VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (1)
Istituzione del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori
Sanitari
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Con il Motu Proprio
"Dolentium Hominum" dell'11 febbraio 1985, Giovanni
Paolo II istituisce la Pontificia Commissione per la pastorale
degli Operatori Sanitari, che, con la "Pastor Bonus"
del 1988 divenne il Pontificio Consiglio per la pastorale degli
Operatori Sanitari. I suoi obiettivi sono i seguenti: stimolare
e promuovere il lavoro di formazione, di studio e di azione intrapreso
in campo sanitario sia dalle varie Organizzazioni Internazionali
Cattoliche (O.I.C), che da altri gruppi e associazioni che operano
nello stesso, in vari modi e a diversi livelli.
Il Consiglio ha anche il compito di coordinare le attività
dei vari Dicasteri della Curia Romana riguardo alla sanità
e ai suoi problemi. Diffonde, spiega e difende gli insegnamenti
della Chiesa affinché questi vengano messi in pratica anche
dai sanitari. Il Consiglio deve inoltre occuparsi dei rapporti
con le Chiese locali e, in particolare, con le Commissioni Episcopali
che si occupano del problema sanità. Deve seguire con attenzione
e studiare l'orientamento dei programmi e delle iniziative pratiche
della politica sanitaria, sia a livello nazionale che internazionale,
per scoprire l'importanza e le conseguenze che esse avranno nella
pastorale della Chiesa. Per compiere la propria missione il Consiglio
chiede agli esperti di collaborare e organizzare gruppi di lavoro
"ad hoc" sui vari argomenti.
I 36 Membri e i 50 Consulenti, nominati dal Papa, rappresentano
alcuni Dicasteri della Curia Romana, l'episcopato, gli Ordini
Religiosi Ospedalieri e i laici che operano in campo sanitario.
Il Presidente, il Segretario e il Sottosegretario partecipano
alle riunioni fra i dicasteri e a congressi e conferenze relativi
alla sanità. Tutti gli anni, a novembre, il Dicastero organizza
in Vaticano una conferenza Internazionale sul mondo della scienza
e della medicina.
I loro incontri con i Vescovi venuti a Roma per la visita "ad
limina" permettono al Consiglio di conoscere più da
vicino i problemi della pastorale della sanità nelle Chiese
locali. Molto importante è anche la collaborazione con
i Rappresentanti pontifici per sensibilizzare le relative delegazioni
sulle problematiche della sanità.
Con una Lettera Apostolica del 13 maggio 1992, Giovanni Paolo
II istituì la Giornata Mondiale del Malato, che si celebra
ogni anno in una località diversa, l'11 febbraio festa
della Vergine di Lourdes. In questa occasione il Papa nomina un
Inviato speciale che lo rappresenti nelle celebrazioni di quel
giorno.
Il Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari
pubblica una rivista quadrimestrale "Dolentium Hominum -
Chiesa e salute nel mondo", redatta in italiano, spagnolo,
francese e inglese. (Agenzia Fides – SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (2)
Istituzione della Giornata Mondiale del Malato
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Accogliendo
con favore la richiesta da Lei inoltrata, quale Presidente del
Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari,
ed anche come interprete dell'attesa di non poche Conferenze Episcopali
e di Organismi cattolici nazionali e internazionali, desidero
comunicarLe che ho deciso di istituire la «Giornata Mondiale
del Malato», da celebrarsi l'11 febbraio di ogni anno, memoria
liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes. Considero, infatti,
quanto mai opportuno estendere a tutta la Comunità ecclesiale
una iniziativa che, già in atto in alcuni Paesi e regioni,
ha dato frutti pastorali veramente preziosi” così
Giovanni Paolo II il 13 maggio 1992 in una lettera scritta al
Cardinale Fiorenzo Angelini, allora Presidente del Pontificio
Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari. È
una lettera storica che sancisce l’Istituzione di una Giornata
Mondiale interamente dedicata ai malati di tutto il mondo.
