|
La ricchezza della persona con disabilità sfida continuamente
la Chiesa e la società e le chiama ad aprirsi al mistero
che essa presenta. La persona con disabilità è luogo
delle meraviglie di Dio e persona ricca di umanità. La
disabilità non è un castigo, ma luogo privilegiato
che Dio usa per manifestare il suo amore e coronare tutti con
la gloria della resurrezione.
Questa scheda vuole essere un aiuto per tutti per integrare e
inserire a pieno titolo le persone con disabilità nella
vita della Chiesa e della società, per valorizzare i doni
di cui sono portatrici e per riconciliarsi con loro per le lacune
nei loro confronti nello spirito del Grande Giubileo e per creare
una mentalità di accettazione, di promozione e di solidarietà.
L'UOMO VIVENTE È IMMAGINE DI DIO
"
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio
dell'uomo perché te ne curi?
Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli,
Di gloria e di onore lo hai coronato. (Ps.8)
L'uomo, maschio e femmina, massima creatura di Dio, è
stato 'coronato', da Dio con il suo amore. La grandezza, dignità
e valore della sua umanità sta nel fatto di essere parte
del mistero di Dio che è "Amore". L'amore del
"Padre per sempre" (Is 9,5) è la 'corona' dell'uomo,
rivestendolo di trascendenza. Di fronte a tale grandezza, gloria
e onore sperimentiamo dolore, male e limiti. Uno dei limiti, con
tutti i suoi interrogativi, è presentato dalla disabilità
mentale e fisica o dalla combinazione delle due.
Ciò si pone in netto contrasto con quanto la Bibbia ci
rivela sul mistero delle origini: l'uomo, ogni uomo, creatura
di Dio è essere vivente ad immagine e somiglianza di Dio.
"Dio disse: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la
nostra somiglianza....
Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò" (Gen 1,26-27).
"Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio
né erba era spuntata sulla terra - perché il Signore
Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il
suolo e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare
tutto il suolo - allora il Signore Dio plasmò l'uomo con
polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di
vita. E l'uomo divenne un essere vivente" (Gen 2,4-7).
Caratteristiche dell'immagine
L'essere 'viventi' e 'creati ad immagine e somiglianza di
Dio' ci accomuna a Lui e, come Dio, anche l'umanità è
avvolta nel mistero. L'uomo è una realtà straordinariamente
ricca: il suo valore supera quello di ogni altra realtà
creata, perché ha un connotato di unicità e irripetibilità
che le assicura una dignità originaria.
La persona umana, essere vivente, al di là di ogni apparenza
esteriore riflette l'amore che l'ha creata con la sua capacità
di amare e di essere amata, con il suo essere, le sue facoltà
e la sua libertà. Ogni persona ha nella costituzione l'onore,
la gloria e la dignità di Dio. È l'essere con cui
Dio dialoga a tu per tu 'nel giardino alla brezza del giorno'
(Gen 3,8), è la realtà che Dio ha creata per se
stesso, per riversare su di essa la pienezza della sua vita, per
essere in comunione con essa e che ha rivestito della capacità
e la responsabilità dell'amore per e della comunione con
gli altri nella libertà.
Il mistero del limite
L'uomo alle origini, creato 'ad immagine e somiglianza di Dio'
usa della sua libertà in modo negativo e decide per un
progetto alternativo di non fiducia, di alienazione, di violenza,
di dominio (cfr. Gen 3, le narrazioni successive di Caino, del
diluvio e di Babele).
L'immagine di Dio, donata e affidata all'uomo, contrasta con la
libertà umana che non si è fidata di Dio, si è
isolata da Lui, dagli altri e dal cosmo.
La menzogna, invidia, gelosia e peccato causano la paura di amare,
il nascondersi da Dio, il rifiuto del dialogo creaturale con Dio
e la divisione da Lui, dagli altri e dal cosmo (Gen 3, 1 -7).
