il portale congregazione pp.oo.mm. collegio urbano urbaniana fides santa sede
testata banner mongolia
 
 HOME ITALIANO ESPAÑOL ENGLISH FRANÇAIS PORTUGUÉS DEUTSCH CHINESE
Attualità
360° News
Approfondimenti
Dossier
Vita della Chiesa
Statistiche
 
Opinioni
Block Notes
Interviste
Recensioni
 
Multimedia
RadioFides
Fotografie
 
In primo piano
Da non perdere
Le sfide della missione
 
 
Comunicati
Bollettino
 
STORIA, CARISMA E OBIETTIVI DELLE QUATTRO PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Le Pontificie Opere Missionarie, la cui direzione è assicurata da un Comitato Supremo presieduto dal Cardinale Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, hanno lo scopo di evidenziare la natura missionaria della Chiesa e il dovere di tutti i cristiani di partecipare alla sua Missione con la preghiera, il sacrificio e la cooperazione materiale.
La Giornata Missionaria Mondiale, il momento culminante di ogni attività annuale di animazione e cooperazione, è conosciuta a tutti i livelli ed è ormai divenuta una tradizione nella Chiesa. La sua celebrazione venne pensata e richiesta da una delle Pontificie Opere Missionarie, la Pontificia Opera della Propagazione della Fede. Infatti parliamo di Pontificie Opere Missionarie perché sono quattro, tuttavia, pur fondate in epoche diverse, costituiscono un’istituzione unica ed hanno uno scopo fondamentale che le accomuna: promuovere lo spirito missionario universale in tutto il Popolo di Dio che è la Chiesa. Ecco una scheda sintetica della loro origine e del loro scopo.

La Pontificia Opera della Propagazione della Fede (POPF)

Cenni storici e carisma - In Francia la Chiesa, emersa dalla persecuzione della Rivoluzione Francese, soffriva ancora sotto l’oppressione strisciante del potere statale e si divideva per le dottrine ambigue dell’eresia Gallicana. Durante il regno di Napoleone (1804-1815), le gloriose “Missions Etrangères” di Parigi (MEP) non poterono inviare in Estremo Oriente che due missionari. Fu in queste circostanze che il carisma dello Spirito si pose su una giovane donna di Lione, Pauline Marie Jaricot, nata in una famiglia agiata il 22 luglio 1799. Pauline vive un’infanzia felice, con tutti i comfort di una famiglia arricchita dalla incipiente rivoluzione industriale. Da adolescente gode della sua abbondanza di soldi, si gloria della sua bellezza, dei suoi gioielli e dei suoi preziosi vestiti che fanno di lei la reginetta degli incontri mondani. A 17 anni una predica del suo parroco la scuote e Pauline comprende l’effimero della sua esistenza e la nullità delle sue aspirazioni: una deludente e infinita vanità che abbandona una volta per tutte!
La notte di Natale del 1816 Pauline fa voto di castità e scopre nella devozione alla Santissima Eucaristia e nella riparazione delle offese recate al Sacro Cuore di Gesù, insultato anche dagli eccessi della passata Rivoluzione, le motivazioni per la sua vita. Attorno a lei si radunano le ragazze lavoratrici delle fabbriche di suo padre in una Associazione Spirituale semplicemente detta delle «Riparatrici». Nel 1818, sulla linea suggerita da un libretto del MEP, questo gruppo assume anche la dimensione di preghiera e di animazione missionaria, con l’offerta facoltativa settimanale di un soldo «al fine di cooperare all’espansione del Vangelo». Per Pauline questo rappresenta l’orientamento di tutto il suo essere verso la Missione. Stimolata anche dall’esempio di suo fratello Philéas, deciso a farsi missionario, ella combina perfettamente lo slancio spirituale con la concretezza dell’azione. Nella sua mente si delinea il modo più semplice ed efficace per pregare ed aiutare i Missionari: “quelli che pregano assieme per le Missioni, assieme anche le aiutano”. Nasce così un’azione di gruppo con 10 persone, ognuna delle quali si impegna a trovare altre dieci persone che pregano e donano settimanalmente “un soldo” per le Missioni. L’idea infiamma i cuori ed il progetto si estende a macchia d’olio: il 20 ottobre 1820 vi sono già più di 500 iscritti a quella che si chiamerà l’Associazione della Propagazione della Fede che ha la sua fondazione ufficiale il 3 maggio 1822. Nel 1826 l’Opera si espande in Europa, inizia i suoi Annales che riportano le lettere dei missionari e mantiene un rapporto stretto con la Congregazione di Propaganda Fide. A conferma del suo spirito missionario e del servizio alla Chiesa universale, il 3 maggio 1922 Pio XI con il Motu Proprio Romanorum Pontificum, dichiara l’Opera della Propagazione della Fede «Pontificia» (POPF).