“La Chiesa” continua Giovanni Paolo II, “che,
sull'esempio di Cristo, ha sempre avvertito nel corso dei secoli
il dovere del servizio ai malati e ai sofferenti come parte integrante
della sua missione (Dolentium Hominum, 1) è consapevole
che «nell'accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana,
soprattutto se debole e malata, vive oggi un momento fondamentale
della sua missione» (Christifideles Laici, 38). Essa inoltre
non cessa di sottolineare l'indole salvifica dell'offerta della
sofferenza, che, vissuta in comunione con Cristo, appartiene all'essenza
stessa della redenzione (cfr. Redemptoris Missio, 78). La celebrazione
annuale della «Giornata Mondiale del Malato» ha quindi
lo scopo manifesto di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza,
le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società
civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza
agli infermi; di aiutare chi è ammalato a valorizzare,
sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza;
a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità
cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a
favorire l'impegno sempre più prezioso del volontariato;
a richiamare l'importanza della formazione spirituale e morale
degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l'importanza
dell'assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti
diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano
accanto a chi soffre”.
“Come alla data dell'11 febbraio pubblicai, nel 1984, la
Lettera apostolica «Salvifici doloris» sul significato
cristiano della sofferenza umana e, l'anno successivo, ebbi ad
istituire codesto Pontificio Consiglio della Pastorale per gli
Operatori Sanitari, così ritengo significativo fissare
la medesima ricorrenza per la celebrazione della «Giornata
Mondiale del Malato». Infatti, «insieme con Maria,
Madre di Cristo, che stava sotto la croce, ci fermiamo accanto
a tutte le croci dell'uomo di oggi» (Salvifici Doloris,
31). E Lourdes, santuario mariano tra i più cari al popolo
cristiano, è luogo e insieme simbolo di speranza e di grazia
nel segno dell'accettazione e dell'offerta della sofferenza salvifica.
La prego, pertanto, di voler portare a conoscenza dei responsabili
della pastorale sanitaria, nell'ambito delle Conferenze Episcopali,
nonché degli Organismi nazionali e internazionali impegnati
nel vastissimo campo della sanità, l'istituzione di tale
«Giornata Mondiale del Malato», affinché, in
armonia con le esigenze e le circostanze locali, la sua celebrazione
sia debitamente curata con l'apporto dell'intero Popolo di Dio:
Sacerdoti, Religiosi, Religiose e fedeli laici. A tale scopo,
sarà premura di codesto Dicastero attuare opportune iniziative
di promozione e di animazione, affinché la «Giornata
Mondiale del Malato» sia momento forte di preghiera, di
condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa
e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo
il Santo Volto di Cristo, che soffrendo, morendo e risorgendo
ha operato la salvezza dell'umanità.
Mentre auspico la piena collaborazione di tutti per il miglior
avvio e sviluppo di detta «Giornata», ne affido l'efficacia
soprannaturale alla mediazione materna di Maria «Salus Infirmorum»
e all'intercessione dei Santi Giovanni di Dio e Camillo de Lellis,
patroni dei luoghi di cura e degli Operatori sanitari. Vogliano
questi Santi estendere sempre più i frutti di un apostolato
della carità di cui il mondo contemporaneo ha grande bisogno.
Avvalora questi voti la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto
a Lei, Signor Cardinale, e a quanti La coadiuvano nella provvida
opera a servizio dei malati”. (Agenzia Fides – SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (3)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (prima parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Fino ad oggi sono
state tredici le Giornate Mondiali del Malato. Si sono sempre
svolte in un continente differente fino all’ultima, dell’11
febbraio 2005, che si è svolta a Yaoundé, in Camerun.
Qualche tempo prima della celebrazione di ogni Giornata Mondiale
del Malato, Giovanni Paolo II ha sempre inviato un Messaggio di
invito, di riflessione e di meditazione in vista della Giornata
stessa. Nel loro insieme questi Messaggi costituiscono una autentica
catechesi sul dolore e sul valore cristiano della sofferenza.
“La Comunità cristiana ha sempre rivolto una particolare
attenzione agli ammalati e al mondo della sofferenza nelle sue
molteplici manifestazioni. Nel solco di tale lunga tradizione,
la Chiesa universale s'appresta a celebrare, con rinnovato spirito
di servizio, la prima Giornata Mondiale del Malato quale peculiare
occasione per crescere nell'atteggiamento di ascolto, di riflessione
e di impegno fattivo di fronte al grande mistero del dolore e
della malattia”. Scriveva il Santo Padre Giovanni Paolo
II nella Lettera per la prima Giornata Mondiale del Malato celebrata
nel 1993. “La Giornata, peraltro, intende chiamare in causa
ogni uomo di buona volontà. Le domande di fondo poste dalla
realtà della sofferenza, infatti, e l'appello a recare
sollievo sia dal punto di vista fisico che spirituale a chi è
malato non riguardano soltanto i credenti, ma interpellano l'umanità
intera, segnata dai limiti della condizione mortale.”
