
che fornisce Dio: affinchè in ogni cosa sia glorificato
Dio per mezzo di Gesù Cristo, a cui spetta la gloria e
il potere nei secoli dei secoli" (1 Pt 4,10-11).
La persona con disabilità, creata ad immagine di Dio,
luogo della manifestazione dell'amore di Lui e testimone privilegiato
di umanità, è direttamente responsabile della sua
storia e della sua vita come ogni altra persona.
Il Signore Gesù chiama tutti ad essere suoi discepoli,
ad aprirsi al dono della comunione con il Padre e con i fratelli/sorelle
nella fede, a condividere con tutti gli uomini le ricchezze (1Cor
1,5-7; 7,7; 14; Rm 12,6-8; Ef 4,7-16) che Dio elargisce ad ognuno:
così pure le persone con disabilità ricevono dal
Signore la stessa chiamata a vivere il discepolato in modo responsabile
e attivo e ad arricchire il popolo di Dio con i doni che il Signore
affida a loro per rendere la sua Sposa splendente (cfr Ef 5,27).
La Chiesa, Sposa di Cristo, sollecita e sensibile a tutti i suoi
figli/e, si cura di loro perchè tutti possano progredire
in modo responsabile e personale nella crescita di fede, nella
comunione con Dio, nella scoperta dei doni ricevuti da Dio per
il bene comune e nel come questi doni possano essere messi a disposizione
degli altri. Per questo essa ricerca le persone con disabilità
per comunicare a loro 'la molteplice grazia di Dio' e per metterle
al posto che loro compete quali persone battezzate, che come tutte
le persone battezzate "sono uguali in dignità di fronte
a Dio e hanno la stessa divina chiamata" (U.S. Bishops, Guidelines
for the Celebration of the Sacraments with Persons with Disabilities,1995).
Soggetti di pastorale
"Ti glorifico, Padre, Signore del cielo e della terra, perchè
hai nascosto queste cose ai sapienti e agli scaltri e le hai rivelate
ai semplici. Sì, Padre, perchè tale è stato
il tuo beneplacito" (Lc 10,21).
"Anzi, sapete che vi annunziai l'evangelo la prima volta
in occasione di una mia malattia e sebbene quella infermità
corporale fosse per voi una prova, non me ne mostraste nè
disprezzo nè ribrezzo, ma mi accoglieste come un angelo
di Dio, come Cristo Gesù" (Gal 4,13-14).
"Tutti i membri del popolo di Dio sono soggetti dell'intera
azione ecclesiale, per altro da attuare con modalità e
competenze distinte in forza di carismi e ministeri differenti"
(Midali, 1992).
Le persone con disabilità danno le spinte più forti
ed offrono grandi risorse morali e spirituali per un mondo secondo
il piano di Dio. Esse offrono un contributo di speranza e di amore
alla storia umana. Rivelano all'uomo quello che l'uomo è:
la persona vale per quello che è e non per ciò che
ha o sa fare (GS 35) specialmente in una società dove quello
che conta è la bellezza fisica, l'auto-affermazione, la
ricerca del potere e del primato sugli altri. Mostrano la creaturalità
di tutti e di ciascuno e la dipendenza della creatura dal Creatore
con la loro fiducia e dipendenza dagli altri e affermano questa
unione che dà vita. 'La creatura senza il Creatore svanisce'
(GS 36).
Il volto di Dio, che si dona sulla croce per arricchirci della
sua gloria, si mostra nelle persone con disabilità nel
loro essere soli e marginalizzati. Le persone con disabilità
sono 'angelo di Dio, Gesù Cristo' (Gal 4,14) che continua
la sua presenza nella storia dell'uomo.
Non solo con la testimonianza della loro vita, ma anche per le
attività che possono svolgere secondo le loro possibilità,
le persone con disabilità sono soggetti attivi di pastorale.
Esse stesse possono comunicare il 'tesoro della fede' e guidare
tutti alla comunione con il Padre in Gesù per mezzo dello
Spirito.
Anche a loro, come a tutti i battezzati, è stato affidato
il mandato evangelico: "Andate istruite tutte le genti, battezzandole
nel mone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando
loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt
28,19-20).
Ed "essi se ne andarono a predicare dappertutto con la cooperazione
del Signore, il quale confermava la Parola con i miracoli che
l'accompagnavano" (Mc 16,20).