Gli obiettivi della POPF: 1. Mantenere nella Chiesa lo Spirito di Pentecoste che ha aperto agli Apostoli i confini del mondo e li ha fatti «missionari» (inviati): è lo spirito «cattolico», cioè universale che attiene alla natura stessa della Chiesa; 2. Far vivere in comunione con Cristo nella sua Chiesa l’universale missione redentrice come il fondamento di una corresponsabilità apostolica: «Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi» (Gv 20,21); 3. Promuovere la partecipazione all’annuncio del Vangelo con l’esempio della propria vita e con il contributo delle proprie potenzialità umane professionali e produttive, presentato anche in offerta monetaria.
Riconosciuta dalla Chiesa per il servizio della Missione, la POPF non solo ha la qualifica di «Pontificia», ma anche di «Episcopale». Essa è parte della Chiesa Universale che coordina l’attività missionaria in tutto il mondo, ma è parte anche della Chiesa Locale che ha il diritto-dovere di «ammaestrare tutte le Genti» (Mt 28,19). Per tutte le Pontificie Opere Missionarie infatti è profondamente vero che «mentre sono del Papa, sono di tutto l’Episcopato e di tutto il Popolo di Dio» (Paolo VI, Messaggio GMM 1968).

I mezzi spirituali: 1. La Lectio Divina personale o di gruppo per riconoscere, ammirare e promuovere il Piano misericordioso di Dio per la Salvezza dell’umanità. Nella meditazione e con la preghiera, renderne grazie perché «Dio […] ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo Unigenito affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna» ( Gv 3,16). 2. L’Adorazione Eucaristica con una certa frequenza, per rivivere con Cristo la sua ansia apostolica, le sue fatiche di evangelizzazione e i suoi momenti di passione: «Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). 3. Il Rosario Missionario, che nella preghiera alla Madre di Gesù e Madre nostra, ci ricorda nei colori dei suoi grani, i diversi continenti e le necessità spirituali e materiali dei loro popoli.

I mezzi materiali: 1. Il Contributo al «Fondo Universale di Solidarietà» per l’Evangelizzazione del mondo, con un’offerta mensile e, in modo speciale, nella Giornata Missionaria Mondiale (GMM). 2. La partecipazione all’estensione della Chiesa nel mondo attraverso il finanziamento delle opere religiose, assistenziali, educative delle Chiese dei Paesi di Missione. Particolarmente importante è il sostegno offerto ai Catechisti e alle Guide laiche delle nuove Comunità di Missione per la loro formazione. 3. La solidarietà con i più poveri e derelitti di ogni razza e nazione per combattere con loro la fame, le piaghe dell’AIDS, della violenza… e sostenerli nelle loro dolorose condizioni di vita. «In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). 4. Suscitare il senso della fraternità universale, facendosi carico degli oppressi, dei rifugiati, degli emigrati e partecipando alle attività ecclesiali e civili che promuovono, con uno sviluppo equo e solidale, la giustizia e la pace nel mondo.

La Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria (POSI)

Cenni storici e carisma - La figura del bambino ha sempre avuto un influsso irresistibile ed insopprimibile sul cuore di tutti: la sua semplicità, bellezza e vitalità erompente è come un riflesso della vita di Dio. Anche Gesù Cristo, che con la sua nascita nel presepe di Betlemme e la sua infanzia in Egitto e a Nazareth aveva esperimentato questo stato di beatitudine amorevole, ha prediletto in modo particolare i bambini: «Lasciate che i fanciulli vengano a me e non glielo impedite, perché il regno di Dio è di quelli che sono simili a loro» (Lc 18,16). Il punto focale dell’Opera è il ruolo particolare che i «piccoli» hanno di fronte all’annuncio del Regno. Essi infatti sono particolarmente adatti ad accoglierlo ed a viverne la ricchezza di bellezza, di gioia e di amore. Nel lessico cristiano poi, la «piccolezza» si impone come una categoria spirituale affascinante che riflette la santità di Dio. La devozione a Gesù Bambino è sentita come un abbandono obbediente dell’uomo alla volontà del Padre e viene classificata negli stati di vita come «infanzia spirituale». Il grande movimento missionario, sbocciato in Francia nel sec. XIX, non poteva non coinvolgere i bisogni essenziali della parte più fragile e più debole dell’umanità: i bambini. Le lettere dei Missionari, specialmente delle Suore, parlavano di bambini soppressi dalla nascita perché non voluti per sesso (bambine), per difetti fisici o psichici (disabili) o semplicemente per l’impossibilità di sussistenza nella grande povertà generale. C’era bisogno dell’aiuto urgente e generoso di tutti per salvare queste creature votate alla morte! L’aiuto viene da un grande Vescovo, Charles August Marie de Forbin-Janson, nato il 3 novembre 1785. Entrando da giovane nel seminario di S. Sulpizio ha in cuore il desiderio e la speranza della vita missionaria. Non doveva essere però così, perché la Provvidenza lo vuole Rettore di seminario e Vicario generale a Chambéry. Egli attua il suo sogno missionario diventando predicatore per i sacerdoti e offrendo le «missioni» al popolo. I viaggi e la conoscenza dei popoli, propri dell’andare missionario, divengono anche sua diretta esperienza quando, nel 1817, egli compie un lungo viaggio di predicazione nel Medio Oriente visitando Egitto, Palestina, Siria e Turchia. Consacrato Vescovo di Nancy nel 1824, con il suo zelo missionario si scontra con le potenze anticlericali del tempo ed è costretto nel 1833 a seguire la strada di tanti missionari, quella dell’esilio. Manifesta a Papa Gregorio XVI il suo desiderio di partire missionario in Cina. Ma questo suo sogno svanisce e, su invito, si reca allora a predicare negli Stati Uniti e in Canada. Passa i suoi ultimi anni in Germania e muore presso Marsiglia il 3 novembre 1844. La forte tensione missionaria di questo grande Vescovo, trovò il suo sbocco nella devozione a Gesù Bambino che egli andava diffondendo. Memore delle atrocità che si perpetravano, specialmente nel mondo pagano dell’epoca, contro i bambini, Mons. de Forbin-Janson diede a questa devozione un’impostazione missionaria. Infatti il nome stesso di «Santa Infanzia» esprime la volontà di mettere l’Associazione sotto la protezione di Gesù Bambino. Tante persone e gruppi da tempo derivavano da questo spirito la loro ispirazione, ma la data che ufficialmente segna l’inizio dell’Opera della S. Infanzia è il 19 maggio 1843. L’intuizione di Mons. de Forbin-Janson fu di creare un movimento di bambini cristiani per aiutare i bambini pagani a trovare il Signore e a salvarli dalla morte. Il suo scopo era di salvarli soprattutto attraverso il battesimo e di educarli cristianamente: tutto questo doveva essere il frutto di una carità apostolica e solidale, cioè di uno spirito genuinamente missionario e non solo un’azione sociale. L’Opera incontrò il favore generale delle persone e delle istituzioni maggiormente coinvolte nell’educazione dei bambini. Essa conobbe così un rapido sviluppo in Europa e nel Nord America e nel suo affermarsi poté godere del totale aiuto della Chiesa e del favore del Papa Leone XIII, che la promosse con l’enciclica Sancta Dei Civitas (3 Dicembre1880). Il 3 maggio 1922 Pio XI la insignisce del titolo di «Pontificia» (POSI).