Nel 1994 la celebrazione principale si svolse al santuario mariano
di Czestochowa, in Polonia, e il Papa scrisse: “Come Maria
ai piedi della Croce (cfr. Gv 19,25), desidero sostare presso
il calvario di tanti fratelli e sorelle, che in questo momento
sono straziati da guerre fratricide, languono negli ospedali o
sono in lutto per i loro cari, vittime della violenza. La Giornata
mondiale ha quest'anno il suo più solenne momento celebrativo
nel santuario mariano di Czestochowa, per implorare dalla materna
intercessione della Beatissima Vergine il dono divino della pace,
insieme col conforto spirituale e corporale delle persone ammalate
o sofferenti, che offrono in silenzio alla Regina della pace i
loro sacrifici. In occasione della Giornata Mondiale del Malato
desidero richiamare l'attenzione di voi infermi, degli operatori
sanitari, dei cristiani e di tutte le persone di buona volontà
sul tema del «dolore salvifico», cioè sul significato
cristiano della sofferenza, argomento sul quale mi sono soffermato
nella Lettera apostolica «Salvifici doloris», pubblicata
l'11 febbraio di dieci anni fa. Come si può parlare di
dolore salvifico? La sofferenza non è forse intralcio alla
felicità e motivo di allontanamento da Dio? Senza dubbio
esistono tribolazioni che, dal punto di vista umano, sembrano
prive di qualunque significato. In realtà, se il Signore
Gesù, Verbo incarnato, ha proclamato «Beati gli afflitti»
(Mt 5,4), è perché esiste un punto di vista più
alto, quello di Dio, che tutti chiama alla vita e, se pur attraverso
il dolore e la morte, al suo Regno eterno di amore e di pace.
Felice la persona che riesce a far risplendere la luce di Dio
nella povertà di una vita sofferta o diminuita!”
L' appuntamento della Giornata Mondiale del Malato dell' 11 febbraio
1995, fu in terra africana, presso il Santuario di Maria Regina
della Pace di Yamoussoukro, in Costa d' Avorio. “Sarà
un incontro ecclesiale spiritualmente collegato all' Assemblea
Speciale per l' Africa del Sinodo dei Vescovi; sarà, al
tempo stesso, un' occasione per partecipare alla gioia della Chiesa
ivoriana, che ricorda il centenario dell' arrivo dei primi missionari”
scrisse il Papa nella Lettera per la circostanza, soffermandosi
in particolare sul rapporto tra il dolore e la pace. “Quando
non vi è pace, la sofferenza dilaga e la morte allarga
il suo potere tra gli uomini… Sorgente della pace è
la Croce di Cristo, nella quale tutti siamo stati salvati”.
“La valorizzazione della sofferenza e la sua offerta per
la salvezza del mondo sono già di per sé azione
e missione di pace, poiché dalla testimonianza coraggiosa
dei deboli, dei malati e dei sofferenti può scaturire il
più alto contributo alla pace. La sofferenza, infatti,
sollecita una più profonda comunione spirituale favorendo,
da una parte, il ricupero di una migliore qualità della
vita e promovendo, dall' altra, l' impegno convinto per la pace
tra gli uomini. Il credente sa che, associandosi alle sofferenze
di Cristo, diventa un autentico operatore di pace. E' questo un
mistero insondabile, i cui frutti sono però rilevabili
con evidenza nella storia della Chiesa e, in particolare, nella
vita dei santi.” (Agenzia Fides – SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (4)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (seconda parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - In occasione del
primo centenario della incoronazione della venerata immagine di
Nostra Signora di Guadalupe (1895-1995), il famoso santuario di
Città del Messico fu scelto quale luogo per il momento
celebrativo più solenne della Giornata Mondiale del Malato
1996. “Tale Giornata si colloca nel cuore di quella fase
antepreparatoria (1994-1996) del Terzo Millennio Cristiano che
deve «servire a ravvivare nel popolo cristiano la coscienza
del valore e del significato che il Giubileo del 2000 riveste
nella storia umana»” scrisse allora il Papa. “Carissimi
fratelli e sorelle, che sperimentate in modo particolare la sofferenza,
voi siete chiamati ad una peculiare missione nell' ambito della
nuova evangelizzazione, ispirandovi a Maria Madre dell' amore
e del dolore umano. Vi sostengono in tale non facile testimonianza
gli operatori sanitari, i familiari, i volontari che vi accompagnano
lungo il quotidiano cammino della prova. Come ho ricordato nella
Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente, «la Vergine
Santa sarà presente in modo per così dire trasversale
lungo tutta la fase preparatoria» del grande Giubileo del
2000 «come esempio perfetto di amore, sia verso Dio sia
verso il prossimo», così che ne ascoltiamo la voce
materna ripetere: «Fate quello che Cristo vi dirà»
(cfr Tertio Millennio adveniente, 43.54).
