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Speciale Giovanni Paolo II
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA
VATICANO

GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (1)

Istituzione del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Con il Motu Proprio "Dolentium Hominum" dell'11 febbraio 1985, Giovanni Paolo II istituisce la Pontificia Commissione per la pastorale degli Operatori Sanitari, che, con la "Pastor Bonus" del 1988 divenne il Pontificio Consiglio per la pastorale degli Operatori Sanitari. I suoi obiettivi sono i seguenti: stimolare e promuovere il lavoro di formazione, di studio e di azione intrapreso in campo sanitario sia dalle varie Organizzazioni Internazionali Cattoliche (O.I.C), che da altri gruppi e associazioni che operano nello stesso, in vari modi e a diversi livelli.
Il Consiglio ha anche il compito di coordinare le attività dei vari Dicasteri della Curia Romana riguardo alla sanità e ai suoi problemi. Diffonde, spiega e difende gli insegnamenti della Chiesa affinché questi vengano messi in pratica anche dai sanitari. Il Consiglio deve inoltre occuparsi dei rapporti con le Chiese locali e, in particolare, con le Commissioni Episcopali che si occupano del problema sanità. Deve seguire con attenzione e studiare l'orientamento dei programmi e delle iniziative pratiche della politica sanitaria, sia a livello nazionale che internazionale, per scoprire l'importanza e le conseguenze che esse avranno nella pastorale della Chiesa. Per compiere la propria missione il Consiglio chiede agli esperti di collaborare e organizzare gruppi di lavoro "ad hoc" sui vari argomenti.
I 36 Membri e i 50 Consulenti, nominati dal Papa, rappresentano alcuni Dicasteri della Curia Romana, l'episcopato, gli Ordini Religiosi Ospedalieri e i laici che operano in campo sanitario.
Il Presidente, il Segretario e il Sottosegretario partecipano alle riunioni fra i dicasteri e a congressi e conferenze relativi alla sanità. Tutti gli anni, a novembre, il Dicastero organizza in Vaticano una conferenza Internazionale sul mondo della scienza e della medicina.
I loro incontri con i Vescovi venuti a Roma per la visita "ad limina" permettono al Consiglio di conoscere più da vicino i problemi della pastorale della sanità nelle Chiese locali. Molto importante è anche la collaborazione con i Rappresentanti pontifici per sensibilizzare le relative delegazioni sulle problematiche della sanità.
Con una Lettera Apostolica del 13 maggio 1992, Giovanni Paolo II istituì la Giornata Mondiale del Malato, che si celebra ogni anno in una località diversa, l'11 febbraio festa della Vergine di Lourdes. In questa occasione il Papa nomina un Inviato speciale che lo rappresenti nelle celebrazioni di quel giorno.
Il Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari pubblica una rivista quadrimestrale "Dolentium Hominum - Chiesa e salute nel mondo", redatta in italiano, spagnolo, francese e inglese. (Agenzia Fides – SEGUE)


VATICANO

GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (2)

Istituzione della Giornata Mondiale del Malato

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Accogliendo con favore la richiesta da Lei inoltrata, quale Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, ed anche come interprete dell'attesa di non poche Conferenze Episcopali e di Organismi cattolici nazionali e internazionali, desidero comunicarLe che ho deciso di istituire la «Giornata Mondiale del Malato», da celebrarsi l'11 febbraio di ogni anno, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes. Considero, infatti, quanto mai opportuno estendere a tutta la Comunità ecclesiale una iniziativa che, già in atto in alcuni Paesi e regioni, ha dato frutti pastorali veramente preziosi” così Giovanni Paolo II il 13 maggio 1992 in una lettera scritta al Cardinale Fiorenzo Angelini, allora Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari. È una lettera storica che sancisce l’Istituzione di una Giornata Mondiale interamente dedicata ai malati di tutto il mondo.
“La Chiesa” continua Giovanni Paolo II, “che, sull'esempio di Cristo, ha sempre avvertito nel corso dei secoli il dovere del servizio ai malati e ai sofferenti come parte integrante della sua missione (Dolentium Hominum, 1) è consapevole che «nell'accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana, soprattutto se debole e malata, vive oggi un momento fondamentale della sua missione» (Christifideles Laici, 38). Essa inoltre non cessa di sottolineare l'indole salvifica dell'offerta della sofferenza, che, vissuta in comunione con Cristo, appartiene all'essenza stessa della redenzione (cfr. Redemptoris Missio, 78). La celebrazione annuale della «Giornata Mondiale del Malato» ha quindi lo scopo manifesto di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; di aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza; a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a favorire l'impegno sempre più prezioso del volontariato; a richiamare l'importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l'importanza dell'assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre”.
“Come alla data dell'11 febbraio pubblicai, nel 1984, la Lettera apostolica «Salvifici doloris» sul significato cristiano della sofferenza umana e, l'anno successivo, ebbi ad istituire codesto Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, così ritengo significativo fissare la medesima ricorrenza per la celebrazione della «Giornata Mondiale del Malato». Infatti, «insieme con Maria, Madre di Cristo, che stava sotto la croce, ci fermiamo accanto a tutte le croci dell'uomo di oggi» (Salvifici Doloris, 31). E Lourdes, santuario mariano tra i più cari al popolo cristiano, è luogo e insieme simbolo di speranza e di grazia nel segno dell'accettazione e dell'offerta della sofferenza salvifica. La prego, pertanto, di voler portare a conoscenza dei responsabili della pastorale sanitaria, nell'ambito delle Conferenze Episcopali, nonché degli Organismi nazionali e internazionali impegnati nel vastissimo campo della sanità, l'istituzione di tale «Giornata Mondiale del Malato», affinché, in armonia con le esigenze e le circostanze locali, la sua celebrazione sia debitamente curata con l'apporto dell'intero Popolo di Dio: Sacerdoti, Religiosi, Religiose e fedeli laici. A tale scopo, sarà premura di codesto Dicastero attuare opportune iniziative di promozione e di animazione, affinché la «Giornata Mondiale del Malato» sia momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo, che soffrendo, morendo e risorgendo ha operato la salvezza dell'umanità.
Mentre auspico la piena collaborazione di tutti per il miglior avvio e sviluppo di detta «Giornata», ne affido l'efficacia soprannaturale alla mediazione materna di Maria «Salus Infirmorum» e all'intercessione dei Santi Giovanni di Dio e Camillo de Lellis, patroni dei luoghi di cura e degli Operatori sanitari. Vogliano questi Santi estendere sempre più i frutti di un apostolato della carità di cui il mondo contemporaneo ha grande bisogno.
Avvalora questi voti la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a Lei, Signor Cardinale, e a quanti La coadiuvano nella provvida opera a servizio dei malati”. (Agenzia Fides – SEGUE)


VATICANO

GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (3)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (prima parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Fino ad oggi sono state tredici le Giornate Mondiali del Malato. Si sono sempre svolte in un continente differente fino all’ultima, dell’11 febbraio 2005, che si è svolta a Yaoundé, in Camerun. Qualche tempo prima della celebrazione di ogni Giornata Mondiale del Malato, Giovanni Paolo II ha sempre inviato un Messaggio di invito, di riflessione e di meditazione in vista della Giornata stessa. Nel loro insieme questi Messaggi costituiscono una autentica catechesi sul dolore e sul valore cristiano della sofferenza.

