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II. FINALITÀ E TEMA DELLA V CONFERENZA GENERALE DELL’EPISCOPATO LATINOAMERICANO

Il tema della V Conferenza Generale del CELAM è il seguente:

“Discepoli e Missionari di Gesù Cristo,
affinché i nostri popoli abbiano vita in Lui.
“Io sono la Via, la Verità e la Vita ( Giovanni 14, 6)”.

Nel maggio del 2001, la XXVIII Assemblea Generale Ordinaria del CELAM, riunita a Caracas, si accordò per chiedere al Santo Padre di approvare l’idea di convocare una V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, in occasione del cinquantesimo anniversario del CELAM, che si sarebbe celebrato alla fine del 2005. Memore della grande fecondità delle Conferenze Generali precedenti, soprattutto delle Conferenze di Medellín (1968), Puebla (1979) e Santo Domingo (1992), il Consiglio Episcopale, che è realmente una famiglia di Conferenze episcopali, desiderava celebrare una nuova Conferenza Generale e per questo chiedeva al Santo Padre, Giovanni Paolo II, di approvare il progetto.
In principio, come accennato, il primo obbiettivo era la celebrazione dei 50 anni del CELAM che ha avuto luogo nel 2005, ma in seguito si pensò che riunirsi solo per celebrare questo anniversario non era sufficiente quando c’erano tanti problemi urgenti nella Chiesa in America Latina.
Pochi mesi dopo, Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Battista Re, Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, comunicò che il Santo Padre Benedetto XVI vedeva favorevolmente questa idea. A maggio 2005, in occasione dell’Assemblea Generale, il Card. Re chiese ai Vescovi di riflettere sul luogo, il tema e la data.
Nel giugno 2005, il Santo Padre Benedetto XVI incontrò il Presidente del CELAM, il Card. Francisco Javier Errázuriz Ossa, Arcivescovo di Santiago del Cile, e gli presentò il tema scelto per la V Conferenza Generale. Nel 2005, il 14 maggio, ricordando il mezzo secolo di vita del CELAM, Papa Benedetto XVI sottolineò: “Cosciente del fatto che Gesù Cristo è il centro della fede cattolica e che l’obiettivo della nuova evangelizzazione è contribuire a far sì che ogni persona incontri Cristo vivo, il CELAM ha animato intensamente l’opera dell’Episcopato Latinoamericano affinché dia testimonianza di ciò che significa essere fedeli discepoli di Cristo e alimenti la propria fede nell’ascolto della Parola di Dio. Dalla sua fondazione, il CELAM è stato chiamato a offrire un appoggio particolare alla promozione delle vocazioni, affinché siano numerose e sante. Guardando al futuro, il CELAM dovrà continuare ad offrire il suo importante contributo e il suo appoggio deciso in questo campo, per aiutare a scoprire i segnali di chiamate e accompagnare la risposta. Desidero parimenti raccomandare alla riflessione del CELAM la cura della pastorale della famiglia, assediata nel nostro tempo da gravi sfide, rappresentate dalle diverse ideologie e dai costumi che minano le fondamenta stesse del matrimonio e della famiglia cristiana. Occorre porre un accento particolare sulla catechesi familiare e sulla promozione di una positiva e corretta visione del matrimonio e della morale coniugale, contribuendo in tal modo alla formazione di famiglie autenticamente cristiane, che si distinguano per l'esperienza vissuta dei valori del Vangelo. Una famiglia cristiana, vera "chiesa domestica", sarà anche un vivaio di abbondanti e sante vocazioni”. Papa Benedetto XVI ricevette poi in udienza, il 23 febbraio 2006, il Cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa e il Vescovo di Riconquista (Argentina), Sua Ecc. Mons. Andrés Stanovnik, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del CELAM, per analizzare gli ultimi preparativi.

La V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi non ha come oggetto la discussione o chiarificazione di temi dogmatici o disciplinari, ma nasce come un impegno nettamente pastorale. È per questo che il frutto principale che ci si aspetta da questa grande assemblea è un rinnovamento profondo nella missione evangelizzatrice della Chiesa. A ciò fa riferimento il tema scelto: “Discepoli e Missionari di Gesù Cristo affinché i nostri popoli in Lui abbiano vita. “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv. 14,6). In questo contesto, come ha recentemente segnalato Sua Ecc. Mons. Odilo Pedro Scherer, Segretario Generale della Conferenza dei Vescovi del Brasile (CNBB), i partecipanti “lanceranno uno sguardo da discepoli e da missionari di Gesù Cristo sulle nuove sfide che si presentano alla missione evangelizzatrice della Chiesa, per sentire la voce di Dio nella voce dei tempi”.
La V Conferenza ha una continuità tematica con le quattro Conferenza precedenti. L’ultima, che si è celebrata a Santo Domingo (1992), ha posto un forte accento sulla persona di Gesù Cristo vivo e si è domandata come comunicarlo alle diverse culture dei nostri popoli. In questo senso, la prossima Conferenza, si pone alcune domande sull’identità e sulla missione di colui che si trova con Gesù Cristo, mettendo l’accento sulla missione “affinché abbiano vita in Cristo”. Questo soggetto, discepolo e missionario, che coltiva la sua identità e la sua missione nell’amicizia e nella comunione con Gesù Cristo, celebra e matura la sua vocazione nella comunità ecclesiale, comunità di discepoli e discepole, la cui azione è orientata verso la missione per la vita dei nostri popoli.