Raccogliendo questo invito dal cuore della Salus infirmorum, vi
sarà possibile imprimere alla nuova evangelizzazione un
singolare carattere di annuncio del Vangelo della vita, misteriosamente
mediato dalla testimonianza del Vangelo della sofferenza (cfr
Evangelium vitae, 1; Salvifici doloris, 3). «Una pastorale
sanitaria, infatti, veramente organica fa parte direttamente della
evangelizzazione» (Discorso alla IV Riunione Plenaria della
Pontificia Commissione per l' America Latina, 8; 23 giugno 1995).”
La Giornata Mondiale del Malato 1997 si svolse presso il Santuario
portoghese di Nostra Signora di Fatima. Il Santo Padre ricordò
che questo luogo era particolarmente significativo per Lui: “Là,
infatti, volli recarmi nell'anniversario dell'attentato alla mia
persona in Piazza San Pietro per ringraziare la divina Provvidenza,
secondo il cui imperscrutabile disegno il drammatico evento aveva
misteriosamente coinciso con l'anniversario della prima apparizione
della Madre di Gesù, il 13 maggio 1917, alla Cova da Iria.
Sono lieto, pertanto, che a Fatima si svolga la celebrazione ufficiale
di una Giornata come quella del Malato che mi sta particolarmente
a cuore. Essa offrirà così a ciascuno l'occasione
di porsi nuovamente in ascolto del messaggio della Vergine, il
cui nucleo fondamentale è la chiamata alla conversione
e alla penitenza, come nel Vangelo”.
“Carissimi Fratelli e Sorelle, che soffrite nello spirito
e nel corpo! Non cedete alla tentazione di considerare il dolore
come un'esperienza soltanto negativa, al punto da dubitare della
bontà di Dio. Nel Cristo sofferente ogni malato trova il
significato dei propri patimenti. La sofferenza e la malattia
appartengono alla condizione dell'uomo, creatura fragile e limitata,
segnata sin dalla nascita dal peccato originale. In Cristo morto
e risorto, tuttavia, l'umanità scopre una nuova dimensione
del suo soffrire: invece che un fallimento, esso le si rivela
come l'occasione per offrire una testimonianza di fede e di amore.
Carissimi ammalati, sappiate trovare nell'amore "il senso
salvifico del vostro dolore e risposte valide a tutti i vostri
interrogativi" (Lett. Ap. Salvifici doloris, n. 31). La vostra
è una missione di altissimo valore sia per la Chiesa che
per la società. "Voi che portate il peso della sofferenza
siete ai primi posti tra coloro che Dio ama. Come a tutti coloro
che Egli ha incontrato lungo le vie della Palestina, Gesù
vi ha rivolto uno sguardo pieno di tenerezza; il suo amore non
verrà mai meno" (Discorso agli ammalati ed ai sofferenti,
Tours, 21 settembre 1996, 2, in L'Osservatore Romano 23/24 settembre
1996, p.43. Di questo amore privilegiato sappiate essere testimoni
generosi attraverso il dono del vostro patire, che tanto può
per la salvezza del genere umano. In una società come quella
attuale, che cerca di costruire il proprio futuro sul benessere
e sul consumismo e tutto valuta sulla base dell'efficienza e del
profitto, malattia e sofferenza, non potendo essere negate, o
vengono rimosse o sono svuotate di significato nell'illusione
di un loro superamento attraverso i soli mezzi offerti dal progresso
della scienza e della tecnica. Senza dubbio, la malattia e la
sofferenza restano un limite e una prova per la mente umana. Alla
luce della Croce di Cristo, tuttavia, esse diventano un momento
privilegiato di crescita nella fede e uno strumento prezioso per
contribuire, in unione con Gesù Redentore, all'attuazione
del progetto divino della salvezza.” (Agenzia Fides –
SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (5)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (terza parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La celebrazione della
Giornata Mondiale del Malato 1998 si svolse presso il Santuario
di Loreto. “Nei miei ripetuti pellegrinaggi a questo "primo
Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e, per
diversi secoli, vero cuore mariano della cristianità",
ho sempre sentito la particolare vicinanza dei malati, che qui
accorrono numerosi e fidenti… La scelta di Loreto, pertanto,
ben s'armonizza con la lunga tradizione di attenzione amorosa
della Chiesa verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito.”