"Annuncio, testimonianza, insegnamento, sacramenti, amore
del prossimo, fare discepoli: tutti questi aspetti sono vie e
mezzi per la trasmissione dell'unico Vangelo e costituiscono gli
elementi dell'evangelizzazione" (Direttorio Generale per
la Catechesi, 1997).
Diritti
"In sintesi, la giusta attesa preminente dei nostri fratelli
è la seguente: l'integrazione equilibrata ma effettiva
nella trame della convivenza civile, per sentirsi in essa membri
a pieno titolo. Non consideriamo l'handicap come fatto drammatico
ed innaturale, ma piuttosto come una condizione di debolezza che
si traduce per la società cristiana e civile in una prova
del suo livello di fede e di umanità... Sono... sempre
persone che aspirano alla propria valorizzazione piena. ...È
necessario riconoscere con i fatti che la persona handicappata
è soggetto pienamente umano con diritii sacri ed inviolabili;
che esso deve essere facilitato a partecipare alla vita della
società in ogni dimensione accessibile; che la qualità
di una società si misura dal rispetto che essa manifesta
verso i più deboli dei suoi membri" (Giovanni Paolo
II, Insegnamenti, 31-3- 1984).
"Essi hanno diritto a conoscere, come gli altri coetanei,
'il mistero della fede'"(CT 41).
Il diritto di conoscere Dio in Gesù e a vivere la pienezza
del suo amore nello Spirito è parte integrante della dignità
della persona con disabilità. Quando esso è rispettato
e promosso, porta la persona stessa ad aprirsi ai valori più
alti che effettivamente la realizzano fino alla trascendenza con
il dono totale e oblativo di sè agli altri e a Dio per
raggiungere la piena maturità di persone a immagine di
Cristo, cioè la santità.
"Il battesimo ci rende membra del Corpo di Cristo: quindi
siamo membri l'uno dell'altro. Il Battesimo ci incorpora nella
Chiesa. Essendo diventata membro della Chiesa, la persona battezzata
non appartiene più a sè stessa, ma a Lui che è
morto e risorto per noi. D'ora in poi, ognuno è chiamato
ad essere soggetto agli altri, a servirli nella comunione della
Chiesa. Proprio perchè il Battesimo è la fonte delle
responsabilità e degli obblighi, la persona battezzata
inoltre gode dei diritti entro la Chiesa: ricevere i sacramenti,
essere nutrita con la Parola di Dio, ed essere sostenuta dagli
altri aiuti spirituali della Chiesa" (CCC1267/1269).
Le persone con disabilità non fanno eccezione ai diritti
e obblighi del Battesimo. In caso di disabilità mentale
severa e profonda, la chiamata di una persona a condividere la
fede è fondata nella testimonianza di amore data agli altri.
Azione pastorale delle persone con disabilità.
"Le persone handicappate possono far emergere in sè
eccezionali energie e valori di grande utilità per l'intera
umanità" (Giovanni Paolo II, Insegnamenti, 31-3- 1984).
"Egli (la persona con disabilità) non è solamente
colui al quale si dà; deve essere aiutato a divenire anche
colui che dà, e nella misura di tutte le possibilità
proprie. Un momento importante e decisivo nella formazione sarà
raggiunto quando egli avrà preso consapevolezza della sua
dignità, e dei suoi valori, e si sarà reso conto
che ci si attende qualcosa da lui e che egli può e deve
contribuire al progresso e al bene della sua famiglia e della
comunità" (Santa Sede, A quanti si dedicano al servizio
di persone handicappate, 4-3-1981).
"Uno dei fondamentali obiettivi di questa rinnovata e intensificata
azione pastorale...è di considerare il malato, il portatore
di handicap, il sofferente non semplicementecome termine dell'amore
e del servizio della Chiesa, bensì come soggetto attivo
e responsabile dell'opera di evangelizzazione e di salvezza"
(Christifideles Laici, cap. IV, n.54).
Non solo esse sono destinatarie dell'annuncio del Vangelo, ma
a loro volta annunciano con la propria vita e missione il Vangelo,
partecipando alla costruzione del Regno di Dio. La loro disabilità,
redenta dalla Morte e Resurrezione di Gesù, le rende missionarie
a livello immediato, intuitivo e non riflesso dei veri valori
dell'umanità: fiducia, solidarietà, diaconia, condivisione,
ascolto, accettazione, interdipendenza, immediatezza, fratellanza,
gioia, amore. Non sono sbagli di creazione. Hanno un loro compito,
non ultimo quello di smentire costantemente un comodo aggiustamento
filisteo con l'egoismo e il benessere, richiamando l'orgoglio
e la presunzione a una misura più vera.