Gli obiettivi: 1. La POSI si rivolge ai bambini ed ai ragazzi fino all’adolescenza per risvegliare la loro coscienza missionaria e sostenere, con un’azione pedagogica qualificata e mirata, la loro apertura alla carità e alla solidarietà cristiana. «Ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10,21). 2. Conoscendo e sperimentando nella «Scuola con Gesù» l’evidenza di una vita gioiosa con Gesù loro Fratello, essi pregano e curano che tutti i bambini del mondo lo conoscano e lo amino. «Lasciate che i bambini vengano a me e non li ostacolate […]. In verità vi dico che chi non accoglierà il regno di Dio come un fanciullo, certamente non vi entrerà» (Mc 14-15). I bambini amano i bambini. 3. La parrocchia, la scuola e la famiglia sono coinvolti da un programma pedagogico-catechetico nella formazione dei loro ragazzi che agiscono come soggetto attivo della loro educazione. Essi vengono gradualmente condotti ad aprire la loro mente alle dimensioni del mondo e a orientare l’affetto del loro cuore alla donazione del superfluo per i loro coetanei in bisogno. I bambini aiutano i bambini. 4. La POSI propone ai ragazzi come ideale di vita, per amore di Gesù e per imitarlo, la vocazione alla Missione che salva i bambini facendoli figli di Dio per diventare uomini completi. I bambini diventano missionari e fanno missionari gli altri bambini.

I Mezzi Spirituali: 1. Una particolare devozione a Gesù Bambino, fratello di tutti i bambini del mondo. 2. La partecipazione più frequente all’Eucaristia per essere in comunione sincera con Gesù e con tutti i bambini del mondo. 3. Un’ Ave Maria al giorno alla Mamma di Gesù per tutti i bambini sofferenti e in bisogno di aiuto. 4. L’iscrizione come membro dell’Infanzia Missionaria per portare il Vangelo agli altri. 5. Una preparazione con la preghiera ed il canto ad annunziare la Nascita di Gesù Bambino come «Cantori della Stella». 6. La celebrazione della Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria (6 gennaio).

I Mezzi Materiali: 1. Un programma specifico di preparazione dei dirigenti e animatori della POSI e di sensibilizzazione dei Vescovi dei 110 Paesi che ne fanno parte. 2. L’offerta di un soldo ogni settimana o dei propri risparmi per i bambini poveri del mondo. 3. La partecipazione alle attività a favore dei bambini, perché sia loro permesso di nascere, perché non siano sfruttati a scopi economici o sessuali e perché si offra la piena disponibilità ad accogliere i bambini emigrati o rifugiati. 4. La raccolta e distribuzione di fondi mirati a progetti di educazione ed assistenza all’Infanzia Missionaria nel mondo. 5. La partecipazione alle manifestazioni tradizionali, o programmate dai vari Gruppi, per raccogliere aiuti e contributi da devolversi alla sussistenza e all’educazione dei bambini poveri.

La Pontificia Opera di San Pietro Apostolo (POSPA)