“La Comunità cristiana ha sempre rivolto una particolare attenzione agli ammalati e al mondo della sofferenza nelle sue molteplici manifestazioni. Nel solco di tale lunga tradizione, la Chiesa universale s'appresta a celebrare, con rinnovato spirito di servizio, la prima Giornata Mondiale del Malato quale peculiare occasione per crescere nell'atteggiamento di ascolto, di riflessione e di impegno fattivo di fronte al grande mistero del dolore e della malattia”. Scriveva il Santo Padre Giovanni Paolo II nella Lettera per la prima Giornata Mondiale del Malato celebrata nel 1993. “La Giornata, peraltro, intende chiamare in causa ogni uomo di buona volontà. Le domande di fondo poste dalla realtà della sofferenza, infatti, e l'appello a recare sollievo sia dal punto di vista fisico che spirituale a chi è malato non riguardano soltanto i credenti, ma interpellano l'umanità intera, segnata dai limiti della condizione mortale.”
Nel 1994 la celebrazione principale si svolse al santuario mariano di Czestochowa, in Polonia, e il Papa scrisse: “Come Maria ai piedi della Croce (cfr. Gv 19,25), desidero sostare presso il calvario di tanti fratelli e sorelle, che in questo momento sono straziati da guerre fratricide, languono negli ospedali o sono in lutto per i loro cari, vittime della violenza. La Giornata mondiale ha quest'anno il suo più solenne momento celebrativo nel santuario mariano di Czestochowa, per implorare dalla materna intercessione della Beatissima Vergine il dono divino della pace, insieme col conforto spirituale e corporale delle persone ammalate o sofferenti, che offrono in silenzio alla Regina della pace i loro sacrifici. In occasione della Giornata Mondiale del Malato desidero richiamare l'attenzione di voi infermi, degli operatori sanitari, dei cristiani e di tutte le persone di buona volontà sul tema del «dolore salvifico», cioè sul significato cristiano della sofferenza, argomento sul quale mi sono soffermato nella Lettera apostolica «Salvifici doloris», pubblicata l'11 febbraio di dieci anni fa. Come si può parlare di dolore salvifico? La sofferenza non è forse intralcio alla felicità e motivo di allontanamento da Dio? Senza dubbio esistono tribolazioni che, dal punto di vista umano, sembrano prive di qualunque significato. In realtà, se il Signore Gesù, Verbo incarnato, ha proclamato «Beati gli afflitti» (Mt 5,4), è perché esiste un punto di vista più alto, quello di Dio, che tutti chiama alla vita e, se pur attraverso il dolore e la morte, al suo Regno eterno di amore e di pace. Felice la persona che riesce a far risplendere la luce di Dio nella povertà di una vita sofferta o diminuita!”
L' appuntamento della Giornata Mondiale del Malato dell' 11 febbraio 1995, fu in terra africana, presso il Santuario di Maria Regina della Pace di Yamoussoukro, in Costa d' Avorio. “Sarà un incontro ecclesiale spiritualmente collegato all' Assemblea Speciale per l' Africa del Sinodo dei Vescovi; sarà, al tempo stesso, un' occasione per partecipare alla gioia della Chiesa ivoriana, che ricorda il centenario dell' arrivo dei primi missionari” scrisse il Papa nella Lettera per la circostanza, soffermandosi in particolare sul rapporto tra il dolore e la pace. “Quando non vi è pace, la sofferenza dilaga e la morte allarga il suo potere tra gli uomini… Sorgente della pace è la Croce di Cristo, nella quale tutti siamo stati salvati”. “La valorizzazione della sofferenza e la sua offerta per la salvezza del mondo sono già di per sé azione e missione di pace, poiché dalla testimonianza coraggiosa dei deboli, dei malati e dei sofferenti può scaturire il più alto contributo alla pace. La sofferenza, infatti, sollecita una più profonda comunione spirituale favorendo, da una parte, il ricupero di una migliore qualità della vita e promovendo, dall' altra, l' impegno convinto per la pace tra gli uomini. Il credente sa che, associandosi alle sofferenze di Cristo, diventa un autentico operatore di pace. E' questo un mistero insondabile, i cui frutti sono però rilevabili con evidenza nella storia della Chiesa e, in particolare, nella vita dei santi.” (Agenzia Fides – SEGUE)