In relazione al tema scelto per questa Conferenza Generale, il Cardinale Errázuriz, nella lettera di presentazione del Documento di Partecipazione elaborato dal CELAM, riassume l’iter che ha seguito la sua definizione. Poche settimane dopo aver iniziato il suo pontificato, Papa Benedetto XVI ha dato parere affermativo alla celebrazione della V Conferenza Generale. Il 7 luglio 2005 ha ricevuto in udienza il Presidente del CELAM ed ha ricevuto dalle sue mani il tema proposto per l’Assemblea, che era: “Discepoli e missionari di Gesù Cristo affinché i nostri popoli abbiano vita”. Il Santo Padre, benché d’accordo con la proposta, l’ha arricchita con l’espressione “in Lui” unita alla citazione evangelica, ponendo speciale enfasi su questa parola.
La vocazione missionaria del cristiano si è presentata ogni volta con maggior forza nella formulazione del tema. La Chiesa in America Latina è consapevole di aver perso una grande quantità di cristiani nell’ultimo decennio. Allo stesso modo paragona l’attitudine poco missionaria che hanno avuto i cattolici nel passato, con l’ardore missionario dei pentecostali e delle sette. Vuole quindi vivere un risveglio missionario. Quando si parla di missioni, pensiamo alle missioni nel proprio paese e anche in altri paesi, soprattutto in quelli dove non è ancora arrivata la parola di Gesù Cristo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia permanentemente missionaria. Essa è una comunità di discepoli e missionari.

Comparando questo nucleo tematico con il tema delle Conferenze Generali precedenti, è facile scoprire la sua originalità. Il centro di questa Conferenza non è, in primo luogo, un grande programma: la nuova Evangelizzazione, la cultura cristiana o la promozione umana. Questa Conferenza Generale è incentrata in quella persona battezzata che svilupperà la cultura cristiana, che sarà evangelizzatrice e che promuoverà i suoi fratelli, soprattutto quelli emarginati. È una nuova prospettiva nella linea dell’educazione alla fede. Si tratta di essere e formare discepoli e missionari di Gesù Cristo. Per questo la V Conferenza Generale non vuole concludersi con un semplice documento. Vuole preparare la materia per una grande missione continentale. Questo è stato il desiderio dei Presidenti delle Conferenze Episcopali.