“Cari ammalati – scrisse Giovanni Paolo II -, nella
Comunità ecclesiale è riservato a voi un posto speciale.
La condizione di sofferenza in cui vivete e il desiderio di ricuperare
la salute vi rendono particolarmente sensibili al valore della
speranza. Affido all'intercessione di Maria la vostra aspirazione
al benessere del corpo e dello spirito e vi esorto ad illuminarla
ed elevarla con la virtù teologale della speranza, dono
di Cristo. Essa vi aiuterà a dare un significato nuovo
al soffrire, trasformandolo in via di salvezza, in occasione di
evangelizzazione e di redenzione. Infatti, "il soffrire può
avere anche un significato positivo per l'uomo e per la stessa
società, chiamato com'è a divenire una forma di
partecipazione alla sofferenza salvifica di Cristo e alla sua
gioia di risorto, e pertanto una forza di santificazione e di
edificazione della Chiesa" (Christifideles Laici, 54; cfr
Lett. Enc. Salvifici doloris, 23). Modellata su quella di Cristo
e abitata dallo Spirito Santo, la vostra esperienza del dolore
proclamerà la forza vittoriosa della Risurrezione. La contemplazione
della Santa Casa ci porta naturalmente a soffermarci sulla Famiglia
di Nazareth, dove non sono mancate le prove… Il mio augurio
è che da quel focolare giunga ad ogni famiglia umana, ferita
dalla sofferenza, il dono della serenità e della fiducia.
Mentre invito la Comunità ecclesiale e civile a farsi carico
delle difficili situazioni in cui si trovano molte famiglie sotto
il peso imposto dalla malattia di un congiunto, ricordo che il
comando del Signore di visitare gli infermi è rivolto innanzitutto
ai familiari dell'ammalato. Compiuta in spirito di amorosa donazione
di sé e sostenuta dalla fede, dalla preghiera e dai sacramenti,
l'assistenza dei congiunti ammalati può trasformarsi in
uno strumento terapeutico insostituibile per l'ammalato e divenire
per tutti occasione della scoperta di preziosi valori umani e
spirituali.” (Agenzia Fides – SEGUE)
Il santuario di Nostra Signora di Harissa, sulla collina prospiciente
Beirut, in Libano, fu sede della Giornata Mondiale del Malato
1999. “Dal santuario di Harissa la vigile statua della Beata
Vergine Maria guarda la costa mediterranea, così vicina
alla terra sulla quale Gesù passava "predicando la
buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di
infermità nel popolo" (Mt 4,23). Non lontana è
la regione che custodisce i corpi dei martiri Cosma e Damiano
che, accogliendo il mandato di Cristo di "annunziare il Regno
e di guarire gli infermi" (Lc 9,2), lo attuarono con tanta
generosità da meritare il titolo di santi medici anargiri:
esercitavano infatti la medicina senza retribuzione. L'anno 1999,
nell'ambito della preparazione al grande Giubileo del 2000, sarà
dedicato dalla Chiesa universale ad una più attenta riflessione
su Dio Padre. Nella sua prima lettera l'apostolo Giovanni ci ricorda
che "Dio è amore" (4, 8.16). Come potrebbe la
riflessione su tale mistero non ravvivare la virtù teologale
della carità, nel suo duplice volto di amore per Dio e
per i fratelli? … Quale luogo della terra, meglio del Libano,
potrebbe oggi essere simbolo di unità tra i cristiani e
di incontro di tutti gli uomini nella comunione dell'amore?”
“Ai malati, di ogni età e condizione, alle vittime
di infermità di ogni genere e di calamità e tragedie,
il mio invito ad abbandonarsi nelle braccia paterne di Dio. Sappiamo
che la vita ci è stata data in dono dal Padre quale altissima
espressione del suo amore e che essa continua ad essere un suo
dono in ogni circostanza. Tutte le nostre scelte più responsabili,
il cui traguardo a motivo dei nostri limiti può sembrarci
a volte oscuro ed incerto, devono essere guidate da questa convinzione.