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GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (4)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (seconda parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - In occasione del primo centenario della incoronazione della venerata immagine di Nostra Signora di Guadalupe (1895-1995), il famoso santuario di Città del Messico fu scelto quale luogo per il momento celebrativo più solenne della Giornata Mondiale del Malato 1996. “Tale Giornata si colloca nel cuore di quella fase antepreparatoria (1994-1996) del Terzo Millennio Cristiano che deve «servire a ravvivare nel popolo cristiano la coscienza del valore e del significato che il Giubileo del 2000 riveste nella storia umana»” scrisse allora il Papa. “Carissimi fratelli e sorelle, che sperimentate in modo particolare la sofferenza, voi siete chiamati ad una peculiare missione nell' ambito della nuova evangelizzazione, ispirandovi a Maria Madre dell' amore e del dolore umano. Vi sostengono in tale non facile testimonianza gli operatori sanitari, i familiari, i volontari che vi accompagnano lungo il quotidiano cammino della prova. Come ho ricordato nella Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente, «la Vergine Santa sarà presente in modo per così dire trasversale lungo tutta la fase preparatoria» del grande Giubileo del 2000 «come esempio perfetto di amore, sia verso Dio sia verso il prossimo», così che ne ascoltiamo la voce materna ripetere: «Fate quello che Cristo vi dirà» (cfr Tertio Millennio adveniente, 43.54).
Raccogliendo questo invito dal cuore della Salus infirmorum, vi sarà possibile imprimere alla nuova evangelizzazione un singolare carattere di annuncio del Vangelo della vita, misteriosamente mediato dalla testimonianza del Vangelo della sofferenza (cfr Evangelium vitae, 1; Salvifici doloris, 3). «Una pastorale sanitaria, infatti, veramente organica fa parte direttamente della evangelizzazione» (Discorso alla IV Riunione Plenaria della Pontificia Commissione per l' America Latina, 8; 23 giugno 1995).”
La Giornata Mondiale del Malato 1997 si svolse presso il Santuario portoghese di Nostra Signora di Fatima. Il Santo Padre ricordò che questo luogo era particolarmente significativo per Lui: “Là, infatti, volli recarmi nell'anniversario dell'attentato alla mia persona in Piazza San Pietro per ringraziare la divina Provvidenza, secondo il cui imperscrutabile disegno il drammatico evento aveva misteriosamente coinciso con l'anniversario della prima apparizione della Madre di Gesù, il 13 maggio 1917, alla Cova da Iria. Sono lieto, pertanto, che a Fatima si svolga la celebrazione ufficiale di una Giornata come quella del Malato che mi sta particolarmente a cuore. Essa offrirà così a ciascuno l'occasione di porsi nuovamente in ascolto del messaggio della Vergine, il cui nucleo fondamentale è la chiamata alla conversione e alla penitenza, come nel Vangelo”.
“Carissimi Fratelli e Sorelle, che soffrite nello spirito e nel corpo! Non cedete alla tentazione di considerare il dolore come un'esperienza soltanto negativa, al punto da dubitare della bontà di Dio. Nel Cristo sofferente ogni malato trova il significato dei propri patimenti. La sofferenza e la malattia appartengono alla condizione dell'uomo, creatura fragile e limitata, segnata sin dalla nascita dal peccato originale. In Cristo morto e risorto, tuttavia, l'umanità scopre una nuova dimensione del suo soffrire: invece che un fallimento, esso le si rivela come l'occasione per offrire una testimonianza di fede e di amore. Carissimi ammalati, sappiate trovare nell'amore "il senso salvifico del vostro dolore e risposte valide a tutti i vostri interrogativi" (Lett. Ap. Salvifici doloris, n. 31). La vostra è una missione di altissimo valore sia per la Chiesa che per la società. "Voi che portate il peso della sofferenza siete ai primi posti tra coloro che Dio ama. Come a tutti coloro che Egli ha incontrato lungo le vie della Palestina, Gesù vi ha rivolto uno sguardo pieno di tenerezza; il suo amore non verrà mai meno" (Discorso agli ammalati ed ai sofferenti, Tours, 21 settembre 1996, 2, in L'Osservatore Romano 23/24 settembre 1996, p.43. Di questo amore privilegiato sappiate essere testimoni generosi attraverso il dono del vostro patire, che tanto può per la salvezza del genere umano. In una società come quella attuale, che cerca di costruire il proprio futuro sul benessere e sul consumismo e tutto valuta sulla base dell'efficienza e del profitto, malattia e sofferenza, non potendo essere negate, o vengono rimosse o sono svuotate di significato nell'illusione di un loro superamento attraverso i soli mezzi offerti dal progresso della scienza e della tecnica. Senza dubbio, la malattia e la sofferenza restano un limite e una prova per la mente umana. Alla luce della Croce di Cristo, tuttavia, esse diventano un momento privilegiato di crescita nella fede e uno strumento prezioso per contribuire, in unione con Gesù Redentore, all'attuazione del progetto divino della salvezza.” (Agenzia Fides – SEGUE)


VATICANO

GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (5)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (terza parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La celebrazione della Giornata Mondiale del Malato 1998 si svolse presso il Santuario di Loreto. “Nei miei ripetuti pellegrinaggi a questo "primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e, per diversi secoli, vero cuore mariano della cristianità", ho sempre sentito la particolare vicinanza dei malati, che qui accorrono numerosi e fidenti… La scelta di Loreto, pertanto, ben s'armonizza con la lunga tradizione di attenzione amorosa della Chiesa verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito.”
“Cari ammalati – scrisse Giovanni Paolo II -, nella Comunità ecclesiale è riservato a voi un posto speciale. La condizione di sofferenza in cui vivete e il desiderio di ricuperare la salute vi rendono particolarmente sensibili al valore della speranza. Affido all'intercessione di Maria la vostra aspirazione al benessere del corpo e dello spirito e vi esorto ad illuminarla ed elevarla con la virtù teologale della speranza, dono di Cristo. Essa vi aiuterà a dare un significato nuovo al soffrire, trasformandolo in via di salvezza, in occasione di evangelizzazione e di redenzione. Infatti, "il soffrire può avere anche un significato positivo per l'uomo e per la stessa società, chiamato com'è a divenire una forma di partecipazione alla sofferenza salvifica di Cristo e alla sua gioia di risorto, e pertanto una forza di santificazione e di edificazione della Chiesa" (Christifideles Laici, 54; cfr Lett. Enc. Salvifici doloris, 23). Modellata su quella di Cristo e abitata dallo Spirito Santo, la vostra esperienza del dolore proclamerà la forza vittoriosa della Risurrezione. La contemplazione della Santa Casa ci porta naturalmente a soffermarci sulla Famiglia di Nazareth, dove non sono mancate le prove… Il mio augurio è che da quel focolare giunga ad ogni famiglia umana, ferita dalla sofferenza, il dono della serenità e della fiducia. Mentre invito la Comunità ecclesiale e civile a farsi carico delle difficili situazioni in cui si trovano molte famiglie sotto il peso imposto dalla malattia di un congiunto, ricordo che il comando del Signore di visitare gli infermi è rivolto innanzitutto ai familiari dell'ammalato. Compiuta in spirito di amorosa donazione di sé e sostenuta dalla fede, dalla preghiera e dai sacramenti, l'assistenza dei congiunti ammalati può trasformarsi in uno strumento terapeutico insostituibile per l'ammalato e divenire per tutti occasione della scoperta di preziosi valori umani e spirituali.” (Agenzia Fides – SEGUE)

