Città del Vaticano (Agenzia
Fides) – Dal 25 al 30 novembre il Guatemala ospiterà
il Secondo Congresso Missionario Americano: un grande incontro ecclesiale
che riunirà oltre 3.000 delegati di tutti i Paesi americani,
dall’Alaska alla Terra del Fuoco, impegnati nell’annuncio
missionario all’interno e all’esterno del continente.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha nominato suo Inviato Speciale
al Congresso, il Card. Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli, a cui l’Agenzia Fides
ha rivolto alcune domande.
Eminenza, cos'è un Congresso Missionario Americano
?
Un Congresso Missionario Americano (CAM), è un incontro del
Popolo di Dio, specie di tutti quelli che nella Chiesa in America,
(nord, centro, sud del continente e Caribe) svolgono in qualche
modo, un’attività di promozione e di animazione missionaria
ad gentes a livello locale, regionale o nazionale. La finalità
primaria di un CAM, è animare le Chiese Particolari del continente,
affinché assumano la loro responsabilità missionaria
nello specifico impegno di evangelizzazione di tutti i popoli. Questi
Congressi hanno un carattere eminentemente pastorale e sono un valido
strumento, quasi indispensabile, per dare profondità, forma
e vita alla coscienza missionaria delle suddette Chiese.
Quando sono nati questi Congressi ?
I Congressi Missionari Americani hanno avuto la loro origine in
Messico, nella città di Torreón, in occasione del
VII Congresso Missionario Nazionale, celebrato dal 20 al 23 novembre
1977. Per una serie di circostanze, che definirei provvidenziali,
tale Congresso diventò il Primo Congresso Missionario Latinoamericano
(COMLA) riconosciuto come tale grazie all’entusiasta presenza
dell’Inviato Speciale del Santo Padre, il mio predecessore
come Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli, il brasiliano Card. Agnelo Rossi. La partecipazione al Congresso
dei Presidenti delle Commissioni Episcopali delle Missioni e dei
Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie di diversi
Paesi dell’America Latina, diede a tale incontro un carattere
continentale.
Altri quattro Congressi Missionari Latinoamericani, celebrati in
diverse regioni del continente, seguirono il primo COMLA: il secondo
si celebrò ancora in Messico (Tlaxcala, 1983) e i due seguenti
in due nazioni dell’area bolivariana, a Bogotà (Colombia)
nel 1987 ed a Lima (Perù) nel 1991. Il quinto COMLA si celebrò
a Belo Horizonte (Brasile) nel 1995.
Seguendo le indicazioni del Sinodo dei Vescovi per l’America
e il desiderio del Santo Padre di favorire l’unità
spirituale dei popoli del continente, gli organizzatori del VI Congresso
Missionario Latinoamericano, celebrato a Paraná in Argentina
nel 1999, ritennero che tale incontro missionario avrebbe ben potuto
considerarsi un frutto di quel Sinodo, che estendesse l’ambito
della sua celebrazione a tutte le nazioni del continente, dall’Alaska
alla Terra del Fuoco. Quindi il COMLA VI diventò il Primo
Congresso Missionario Americano (CAM 1) abbracciando per la prima
volta tutti i Paesi del continente. Penso che questo sia anche uno
dei “frutti di comunione e solidarietà nella integrazione
di una sola Chiesa in una sola America” a cui si riferisce
il Piano globale 2003-2007 del Consiglio Episcopale Latinoamericano.
Perché si celebra in Guatemala ?
Se osserviamo la geografia americana, possiamo vedere come il Guatemala
sia “il cuore” del continente, la nazione che unisce,
insieme agli altri Paesi centroamericani, il nord al sud del “nuovo
mondo”. Credo che la sua collocazione territoriale, di per
sé molto eloquente, non sia comunque sufficiente per spiegare
la ragione che ha portato a scegliere il Guatemala come sede del
CAM 2.
Penso che la Chiesa in Guatemala, nazione che nella storia della
Chiesa in America ha ricoperto un ruolo di primo piano, continui
ad avere nel presente e nel futuro immediato del continente, una
grande importanza. Una prova è costituita dai tre viaggi
che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha voluto compiere in questa
nazione.
In occasione del suo secondo viaggio apostolico, nel febbraio 1996,
il Santo Padre fece un meritato elogio delle “centinaia di
catechisti che, insieme con alcuni sacerdoti, misero a rischio la
loro vita e anche la offrirono per il Vangelo”. L’eredità
di questi eroi della fede, dichiarò Giovanni Paolo II, conferma
“l’impegno urgente dell’evangelizzazione: è
necessario che nessun luogo, nessuna persona resti senza conoscere
il Vangelo”. L’anno scorso, in occasione della sua visita
per la canonizzazione di San Pedro de Betancur, il Santo Padre mise
in rilievo, come esempio che può essere imitato da tutti,
la testimonianza di santità di questo grande missionario,
frutto “dell’incontro interiore con Cristo, che trasforma
l’essere umano, riempiendolo di misericordia verso il prossimo”.