Poggia su di essa l'invito del Salmista: "Getta sul Signore
il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà
che il giusto vacilli" (Sal 54,23).” (Agenzia Fides
– SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (6)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (quarta parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L' VIII Giornata
Mondiale del Malato ebbe luogo a Roma, l'11 febbraio del 2000,
anno del Grande Giubileo. “Al tramonto del secondo millennio
dell'era cristiana – scrisse allora il Papa nel Messaggio
per l’occasione - la Chiesa, mentre guarda con ammirazione
al cammino compiuto dall'umanità nella cura della sofferenza
e nella promozione della salute, si pone in ascolto delle domande
che affiorano dal mondo della sanità, per meglio definire
la sua presenza in tale contesto e rispondere in modo adeguato
alle pressanti sfide del momento.”
“Sembra che, specialmente in questo ultimo secolo, sia stato
ampliato il fiume del dolore umano, già grande per la fragilità
della natura umana e la ferita del peccato originale, con l'aggiunta
di sofferenze inflitte dalle cattive scelte dei singoli e degli
Stati… Ho davanti al mio sguardo non soltanto i letti degli
ospedali ove giacciono tanti infermi, ma anche le sofferenze dei
profughi, dei bambini orfani, delle tante vittime dei mali sociali
e della povertà. Nello stesso tempo, con l'eclissi della
fede, specialmente nel mondo secolarizzato, si aggiunge un'ulteriore
e grave causa di sofferenza, quella di non saper più cogliere
il senso salvifico del dolore e il conforto della speranza escatologica.”
“Si registrano, da una parte, sforzi ingenti per prolungare
la vita ed anche per procrearla in modo artificiale; ma non si
permette, dall'altra, di nascere a chi è già concepito
e si accelera la morte di chi non è più ritenuto
utile. Ed ancora: mentre giustamente si valorizza la salute moltiplicando
iniziative per promuoverla, giungendo talora ad una sorte di culto
del corpo e alla ricerca edonistica dell'efficienza fisica, contemporaneamente
ci si riduce a considerare la vita una semplice merce di consumo,
determinando nuove emarginazioni per disabili, anziani, malati
terminali.”…
“Alla vigilia del nuovo millennio, è auspicabile
che anche nel mondo della sofferenza e della salute si promuova
"una purificazione della memoria" che porti a "riconoscere
le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome
di cristiani" (Incarnationis mysterium, 11; cfr anche Tertio
millennio adveniente, 33, 37 e 51). La comunità ecclesiale
è chiamata ad accogliere, anche in questo campo, l'invito
alla conversione legato alla celebrazione dell'Anno Santo. Il
processo di conversione e di rinnovamento sarà facilitato
dal volgere continuamente lo sguardo a Colui che, "incarnatosi
nel grembo di Maria venti secoli fa, nel sacramento dell'Eucaristia
continua ad offrirsi all'umanità come sorgente di vita
divina" (Tertio millennio adveniente, 55). Il mistero dell'Incarnazione
implica che la vita sia intesa come dono di Dio da conservare
con responsabilità e da spendere per il bene: la salute
è quindi un attributo positivo della vita, da perseguire
per il bene della persona e del prossimo. La salute, tuttavia,
è un bene "penultimo" nella gerarchia dei valori,
che va coltivato e considerato nell'ottica del bene totale e,
quindi, anche spirituale, della persona.”
“Arricchita dalla grazia del Grande Giubileo e dalla contemplazione
del mistero del Verbo incarnato, nel quale il dolore umano trova
"il suo supremo e più sicuro punto di riferimento"
(Salvifici doloris, 31), la Comunità cristiana si appresta
a vivere, l'11 febbraio 2001, la IX Giornata Mondiale del Malato.
E' la Cattedrale di Sydney, in Australia, il luogo designato per
celebrare così significativa ricorrenza… La Cattedrale
di Sydney è dedicata alla Vergine Maria, Madre della Chiesa.
Questo sottolinea la dimensione mariana della Giornata Mondiale
del Malato, che da nove anni ormai si rinnova nel giorno della
memoria della Madonna di Lourdes. Maria, come Madre amorosa, farà
sentire, ancora una volta, la sua protezione non soltanto verso
i malati del continente australiano, ma anche verso quelli di
tutto il mondo, come pure verso quanti mettono al loro servizio
la propria competenza professionale e spesso l'intera esistenza.”