Il santuario di Nostra Signora di Harissa, sulla collina prospiciente Beirut, in Libano, fu sede della Giornata Mondiale del Malato 1999. “Dal santuario di Harissa la vigile statua della Beata Vergine Maria guarda la costa mediterranea, così vicina alla terra sulla quale Gesù passava "predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo" (Mt 4,23). Non lontana è la regione che custodisce i corpi dei martiri Cosma e Damiano che, accogliendo il mandato di Cristo di "annunziare il Regno e di guarire gli infermi" (Lc 9,2), lo attuarono con tanta generosità da meritare il titolo di santi medici anargiri: esercitavano infatti la medicina senza retribuzione. L'anno 1999, nell'ambito della preparazione al grande Giubileo del 2000, sarà dedicato dalla Chiesa universale ad una più attenta riflessione su Dio Padre. Nella sua prima lettera l'apostolo Giovanni ci ricorda che "Dio è amore" (4, 8.16). Come potrebbe la riflessione su tale mistero non ravvivare la virtù teologale della carità, nel suo duplice volto di amore per Dio e per i fratelli? … Quale luogo della terra, meglio del Libano, potrebbe oggi essere simbolo di unità tra i cristiani e di incontro di tutti gli uomini nella comunione dell'amore?”
“Ai malati, di ogni età e condizione, alle vittime di infermità di ogni genere e di calamità e tragedie, il mio invito ad abbandonarsi nelle braccia paterne di Dio. Sappiamo che la vita ci è stata data in dono dal Padre quale altissima espressione del suo amore e che essa continua ad essere un suo dono in ogni circostanza. Tutte le nostre scelte più responsabili, il cui traguardo a motivo dei nostri limiti può sembrarci a volte oscuro ed incerto, devono essere guidate da questa convinzione. Poggia su di essa l'invito del Salmista: "Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli" (Sal 54,23).” (Agenzia Fides – SEGUE)
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GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (6)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (quarta parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L' VIII Giornata Mondiale del Malato ebbe luogo a Roma, l'11 febbraio del 2000, anno del Grande Giubileo. “Al tramonto del secondo millennio dell'era cristiana – scrisse allora il Papa nel Messaggio per l’occasione - la Chiesa, mentre guarda con ammirazione al cammino compiuto dall'umanità nella cura della sofferenza e nella promozione della salute, si pone in ascolto delle domande che affiorano dal mondo della sanità, per meglio definire la sua presenza in tale contesto e rispondere in modo adeguato alle pressanti sfide del momento.”
“Sembra che, specialmente in questo ultimo secolo, sia stato ampliato il fiume del dolore umano, già grande per la fragilità della natura umana e la ferita del peccato originale, con l'aggiunta di sofferenze inflitte dalle cattive scelte dei singoli e degli Stati… Ho davanti al mio sguardo non soltanto i letti degli ospedali ove giacciono tanti infermi, ma anche le sofferenze dei profughi, dei bambini orfani, delle tante vittime dei mali sociali e della povertà. Nello stesso tempo, con l'eclissi della fede, specialmente nel mondo secolarizzato, si aggiunge un'ulteriore e grave causa di sofferenza, quella di non saper più cogliere il senso salvifico del dolore e il conforto della speranza escatologica.”
“Si registrano, da una parte, sforzi ingenti per prolungare la vita ed anche per procrearla in modo artificiale; ma non si permette, dall'altra, di nascere a chi è già concepito e si accelera la morte di chi non è più ritenuto utile. Ed ancora: mentre giustamente si valorizza la salute moltiplicando iniziative per promuoverla, giungendo talora ad una sorte di culto del corpo e alla ricerca edonistica dell'efficienza fisica, contemporaneamente ci si riduce a considerare la vita una semplice merce di consumo, determinando nuove emarginazioni per disabili, anziani, malati terminali.”…
“Alla vigilia del nuovo millennio, è auspicabile che anche nel mondo della sofferenza e della salute si promuova "una purificazione della memoria" che porti a "riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani" (Incarnationis mysterium, 11; cfr anche Tertio millennio adveniente, 33, 37 e 51). La comunità ecclesiale è chiamata ad accogliere, anche in questo campo, l'invito alla conversione legato alla celebrazione dell'Anno Santo. Il processo di conversione e di rinnovamento sarà facilitato dal volgere continuamente lo sguardo a Colui che, "incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, nel sacramento dell'Eucaristia continua ad offrirsi all'umanità come sorgente di vita divina" (Tertio millennio adveniente, 55). Il mistero dell'Incarnazione implica che la vita sia intesa come dono di Dio da conservare con responsabilità e da spendere per il bene: la salute è quindi un attributo positivo della vita, da perseguire per il bene della persona e del prossimo. La salute, tuttavia, è un bene "penultimo" nella gerarchia dei valori, che va coltivato e considerato nell'ottica del bene totale e, quindi, anche spirituale, della persona.”
“Arricchita dalla grazia del Grande Giubileo e dalla contemplazione del mistero del Verbo incarnato, nel quale il dolore umano trova "il suo supremo e più sicuro punto di riferimento" (Salvifici doloris, 31), la Comunità cristiana si appresta a vivere, l'11 febbraio 2001, la IX Giornata Mondiale del Malato. E' la Cattedrale di Sydney, in Australia, il luogo designato per celebrare così significativa ricorrenza… La Cattedrale di Sydney è dedicata alla Vergine Maria, Madre della Chiesa. Questo sottolinea la dimensione mariana della Giornata Mondiale del Malato, che da nove anni ormai si rinnova nel giorno della memoria della Madonna di Lourdes. Maria, come Madre amorosa, farà sentire, ancora una volta, la sua protezione non soltanto verso i malati del continente australiano, ma anche verso quelli di tutto il mondo, come pure verso quanti mettono al loro servizio la propria competenza professionale e spesso l'intera esistenza.”
“In questa Giornata Mondiale del Malato, che ha per tema La nuova evangelizzazione e la dignità dell'uomo sofferente, la Chiesa intende porre l'accento sulla necessità di evangelizzare in modo rinnovato questa sfera dell'esperienza umana, per favorirne l'orientamento al benessere integrale della persona e al progresso di tutte le persone in ogni parte del mondo. L'efficace trattamento delle varie patologie, l'impegno per l'ulteriore ricerca e l'investimento di risorse adeguate costituiscono obiettivi lusinghieri perseguiti con successo in vaste aree del Pianeta. Pur plaudendo agli sforzi compiuti, non si può tuttavia ignorare che non tutti gli uomini godono delle stesse opportunità. Rivolgo, pertanto, un pressante appello perché ci si adoperi per favorire il necessario sviluppo dei servizi sanitari nei Paesi, ancora numerosi, che si trovano nell'impossibilità di offrire ai loro abitanti decorose condizioni di vita e un'idonea tutela della salute. Auspico, inoltre, che le innumerevoli potenzialità della moderna medicina vengano poste al servizio effettivo dell'uomo ed applicate nel pieno rispetto della sua dignità.”
“Ogni giorno mi reco idealmente in pellegrinaggio negli ospedali e nei luoghi di cura, dove vivono persone di ogni età e di ogni ceto sociale. Vorrei soprattutto sostare al fianco dei degenti, dei familiari e del personale sanitario. Sono luoghi che costituiscono come dei santuari, nei quali le persone partecipano al mistero pasquale di Cristo. Anche il più distratto è lì portato a porsi domande sulla propria esistenza e sul suo significato, sul perché del male, della sofferenza e della morte (cfr Gaudium et spes, 10). Ecco perché è importante che mai manchi in tali strutture una presenza qualificata e significativa dei credenti.”
“Gli ospedali, i centri per ammalati o per anziani, ed ogni casa dove sono accolte persone sofferenti, costituiscono ambiti privilegiati della nuova evangelizzazione, che deve impegnarsi per far sì che proprio lì risuoni il messaggio del Vangelo, apportatore di speranza. Solo Gesù, il divino Samaritano, è per ogni essere umano in cerca di pace e di salvezza la risposta pienamente appagante alle attese più profonde. E' Cristo il Salvatore di ogni uomo e di tutto l'uomo. Per questo la Chiesa non si stanca di annunciarLo, perché il mondo della malattia e la ricerca della salute siano vivificati dalla sua luce.” (Agenzia Fides – SEGUE)

