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INTERVISTE

Intervista a Sua Ecc. Mons. Luis Robles Díaz, Vicepresidente della Pontificia Commissione per l’America Latina

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il 13 maggio il Santo Padre Benedetto XVI inaugurerà i lavori della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano (CELAM) che si svolgeranno nel Santuario di Aparecida, in Brasile. Su questo argomento pubblichiamo un'intervista a Sua Ecc. Mons. Luis Robles Díaz, Vicepresidente della Pontificia Commissione per l'America Latina, che è stata realizzata dall'Agenzia Fides pochi giorni prima della sua morte, avvenuta improvvisamente il 7 aprile, a Roma.

A circa un mese dall’inaugurazione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, che frutti si deve attendere la Chiesa Latinoamericana da questo grande incontro?
Credo che il frutto principale di questa V Conferenza Generale deve essere un rinnovamento intenso nella pratica pastorale della Chiesa. Sarebbe molto utile che la riflessione fosse orientata soprattutto alla pastorale, perché è ciò di cui necessita oggi la Chiesa di questo continente. Cosa fare affinché il Vangelo arrivi a più persone? Cosa fare per diffondere una cultura della vita? Che fare per rafforzare le famiglie e trasmettere loro il modello di famiglia cristiana? Credo che queste ed altre domande devono trovare risposte concrete nella riflessione e nel dialogo che nascerà tra i Pastori dei differenti paesi partecipanti, con l’aiuto dei laici e dei periti invitati. L’America Latina, nonostante la diversità culturale che ha e senza sminuire l’identità propria di ogni popolo, forma una grande unità; siamo un solo popolo, con una cultura marcata e un’identità cattolica. Questo deve essere riconosciuto per dare risposte che, approfondendo le varie problematiche, siano pragmaticamente fattibili ed efficaci. Dobbiamo annunciare il Vangelo e portare a termine la missione della Chiesa con efficacia.

Secondo Lei, su cosa dovrebbe essere basata questa efficacia?
Credo che bisogna sapere quale sia il principale obiettivo ed usare tutti i mezzi necessari in quell’unica direzione. Il nostro obiettivo è annunciare Cristo ed aiutare le persone – compresi i cattolici – a convertirsi al Vangelo. Ma dobbiamo trasmettere una speranza che non sia basata su obiettivi puramente umani: quello sociale, quello economico, ecc… Questa speranza deve essere basata sulla persona concreta di Cristo. Benché sembri una verità evidente, non è sbagliato ricordare che il Pastore deve trasmettere unicamente il modello di Cristo. È evidente che oggigiorno il lavoro della Chiesa, soprattutto nei paesi con gravi carenze economiche, sociali e politiche – come è il caso di molti paesi dell’America Latina – deve arrivare a tutti quegli ambiti della vita umana e presentare risposte concrete, ma quale deve essere la natura di queste risposte? Su cosa si deve basare? Quando la missione della Chiesa si confonde con le mete terrene, ovvero il campo economico, politico e sociale, allora il Vangelo diventa inefficace. Gli uomini diventano inefficaci!

Quali caratteristiche particolari dovrebbe avere questa V Conferenza rispetto alle precedenti Conferenze generali ?
Per rispondere a questa domanda preferisco partire dal lato opposto: quello che hanno in comune le diverse Conferenze. Si può vedere una chiara continuità, da Rio a Santo Domingo, tra queste Riunioni Episcopali. Tutte sono una risposta allo stimolo suscitato dallo Spirito nel Concilio Vaticano II. C’è un permanente rinnovamento nella Chiesa, e per questo motivo successivamente sono nate queste grandi assemblee, per la necessità di rispondere ad una situazione concreta ed attuale; ma è un fenomeno di rinnovamento in continuità con le esperienze precedenti e particolarmente con gli insegnamenti conciliari. Credo, senza dubbio – rispondendo alla sua domanda – che ogni Conferenza Generale sia nata in contesti storici particolari e diversi. In questa continuità, ognuna ha risposto a suo modo ad una situazione concreta della Chiesa di ogni tempo. La ricchezza accumulata è immensa! Non credo che il momento attuale dell’America Latina necessiti di grandi proposte a livello dottrinale. Il Magistero negli ultimi 50 anni ha prodotto una gran quantità di materiale che è frutto di riflessioni profonde e di un avvicinamento acuto alla realtà attuale della Chiesa. Basta dare uno sguardo al Magistero di Giovanni Paolo II nei suoi viaggi apostolici in queste terre. Solo questo, unito ai documenti delle precedenti Conferenze Generali, presenta una quantità infinita di principi da applicare. Perciò penso che questa V Conferenza deve far nascere soprattutto un rinnovamento nell’azione, ma non centrato sul politico, sull’aspetto economico o sociale, ma centrato su Cristo, sul Vangelo, sui valori cristiani, sulla pietà popolare e mariana, ecc…