“In questa Giornata Mondiale del Malato, che ha per tema
La nuova evangelizzazione e la dignità dell'uomo sofferente,
la Chiesa intende porre l'accento sulla necessità di evangelizzare
in modo rinnovato questa sfera dell'esperienza umana, per favorirne
l'orientamento al benessere integrale della persona e al progresso
di tutte le persone in ogni parte del mondo. L'efficace trattamento
delle varie patologie, l'impegno per l'ulteriore ricerca e l'investimento
di risorse adeguate costituiscono obiettivi lusinghieri perseguiti
con successo in vaste aree del Pianeta. Pur plaudendo agli sforzi
compiuti, non si può tuttavia ignorare che non tutti gli
uomini godono delle stesse opportunità. Rivolgo, pertanto,
un pressante appello perché ci si adoperi per favorire
il necessario sviluppo dei servizi sanitari nei Paesi, ancora
numerosi, che si trovano nell'impossibilità di offrire
ai loro abitanti decorose condizioni di vita e un'idonea tutela
della salute. Auspico, inoltre, che le innumerevoli potenzialità
della moderna medicina vengano poste al servizio effettivo dell'uomo
ed applicate nel pieno rispetto della sua dignità.”
“Ogni giorno mi reco idealmente in pellegrinaggio negli
ospedali e nei luoghi di cura, dove vivono persone di ogni età
e di ogni ceto sociale. Vorrei soprattutto sostare al fianco dei
degenti, dei familiari e del personale sanitario. Sono luoghi
che costituiscono come dei santuari, nei quali le persone partecipano
al mistero pasquale di Cristo. Anche il più distratto è
lì portato a porsi domande sulla propria esistenza e sul
suo significato, sul perché del male, della sofferenza
e della morte (cfr Gaudium et spes, 10). Ecco perché è
importante che mai manchi in tali strutture una presenza qualificata
e significativa dei credenti.”
“Gli ospedali, i centri per ammalati o per anziani, ed ogni
casa dove sono accolte persone sofferenti, costituiscono ambiti
privilegiati della nuova evangelizzazione, che deve impegnarsi
per far sì che proprio lì risuoni il messaggio del
Vangelo, apportatore di speranza. Solo Gesù, il divino
Samaritano, è per ogni essere umano in cerca di pace e
di salvezza la risposta pienamente appagante alle attese più
profonde. E' Cristo il Salvatore di ogni uomo e di tutto l'uomo.
Per questo la Chiesa non si stanca di annunciarLo, perché
il mondo della malattia e la ricerca della salute siano vivificati
dalla sua luce.” (Agenzia Fides – SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (7)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (quinta parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Per la decima celebrazione
della Giornata Mondiale del Malato, l’11 febbraio 2002,
è stato scelto il centro di pellegrinaggio mariano dell'India
meridionale, il Santuario della “Madonna della Salute”
a Vailankanny, noto come “la Lourdes dell'Oriente”.
Milioni di persone raggiungono il santuario situato sulle coste
del Golfo del Bengala in un ambiente tranquillo, ricco di palmizi.
Vailankanny non attrae solo pellegrini cristiani, ma anche molti
seguaci di altre religioni, in particolare indù che vedono
nella Madonna della Salute la Madre premurosa e compassionevole
dell'umanità sofferente. “In una terra dall'antica
e profonda religiosità come l'India, questo santuario dedicato
alla Madre di Dio è veramente un punto di incontro per
membri di diverse religioni e un esempio eccezionale di armonia
e scambio interreligiosi” scriveva Giovanni Paolo II nel
suo consueto Messaggio.
“Cercare nuovi ed efficaci modi per alleviare la sofferenza
è giusto, ma la sofferenza rimane un fatto fondamentale
della vita umana. In un certo senso essa è profonda quanto
l'uomo stesso e tocca la sua stessa essenza (cfr Salvifici doloris,
n. 3). La ricerca e le cure mediche non spiegano totalmente né
vincono completamente la sofferenza. Nella sua profondità
e nelle sue molte forme, essa va considerata da un punto di vista
che trascende l'aspetto meramente fisico. Le varie religioni dell'umanità
hanno sempre cercato di rispondere alla questione del significato
del dolore e riconoscono la necessità di mostrare a quanti
soffrono compassione e bontà. Per tale motivo le convinzioni
religiose hanno dato origine a pratiche mediche volte a curare
e guarire dalla malattia, e la storia delle varie religioni narra
di forme organizzate di assistenza sanitaria esistenti già
in tempi molto antichi. Sebbene la Chiesa ritenga che nelle interpretazioni
non cristiane della sofferenza siano presenti molti elementi validi
e nobili, la sua comprensione del grande mistero umano è
unica. Per scoprire il significato fondamentale e definitivo della
sofferenza “dobbiamo volgere il nostro sguardo verso la
rivelazione dell'amore divino, fonte ultima del senso di tutto
ciò che esiste” (ibidem, n. 13). La risposta alla
domanda sul significato della sofferenza è stata “data
da Dio all'uomo nella croce di Gesù Cristo” (ibidem).