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GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (7)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (quinta parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Per la decima celebrazione della Giornata Mondiale del Malato, l’11 febbraio 2002, è stato scelto il centro di pellegrinaggio mariano dell'India meridionale, il Santuario della “Madonna della Salute” a Vailankanny, noto come “la Lourdes dell'Oriente”. Milioni di persone raggiungono il santuario situato sulle coste del Golfo del Bengala in un ambiente tranquillo, ricco di palmizi. Vailankanny non attrae solo pellegrini cristiani, ma anche molti seguaci di altre religioni, in particolare indù che vedono nella Madonna della Salute la Madre premurosa e compassionevole dell'umanità sofferente. “In una terra dall'antica e profonda religiosità come l'India, questo santuario dedicato alla Madre di Dio è veramente un punto di incontro per membri di diverse religioni e un esempio eccezionale di armonia e scambio interreligiosi” scriveva Giovanni Paolo II nel suo consueto Messaggio.
“Cercare nuovi ed efficaci modi per alleviare la sofferenza è giusto, ma la sofferenza rimane un fatto fondamentale della vita umana. In un certo senso essa è profonda quanto l'uomo stesso e tocca la sua stessa essenza (cfr Salvifici doloris, n. 3). La ricerca e le cure mediche non spiegano totalmente né vincono completamente la sofferenza. Nella sua profondità e nelle sue molte forme, essa va considerata da un punto di vista che trascende l'aspetto meramente fisico. Le varie religioni dell'umanità hanno sempre cercato di rispondere alla questione del significato del dolore e riconoscono la necessità di mostrare a quanti soffrono compassione e bontà. Per tale motivo le convinzioni religiose hanno dato origine a pratiche mediche volte a curare e guarire dalla malattia, e la storia delle varie religioni narra di forme organizzate di assistenza sanitaria esistenti già in tempi molto antichi. Sebbene la Chiesa ritenga che nelle interpretazioni non cristiane della sofferenza siano presenti molti elementi validi e nobili, la sua comprensione del grande mistero umano è unica. Per scoprire il significato fondamentale e definitivo della sofferenza “dobbiamo volgere il nostro sguardo verso la rivelazione dell'amore divino, fonte ultima del senso di tutto ciò che esiste” (ibidem, n. 13). La risposta alla domanda sul significato della sofferenza è stata “data da Dio all'uomo nella croce di Gesù Cristo” (ibidem). La sofferenza, conseguenza del peccato originale, assume un nuovo significato: diviene partecipazione all'opera salvifica di Gesù Cristo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1521). Attraverso la sofferenza sulla Croce, Cristo ha prevalso sul male e permette anche a noi di vincerlo. Le nostre sofferenze acquistano significato e valore se unite alle sue. In quanto Dio e uomo, Cristo ha assunto su di sé le sofferenze dell'umanità e in Lui la sofferenza umana stessa assume un significato di redenzione. In questa unione fra l'umano e il divino, la sofferenza manifesta il bene e supera il male. Nell'esprimere la mia profonda solidarietà a quanti sono nel dolore, elevo fervide preghiere affinché la celebrazione della Giornata Mondiale del Malato sia per loro un momento provvidenziale in grado di aprire un nuovo orizzonte di significato nella loro vita.”

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GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (8)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (sesta parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L'XI Giornata Mondiale del Malato, 11 febbraio 2003, venne celebrata a Washington D.C., negli Stati Uniti, presso la basilica dell'Immacolata Concezione, santuario nazionale. “Grazie alla celebrazione della prossima Giornata Mondiale del Malato – scriveva il Papa -, possa il Vangelo della vita e dell'amore risuonare con vigore specialmente in America, dove vive più della metà dei cattolici. Nel Continente americano, come in altre parti del mondo, "sembra oggi profilarsi un modello di società in cui dominano i potenti, emarginando e persino eliminando i deboli: penso qui ai bambini non nati, vittime indifese dell'aborto; agli anziani ed ai malati incurabili, talora oggetto di eutanasia; ed ai tanti altri esseri umani messi ai margini dal consumismo e dal materialismo. Né posso dimenticare il non necessario ricorso alla pena di morte... Un simile modello di società è improntato alla cultura della morte ed è perciò in contrasto col messaggio evangelico" (Esort. post-sinodale Ecclesia in America, 63). Di fronte a tale preoccupante realtà, come non porre tra le priorità pastorali la difesa della cultura della vita? E' urgente compito dei cattolici, che operano nel campo medico-sanitario, fare il possibile per difendere la vita quando maggiormente è in pericolo, agendo con una coscienza rettamente formata secondo la dottrina della Chiesa.”
Il Papa esortava poi ogni Conferenza Episcopale ad impegnarsi, anche attraverso organismi appropriati, “a promuovere, orientare e coordinare la Pastorale della Salute, per suscitare nell'intero Popolo di Dio attenzione e disponibilità verso il variegato mondo del dolore. Perché questa testimonianza di amore sia sempre più credibile, gli operatori della Pastorale della Salute devono agire in piena comunione tra loro e con i loro Pastori. Ciò è particolarmente urgente negli ospedali cattolici, chiamati a riflettere sempre meglio nella loro organizzazione, rispondente alle necessità moderne, i valori evangelici, come insistentemente ricordano le direttive sociali e morali del Magistero. Ciò esige un movimento unitario tra gli ospedali cattolici, che interessi tutti i settori, non escluso quello economico-organizzativo.
Gli ospedali cattolici siano centri di vita e di speranza, dove si incrementino, insieme alle cappellanie, i comitati etici, la formazione del personale sanitario laicale, l'umanizzazione delle cure ai malati, l'attenzione alle loro famiglie ed una particolare sensibilità verso i poveri e gli emarginati. Il lavoro professionale si concretizzi in autentica testimonianza di carità, tenendo presente che la vita è dono di Dio, del quale l'uomo è soltanto amministratore e garante”.
“Questa verità va continuamente ribadita di fronte al progresso delle scienze e delle tecniche mediche, finalizzate alla cura ed alla migliore qualità dell'umana esistenza. Postulato fondamentale resta infatti che la vita va protetta e difesa dal suo concepimento fino al suo naturale tramonto… La Chiesa, aperta all'autentico progresso scientifico e tecnologico, apprezza lo sforzo e il sacrificio di chi, con dedizione e professionalità, contribuisce ad elevare la qualità del servizio stesso offerto agli ammalati, nel rispetto della loro inviolabile dignità. Ogni azione terapeutica, ogni sperimentazione, ogni trapianto deve tener conto di questa fondamentale verità. Pertanto, mai è lecito uccidere un essere umano per guarirne un altro. E se nella tappa finale della vita possono essere incoraggiate le cure palliative, evitando l'accanimento terapeutico, non sarà mai lecita alcuna azione o omissione che di sua natura e nelle intenzioni dell'agente sia volta a procurare la morte.”
La Giornata Mondiale del Malato 2004, si è svolta a Lourdes, in Francia, dove la Vergine apparve l’11 febbraio del 1858, e che da allora è diventata meta di tanti pellegrinaggi. “La Madonna ha voluto, in quella regione montagnosa, manifestare il suo amore materno specialmente verso i sofferenti e gli ammalati. Da allora continua a farsi presente con costante sollecitudine. E’ stato scelto tale Santuario, perché nel 2004 cade il 150° anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione” scrisse Giovanni Paolo II nel suo Messaggio.
“Con l'Immacolata Concezione di Maria ha avuto inizio la grande opera della Redenzione, che si è attuata nel sangue prezioso di Cristo. In Lui ogni persona è chiamata a realizzarsi in pienezza fino alla perfezione della santità (cfr Col 1,28). L’Immacolata Concezione è, pertanto, l’alba promettente del giorno radioso di Cristo, il quale con la sua morte e risurrezione ristabilirà la piena armonia fra Dio e l’umanità. Se Gesù è la sorgente della vita che vince la morte, Maria è la madre premurosa che viene incontro alle attese dei suoi figli, ottenendo per essi la salute dell’anima e del corpo. E’ questo il messaggio che il Santuario di Lourdes costantemente ripropone a devoti e pellegrini. Questo è anche il significato delle guarigioni corporali e spirituali che si registrano alla grotta di Massabielle.
Dal giorno dell’apparizione a Bernadetta Soubirous, Maria in quel luogo ha “curato” dolori e malattie, restituendo a tanti suoi figli anche la salute del corpo. Prodigi, però, ben più sorprendenti ha operato nell’animo dei credenti, aprendo il loro animo all’incontro con il suo figlio Gesù, risposta vera alle attese più profonde del cuore umano. Lo Spirito Santo, che la coprì con la sua ombra al momento dell'Incarnazione del Verbo, trasforma l’animo di innumerevoli malati che a Lei ricorrono. Anche quando non ottengono il dono della salute corporale, possono sempre riceverne un altro ben più importante: la conversione del cuore, fonte di pace e di gioia interiore. Questo dono trasforma la loro esistenza e li rende apostoli della croce di Cristo, vessillo di speranza, pur fra le prove più dure e difficili.”…
“Ai piedi della Croce soffre in silenzio Maria, partecipe in modo specialissimo dei patimenti del Figlio, costituita madre dell’umanità, pronta ad intercedere perché ogni persona possa ottenere la salvezza (cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris [11 febbraio 1984], 25: AAS 76 [1984], 235-238).
A Lourdes non è difficile comprendere questa singolare partecipazione della Madonna al ruolo salvifico di Cristo. Il prodigio dell’Immacolata Concezione ricorda ai credenti una verità fondamentale: è possibile conseguire la salvezza solo partecipando docilmente al progetto del Padre, che ha voluto redimere il mondo attraverso la morte e la risurrezione del suo unigenito Figlio. Con il Battesimo il credente viene inserito in questo disegno salvifico ed è liberato dalla colpa originale. La malattia e la morte, pur restando presenti nell’esistenza terrena, perdono tuttavia il loro senso negativo. Alla luce della fede, la morte del corpo, vinta da quella di Cristo (cfr Rm 6,4), diventa il passaggio obbligato alla pienezza della vita immortale.” (Agenzia Fides – SEGUE)


