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Schermi d'Africa
dossier curato da Miela Fagiolo D'Attilia
Schermi d'Africa

Da un festival all'altro

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Sudafrica

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del dossier

Cos'è il cinema ? La magia. Creare illusioni meravigliose, questa è la dimensione reale del cinema ; è il lasciarsi trasportare nutre il nostro immaginario interiore, poiché questa dimensione già esiste, è viva dentro di noi , abbiamo soltanto bisogno di riscoprirla
Issiaka Konatè, regista del Burkina Faso

Tracciare un quadro del cinema africano contemporaneo- ma sarebbe meglio dire delle varie cinematografie che lo compongono - è una sfida ad entrare nei contenuti di una produzione variegata e ricca malgrado in molti Paesi del continente il cinema sia una realtà culturale che comincia ad esistere a partire solo dalla seconda metà del '900.
Malgrado l'importanza della settima arte sia compresa e sviluppata da molti intellettuali, il cinema fatica a radicarsi in
un continente in cui si combatte contro problemi di guerre, di povertà, di analfabetismo.
Proprio perché tessuto di immagini e suoni, il cinema rappresenta però un ottimo strumento di emancipazione socio culturale e di libertà di espressione per la promozione dell'Africa vista dagli africani.
Una generazione di registi riesce ad emergere sulla scena internazionale malgrado si possa constatare ancora oggi che, a parte il caso dell'Egitto, della Tunisia e del Sudafrica, in molti altri Paesi africani non sia ancora nata una vera e propria industria del cinema e degli audiovisivi.
"Sono particolarmente ottimista sul futuro di certi registi .Credo che ormai non sia più tempo di parlare genericamente di cinema africano -dice Anna Maria Gallone direttrice del Festival di Milano del Coe - ma occorre soffermarsi su alcune figure ricche di talento che stanno facendo o che promettono opere di grande qualità. Dopo una fase in cui il cinema africano veniva sostenuto da fondi più per ragioni politiche che artistiche ,ora le produzioni si stanno concentrando sempre di più sugli autori,premiando le idee,le capacità,la serietà".
Cinema di idee, cinema di capiscuola dunque. Numerosi sono
i registi che hanno ricevuto premi internazionali da Cannes a Berlino, da Montreal a Venezia, e negli appuntamenti del cinema africano più importanti come il Festival Fespaco in Burkina Faso o la rassegna di Cartagine in Tunisia. Sono personaggi di spessore che hanno alle spalle una significativa produzione , come : Ousmane Sembene ( Senegal) , Youssef Chahine (Egitto) , Souleiman Cissè (Mali) , Djibril Diop (Senegal) , Idrissa Ouèdraogo (Burkina Faso) e altri nomi emergenti delle generazioni più giovani.
Proprio il regista burkinabè ha dichiarato durante l'ultimo Festival di Ouagadougou del marzo scorso che "Quello che sembra un problema insormontabile è la difficoltà che abbiamo in Africa di vedere i nostri film. Sempre più sembra che noi li facciamo per un pubblico europeo. L'immagine africana è assente dal cinema africano. Inoltre l'avvento della televisione ha messo in crisi le sale di proiezione e i video,ma soprattutto la diffusione di video-pirata ha fatto il resto".
A dare ragione a Idrissa Ouèdraogo parlano le cifre.

QUALCHE DATO
Negli ultimi 20 anni la maggior parte delle sale cinematografiche
del continente hanno chiuso e quelle che sono attive proiettano film indiani, americani, a volte europei. Nell'insieme il numero delle sale cinematografiche nell'intero continente è talmente irrisorio che nessun film potrebbe produrre utili da proiezioni nazionali o limitate agli stati limitrofi.
Una delle cause di questa situazione è certamente collegata al problema dei mezzi finanziari e alla distribuzione delle pellicole. Spesso i film che riescono ad affacciarsi sul mercato occidentale sono frutto di coproduzioni di vari paesi ,africani e occidentali, seguendo il filo dell'identità linguistica ereditata dal recente passato coloniale. L'80% dei film del nord Africa viene realizzato grazie a fondi francesi ed europei.


In Sudafrica si apre la strada di una nuova autonomia con la recente creazione della National film and Video Foundation con un programma di finanziamenti statali per la realizzazione di lungometraggi di alto valore artistico.
Tra il nord e il sud del continente , la maggioranza dei paesi africani deve lavorare con scarsissimi mezzi ,come ha sottolineato al festival in Burkina Faso il regista Jacques Bidou: " Bisogna
che impariamo a lavorare con pochi soldi, dando la priorità alle sceneggiature e al casting, alla qualità delle riprese e al montaggio. Il resto è secondario : si può lavorare anche senza luci, con una piccola videocamera, senza elettricisti".
Infatti tra le opere migliori in circolazione attualmente ,molti
sono i documentari, realizzati con la cura e il fascino narrativo
di un film.
La necessità di creare strutture di sostegno all'industria del cinema appare prioritaria, vitale. E non da oggi per la verità ,dato che già nel 1987 da Gaston Kaborè , regista del Burkina Faso, (allora segretario delle Federazione Panafricana dei Cineasti) diceva chiaramente ai suoi colleghi che :"L'Africa deve produrre urgentemente da sé le proprie immagini. E' un' esigenza vitale e se non troverà modo di soddisfarla gli africani stessi perderanno i contatti con la loro realtà specifica, rimarranno spogliati del senso di questa realtà e messi nell'impossibilità di concepire da soli il proprio destino".
Lo sviluppo materiale e sociale dell'Africa passa attraverso investimenti nella cultura , nella scuola, nelle arti. "La cultura
e il cinema prima di tutto per le sue formidabili qualità comunicative -scrive il critico Giuseppe Gariazzo nel suo libro Poetiche del cinema africano - in un continente ancora martoriato dall' analfabetismo di massa è il mezzo e non fine dello sviluppo economico".
Di fatto il cinema africano più recente è un affascinante puzzle
di tematiche .
E' luogo di scambio e di "ibridazione" tra le tradizioni di un continente che ha sofferto ( e soffre) la sua crescita , e l'incontro
( a volte scontro) con la modernità e i modelli del Nord del mondo.
Comprendere i ritmi di narrazione, le voci e le storie che questo cinema oggi propone è una stimolante sfida per chi non conosce questa filmografia. E' l'Africa che racconta se stessa, tra rabbia, nostalgie, speranze e nuove identità. Con coraggio ma senza
mai dimenticare la poesia , il linguaggio dei simboli , le domande
che spingono l'uomo alla continua ricerca di nuove frontiere .

 
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