La Chiesa in Guatemala si è preparata per il Congresso con
un grande senso di responsabilità. Numerose iniziative a
livello locale, nazionale e del Centroamerica, come ad esempio l’Anno
Missionario, hanno saputo adeguatamente sensibilizzare tutto il
popolo di Dio. Fin dal primo momento i fedeli guatemaltechi hanno
sentito il Congresso come proprio. Un segno eloquente dell’amore
del popolo guatemalteco verso il Congresso è l’ospitalità
e la generosità con cui le famiglie della capitale si preparano
ad accogliere gli oltre 3.000 congressisti.
Tale lavoro è stato encomiabilmente promosso e realizzato
dalla Conferenza Episcopale del Guatemala, in particolare dal Cardinale
Rodolfo Quezada Toruño, Arcivescovo di Guatemala, dalla Commissione
centrale del Congresso, presieduta da Sua Ecc. Mons. Julio Cabrera
Ovalle, Vescovo di Jalapa, coadiuvato dal Direttore nazionale delle
Pontificie Opere Missionarie, Padre Antonio Bernasconi.
Quale sarà l’aspetto principale del Secondo
Congresso Missionario Americano?
Tenendo conto del contesto sociale ed ecclesiale dell’area
centroamericana, penso che “gli esempi di dedizione senza
limiti alla causa del Vangelo” che in situazioni drammatiche
hanno saputo dare molti figli e figlie della Chiesa in questi amati
Paesi – tra i quali non possiamo dimenticare il Vescovo ausiliare
di Guatemala, Juan Gerardi Conedera – ci indicano uno dei
punti centrali del prossimo Congresso: accogliere la chiamata alla
santità da parte di ogni singolo fedele e di tutta la comunità
cristiana, costituisce la premessa indispensabile perché
le Chiese particolari in America assumano responsabilmente e in
spirito di solidarietà l’impegno per la missione ad
gentes.
Credo che la Chiesa in Guatemala e negli altri Paesi centroamericani,
dalla ricchezza della sua fede depurata al fuoco della prova, dal
tesoro dei suoi testimoni della fede e dalla testimonianza della
comunione ecclesiale tra i suoi differenti popoli ed etnie, possa
offrire un grande contributo a tutta la Chiesa in America e quindi
alla Chiesa universale. Con il suo esempio ci dimostra che solo
dai doni della grazia ricevuti nel sacramento del Battesimo –
pienamente sviluppati, assimilati vitalmente – e quindi solo
da una vita santa, si può essere testimoni autentici del
mistero dell’Amore di Dio, ed è possibile assumere
con coraggio la chiamata universale alla missione.
Il Santo Padre inaugurerà il Congresso con un Messaggio che,
per mezzo del suo Inviato Speciale, rivolgerà ai partecipanti.
Tutti noi, specialmente le Chiese particolari del continente, aspettiamo
le parole del Papa come stimolo e guida per lo sviluppo della missione
ad gentes in America e dall’America.
In che modo la Chiesa in America è chiamata a rispondere
alle sfide della Chiesa missionaria ?
Preferisco rispondere a questa domanda partendo dall’attualità
del momento presente. Molte volte parliamo dell’America come
del “continente della speranza”, e non possiamo dubitare
che lo sia. Senza dubbio, dal mio incarico di Prefetto della Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli, posso constatare già
ora che la Chiesa in America sta dando risposte concrete e efficaci
alle esigenze e alle sfide dell’evangelizzazione, non solo
all’interno delle proprie frontiere continentali, ma anche
al di là del continente.
Gradualmente si sta facendo strada l’idea che la povertà
economica e di mezzi non concede il diritto di definirsi “Chiese
che devono essere solamente aiutate”. Dalla concreta attività
pastorale viene la conferma che tra missione ad gentes e nuova evangelizzazione
del continente, esiste una relazione intima ed indissolubile, dal
momento che questa “trae ispirazione e motivo nell’impegno
per la missione universale”. D’altronde molte Chiese
particolari avvertono che senza missione ad gentes vengono private
della dimensione universale, costitutiva del proprio essere cattolico.
In questo senso devo affermare che viene sempre più accettato,
e di conseguenza vissuto, il fatto che il sacerdote secolare non
è stato ordinato esclusivamente per la sua Chiesa particolare,
e pertanto deve occuparsi anche della missione ad gentes.
Tale progresso nella presa di coscienza della propria responsabilità
missionaria, non si manifesta comunque in maniera uniforme. In alcune
parti, penso soprattutto ad alcune zone nel nord del continente
e altri settori – Chiese particolari che avevano manifestato
in passato una generosa disponibilità verso le missioni –
si registra attualmente una diminuzione di tale “tensione
missionaria”. L’Episcopato locale, cosciente di questo
problema, si sta preoccupando di rinnovare la fede delle proprie
comunità perché siano capaci di assumere le sfide
dell’annuncio del Vangelo a tutto il mondo.
Quale risposta offre la Chiesa in America alla missione
ad gentes ?