VATICANO

GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (9)

I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi sulla sofferenza (settima parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Messaggio di Giovanni Paolo II per la XIII Giornata Mondiale del Malato presso il Santuario di Maria Regina degli Apostoli, a Yaoundé, in Camerun.

Cristo, speranza per l’Africa
1. Nel 2005, a dieci anni di distanza, sarà nuovamente l’Africa ad ospitare le celebrazioni principali della Giornata Mondiale del Malato, che si terranno presso il Santuario di Maria Regina degli Apostoli, a Yaoundé, in Camerun. Questa scelta offrirà l’opportunità di manifestare concreta solidarietà alle popolazioni di quel Continente, provate da gravi carenze sanitarie. Sarà così fatto un ulteriore passo nell’attuazione dell’impegno che i cristiani d’Africa, dieci anni or sono, assunsero nel corso della terza Giornata Mondiale del Malato, di farsi cioè “buoni samaritani” dei fratelli e delle sorelle in difficoltà.
Nell’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa, infatti, riprendendo le osservazioni di molti Padri sinodali, ho scritto che “l’Africa di oggi può essere paragonata a quell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico; egli cadde nelle mani dei briganti che lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto (cfr Lc 10,30-37)”. Ed aggiungevo che “l’Africa è un continente in cui innumerevoli esseri umani - uomini e donne, bambini e giovani - sono distesi, in qualche modo, sul bordo della strada, malati, feriti, impotenti, emarginati e abbandonati. Essi hanno un bisogno estremo di buoni Samaritani che vengano loro in aiuto” (n. 41: AAS 88 [1996], 27).
2. La Giornata Mondiale del Malato ha anche, come scopo, di stimolare la riflessione sulla nozione di salute, che nella sua accezione più completa allude anche ad una situazione di armonia dell’essere umano con se stesso e col mondo che lo circonda. Ora è proprio questa visione che l’Africa esprime in modo assai ricco nella sua tradizione culturale, come testimoniano le tante manifestazioni artistiche, sia civili che religiose, piene di senso gioioso, di ritmo e di musicalità.
Purtroppo, però, quest’armonia è oggi fortemente turbata. Tante malattie devastano il Continente, e fra tutte in particolare il flagello dell’AIDS, “che semina dolore e morte in numerose zone dell’Africa” (ivi, n. 116: l.c., 69). I conflitti e le guerre, che travagliano non poche regioni africane, rendono più difficili gli interventi volti a prevenire e curare queste malattie. Nei campi dei profughi e dei rifugiati giacciono spesso persone prive persino dei viveri indispensabili per la sopravvivenza.
Esorto coloro che ne hanno la possibilità a non cessare di impegnarsi a fondo per porre fine a simili tragedie (cfr ivi, n. 117: l.c., 69-70). Ricordo poi ai responsabili del commercio di armi quanto ho scritto in quel documento: “Coloro che alimentano le guerre in Africa mediante il traffico di armi sono complici di odiosi crimini contro l’umanità” (ivi, n. 118: l.c., 70).
3. Quanto al dramma dell’AIDS, ho già avuto modo di sottolineare in altre circostanze che esso si presenta anche come una “patologia dello spirito”. Per combatterla in modo responsabile, occorre accrescerne la prevenzione mediante l’educazione al rispetto del valore sacro della vita e la formazione alla pratica corretta della sessualità. In effetti, se molte sono le infezioni da contagio attraverso il sangue specialmente nel corso della gestazione - infezioni che vanno combattute con ogni impegno - ben più numerose sono quelle che avvengono per via sessuale, e che possono essere evitate soprattutto mediante una condotta responsabile e l’osservanza della virtù della castità.
I Vescovi partecipanti al menzionato Sinodo per l’Africa del 1994, riferendosi all’incidenza che nella diffusione della malattia hanno comportamenti sessuali irresponsabili, formularono una raccomandazione che qui vorrei riproporre: “L’affetto, la gioia, la felicità e la pace procurati dal matrimonio cristiano e dalla fedeltà, così come la sicurezza data dalla castità, devono essere continuamente presentati ai fedeli, soprattutto ai giovani” (Esort. ap. Ecclesia in Africa, 116: AAS 88 [1996] 69).
4. Nella lotta contro l’AIDS tutti devono sentirsi coinvolti. Tocca ai governanti e alle autorità civili fornire, sempre su quest’argomento, chiare e corrette informazioni al servizio dei cittadini, come pure dedicare risorse sufficienti all’educazione dei giovani ed alla cura della salute. Incoraggio gli Organismi internazionali a promuovere, in questo campo, iniziative ispirate a saggezza e solidarietà, mirando sempre a difendere la dignità umana e a tutelare il diritto inviolabile alla vita.
Un plauso convinto va alle industrie farmaceutiche che si impegnano a tenere bassi i costi dei medicinali utili nella cura dell’AIDS. Certo, occorrono risorse economiche per la ricerca scientifica nel campo sanitario ed altre risorse ancora sono necessarie per rendere commerciabili i medicinali scoperti, ma di fronte a emergenze come l’AIDS, la salvaguardia della vita umana deve venire prima di qualsiasi altra valutazione.
Agli operatori pastorali domando “di portare ai fratelli e alle sorelle colpiti dall’AIDS tutto il conforto possibile sia materiale che morale e spirituale. Agli uomini di scienza e ai responsabili politici di tutto il mondo chiedo con viva insistenza che, mossi dall’amore e dal rispetto dovuti ad ogni persona umana, non facciano economia quanto ai mezzi capaci di mettere fine a questo flagello” (Esort. ap. Ecclesia in Africa, 116: l.c.).