Questi creano violenza, abuso e mancanza di vita, che a loro volta
scompigliano il disegno d'amore di Dio per l'umanità e
per il creato.
Da qui scaturisce il senso del limite, della finitudine, della
paura, del blocco interpersonale. Anzi tutto il mondo "è
stato sottomesso alla caducità" (Rm 8,20).
La fragilità, la malattia, il dolore, la disabilità,
la solitudine e la morte sono viste come ingiustizie da parte
di Dio, ma è proprio il peccato - abuso di libertà
- a causare la drammaticità di tali limiti.
Dobbiamo dire però che il peccato dei progenitori con tutte
le sue conseguenze e responsabilità ha potuto offuscare,
ma non annientare questa immagine, che Dio ha benedetto sin dall'inizio.
"Dio vide che era cosa buona" (Gen 1 passim).
Senso del limite
Quindi anche nel limite lo splendore di Dio viene rivelato
nella sua grandezza e fulgidezza, perché a motivo della
dignità umana di cui ognuno è rivestito, tutti,
pur con i propri limiti, manifestano il volto glorioso di Dio.
Il limite è stato preso da Gesù con la sua Incarnazione
e nell'annientamento assoluto e solitudine, nell'essere considerato
nulla, solo obbrobrio, ha rivelato la profondità dell'amore
vero che è sempre e solo dono. Con l'Incarnazione e Redenzione
Gesù trasfigura la storicità, debolezza, fragilità
dell'uomo rivestendo i limiti di esse di un nuovo contenuto: 'restituire
agli uomini la somiglianza con Dio, resa deforme fin dagli inizi
a causa del peccato' (GS 22).
Compassione di Dio
"Dio creò l'uomo a sua immagine...
maschio e femmina li creò.
Dio li benedisse..." (Gen 1, 27-28)
"Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito
il suo grido a causa dei suoi sorveglianti: conosco infatti le
sue sofferenze.
Sono sceso per liberarlo..." (Es 3, 7-8).
Dio non ha mai ritirato la sua benedizione da chi è stato
creato a sua immagine e somiglianza, anche quando Egli 'pare'
dimenticarsene o quando l'immagine, perché affetta da disabilità
o per libera scelta, pare che non sia rispondente. Anzi cerca
tutti con il suo amore tenero e universale per tutti, ma specialmente
per coloro che sono deboli, limitati e senza voce, per coloro
che sono affetti di più dal limite nel loro corpo e nelle
loro facoltà intellettive.
Dio 'scende' dalla sua solitudine inaccessibile per avvicinarsi
alla condizione umana. Egli entra nella vita dell'uomo e non rimane
estraneo alla sua situazione e condizione.
"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito"
(Gv 3,16). La compassione di Dio si situa nell'ottica dell'amore,
ciò che è sotto il segno del peccato, della fragilità,
del limite, diventa nella 'debolezza' del Figlio veicolo di nuova
vita e risurrezione.
Per questo Dio prepara attraverso i secoli la strada all'Incarnazione
storica del Figlio per mostrare nuovamente lo splendore e la grandezza
di ciò che è stato creato a sua immagine e somiglianza.
GESÙ: compassione di Dio
"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
Unigenito" (Gv 3,16).
"Ha preso su di sè le nostre infermità, si
è caricato delle nostre malattie" (Mt 8,17; Is 53,4).
'In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova
vera luce il mistero dell'uomo. Adamo, il primo uomo, infatti,
era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore. Cristo,
che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del
Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo e
gli fa nota la sua altissima vocazione' (GS 22)
Egli è "l'immagine dell'invisibile Dio" (Col
1,15).
L'immagine, somiglianza con Dio oscurata nella sua bellezza a
causa del peccato, è restituita al suo splendore da Gesù,
che 'nascendo da Maria Vergine, si è fatto veramente uno
di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato' (GS
22).
