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TEMI DELLA MISSIONE E DELL’EVANGELIZZAZIONE NELLE CONFERENZE
GENERALI DEL CELAM |
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I temi della Missione e dell’Evangelizzazione
del continente sono stati una costante durante le quattro Conferenze Generali
del CELAM realizzate sino ad ora. In tutte si è cercato di spingere
con forza la Nuova Evangelizzazione e di rendere coscienti tutti i fedeli
della loro vocazione alla missione. In effetti, tutte le Conferenze Generali
sono state preparate e celebrate come grandi appuntamenti orientati verso
l’evangelizzazione, cercando di rispondere in ognuna alle sfide
proprie del loro tempo. Il tema di fondo che unifica tutte le Conferenze
Generali è quindi l’evangelizzazione. Le loro conclusioni
e orientamenti riflettono lo spirito evangelizzatore che le distingue
tra loro. Ognuna con il suo stile ha posto l’accento sulla missione
ecclesiale, ha integrato l’antico con il nuovo, si è sforzata
di ascoltare le necessità e le aspettative del popolo di Dio, ed
ha segnalato nuove rotte nel cammino dell’evangelizzazione.
La Prima Conferenza Generale di Rio (1955)
ha avuto come principale preoccupazione la situazione degli evangelizzatori,
e in particolar modo la scarsità di clero. Nel proposito di intensificare
la pratica della vita cristiana, venne proposta una campagna vocazionale
e di sostenere gli strumenti per la formazione alla fede. Nel Preambolo
del testo conclusivo si affermava: “Abbiamo tenuto presente la necessità,
non solo di salvaguardare il patrimonio della fede cattolica in America
Latina, ma anche che questo grande Continente risponda pienamente –
conformemente ai vivi desideri e agli aneliti del Vicario di Cristo –
alla sua vocazione apostolica”.
Nel documento delle conclusioni, c’è un intero capitolo,
l’XI, dedicato alle Missioni (“Missioni, indiani e gente di
colore”), in cui si lodava “l’impegno apostolico con
cui i missionari dell’America Latina dedicavano le loro attività,
le loro energie, e anche la loro stessa vita, alla sacra impresa di incorporare
nella Chiesa Cattolica tutti gli abitanti delle zone che ancora costituiscono
territori di missione; e alimenta l’assoluta fiducia che continueranno,
ogni giorno con maggior entusiasmo, un compito così apostolico”.
I Vescovi suggerivano ai Prelati dei territori di missione in ogni paese
che, data la scarsezza di missionari, venisse favorita l’istituzione
di catechisti che istruissero gli indiani, guidassero le loro preghiere,
li preparassero prima possibile al battesimo, assistessero i moribondi….
Altre raccomandazioni riguardavano la fondazione di scuole rurali, di
arti e lavori, agricole e di lavori domestici; inoltre nei territori di
missione dovevano essere incrementate le opere di assistenza sociale –
ospedali, asili, sanatori, dispensari – cercando a questo fine,
dove possibile, anche l’aiuto delle autorità civili. Allo
stesso modo si chiedeva che il maggior numero possibile di Ordini, Congregazioni
e Istituzioni Secolari, così come gli Istituti di assistenza sociale
e gli Istituti laici di cattolici preoccupati per il problema delle missioni,
inviassero personale capace e specializzato nei territori di Missione,
in numero e in qualità sempre maggiore. Si raccomandava poi che
i Vescovi diocesani, nelle loro rispettive giurisdizioni, incoraggiassero
generosamente l’Unione Missionaria del Clero e le altre Pontificie
Opere Missionarie.
La Seconda Conferenza Generale di Medellín (1968)
si propose di applicare il rinnovamento conciliare all’America Latina.
Il tema scelto fu: “La presenza della Chiesa nell’attuale
trasformazione dell’America Latina, alla luce del Concilio Vaticano
II”. Lo sviluppo integrale della persona e della società,
nella prospettiva dell’Evangelizzazione, ebbe un’attenzione
speciale in questa Conferenza. Vennero elaborati 16 documenti sugli aspetti
più importanti della missione evangelizzatrice della Chiesa, che
furono accolti con particolare entusiasmo dalla Chiesa in America Latina.
Tra gli aspetti pastorali che ebbero maggiore risonanza nella vita della
Chiesa si possono menzionare: il senso della salvezza e della liberazione,
la ricchezza della religiosità popolare, l’esperienza delle
comunità ecclesiali di base, la fioritura dei ministeri ordinati
e dei ministeri di fatto nei laici, l’opzione preferenziale per
i poveri, l’impegno dei cristiani con la giustizia e la promozione
umana.