Diventano le 'mani di Dio' (cfr. Lc 10, 35) per una giusta e valorizzata
visione dell'uomo e del piano d'amore di Dio per l'umanità
che ha il suo culmine nella gloria della resurrezione, perchè
"lo vedremo così come Egli è" (1Gv 3,2).
Le loro vie del cuore e il loro servizio di carità aiuteranno
a rompere barriere di paura, le loro vite di vulnerabilità
e la loro innocenza aiuteranno a creare luoghi di amore e di accoglienza.
Dove, secondo alcuni parametri di comprensione, non ci sono segni
di risposta, la fede della Chiesa, dei genitori e di altri supplisce.
C'è sempre da ricordare che la preghiera delle persone
con disabilità, specialmente di quelle con disabilità
mentale, ha una forza particolare: a questa preghiera la Provvidenza
non dirà mai di no, perchè un padre non potrà
mai dimenticare i suoi figli più buoni e infelici (cfr.
Gc 5,16).
Nell'annuncio e testimonianza che danno con la loro vita, con
l'offerta della loro vita insieme all'offerta liturgica di Cristo
al Padre nello Spirito e con il sevizio diaconale al Corpo di
Cristo e a tutti gli uomini, le persone con disabilità
contribuiscono, secondo la vocazione ricevuta da Dio, alla crescita
e koinonia del popolo di Dio, della Chiesa.
Nel perdono, accorgersi cioè che gli altri indistintamente
sono qualcosa di prezioso e hanno qualcosa di prezioso da dare,
e nella festa, esprimere la novità, la creatività,
la possibilità di rapportarsi con gli altri, di esprimere
modi diversi di stare insieme, di camminare, di costruire, danno
senso alla Resurrezione
Risposta della Chiesa alle persone con disabilità.
"La Chiesa circonda d'affettuosa cura quanti sono afflitti
dall'umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti
l'immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si premura
di sollevare l'indigenza e in loro intende di servire a Cristo"
(LG 8).
"Non basta dunque un approccio solo assistenziale, bisogna
approfondire e rispettare il loro essere in pienezza Figli di
Dio, prediletti da Lui e, quindi, testimoni viventi dell'amore
salvifico del Padre" (Card. Martini, Discorsi, 3 maggio 1990).
La Chiesa, per essere veramente la Sposa di Cristo, deve considerare
la persona con disabilità e quanti ruotano intorno a lei
come luogo teologico dove 'Dio opera le sue meraviglie', realizza
il suo amore per l'uomo e invita la comunità alla conversione
e discernimento dei valori evangelici.
La Chiesa fa ciò precisamente quando Essa stessa:
- Proclama la verità sull'uomo, la dignità, il valore
assoluto e la trascendenza di ogni persona, di ogni condizione
e stato, delle persone con disabilità per il fatto che
sono persone create a immagine/somiglianza di Dio, redente da
Cristo e glorificate in Lui.
- Promuove con scelte coraggiose e profetiche la vita e il rispetto
della vita di chi è debole, fragile e senza voce, delle
persone con disabilità.
- Fa azione sia interna che esterna per la piena accettazione
e integrazione delle persone con disabilità.
- Offre loro e alle loro famiglie solidarietà, partecipazione,
prossimità e compassione autentica.
- Elargisce a tutti, per mezzo di una catechesi appropriata, i
tesori spirituali e umani del suo ricco patrimonio riversati su
di essa dal suo Signore e Redentore: sacramenti, parola di Dio,
vita nella Chiesa.
- Considera le persone con disabilità 'come protagonisti,
come soggetti dell'opera di evangelizzazione' (Sinodo sui Laici,
1987-1988, n. 53) perchè esse sono agenti morali di trasformazione
della Chiesa e della società, spingendo sempre più
queste verso l'integrazione sociale di ogni disabilità.
- Guida il cammino di tutti, incluse le persone con disabilità,
verso il Padre.