Lo ha fatto prendendo su di sé la storicità, la
solitudine, la caducità, il limite umano e vivendoli volontariamente
fino all'estremo per poterli trasformare dal di dentro e impregnarli
di nuovo significato (cfr Rm 15,3; Eb 5,7-10).
Il mistero dell'uomo con i suoi limiti, di fragilità e
disabilità, è stato al centro della sua attenzione
e ministero. 'Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne
un altro' gli chiesero i discepoli di Giovanni e Gesù rispose
riportando le profezie di Isaia 'Andate e riferite a Giovanni
quel che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi
camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono,
ai poveri è annunziata la buona novella' (Mt 11,3-5). Le
persone con disabilità diventano testimoni di Cristo, la
guarigione dei corpi è segno della guarigione spirituale
che Egli porta a tutte le persone.
Tutto il suo ministero si svolge intorno al fatto che Egli ha
cercato la compagnia di persone che per diverse ragioni erano
forzate a vivere ai margini della società (cf. Mc 7,37).
Queste persone egli ha fatto termine delle sue cure/attenzioni,
dichiarando che gli ultimi saranno i primi e che gli umili saranno
esaltati nel regno del Padre suo (cf. Mt 20,16; 23,12).
Di fronte al cieco nato Gesù rifiuta e spezza il nesso
automatico fra disabilità e peccato. 'Né lui ha
peccato né i suoi genitori, ma fu perché siano manifestate
in lui le opere di Dio' (Gv 9,3).
Con la passione e la croce sperimenta e condivide in pieno il
dramma più grande delle persone con disabilità:
la solitudine estrema e il rifiuto-rigetto da parte degli uomini,
la coscienza di ingiustizia e di abbandono. Anzi la coscienza
del limite umano della morte 'ultima nemica' (1Cor 15,26), della
fragilità e finitezza gli fa spavento e terrore da angosciarlo
e fargli sudare sangue (Lc 22,44) e sperimentare l'interrogativo
umano circa la presenza di Dio in questo mistero (Ps 21; Mt 27,46;
Mc 15,34; cfr. Giob 16,9.12-14; 17,13-14).
Nello stesso tempo però rinnova la sua fiducia (Ps 31,15),
speranza e obbedienza in Dio creatore e salvatore (Ps 21) che
è sempre presente con l'uomo, in colui a cui Giobbe dice
"Io so che tu puoi tutto e niente per te è difficile"
(Giob 42,2).
Dalla Croce Gesù dona il suo Spirito, sia ritornando al
Padre, sia inviando il Consolatore per fortificare gli uomini
di fronte alla loro fragilità, debolezza, senso di smarrimento,
solitudine e assicurali che la disabilità è il luogo
'delle opere di Dio' (Gv 9,3; cfr Lc 1,49), è anche essa
luogo dell'amore vero, che si dona continuamente e che rivela
il mistero di Dio e dell'uomo all'uomo.
Ed è sulla Croce che si rivela, in modo definitivo e pieno,
Figlio di Dio (Mc 15,39) dando la speranza/certezza del coinvolgimento
di Dio con l'uomo.
Nell'obbedienza della croce egli viene esaltato (cf. Fil 2,8-9).
La croce diventa icona della resurrezione. La resurrezione è
la risposta del Padre alla scelta del Figlio che ha avuto fiducia
in Lui anche sulla Croce.
Il termine ultimo della ricostruzione dell'immagine gloriosa di
Dio donata all'uomo è la resurrezione: "Egli che ha
risuscitato Gesù Cristo da morte darà vita anche
ai vostri corpi mortali, a motivo del suo Spirito che abita in
voi" (Rom 8,11) e "noi saremo simili a lui perché
lo vedremo così come egli è" (1Gv 3,2).
LA CHIESA: compassione di Cristo
La Chiesa continua la missione rivelatrice di Cristo svelando
queste ricchezze alla società che molte volte è
indifferente al grido delle persone con disabilità.
