Fray Paolo Santiago Zambruno, O.P.
L'anno 1982, Argentina, in quel tempo era in conflitto con la
Gran Bretagna per la sovranità dell'isole Maldive, fu quando
ricevete la prima visita del Papa. Tutto accade di fretta, la
guerra, la presa di coscienza di questo fatto, le conseguenze
che questo comportò, la visita di Giovanni Paolo II.
Una delle canzone scritte per ricevere il Papa lo presentava
come il "Messaggero della Pace". La sua visita, a cui
seguì la fine della guerra, ha aiutato a riflettere sulle
nostre ferite aperte come Nazione e a trovare il modo di farle
guarire. In quel viaggio, Giovanni Paolo II non restò molto
tempo fra noi; tuttavia ci fecce sentire il suo amore di Padre
e credo che portò con sé molto del nostro calore,
come se da quel momento cominciasse un rapporto d'amicizia che
col tempo diventava molto profonda. La sua visita, inoltre, ci
fecce sentire che qualcuno così importante, niente altro
che il Vicario di Cristo, stava vicino a noi.
Ho potuto partecipare alla messa che Egli ha celebrato nel "Monumento
a los Españoles"; fu preceduta da una serata di vigilia,
con molto freddo e pioggia; credo che nello spirito della maggioranza
c'era l'offrire il meglio di sé stessi per Lui e la nostra
Patria. Un altro momento importante della sua visita è
stato il pellegrinaggio a Luján. Lì affidò
l'Argentina alla nostra Madre.
Sono passati 5 anni e come chi sa bene accompagnare un processo
iniziato, nel aprile del 1987, lo abbiamo avuto in casa un'altra
volta. Frequentavo il terzo anno di diritto nell'Università
Cattolica Argentina. Il Cappellano dell'Università mi diede
un biglietto per l'incontro col Papa nel Teatro Colón,
dove si rivolse al mondo della cultura. Non mi sembrava vero essere
sotto lo stesso tetto del Vicario di Cristo! Vederlo da vicino,
sentire la sua voce in diretta”sembrava un sogno.
Inoltre, quel giorno finiva il suo viaggio apostolico nella nostra
terra, tornava a Roma. Fu una domenica delle Palme; celebrò,
inoltre, la Giornata Mondiale della Gioventù. Fra altre
cose era la prima volta che, come Papa, si trovava fuori Roma
durante l'inizio della Settimana Santa. Era assai eloquente ed
enigmatico, e perfino ebbi il privilegio di viverlo da vicino.
Degli altri incontri di quella visita, mi rimane profondamente
impresso l'incontro con i lavoratori nel Mercato di Buenos Aires.
Ancora oggi si può vedere dall'autostrada che è
vicino al palazzo, la cappella che fecero per l'occasione. Fu
qualcosa di bello vedere condividere e confermare nella fede alla
nostra sofferente classe operaia argentina. E perché non
dirlo, anche a me a confermato nella fede. Avevo una forte inquietudine
vocazionale, che con la sua visita fecce caratare. In gennaio
di 1988, qualche mesi dopo del suo passaggio per casa, sono entrato
nel noviziato del Ordine dei Predicatori. Posso dire dunque, che
la mia fede, insieme alla mia vocazione, è cresciuta accompagnata
dal suo Magistero.
Ebbe l'intuizione col tempo che il suo passaggio per l'Argentina,
significò per tutti, senza distinzione, lasciare una porta
aperta a Gesù. Sembrava che il suo messaggio inaugurale
come Papa, “Non avete pura, diventava vita in ogni persona
che aveva aperto il suo cuore a le sue parole, a sui gesti.
Delle sue labbra presse che dopo un Papa viene un altro Papa,
ma per tutto quello che sono vissuto sotto il suo pontificato,
e qui voglio sottolineare la mia vocazione sacerdotale, farà
in maniera che il suo ricordo rimanga in modo molto vivo e vicino
nel mio cuore per sempre. E aggiungendo parte della canzone a
cui mi riferivo all'inizio, posso dire a nome mio e di molti dei
miei fratelli nella fede che Argentina junto a ti sempre estará.
Fray Paolo Santiago Zambruno, O.P.
Angelicum
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