Nel contesto dell’America Latina e nel lavoro realizzato dalla Chiesa, quali sono, secondo Lei, le sfide più urgenti da affrontare?
Credo che le più importanti siano già state dette nella risposta alla domanda precedente. Ma ne aggiungerei un’altra che considero fondamentale: il lavoro per le vocazioni. Immaginiamo Cristo senza discepoli, senza seguaci; immaginiamo Gesù senza apostoli, non risulta assurdo ? Tutta la persona di Gesù era già un invito a seguirLa. Lui chiamò i suoi discepoli e continua a farlo oggi attraverso ogni cristiano, e in modo particolare attraverso i suoi Pastori. La Chiesa non potrebbe sostenersi senza un permanente apostolato vocazionale. Il Signore stesso ci spinge a “chiedere al padrone di inviare operai”. Ma oltre a chiedere bisogna cercare, con mezzi concreti. Negli ultimi anni si sono tentate molte strade per aumentare la risposta alla chiamata di Dio, con buoni risultati in alcuni casi e meno buoni in altri. Con molta frequenza si è persa fiducia nell’efficacia dell’annuncio diretto del Vangelo, della chiamata di Cristo, così come nella difesa aperta e sincera di ciò che la Chiesa realmente vuole trasmettere: che Cristo è la Via, la Verità e la Vita. A volte si cercano strade indirette che non danno buoni risultati o si cerca di mascherare il messaggio quando ciò che serve è presentarlo così com’è. Se il Vangelo stesso non è attraente, allora come possiamo convincere? D’altra parte credo che si possa misurare il valore reale dei mezzi preposti all’evangelizzazione nei frutti vocazionali che presentano. Per questo ritengo che sarebbe un grande contributo di questa V Conferenza avviare un rinnovamento nella pastorale vocazionale, che peraltro è molto unita alla pastorale familiare, in modo da suscitare nei nostri paesi un’intensa campagna per promuovere la vita sacerdotale, la vita consacrata, con modelli esemplari. Ma che sia chiara e diretta, che non cerchi di filtrarsi attraverso i canali che offre il mondo, ma che abbia il proprio canale, rappresentato dalla testimonianza dei Pastori.


Intervista a Sua Ecc. Mons. Odilo P. Scherer, Arcivescovo di San Paolo, Segretario generale della Cnbb, Segretario della V Conferenza Generale

Aparecida (Agenzia Fides) - A una settimana dell'inizio della V Conferenza Generale dell'Episcopato latinoamericano e dei Carabi, l'Agenzia Fides ha rivolto alcune domande a Sua Ecc. Mons. Odilo P. Scherer, appena nominato Arcivescovo di San Paolo, diocesi di cui ha preso possesso domenica 29 aprile, che è anche Segretario Generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) e Segretario della V Conferenza Generale.