Cenni storici e carisma - Il carattere carismatico e significativamente laicale delle POM risulta chiaro nella fondazione dell’Opera di S. Pietro Apostolo. La nascita di quest’Opera, avviene, infatti, in Francia dietro suggerimento del Vicario Apostolico di Nagasaki, Mons. Cousin, delle Missions Etrangères di Parigi (MEP), che si era convinto della necessità di un Clero locale, cioè di sacerdoti che allora erano conosciuti come «Sacerdoti indigeni». Questa Opera perciò si interessa in modo particolare di una delle necessità più urgenti per il progresso dell’evangelizzazione: l’educazione e la formazione del Clero locale attraverso la costruzione e il sostentamento dei seminari nei Paesi di Missione. Per la realizzazione del suo progetto di avere in Giappone un seminario per la formazione spirituale e teologica adeguata dei sacerdoti giapponesi, Mons. Cousin si rivolge alla signorina Jeanne Bigard. Nata in Normandia da una famiglia benestante l’8 dicembre 1859, Jeanne prende dalla madre Stephanie un vivo interesse per la vita spirituale e sviluppa di conseguenza un forte sentimento per i bisogni degli operai del Vangelo e specialmente per i sacerdoti delle missioni. Nonostante la sua timidezza e salute cagionevole, ella si impegnerà a fondo in questo ideale divenuto lo scopo di tutta la sua vita. Per questo percorrerà tutte le diocesi della Francia e si recherà all’estero arrivando fino a Roma. Dopo aver donato un grosso aiuto economico per la costruzione della chiesa di S. Francesco Saverio a Kyoto, alla morte di suo padre, Jeanne vende tutto e si ritira con la madre a vivere in due misere stanzette per poter destinare i suoi beni alle Missioni. Tiene una fitta corrispondenza epistolare con i missionari e risponde prontamente alla richiesta di Mons. Cousin, impegnandosi alla raccolta dei fondi necessari per il suo seminario giapponese. Jeanne usava definirsi una «testa di ferro» per la sua tenacia nel fare le cose, ma presto i progetti diventano talmente numerosi e alcuni richiedono un così lungo impegno nel tempo, che ella comprende che senza un’organizzazione non può assolvere il suo compito di appoggio alle Missioni. Nasce allora, tra il 1889 e il 1896, un’Associazione che diventerà poi l’Opera di San Pietro Apostolo. Nel 1894 Jeanne Bigard stampa il primo Manifesto rivolto a tutti i cristiani, per richiamare l’importanza di questo aiuto allo sviluppo delle Missioni Cattoliche. Nel 1896 si raduna il primo Consiglio di Amministrazione dell’Associazione e si stampa il primo opuscolo di propaganda. La data ufficiale della Fondazione dell’Opera di S. Pietro Apostolo è il 1889 a Caen, in Francia. Nel 1901 la sede viene portata a Parigi e poi a Friburgo in Svizzera, per facilitare il suo riconoscimento civile e una più libera amministrazione dei fondi: nel 1920 è trasferita a Roma. Leone XIII con la Lettera Enciclica Ad extremas Orientis raccomanda l’Opera a tutta la Cristianità e il 3 maggio 1922 Pio XI dichiara l’Opera di S. Pietro Apostolo «Pontificia» assieme alle due precedenti (POSPA). Dopo la morte della madre Stephanie, il 5 gennaio 1903, Jeanne è colpita da una forte depressione che trasformerà la sua vita in un angosciante calvario. Cosciente della sua situazione, ella affida l’Opera alle suore Francescane Missionarie di Maria di Friburgo. Dopo vari ricoveri in diversi ospedali ed il peggioramento del suo stato di salute mentale, Jeanne viene portata presso le suore di S. Giuseppe ad Alençon, dove si spegne il 18 aprile 1934. Jeane Bigard lascerà in eredità alla Chiesa una acuita coscienza della mondialità dell’impegno missionario, una nitida consapevolezza dell’importanza del Clero indigeno con una visione profetica per i suoi tempi, una maggiore sensibilità del laicato alla mobilitazione spirituale e umana delle Chiese di antica data, in un quadro di solidarietà con le Chiese giovani: semi di una primavera missionaria che fioriranno in tutte le componenti della Chiesa in Missione. Il senso della sua Opera si può trovare nelle parole di S. Paolo: «Come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?» (Rm 10, 14-15). L’incremento del Clero indigeno trova anche la sua giustificazione e necessità nelle parole stesse di Gesù: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20,21). Infatti, la trasmissione del Vangelo, oltre che sulla necessità degli Operai del Vangelo, deve basarsi anche sulla cultura, la religione, la vita e l’organizzazione sociale di ogni popolo. Tutto questo è meglio conosciuto e utilizzato dai figli di questo stesso popolo, il Clero indigeno nelle sue Chiese Locali.

Gli obiettivi: 1. Raccomandazione insistente per la Formazione e l’Educazionedei Sacerdoti, Religiosi e Religiose locali. 2. Contributo con la preghiera e l’aiuto economico alla crescita del Clero indigeno e delle Comunità religiose locali. 3. Cura particolare per la formazione missionaria della gioventù, in vista di aumentare il numero delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa specialmente nelle Missioni. 4. Coinvolgimento maggiore di tutto il Laicato cattolico, non solo con il contributo di aiuti, ma anche attraverso un impegno personale di attività missionaria.