- Dá a tutti la certezza di essere amati da Dio e sostenuti
dalla sua condivisione della storia, dei limiti, debolezze, fragilità
e contraddizioni dell'uomo con l'Incarnazione, Passione, Morte,
Risurrezione di Cristo.
- Si riconcilia con le persone con disabilità e con le
loro famiglie, chiedendo perdono per le incertezze, accantonamenti,
ritardi, mancanze di carità, situazioni di solitudine,
indifferenze singole e comuni verso di loro.
- Mostra come entrare nel mistero della disabilità e rimanendoci
in attegiamento di partecipazione contemplativa per il fatto che
la persona con disabilità è carica di umanità.
- Rimuove le barriere fisiche, architettoniche, mentali e ideologiche,
di comunicazione e di linguaggio che bloccano la piena integrazione
della persone con disabilità nella vita della Chiesa e
della società.
- Favorisce la partecipazione delle persone con disabilità
all'azione liturgica, a tutti i sacramenti e alla vita della Chiesa
secondo la vocazione di ognuno, anche per quanto riguarda il matrimonio,
il ministero sacerdotale e la vita consacrata.
- Prepara persone con disabilità ad essere catechisti qualificati
del 'mistero della fede' per annunciarlo adeguatamente.
- Prepara, con un cambio di mentalità, i futuri pastori,
sacerdoti e diaconi, e quanti offriranno il loro servizio e ministero
alle persone con disabilità in modo appropriato, rispettoso
e promuovente della loro dignità di Figli/e di Dio.
- Trova con creatività, in modo profetico, soluzioni che
integrino la persona con disabilità nel mondo del lavoro,
specialmente dove si guarda solo alla produttività, alla
libera concorrenza, alla competizione, all'efficienza, all'affermazione
di sé, al successo, come criteri di progresso, lasciando
da parte le persone con disabilità che non rientrano in
questi parametri.
- Collabora con le strutture e organizzazioni socio-politiche
e culturali per la promozione delle persone con disabilità
ed offrire proposte alternative qualora i metodi e gli scopi offerti
non riflettono la dignità della persona, lavorando in modo
che tali strutture e organizzazioni vengano trasformate dall'interno,
anche condannando proposte e soluzioni degradanti, riaffermando
così la verità sul destino dell'uomo.
- Nell'essere sia la Chiesa e sia tutti i cristiani punto di riferimento
per trovare anche in termini di cultura civile e sociale una sempre
maggiore pienezza della realizzazione dell'integrazione delle
persone con disabilità in ogni realtà e ambito della
vita quotidiana cui tutti partecipano.
Testimonianze di vita vissuta.
(Invece di usare 'persona con disabilità', abbiamo lasciato
la terminologia usata dagli autori).
La testimonianza di Stefano
Stefano, laureato in filosofia, usa una carrozzella per muoversi
e si esprime per mezzo di un educatore che traduce in parole i
flebili suoni che egli emette.
Prima di tutto vorrei dire che l'espressione "catechesi
dei disabili" a me non piace molto. Penso infatti, che la
catechesi sia unica e che debba essere adattata a ogni persona,
al di là del fatto che abbia un deficit o meno.
È molto importante che le persone handicappate partecipino
alla catechesi come tutti gli altri. Ed è altrettanto importante
che i disabili si preparino anche a diventare catechisti, per
dare un contributo ulteriore, che proviene dalla loro esperienza
di vita.
La presenza dei portatori di handicap potrà favorire l'opera
di educazione della comunità all'accoglienza di chi è
diverso.
La testimonianza di Carmela.
Carmela è insegnante di professione e inoltre fa la
catechista.
Le persone con handicap hanno un modo tutto proprio per vivere
la fede. La catechesi per risultare efficace non può non
tenerne conto. E sta proprio a noi operatori pastorali entrare
in sintonia con loro, toccando le corde giuste.
Come far capire ad una bambina con handicap psichico che Dio ci
ama, nonostante tutto? Di fronte a questo problema ho cercato
proprio di tenere presente l'esperienza della bambina, che vive
in una famiglia particolarmente unita e affettuosa nei suoi confronti.
Di là, cioè dalla vita di tutti i giorni, ho tratto
gli esempi per farle comprendere l'amore paterno di Dio nei nostri
confronti.