La società spesso tende a risolvere questo problema sia
con l'indifferenza e sia reagendo contro la disabilità
con violenza annientando la persona con disabilità perchè
essa scardina i suoi parametri di egoismo, di edonismo e di paura,
ma che essa, società, basa sul profitto e il dominio degli
altri e non guarda a come migliorare la vita delle persone con
disabilità.
La Chiesa, per essere veramente la Sposa di Cristo, deve considerare
la persona con disabilità e quanti ruotano intorno a lei
come luogo teologico dove 'Dio opera le sue meraviglie', realizza
il suo amore per l'uomo e invita la comunità a conversione
e ad un discernimento dei valori evangelici.
TESTIMONIANZE DI VITA VISSUTA
La testimonianza di Claudio
Claudio è affetto da spasticità, non cammina, non
parla, usa la carrozzella. Nel 1986 ha scritto una lettera al
Card. di Bologna.
Aveva allora 24 anni ed ha scritto la lettera a macchina pigiando
i tasti con il naso.
Qui riportiamo alcuni brani.
La gioia del Signore risorto sia con te.
Il più bel dono che il Signore mi ha fatto è la
vita. Con il donarmi la vita il Signore si è donato a me,
perché il Signore è vita.
La vita non è una cosa statica, ma dinamica: è l'andare
ad abitare nella casa del Signore, dove c'è la gioia perenne
e la vita eterna.
Abitare nella casa del Padre è, in questo periodo, la cosa
che mi attira di più, perché sono sicuro che il
Regno è vicino, più vicino di quanto noi pensiamo.
Basta solo che apriamo gli occhi, chiusi dal nostro peccato, e
alziamo la testa: vedremo allora la vita vincere la morte, la
gioia vincere la tristezza, l'amore vincere l'odio, la verità
vincere la menzogna; ma soprattutto vedremo il Signore vincere
il maligno.
Se abbiamo gli occhi chiusi, non possiamo vedere e, di conseguenza,
siamo ciechi; e i ciechi possono solo immaginare la realtà.
Gesù è l'unico uomo che possa dire a me, a te, a
tutti: 'Talità Kum', perché Gesù è
vita. Niente ci potrà separare da Lui, neanche la morte.
"Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di
gioia" (Ps 125,3).
Comunità di vita
Esistono nel mondo comunità di vita che accolgono persone
con disabilità a parità di vita con persone sane.
Esse valorizzano fino in fondo il mistero della Croce nella vita
della persona con disabilità esaltandola però, nella
forza della Risurrezione, in tante forme di vita e realizzazioni
personali collettive in cui le persone con disabilità raggiungono
alti gradi di umanità.
Queste comunità si basano anzitutto sul valore dell'accoglienza
al diverso, che rischia invece l'esclusione, nel mistero della
Croce che è davanti a noi nella sua urgenza e assolutezza
e che non possiamo rifiutare.
"Accoglietevi... gli uni gli altri come Cristo accolse voi"
(Rom 15,7).
Si sviluppano piano piano in una progettualità di vita
data dalla partecipazione viva di volontari, professionisti, famiglie,
nello slancio che la condivisione della vita della persona con
disabilità crea come processo di liberazione e di trasfigurazione
dei mali personali e collettivi.
L'esemplarità di alcune vite di persone con disabilità
trasfigurate dalla forza della Resurrezione del Signore sono luce
per scelte vocazionali e di impegno cristiano per gli altri.
"Le persone handicappate, sostenute con efficacia, possono
far emergere in sé eccezionali energie e valori di grande
utilità per l'intera umanità" (Giovanni Paolo
II, 31 marzo 1984).
Questo è quello che dette comunità di vita con persone
con disabilità fanno e testimoniano nel mondo, anticipando
in qualche modo, il Regno di Dio.
(Scheda di preparazione alla giornata giubilare del 3 dicembre
2000 a cura del Comitato per la giornata giubilare della comunità
con le persone con disabilità)
|