Vorrei, in particolare, ricordare qui con ammirazione i tanti operatori sanitari, gli assistenti religiosi e i volontari che, da buoni Samaritani, spendono la vita accanto alle vittime dell’AIDS e si prendono cura dei loro familiari. È prezioso, a questo proposito, il servizio che prestano migliaia di istituzioni sanitarie cattoliche soccorrendo, talora in modo eroico, quanti in Africa sono colpiti da ogni sorta di infermità, specialmente dall’AIDS, dalla malaria e dalla tubercolosi.
Nel corso degli ultimi anni, ho potuto costatare che i miei appelli in favore delle vittime dell’AIDS non sono stati vani. Ho visto con compiacimento che diversi Paesi e istituzioni hanno sostenuto, coordinando gli sforzi, concrete campagne di prevenzione e di cura dei malati.
5. Mi rivolgo ora, in maniera speciale, a voi, cari fratelli Vescovi delle Conferenze Episcopali degli altri Continenti, perché vi uniate generosamente ai Pastori dell’Africa per far fronte efficacemente a questa e ad altre emergenze. Il Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute non mancherà di offrire, come ha fatto nel passato, il proprio contributo per coordinare e promuovere tale cooperazione, sollecitando l’apporto fattivo di ogni Conferenza Episcopale.
L’attenzione della Chiesa ai problemi dell’Africa non è motivata solo da ragioni di compassione filantropica verso l’uomo nel bisogno, ma è stimolata anche dall’adesione a Cristo Redentore, il cui volto essa riconosce nelle fattezze di ogni persona che soffre. È dunque la fede che la spinge ad impegnarsi a fondo nel curare i malati, come sempre ha fatto nel corso della storia. È la speranza che la rende capace di perseverare in questa missione, nonostante gli ostacoli d’ogni tipo che incontra. È infine la carità che le suggerisce il giusto approccio alle diverse situazioni, consentendole di percepire le peculiarità di ciascuna e di corrispondervi.
Con questo atteggiamento di profonda condivisione, la Chiesa va incontro ai feriti della vita, per offrire loro l’amore di Cristo mediante le tante forme di aiuto che la “fantasia della carità” (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 50) le suggerisce per soccorrerli. A ciascuno essa ripete: Coraggio, Iddio non ti ha dimenticato. Cristo soffre con te. E tu, offrendo le tue sofferenze, puoi collaborare con Lui alla redenzione del mondo.
6. L’annuale celebrazione della Giornata Mondiale del Malato offre a tutti la possibilità di comprendere meglio l’importanza della pastorale della salute. Nella nostra epoca, segnata da una cultura imbevuta di secolarismo, si è talora tentati di non valorizzare appieno tale ambito pastorale. Si pensa che altri siano i campi in cui si gioca il destino dell’uomo. Invece, è proprio nel momento della malattia che si pone con più urgenza il bisogno di trovare risposte adeguate alle questioni ultime riguardanti la vita dell’uomo: le questioni sul senso del dolore, della sofferenza e della stessa morte, considerata non soltanto come un enigma con cui faticosamente confrontarsi, ma come mistero in cui Cristo incorpora a Sé la nostra esistenza, aprendola ad una nuova e definitiva nascita per la vita che mai più finirà.
In Cristo sta la speranza della vera e piena salute, la salvezza che Egli porta è la vera risposta agli interrogativi ultimi dell’uomo. Non c’è contraddizione fra salute terrena e salute eterna, dal momento che il Signore è morto per la salute integrale dell’uomo e di tutti gli uomini (cfr 1 Pt 1,2-5; Liturgia del Venerdì Santo, Adorazione della Croce). La salvezza costituisce il contenuto finale della Nuova Alleanza.
Nella prossima Giornata Mondiale del Malato vogliamo pertanto proclamare la speranza della piena salute per l’Africa e per l’intera umanità, impegnandoci a lavorare con una maggior determinazione a servizio di questa grande causa.
7. Nella pagina evangelica delle Beatitudini, il Signore proclama: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati” (Mt 5,4). L’antinomia che sembra esserci fra la sofferenza e la gioia viene superata grazie all’azione consolatrice dello Spirito Santo. Configurandoci al mistero di Cristo crocifisso e risorto, lo Spirito ci apre fin d’ora alla gioia che raggiungerà la sua pienezza nell’incontro beatificante col Redentore. In realtà, l’essere umano non aspira ad un benessere solo fisico o spirituale, ma ad una “salute” che s’esprima in un’armonia totale con Dio, con se stesso e con l’umanità. A questo traguardo si giunge soltanto attraverso il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo.
Di questa realtà escatologica ci offre un’anticipazione eloquente Maria Santissima, specialmente attraverso i misteri della sua Immacolata Concezione e della sua Assunzione al Cielo. In Lei, concepita senza alcun’ombra di peccato, totale è la disponibilità sia alla volontà divina che al servizio degli uomini, e piena è, in conseguenza, quell’armonia profonda da cui scaturisce la gioia.
A giusto titolo pertanto a Lei ci rivolgiamo invocandola come “Causa della nostra gioia”. Quella che la Vergine ci dona è una gioia che permane anche in mezzo alle prove. Tuttavia pensando all’Africa dotata di immense risorse umane, culturali e religiose, ma afflitta anche da indicibili sofferenze, fiorisce spontanea sulle labbra un accorata preghiera:
Maria, Vergine Immacolata, Donna del dolore e della speranza, sii benigna verso ogni persona che soffre
e ottieni a ciascuno pienezza di vita. Volgi il tuo sguardo materno specialmente su coloro che in Africa
sono nell’estremo bisogno, perché colpiti dall’AIDS o da altra malattia mortale. Guarda le mamme che piangono i loro figli; guarda i nonni privi di risorse sufficienti per sostenere i nipoti rimasti orfani.
Stringi tutti al tuo cuore di Madre. Regina dell’Africa e del mondo intero, Vergine Santissima, prega per noi!
Dal Vaticano, 8 settembre 2004
GIOVANNI PAOLO II (Agenzia Fides – SEGUE)