La testimonianza di una persona cieca
"La Croce contiene un intrinseco ed insopprimibile orientamento
verso la vittoria della Resurrezione. ...Come anticipare tale
esperienza di vita e di gioia, tale vittoria sulla sofferenza
anche nel corpo?" (Giovanni Paolo II, Insegnamenti, 31-3-1984).
"Questa vittoria" della Risurrezione l'abbiamo sperimentata
tutte le volte che abbiamo partecipato, come membri attivi, anche
se minorati, alla vita delle comunità ecclesiali, come
alunni delle lezioni di catechesi o come catechisti, come lettori
durante le celebrazioni eucaristiche o come partecipanti al sacramento
dell'Eucarestia e della Confermazione, anche se taluni di noi
sono gravi minorati fisici o mentali; come partecipi del ministero
della diaconia della carità, nelle Caritas diocesane, nelle
associazioni parrocchiali, nelle comunità ecclesiali di
base, ove anche noi, solitamente considerati oggetti passivi dell'amore
altrui, diventiamo soggetti attivi.
Da un'intervista a Jean Vanier.
Lei dice che gli handicappati e le persone che soffrono sono
"maestri di umanità", perchè?
Ci attirano, anzi ci chiamano, qualche volta fisicamente, e se
noi li ascoltiamo ci fanno entrare nella compassione che è
il cuore del Vangelo: "siate misericordiosi come Mio Padre
è misericordioso, non giudicate e non sarete giudicati,
non condannate e non sarete condannati, perdonate e sarete perdonati".
Essi ci insegnano se uno entra in relazione con loro, se si è
toccati da loro - ad aprire il cuore ad una relazione che definirei
da persona a persona, in cui Dio è presente.
Che cosa è per lei l'amore, e soprattutto come si fa ad
amare?
In Comunità amare qualcuno vuol dire rivelargli che è
importante, che ha valore. Lo facciamo attraverso l'ascolto, la
comprensione dei suoi bisogni, delle sue sofferenze, del suo richiamo
profondo, ed anche attraverso la comprensione del posto che ha
nella Chiesa. Questo amore consiste nell'entrare finalmente in
una relazione di comunione, in un senso di appartenenza degli
uni con gli altri. E poi questo amore ci porta al perdono, perchè
ci feriamo gli uni gli altri e siamo chiamati, perciò,
ad entrare nel mistero del perdono.
Testimonianza, desiderio, interrogativo.
Sono un handicappato di 74 anni, che all'età di dodici
mesi è stato colpito da paralisi spastica. All'età
di otto anni ho perso mia madre e da allora vivo in un istituto.
Vedo che la società, nonostante progredisca in ogni settore,
emargina sempre di più chi non 'rende' e cioè: l'ammalato,
l'anziano, l'handicappato e questa è una constatazione
che reca grave sofferenza a chi si trova in queste condizioni.
Fa però soffrire il vedere come tanti sacerdoti che si
preoccupano e si danno da fare per tante cose, trascurino queste
persone che soltanto la fede, col loro aiuto, potrebbe sostenere,
facendo loro tanto bene.
Sarebbe bello che il parroco scrivesse almeno a Natale e a Pasqua
una lettera a tutti i sofferenti della parrocchia chiedendo loro
la carità di offrire le pene e le preghiere per i bisogni
della comunità rendendoli così partecipi alla vita
della comunità stessa ed evitando così che si sentano
inutili e di peso.
È tempo di tornare a ravvivare nelle comunità parrocchiali
la fede nella Provvidenza attraverso il dono più prezioso
che la comunità possiede, ossia l'offerta quotidiana delle
sofferenze di questi "prediletti di Dio". L'aiuto che
da questa offerta verrebbe a tutta la Parrocchia sarebbe enorme.
Riconoscere Gesù nel povero, nell'ammalato e nell'handicappato
o nell'anziano vuol dire anche amarlo e aiutarlo. E perchè,
allora, non coinvolgere qualche handicappato o anziano, che non
abbia difficoltà di parola, come purtroppo è il
mio caso, nelle letture liturgiche oppure per qualche lavoro in
segreteria o anche come catechista? Non basta aver abbattuto le
barriere architettoniche, ci sono altre barriere ben più
difficili da abbattere: noi abbiamo bisogno di sentirci amati
per sentirci "normali".
(Scheda di preparazione alla giornata giubilare del 3 dicembre
2000 a cura del Comitato per la giornata giubilare della comunità
con le persone con disabilità)
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