I Mezzi Spirituali: 1. Pregare incessantemente per le vocazioni sacerdotali missionarie secondo il comando di Gesù: «Pregate perciò il padrone della messe che mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). 2. Stabilire una catena spirituale di amicizia, di interesse e di condivisione nella vita apostolica attraverso la comunicazione, le visite e contatti di vario genere tra i vari centri di educazione e formazione delle Chiese. 3. Accogliere con simpatia e gioia cristiana nelle proprie istituzioni i membri di altre Diocesi o Congregazioni religiose, al fine di offrire loro un ambiente spirituale in cui emularsi a vicenda nella santità al servizio di Dio.

I Mezzi Materiali: 1. Offrire un contributo economico allo sviluppo dei Seminari e delle Case di Formazione religiosa nelle Chiese di Missione. 2. Celebrare con preghiere, attività di carattere spirituale e con l’offerta speciale per i Seminari la Domenica delle Vocazioni. (Questa è generalmente celebrata alla IV Domenica di Pasqua, la Domenica del Buon Pastore). 3. Offrire «Borse di Studio» per il sostentamento e l’educazione dei singoli seminaristi nei seminari di Missione. 4. Adottare gli aspiranti al sacerdozio, sia con contributi personali come di gruppo, per accompagnarli verso la meta. 5. Assumere, a livello di organizzazioni ecclesiali, la costruzione o la manutenzione di nuovi seminari nei territori di Missione.

La Pontificia Unione Missionaria (PUM)