Quali sono le sfide e le priorità pastorali di fronte agli attuali cambiamenti sociopolitici e culturali nel continente latinoamericano, che caratterizzano questa V Conferenza Generale?
Dopo la IV Conferenza, tenutasi a Santo Domingo (1992), sono accaduti e ancora continuano ad accadere molti mutamenti nel Continente, in vari sensi. Le sfide si riferiscono alla adeguata realizzazione della missione della Chiesa in questo mondo che cambia. La Chiesa vuole annunciare il Vangelo, come “buona notizia”, in queste nuove situazioni, che sono la povertà e l’esclusione sociale persistente e persino accentuata; la violenza che dilaga in ogni parte; le numerose emigrazioni del popolo latinoamericano verso i paesi ricchi dell’emisfero Nord, le implicazioni economiche e culturali della globalizzazione, i mutamenti religiosi, le migrazioni dei fedeli della nostra Chiesa verso altre Chiese e gruppi cristiani, la commercializzazione del sacro secondo una certa concezione di “mercato religioso”, i nuovi problemi etici… Grandi sfide sono anche la missione stessa della Chiesa nelle grandi metropoli urbane, l’approfondimento della fede e la necessità di coltivare un rinnovato senso di appartenenza dei cattolici alla Chiesa, in un ambiente culturale contraddistinto dalla mobilità, dalla precarietà, e dall’instabilità delle relazioni e degli impegni con le Istituzioni tradizionali.

Queste sfide sono uguali in tutte le regioni dell’America Latina?
Con alcune differenze e sfumature proprie di ogni paese, queste sfide si presentano in tutte le regioni del Continente. Chiaramente sono sentite specialmente nelle grandi aree urbane.

Ci può spiegare i motivi che sono alla base della scelta del tema della V Conferenza: “Discepoli e missionari di Gesù Cristo, affinché i nostri popoli abbiano vita in Lui”. Non potrebbe sembrare che ci si allontani dalla realtà di ogni giorno? Quale apporto potrà dare?
Il tema è stato suggerito da Papa Benedetto XVI dopo una lunga riflessione sull’America Latina. Il Papa lo ha approvato con qualche aggiunta da parte sua. Il tema ha tre nuclei: l’identità cristiana e cattolica (“Discepoli e missionari di Gesù Cristo”), la missione (“Missionari di Gesù Cristo, affinché in Lui i nostri popoli abbiano la vita”) e il senso della presenza dei cristiani e della Chiesa in mezzo ai nostri popoli (“affinché in Lui i nostri popoli abbiano la vita”). Urge una riflessione e una nuova coscienza su chi siamo e su che cosa abbiamo da proporre oggi al mondo: e da questo dipende il nostro modo qualificato di esercitare la missione della Chiesa. Nei grandi mutamenti culturali potrebbe rimanere diluita o non caratterizzata la genuinità della proposta cristiana per la “vita nel mondo”. È giusto ritornare a Gesù Cristo e al suo Vangelo e vedere ciò che significa per i nostri popoli. A loro volta, le sfide del tempo presente richiedono una nuova apertura missionaria di tutta la Chiesa. Non possiamo più supporre che tutti siano già evangelizzati e che basterebbe solo conservare e mantenere quello che già è stato realizzato. I nostri paesi, le diocesi e le parrocchie, le nostre famiglie cattoliche, continuano ad essere tentate ogni giorno da innumerevoli “altre” proposte di vita e di religione. La Chiesa cattolica vuole riscoprirsi missionaria in ognuna delle sue comunità e organizzazioni, in ogni cattolico. Non si tratta di concorrenza. Ma di realizzare bene la nostra missione.
Non credo che il tema della V Conferenza si allontani dalla vita della gente e dai suoi interessi più reali. O il Vangelo non interessa più al popolo ? Il terzo nucleo del tema (“affinché in Lui i nostri popoli abbiano vita”) è, giustamente, diretto verso le realtà di vita del nostro popolo: le sue sofferenze e lotte giornaliere, le sue croci storiche, le sue speranze e ansie di libertà, dignità e felicità. E la Chiesa vuole continuare a essere una presenza significativa nelle realtà sociali e storiche, politiche, economiche e culturali dei nostri popoli. La Chiesa in America Latina ha qualcosa di suo da dire ai popoli, alle sue organizzazioni e alla sua cultura, ossia: la vita dei popoli secondo i disegni di Dio e del Suo regno, non seguendo alcuna ideologia o teoria economica o partito politico, “affinché in Lui i nostri popoli abbiano la vita”.