Attraverso i programmi di cooperazione missionaria, le “Chiese
sorelle”, alcune Chiese particolari del continente che il
Signore ha benedetto con un numero maggiore di vocazioni, aiutano
con spirito di solidarietà altre Diocesi o Vicariati apostolici
in America, che hanno maggior bisogno di personale apostolico. Negli
ultimi anni è confermato un aumento incoraggiante di invio
di sacerdoti (attraverso la formula dei fidei donum) e di fedeli
laici nei “territori di missione”, che nel continente
americano sono costituiti da 83 circoscrizioni ecclesiastiche. L’America
sta evangelizzando l’America.
L’impulso evangelizzatore della Chiesa in America viene anche
avvertito in modo crescente, in Asia e soprattutto nel continente
africano. La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli,
volendo sostenere queste iniziative, si è impegnata ad aiutare,
nel limite delle proprie possibilità, tutte le diocesi dell’America
Latina che desiderano inviare alcuni dei loro sacerdoti, debitamente
preparati, nei “territori di missione”.
Nello stesso tempo è grande l’apporto offerto da alcuni
anni alla crescita della coscienza missionaria, da parte di differenti
Istituti religiosi e Società di vita apostolica. Tra loro
voglio mettere in evidenza quelli specificamente ad gentes, nati
in America, i cui membri sono presenti attivamente nei cinque continenti.
Un altro aspetto importante da sottolineare è la nascita
in alcune Diocesi del Nord, del Centro e del Sud del continente,
di differenti Seminari missionari diocesani, espressione di una
Chiesa particolare che desidera rinnovare la sua fede donandola
agli altri, anche “al di là delle proprie frontiere”.
Tra i segni di speranza non dobbiamo dimenticare la presenza, molto
estesa nella geografia ecclesiale del continente americano, dei
movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, che danno alla
Chiesa una vitalità che è dono di Dio e costituiscono
una autentica primavera dello Spirito. In alcuni di questi nuovi
carismi si constata un radicale e generoso servizio all’annuncio
del Vangelo e alla missione ad gentes. Così la Chiesa risponde
anche in modo adeguato pastoralmente alla sfida delle sette in non
poche zone dell’America.
Quali sono le sfide missionarie che la Chiesa incontra negli altri
continenti ?
Se guardiamo rapidamente la situazione della popolazione mondiale
in Asia, Africa, Oceania e anche in Europa, in relazione alla fede
cristiana, non possiamo evitare di affermare insieme al Santo Padre
che la missione “è ancora agli inizi e dobbiamo impegnarci
con tutte le nostre energie al suo servizio”.
Il continente asiatico merita un’attenzione particolare. In
Asia vivono più di 3 miliardi e 750 milioni di persone, il
60% della popolazione mondiale. I cattolici però sono solo
uno scarso 3%, la metà dei quali concentrati in un solo paese,
le Filippine. L’Asia, culla delle grandi religioni tradizionali,
è anche il continente in cui si concentrano i maggiori ostacoli
per l’attività missionaria della Chiesa, sia per motivi
ideologici che religiosi-culturali.
Un altro continente che ancora necessita in larga misura della prima
evangelizzazione è l’Africa. L’evangelizzazione,
tranne alcuni paesi, è avanzata grazie ad una relativa libertà,
con un buon ritmo. Su una popolazione di 861 milioni di abitanti
i cattolici sono il 17%. In diverse regioni africane si registra
un’apertura e una domanda esplicita del Vangelo, però
mancano purtroppo missionari che annuncino Gesù Cristo.
Fra i 30 milioni di abitanti dell’Oceania i cattolici sono
circa 7 milioni e mezzo, il 12,5%. I non cristiani sono 9 milioni.
Il continente europeo, pur vantando una plurisecolare tradizione
di valori cristiani, sta soffrendo una crisi di secolarizzazione
che minaccia gran parte di questi stessi valori acquisiti, al punto
che oggi si rilevano nuove situazioni missionarie che richiedono
una prima evangelizzazione, oltre al alcuni territori non sufficientemente
evangelizzati.
Eminenza, per concludere l’intervista, desidera sottolineare
qualche aspetto particolare ?
Mi sia consentito ricordare qual è il centro di ogni attività
missionaria: l’annuncio di Gesù Cristo, unico Salvatore
e Redentore del mondo, conoscere e sperimentare il suo amore. Gesù
di Nazaret costituisce il nucleo del messaggio evangelico, a cui
la Chiesa non può sottrarsi perché priverebbe gli
uomini della Buona Novella della salvezza. Il secondo Congresso
Missionario Americano manifesta la sollecitudine della Chiesa in
America per portare tale annuncio a tutti i popoli della terra.
E’ una espressione concreta che “la vita della Chiesa
in America” è e vuole essere una vita vissuta per la
missione del Redentore, “fino agli estremi confini della terra”.
(S.L.) (Agenzia Fides 21/11/2003 - Righe.172, Parole 2103) |