Cenni storici e carisma - L’Unione Missionaria del Clero, a differenza delle altre Opere, ha come fine specifico l’incremento del lavoro missionario e l’espansione delle missioni, non attraverso l’aiuto, ma attraverso l’impegno diretto di coloro che come gli Apostoli ne hanno avuto l’ordine: «Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…» (Mt 28,19). L’Unione fu fondata dal Beato Padre Paolo Manna e riconosciuta da Papa Benedetto XV il 31 ottobre 1916. Nella sua Lettera Apostolica Graves et Increscentes, in occasione del 50mo di fondazione della PUM, il Papa Paolo VI afferma che «come Cristo è il primo missionario, così anche tutti i sacerdoti in virtù del sacerdozio ricevuto devono chiamarsi missionari». Un enunciato che afferma una dottrina ormai pacifica ed un dovere sempre più impellente, anche per i numerosi documenti ecclesiali che li dichiarano: Evangelii Nuntiandi 68; Postquam Apostoli 5; Redemptoris Missio 67. Nella stessa Lettera Paolo VI definiva la PUM come «l’anima delle altre Pontificie Opere Missionarie».
Paolo Manna nasce ad Avellino il 16 gennaio 1872 e, diventato missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), viene inviato in Birmania. In 12 anni di attività missionaria rientrerà tre volte in patria per gravi motivi di salute, l’ultima volta per restarvi con grande suo dolore. Scopre così la volontà di Dio a suo riguardo, di renderlo, attraverso la stampa, l’animatore missionario di tutta la Chiesa: il missionario della Missione. Lo scopo del suo lavoro non è solo di far conoscere i progressi della fede nel mondo e di aiutare con preghiere e offerte i missionari, ma è soprattutto quello di rendere la Chiesa maggiormente in grado di svolgere appieno il suo compito di evangelizzazione, con più missionari e con il Clero indigeno. Come direttore della rivista Le Missioni Cattoliche e specialmente con la sua prima opera “Missionari autem pauci” (I Missionari sono pochi), egli suscita un’onda irresistibile di entusiasmo per la Missione e un gran numero di vocazioni missionarie: inizia così il suo grande compito di animare missionariamente tutto il Clero. Il suo sogno di fondare una Unione Missionaria del Clero si realizza con l’approvazione del Papa Benedetto XV, sollecitato vivamente dal Beato Guido Maria Conforti, Vescovo di Parma e fondatore della Società di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere. Il Primo Congresso Internazionale dell’Unione (3 gennaio 1922), dichiara la necessità dell’insegnamento nei seminari della Missiologia, una scienza ancora sconosciuta negli istituti di formazione cattolici. P. Manna insiste nei suoi scritti, sempre più numerosi, sul ruolo insostituibile dei presbiteri in ordine all’annuncio del Vangelo ed all’educazione della coscienza missionaria del popolo di Dio, per far fiorire tante vocazioni alle missioni. La diffusione dell’Unione è veloce dopo che il Papa, nella sua enciclica Maximum Illud (1919), raccomanda la sua presenza in tutte le diocesi. Con una grande attività di predicazione e di stampa, P. Manna infiamma ecclesiastici e laici all’ideale missionario, mentre sfida i giovani ad attuarlo. Non esiste per lui una vocazione missionaria distinta dalla vocazione sacerdotale o cristiana: il suo Motto è: «Tutti Missionari!». Per P. Manna tutti i battezzati, ma soprattutto «ogni sacerdote per natura, per definizione è missionario». Egli lamenta che agli occhi dei sacerdoti si sia oscurata «una grande, elementare verità, che cioè la prima e fondamentale funzione della Chiesa è l’evangelizzazione del mondo, di tutto il mondo». Questo spirito missionario universale deve essere integrato allo spirito di unità con coloro che egli per primo chiama i «Fratelli Separati», «condizione indispensabile al trionfo integrale del Vangelo nel mondo». Il Beato P. Manna profeticamente precede con le sue meditate e vibranti affermazioni le dichiarazioni del Concilio Vaticano II, specialmente: Ad Gentes 2, 39; Lumen Gentium 28; Optatam Totius 20; Presbyterorum Ordinis 10. Con i Sacerdoti, anche i Religiosi e le Religiose, come pure i Laici consacrati, sono i naturali operatori della Missione. Nel 1949, con il decreto Huic Sacro, la Congregazione de Propaganda Fide offre anche a loro l’appartenenza all’Unione. Con decreto del 28 ottobre 1956 l’Unione viene insignita da Pio XII del titolo di «Pontificia» e quindi rinominata la «Pontificia Unione Missionaria del Clero, dei Religiosi e Religiose e dei Laici Consacrati». Più semplicemente essa è conosciuta come la «Pontificia Unione Missionaria» (PUM). P. Manna ha pure servito il suo Istituto dal 1924 al 1934 come Superiore Generale. Frutto di questo impegno sono le Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione in cui propone una particolare e diversa formazione di un numero maggiore di seminaristi indigeni e la costituzione di Chiese locali affidate al Clero indigeno. Nella sua tarda età, come in un sogno, egli stende il suo grande piano missionario di carattere profetico e a respiro universale: “Le nostre «Chiese» e la propagazione del Vangelo”. Alla vigilia del Concilio Vaticano II, egli invita le Chiese di antica data a fondare Seminari Missionari per partecipare direttamente all’evangelizzazione del mondo e a prestare aiuto alle giovani Chiese di missione. Il Padre Paolo Manna muore il 15 settembre 1952. Viene dichiarato Beato da Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001.

Gli obiettivi: La PUM vuole 1. promuovere la consapevolezza missionaria tra i seminaristi, i sacerdoti e i religiosi; 2. animare tutti gli animatori del Popolo di Dio per la Missione (RM 84), diffondendo e promovendo le altre POM; 3. favorire l’unione dei Cristiani perché «siano perfetti nell’unità, e il mondo riconosca che tu mi hai mandato…» (Gv 17, 23); 4. mettere la Chiesa tutta «in stato di missione».

I Mezzi Spirituali: 1. Meditare la Sacra Scrittura per capire il piano di salvezza universale di Dio e conoscere la natura missionaria della sua Chiesa. 2. Leggere e studiare i documenti del Concilio Vaticano II e le encicliche missionarie dei Papi. 3. Vedere la propria storia personale e quella della propria Chiesa in prospettiva mondiale, per pensare e agire a livello universale. 4. Pregare il «Padrone della messe, che mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 37-38). 5. Celebrare le Feste missionarie: la Quaresima di preghiera e di solidarietà; l’Ottobre missionario con la GMM; S.Francesco Saverio, Giornata missionaria dei Sacerdoti e dei Religiosi; S.Teresa del Bambino Gesù, Giornata missionaria delle Religiose; la Giornata Mondiale dei Malati, la Settimana per l’Unità.