Secondo quanto spiegato da P. David Gutiérrez, direttore dell’Ufficio stampa del Consiglio Episcopale Latinoamericano ( CELAM ), la scelta di questo tema si deve in gran parte alla perdita di fede che sta colpendo il continente a causa dell’attacco e della crescita continua delle sette ma soprattutto a causa degli stessi credenti. Il problema è la debolezza della fede dei credenti che di fronte a qualunque proposta non restano saldi nella propria fede. Per questo il tema è centrato sulla persona come credente e discepolo di Cristo. Secondo la spiegazione di p. Gutiérrez “è evidente che ogni regione del continente ha i suoi problemi particolari e cerca soluzioni specifiche. Si osserva l’esistenza di problematiche e sfide comuni, che si sono messe in evidenza anche nella maggior parte degli incontri celebrati. Una prima sfida a livello interecclesiale consiste nel chiarire l’identità del credente, del cristiano cattolico, giacché molti errori che si notano nell’evangelizzazione attuale passano per una carente identità dei cristiani e per uno scarso impegno tra loro stessi. È in base a questa considerazione che il discepolato è stato visto come un tema molto opportuno per questa Conferenza Generale, perché i Vescovi sono coscienti del fatto che, benché si debbano affrontare i problemi sociali, politici ed economici del nostro continente, questi non troveranno soluzione unicamente attraverso risposte tecniche, ma con una conversione dei credenti. Insieme alla sfida per ricoprire l’identità del cattolico nel continente, ci sono anche le sfide storiche e le nuove sfide nate dai cambiamenti dell’epoca. Parliamo di sfide “storiche”, in quanto sono questioni già affrontate o messe in rilievo nelle Conferenze precedenti, come quelle della povertà crescente, della iniqua distribuzione della ricchezza, della marginalità di grandi porzioni della popolazione, del sottosviluppo della maggior parte dei nostri Paesi, della dipendenza presente in tutti gli ambiti della vita civile ed economica. Il riferimento alle Conferenze Generali dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, di Río de Janeiro, Medellín, Puebla e Santo Domingo, è obbligatorio per riprendere la linea di lavoro programmata in tali occasioni. Ma a queste si sommano altre sfide nate dal cambiamento epocale, come quella della globalizzazione, e anche altre relative ai cambiamenti avvenuti nella società civile e nel ruolo della Chiesa nella società. Cambiamenti nell’educazione, nelle nuove prospettive politiche, nel ruolo della donna nella società e nella Chiesa, nella famiglia e altri temi, che saranno affrontati con forza nelle riflessioni e nei lavori della Quinta Conferenza Generale”.
Le parole del Cardinale Errázuiz: “siamo discepoli e missionari di Gesù Cristo quando la nostra testimonianza e la nostra missione evangelizzatrice si realizzano veramente per Lui, con Lui e in Lui, che è la nostra Via, la nostra Verità, e la nostra Vita”. Lo stesso Cardinale Errázuriz spiegando il tema scelto, ha affermato che “la parola ‘discepolo’ è nuova nei documenti dell’Episcopato Latinoamericano. E’ stata usata poco nonostante sia una parola centrale per il cristianesimo. Questa parola sottolinea che il cattolico non è, per così dire, solo un soggetto etico, con delle convinzioni, titolare di autonomia nella sua vita per trasformare la società, e via dicendo, bensì che il cattolico è una persona che ha avuto un incontro con Cristo. Quest’espressione ha un rapporto di continuità con l’Esortazione post-sinodale ‘Ecclesia in America’, documento nel quale viene definita come linea-guida per la pastorale in tutta L’America Latina “l’incontro con Gesù Cristo”; con Cristo vivo, via di conversione, di comunione e di solidarietà nel continente americano… Noi, oggi, vogliamo promuovere quest’incontro con Cristo nei diversi luoghi del nostro continente affinché in molti possano diventare i suoi “discepoli”… Dall’altra parte si resta sempre sorpresi dal fatto che l’immensa maggioranza dei latinoamericani sono persone battezzate nella Chiesa. La loro fede però non si è allargata a tutte le dimensioni. Non sempre i battezzati sono coerenti con la propria fede.
Rispetto al tema del “Missionario di Cristo”, il Cardinale afferma che “Missionario, è un concetto che in primo luogo risponde ad una verità storica. L’America Latina è stata una terra poco missionaria. Ha ricevuto missionari da tutto il mondo, da tutti i continenti e da moltissimi Paesi, europei soprattutto. in queste nostre terre si pensava che tutti erano cattolici, tranne qualche piccola eccezione. E così molti sentivano che non era necessario essere missionari. Si pensava di non avere le forze per essere missionari in Africa o in Asia o non si aveva neanche l’inclinazione per essere missionari nel proprio Paese. Il clero diocesano non lavorava molto su questo fronte e i laici missionari erano pochissimi. Oggi non è più cosi: si è verificato un grande risveglio. E’ chiaro che questa sfida ha a che vedere con il calo, negli ultimi anni, di coloro che si professano cattolici e, al tempo stesso, con la crescita di comunità evangeliche e di sètte. Si tratta di un fenomeno forte. La ragione di questo fenomeno non corrisponde, come si potrebbe credere, al fatto che le persone vogliono allontanarsi dalla Chiesa. Molte di queste persone hanno perso il loro contatto vivo con la Chiesa. E qui si evidenzia il grande problema della mancanza di sacerdoti, diaconi permanenti, missionari, religiose e agenti pastorali per soddisfare le persone… E’ un dovere supremo della Chiesa preoccuparsi per coloro che sono stati battezzati nella fede di Cristo. Oserei dire che si tratta di “paternità responsabile”. Insomma, ci attendiamo un grande risveglio missionario in tutto il continente, fuori e dentro la Chiesa. Nessuno può pensare che sia sufficiente il battesimo e poi ciascuno si arrangi per conto proprio. Insomma, ci attendiamo un grande risveglio missionario in tutto il continente.”
Nelle parole del Cardinale Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima, nel discorso inaugurale di un Congresso organizzato recentemente nella città di Lima dall’istituto “Vita e Spiritualità”, “il tema della V Conferenza Generale, scelto in modo molto conveniente, […] pone al centro Gesù Cristo, unico Salvatore. La Chiesa è chiamata attraverso la vita e la testimonianza di tutti i suoi membri a costituire la primizia della presenza viva di Cristo, e cioè dei suoi discepoli. Questa vita da Gesù Cristo arriva a noi per iniziativa di Dio e non nostra”.

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