La Terza Conferenza Generale di Puebla (1979)
si orientò più esplicitamente verso la promozione di una
rinnovata evangelizzazione dell’America Latina. Il tema era “L’evangelizzazione
nel presente e nel futuro dell’America Latina” ed ebbe come
base della sua riflessione l’Esortazione Apostolica “Evangelii
Nuntiandi” di Paolo VI, sull’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.
Questa Conferenza si occupò di assicurare una rinnovata evangelizzazione
della cultura dell’America Latina, attraverso la proclamazione integrale
della verità su Gesù Cristo, sulla natura e sulla missione
della Chiesa e sulla dignità ed il destino dell’essere umano.
Il principio pastorale che fu scelto per stimolare il rinnovamento della
Chiesa e animare l’evangelizzazione fu la comunione e la partecipazione.
Tutto il documento finale è orientato verso questa Evangelizzazione.
Nel documento finale si traccia in primo luogo una visione storica sulla
realtà latinoamericana, in cui si ricorda come “l’Evangelizzazione
è alle origini di questo Nuovo Mondo che è l’America
Latina”. In effetti “l’opera evangelizzatrice della
Chiesa in America Latina è il risultato dell’unanime sforzo
missionario di tutto il popolo di Dio. Lì si trovano le innumerevoli
iniziative di carità, assistenza, educazione e in maniera esemplare
le originali sintesi di Evangelizzazione e promozione umana delle missioni
francescane, agostiniane, domenicane, gesuite, mercedarie e altre: il
sacrificio e la generosità evangelica di molti cristiani, l’inventiva
nella pedagogia della fede, la vasta gamma di ricorsi che congiungevano
tutte le arti, dalla musica, al canto, alla danza sino all’architettura,
alla pittura e al teatro”. E si riconosce come questo lavoro di
evangelizzazione “che costituisce in America Latina il ‘continente
della speranza’ è stato molto più poderoso delle ombre
che all’interno del contesto hanno vissuto dolorosamente coloro
che lo hanno accompagnato”. Il documento dedica un altro capitolo
al contenuto dell’evangelizzazione e al significato dell’evangelizzazione,
tentando di dare risposta alle seguenti domande: “Chi aspetta il
nostro annuncio? Qual’è la trasformazione delle persone e
delle culture che somiglia a quella del Vangelo e che bisogna far germogliare?
Cosa ci insegna la Chiesa sull’autentica liberazione cristiana?
Come evangelizzare la cultura e la religiosità del nostro popolo?
Cosa dice il Vangelo all’uomo che anela la sua promozione e vuole
vivere il suo compromesso politico-sociale?”
Allo stesso modo si ricorda che “Dio, in America Latina, ci chiama
ad una vita in Cristo Gesù”. Urge annunciarlo a tutti i fratelli.
La Chiesa evangelizzatrice ha questa missione: predicare la conversione,
liberare l’uomo e spingerlo verso il mistero della comunione con
la Trinità e di comunione con tutti i fratelli, trasformandoli
in agenti e cooperatori del disegno di Dio. Nel documento si indicano
alcuni luoghi di preferenza per l’evangelizzazione, per edificare
la Chiesa e sviluppare la sua opera missionaria, come la famiglia, le
comunità ecclesiali di base, la parrocchia e la Chiesa particolare.
In questa missione di evangelizzazione della Chiesa in America Latina
si indicano anche alcuni punti prioritari come ad esempio l’attenzione
particolare nei confronti dei poveri e dei giovani.
La Quarta Conferenza Generale di Santo Domingo (1992).
“Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali
per la nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes. Nessun credente
in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarsi a questo
dovere supremo: annunciare Cristo a tutti i popoli” (Redemptoris
Missio, 3). Questo momento è arrivato anche per l’America
Latina. “La fede si rafforza dandola! La nuova evangelizzazione
dei popoli cristiani”, anche nelle Chiese dell’America, “troverà
ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale”
(Ibid. 2). “Per l’America Latina, che ha ricevuto Cristo circa
cinquecento anni fa, il maggior segno di ringraziamento per il dono ricevuto,
e per la sua vitalità cristiana, è impegnarsi essa stessa
nella missione”, è il messaggio lanciato dal Santo Padre,
Giovanni Paolo II da Santo Domingo.
In continuità con le precedenti, anche questa Conferenza si soffermò
sul tema “Nuova evangelizzazione, promozione umana e cultura cristiana.
Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,
8 ). Questa Conferenza Generale si tenne in coincidenza con le celebrazioni
per i 500 anni di evangelizzazione e di insediamento della Chiesa nel
continente, pertanto venne chiaramente orientata verso la missione.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, già nel discorso inaugurale della
Conferenza, parlò a lungo di questo tema, ricordando come la Conferenza
“si riunisce per celebrare l’instaurazione della Chiesa, che
durante questi cinque secoli ha dato abbondanti frutti di santità
e amore nel Nuovo Mondo”. E anche per “profilare le linee
maestre di un’azione evangelizzatrice che ponga Cristo nel cuore
e sulle labbra di tutti i latinoamericani”. Allo stesso modo parlò
della Nuova Evangelizzazione: “non consiste in un «nuovo Vangelo»,
che verrà fuori sempre da noi stessi, dalla nostra cultura, dalla
nostra analisi delle necessità degli uomini. Non consiste nemmeno
nel ritagliare dal Vangelo tutto quello che appare difficilmente assimilabile
per la mentalità di oggi. Non è la cultura la misura del
Vangelo, ma è Gesù Cristo la misura di tutta la cultura
e di tutta l’opera umana. No, la nuova evangelizzazione non nasce
dal desiderio “di far piacere agli uomini” o di “cercare
il loro favore”, ma dalla responsabilità del dono che Dio
ci ha fatto con Cristo, grazie al quale accediamo alla verità su
Dio e sugli uomini, e alla possibilità della vita vera”.
Piuttosto questa nuova Evangelizzazione riguarda “l’attitudine,
lo stile, lo sforzo e la programmazione, i metodi e l’espressione”.
Il Santo Padre ricordò anche che “non esiste un’autentica
promozione umana, vera liberazione, né un riguardo particolare
per i poveri, ma si parte dai fondamenti stessi della dignità della
persona e dell’ambiente in cui deve svilupparsi, secondo il progetto
del Creatore”. Rispetto all’ignoranza chiese di “impregnare
con i valori cristiani le radici stesse della cultura «sopravvenuta»
e di tutte le culture già esistenti. Rispetto a questo, bisognerà
prestare particolare attenzione alle culture indigene e afro-americane,
assimilando e ponendo in rilievo tutto quello che in esse c’è
di profondamente umano e umanizzante. La loro visione della vita, che
riconosce la sacralità dell’essere umano, il loro profondo
rispetto per la natura, per l’umiltà, per la sincerità,
per la solidarietà, valori che devono stimolare lo sforzo per portare
a termine un’autentica evangelizzazione inculturata, che sia anche
promotrice di progresso e conduca sempre «all’adorazione di
Dio nello spirito e nella verità» (Giovanni 4, 23). Inoltre,
il riconoscimento dei suddetti valori, non ci esime dal proclamare in
ogni momento che «Cristo è l’unico Salvatore dell’umanità,
l’unico in condizione di rivelare Dio e di guidarci sino a Dio».
Una condizione indispensabile per portare a termine questo processo di
evangelizzazione è il poter contare su evangelizzatori numerosi
e qualificati, per questo, la promozione delle vocazioni sacerdotali e
religiose, e di altri operatori pastorali, deve essere una priorità
dei Vescovi e un impegno di tutto il Popolo di Dio. In questa grande missione
della Nuova Evangelizzazione, il Santo Padre ha sottolineato un forte
richiamo alla collaborazione dei laici: “In questo momento in cui
ho convocato tutti a lavorare con ardore apostolico nella vigna del Signore,
senza che nessuno rimanga escluso, «i fedeli laici devono sentirsi
parte viva e responsabile di questa impresa (della Nuova Evangelizzazione),
chiamati come sono ad annunciare e a vivere il Vangelo nel servizio ai
valori e alle esigenze delle persone e della società»”.
Nel Messaggio della IV Conferenza Generale ai popoli dell’America
Latina e dei Carabi, i Vescovi chiamarono tutti i fedeli ad una Nuova
Evangelizzazione, specialmente i laici e tra essi i giovani. Allo stesso
modo chiesero di incoraggiare un’evangelizzazione che penetrasse
nelle radici più profonde della cultura dei popoli. L’accento
principale del documento è la persona e il messaggio del Signore
Gesù. Da questa angolazione si propone di stimolare una Nuova Evangelizzazione
che spinga per una più profonda promozione umana e sia strumento
per la configurazione di una cultura cristiana. Il documento finale si
preoccupò di formulare e sintetizzare la proposta di una Nuova
Evangelizzazione per la Chiesa dell’America Latina ponendo una speciale
enfasi nel fondamento cristologico dell’evangelizzazione e nella
necessità di annunciare il Vangelo nelle diverse culture e nelle
differenti strutture dei popoli dell’America Latina. Per questa
Nuova Evangelizzazione “non si tratta di prescindere dalla prima
evangelizzazione, ma di partire dai ricchi e abbondanti valori che essa
ha diffuso in America. Diamo a tutti un annuncio forte ed entusiasta per
l’Evangelizzazione, non solo in seno alle nostre Chiese ma al di
là delle nostre frontiere” si legge nel documento.
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