I Mezzi Materiali: 1. Abbonarsi alle pubblicazioni missionarie nazionali e procurarsi libri di Missiologia o che trattano dei problemi mondiali, per una conoscenza seria della Missione e della realtà delle Religioni e dei Popoli, necessaria in un mondo ormai globalizzato. 2. Offrire un contributo annuale alla PUM per le sue attività di animazione. 3. Collaborare con il Direttore Nazionale delle POM, il suo Segretario per la PUM e il Direttore Diocesano, nell’organizzazione ed attività di animazione missionaria. 4. Diffondere le pubblicazioni ufficiali della PUM-Ufficio Internazionale: Omnis Terra (in Italiano, Inglese, Francese Spagnolo, Portoghese) e il Corso: Studi per la Missione (in Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo).

I FONDATORI E LE FONDATRICI DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE

La signorina Pauline Marie Jaricot inizia nel 1818 l’Associazione per la Propagazione della Fede, ufficialmente riconosciuta il 3 maggio 1822. Pauline è «la fondatrice della più grande agenzia di aiuto alle missioni in tutta la storia della Chiesa Cattolica: l’Associazione della Propagazione della Fede», divenuta poi Opera della Propagazione della Fede ed insignita da Pio XI del titolo «Pontificia» nel 1922.

Il Vescovo di Nancy, Mons. Charles Auguste Marie de Forbin-Janson per dare un’impostazione missionaria alla devozione a Gesù Bambino, sviluppa un movimento di bambini cristiani per l’aiuto e la salvezza dei bambini pagani. Nasce così il 19 maggio 1843 l’Associazione della Santa Infanzia, che Pio XI nel 1922 dichiarerà «Opera Pontificia».

La signorina Jeanne Bigard, con l’incoraggiamento e sotto la guida della madre Stephanie, pone come scopo della sua vita la preparazione al ministero sacerdotale dei giovani nei paesi di missione. Nel 1894 lancia il primo manifesto dell’Opera di S. Pietro Apostolo che inizia la sua attività nel 1886, è ufficialmente stabilita a Caen nel 1889 ed è riconosciuta «Pontificia» da Pio XI nel 1922.

Il Padre Paolo Manna, missionario in Birmania, constatata l’immensità del lavoro missionario, è addolorato per l’indifferenza del Clero e si preoccupa per lo scarso numero dei Missionari. Fonda perciò l’Unione Missionaria del Clero per animare i sacerdoti all’Opera Maxima, l’evangelizzazione del mondo, e promuovere la conoscenza e la preghiera per le Missioni. Il 23 ottobre 1916 Benedetto XV approva l’Unione, che dopo una rapida e feconda diffusione nel mondo, nel 1956 è dichiarata «Pontificia» da Pio XII.

FESTE E CELEBRAZIONI DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE


Le Feste dei Patroni delle Missioni
S. Francesco Saverio, 3 dicembre Giornata Missionaria dei Sacerdoti e dei Religiosi
S. Teresa di Gesù Bambino, 1 ottobre, Giornata Missionaria delle Religiose

Le Celebrazioni Missionarie
Giornata Missionaria Mondiale (GMM), Penultima domenica di ottobre
Giornata Mondiale della Sofferenza (del Malato), 11 febbraio.
Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria, 6 gennaio Festa dell’Epifania
Domenica del Buon Pastore, IV Domenica di Pasqua
(S.L.) (Agenzia Fides 21/10/2006)

>> Torna all'indice <<
 
Indice
Palazzo "de Propaganda Fide" - 00120 - Città del Vaticano Tel. +39-06-69880115 - Fax. +39-06-69880107 - e-mail: fides@fides.va © AGENZIA FIDES