Quali sono le aspettative e le speranze da questa V Conferenza per il Brasile e per tutto il Continente?
Abbiamo la speranza che le parole di Papa Benedetto XVI all’inaugurazione dei lavori della V Conferenza, e le linee direttive indicate dalla Conferenza, possano aiutare la Chiesa in America Latina a vedere chiaro dove continuare la sua missione e quali sono i modi più adeguati per affrontare le attuali sfide poste alla missione della Chiesa in Brasile e in tutto il Continente. Spero che avremo una grande spinta all’azione e al dinamismo missionario, che aiuti i cattolici a sentire più profondamente la gioia del credere e dell’essere uniti alla Chiesa cattolica, che aiuti i laici a svolgere la loro missione nella Chiesa e, soprattutto, nel mondo, con dinamismo e competenza. E che i frutti, per la vita dei popoli, si possano vedere e che siano abbondanti, con il passare del tempo.
Pensa che questa Conferenza potrà aiutare a recuperare l’identità cristiana di tanti fedeli che l’hanno persa a causa del relativismo attuale della società, dell’avanzamento delle sette e per le tante altre sfide che interpellano oggi i cristiani ?
Io spero di sì, ma non ho dubbi che ciò richiede molto lavoro missionario della Chiesa, molta pazienza e perseveranza. La Conferenza potrà aiutare molto ad un nuovo approccio della Chiesa cattolica nel Continente. E questo deve essere trasmesso a tutti i fedeli e a tutte le organizzazioni della Chiesa. Non è qualcosa che si può risolvere solo nell’ambiente ecclesiale. Viviamo una situazione culturale ampia e diffusa, che favorisce una scarsa identificazione nella fede cattolica e nella Chiesa. Penso che sia necessario aiutare i cattolici ad avere una coscienza chiara della loro identità cristiana, cattolica ed ecclesiale; chi non ha un’identità è come una foglia secca che il vento porta dappertutto… E la formazione dell’identità passa attraverso la formazione cristiana di base, l’intensa azione evangelizzatrice, la catechesi e la formazione spirituale, la testimonianza positiva della presenza e dell’azione della Chiesa nella vita delle persone e della società. È giusto riscoprire la gioia di credere, come ha ripetuto frequentemente Papa Benedetto XVI.

Quale significato ha la visita del Santo Padre e quali sono le principali tappe previste nel suo viaggio in Brasile?
Il Papa viene in Brasile innanzitutto per presiedere l’inaugurazione della V Conferenza Generale. L’inaugurazione delle Conferenze Generali precedenti ha sempre contato sulla presenza del Papa, escluso quella di Rio de Janeiro (1955). Questo mostra l’importanza della V Conferenza per il Brasile, per l’America Latina e per i Caraibi. Il Papa è il riferimento visibile dell’unità della Chiesa ed ha la missione di “confermare i fratelli nella fede” (cf. Lc 22, 32). Pertanto la sua presenza ad Aparecida ha un grande significato: Benedetto XVI dà legittimità al grande atto ecclesiale della Conferenza di Aparecida e offre indicazioni importanti sul ruolo che la Chiesa deve continuare ad avere in mezzo ai nostri popoli, per essere fedele alla missione ricevuta da Cristo.
A San Paolo, il Papa incontrerà il Presidente della Repubblica, la gioventù e i Vescovi del Brasile. Celebrerà anche una Messa con il popolo, durante la quale procederà alla canonizzazione del Beato Antonio di Sant’Ana Galvão, primo Santo nato in Brasile. Dopo Aparecida, il Papa visiterà un’opera della Chiesa destinata al recupero ed alla reintegrazione sociale di tossicodipendenti (la “Fazenda della Speranza”). Ad Aparecida, il 13 maggio, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa di apertura dei lavori della V Conferenza, e presiederà la sessione inaugurale dei lavori. Siamo molto felici perché il Santo Padre si è riservato alcuni momenti per incontrare e parlare al popolo brasiliano e latinoamericano.

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