VATICANO

GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (10)

Le esperienze personali del ricovero al Gemelli

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Giovanni Paolo II che fu nella giovinezza forte atleta, è anche il Pontefice del dolore. Dal 1981 al 2005 il Santo Padre è stato ricoverato per dieci volte (13 maggio e 20 giugno 1981, 15 luglio 1992, 2 luglio e 11 novembre 1993, 29 aprile 1994, 14 agosto e 8 ottobre 1996, 1 e 24 febbraio 2005). In due occasioni (luglio 1993 e agosto 1996) il ricovero è stato limitato a poche ore, per una TAC, nelle altre circostanze, dopo l’intervento di urgenza del 13 maggio 1981 in seguito all’attentato in piazza San Pietro, il Papa ha subito altre cinque operazioni chirurgiche.
Fin dall’inizio del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo II non ha voluto dimenticare chi soffre a causa della malattia fisica e i suoi ricoveri all’ospedale Gemelli sono stati sempre occasione di dialogo e conforto verso chi soffre, ricordando sempre che anche Cristo ha sofferto in croce e che proprio nel momento della più grande debolezza fisica, Egli si è rivelato anche il più potente: “...Carissimi fratelli e sorelle” ha detto il 18 ottobre 1978, poche ore dopo la sua elezione alla Cattedra di Pietro, durante una visita a Sua Ecc. Mons. Deskur, ricoverato al Policlinico Gemelli, “vorrei affidarmi alle vostre preghiere... Nonostante le vostre condizioni fisiche siete molto potenti, così come è potente Gesù Cristo crocifisso....La vostra potenza sta nella vostra rassomiglianza a Lui stesso. Cercate di utilizzare quella potenza per il bene della Chiesa, dei vostri vicini, delle vostre famiglie, della vostra patria e di tutta l’umanità. E anche per il bene del Ministero del Papa che è, secondo altri significati, anche molto debole”.
Sempre dall’Ospedale Gemelli, il Santo Padre non ha mancato di parlare al mondo e di evangelizzare. Dopo ogni operazione, ancora ricoverato, ha sempre voluto recitare insieme al popolo l’Angelus e sono tante le Sue apparizioni dalle finestre dell’Ospedale: "Desidero oggi rivolgermi in modo particolare a tutti gli ammalati” ha detto il 24 maggio 1981 durante una preghiera mariana diffusa via radio dal Gemelli, “esprimendo ad essi, io, infermo come loro, una parola di conforto e di speranza. Quando, all’indomani della mia elezione alla Cattedra di Pietro, venni per una visita al Policlinico "Gemelli", dissi di volere "appoggiare il mio ministero papale soprattutto su quelli che soffrono". ...Riaffermo ora la medesima convinzione di allora...Invito tutti gli ammalati ad unirsi con me nell’offerta a Cristo dei loro patimenti per il bene della Chiesa e dell’umanità”.
Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato 2001, che si celebrò a Sidney, in Australia, Giovanni Paolo II scrisse tra l’altro: “Avendo condiviso anch'io, in questi anni, a più riprese l'esperienza della malattia, ho compreso sempre più chiaramente il suo valore per il mio ministero petrino e per la vita stessa della Chiesa. Nell'esprimere affettuosa solidarietà a coloro che soffrono, li invito a contemplare con fede il mistero di Cristo, crocifisso e risorto, per arrivare a scoprire nelle proprie vicende dolorose l'amorevole disegno di Dio. Solo guardando a Gesù "Uomo dei dolori, che ben conosce il patire" (Is 53,3), è possibile trovare serenità e fiducia.”
Durante il ricovero del febbraio 2005, Giovanni Paolo II ha continuato durante l’Angelus la sua catechesi sulla sofferenza. “Carissimi Fratelli e Sorelle, ancora una volta mi rivolgo a voi dal Policlinico Agostino Gemelli. Vi ringrazio con affetto e sento tutti vicini spiritualmente. Penso a voi raccolti in Piazza San Pietro, singoli e gruppi oggi intervenuti, e a tutti coloro che da ogni parte del mondo si interessano alla mia persona. Vi chiedo di continuare ad accompagnarmi soprattutto con la vostra preghiera. Il clima penitenziale della Quaresima, che stiamo vivendo, ci aiuta a meglio comprendere anche il valore della sofferenza che, in un modo o nell’altro, tocca tutti noi. E’ guardando a Cristo e seguendolo con paziente fiducia che riusciamo a comprendere come ogni forma umana di dolore racchiuda in sé una promessa divina di salvezza e di gioia. Vorrei che questo messaggio di conforto e di speranza giungesse a tutti, specialmente a chi attraversa momenti difficili, a chi soffre nel corpo e nello spirito. A Maria, Madre della Chiesa, rinnovo il mio affidamento: Totus tuus! Ci aiuti Lei in ogni momento della vita a compiere la volontà di Dio.” (Angelus del 27 febbraio 2005).
“Anche oggi desidero anzitutto rinnovare l’espressione della mia gratitudine per i tanti segni di affetto che mi giungono. Penso, in particolare, ai numerosi Cardinali, Vescovi, sacerdoti e gruppi di fedeli, agli Ambasciatori e alle Delegazioni ecumeniche che sono venuti in questi giorni al Policlinico "Gemelli". Desidero manifestare speciale riconoscenza per la vicinanza dei credenti di altre religioni, segnatamente ebrei e musulmani. Alcuni di essi hanno voluto venire a pregare qui all’ospedale. E’ questo per me un segno confortante, di cui rendo grazie a Dio. Continuiamo insieme la preparazione alla Pasqua, offrendo a Dio anche la sofferenza, per il bene dell’umanità e per la nostra purificazione. Nell’odierna pagina evangelica Cristo, guarendo il cieco nato, si presenta come "la luce del mondo" (Gv 9,5). Egli è venuto per aprire gli occhi dell’uomo alla luce della fede. Sì, carissimi, la fede è luce che guida nel cammino della vita, è fiamma che conforta nei momenti difficili.” (Angelus del 6 marzo 2005). (Agenzia Fides – FINE)

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