La sofferenza, conseguenza del peccato originale, assume un nuovo
significato: diviene partecipazione all'opera salvifica di Gesù
Cristo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1521). Attraverso
la sofferenza sulla Croce, Cristo ha prevalso sul male e permette
anche a noi di vincerlo. Le nostre sofferenze acquistano significato
e valore se unite alle sue. In quanto Dio e uomo, Cristo ha assunto
su di sé le sofferenze dell'umanità e in Lui la
sofferenza umana stessa assume un significato di redenzione. In
questa unione fra l'umano e il divino, la sofferenza manifesta
il bene e supera il male. Nell'esprimere la mia profonda solidarietà
a quanti sono nel dolore, elevo fervide preghiere affinché
la celebrazione della Giornata Mondiale del Malato sia per loro
un momento provvidenziale in grado di aprire un nuovo orizzonte
di significato nella loro vita.”
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (8)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (sesta parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - L'XI Giornata Mondiale
del Malato, 11 febbraio 2003, venne celebrata a Washington D.C.,
negli Stati Uniti, presso la basilica dell'Immacolata Concezione,
santuario nazionale. “Grazie alla celebrazione della prossima
Giornata Mondiale del Malato – scriveva il Papa -, possa
il Vangelo della vita e dell'amore risuonare con vigore specialmente
in America, dove vive più della metà dei cattolici.
Nel Continente americano, come in altre parti del mondo, "sembra
oggi profilarsi un modello di società in cui dominano i
potenti, emarginando e persino eliminando i deboli: penso qui
ai bambini non nati, vittime indifese dell'aborto; agli anziani
ed ai malati incurabili, talora oggetto di eutanasia; ed ai tanti
altri esseri umani messi ai margini dal consumismo e dal materialismo.
Né posso dimenticare il non necessario ricorso alla pena
di morte... Un simile modello di società è improntato
alla cultura della morte ed è perciò in contrasto
col messaggio evangelico" (Esort. post-sinodale Ecclesia
in America, 63). Di fronte a tale preoccupante realtà,
come non porre tra le priorità pastorali la difesa della
cultura della vita? E' urgente compito dei cattolici, che operano
nel campo medico-sanitario, fare il possibile per difendere la
vita quando maggiormente è in pericolo, agendo con una
coscienza rettamente formata secondo la dottrina della Chiesa.”
Il Papa esortava poi ogni Conferenza Episcopale ad impegnarsi,
anche attraverso organismi appropriati, “a promuovere, orientare
e coordinare la Pastorale della Salute, per suscitare nell'intero
Popolo di Dio attenzione e disponibilità verso il variegato
mondo del dolore. Perché questa testimonianza di amore
sia sempre più credibile, gli operatori della Pastorale
della Salute devono agire in piena comunione tra loro e con i
loro Pastori. Ciò è particolarmente urgente negli
ospedali cattolici, chiamati a riflettere sempre meglio nella
loro organizzazione, rispondente alle necessità moderne,
i valori evangelici, come insistentemente ricordano le direttive
sociali e morali del Magistero. Ciò esige un movimento
unitario tra gli ospedali cattolici, che interessi tutti i settori,
non escluso quello economico-organizzativo.
Gli ospedali cattolici siano centri di vita e di speranza, dove
si incrementino, insieme alle cappellanie, i comitati etici, la
formazione del personale sanitario laicale, l'umanizzazione delle
cure ai malati, l'attenzione alle loro famiglie ed una particolare
sensibilità verso i poveri e gli emarginati. Il lavoro
professionale si concretizzi in autentica testimonianza di carità,
tenendo presente che la vita è dono di Dio, del quale l'uomo
è soltanto amministratore e garante”.
“Questa verità va continuamente ribadita di fronte
al progresso delle scienze e delle tecniche mediche, finalizzate
alla cura ed alla migliore qualità dell'umana esistenza.
Postulato fondamentale resta infatti che la vita va protetta e
difesa dal suo concepimento fino al suo naturale tramonto…
La Chiesa, aperta all'autentico progresso scientifico e tecnologico,
apprezza lo sforzo e il sacrificio di chi, con dedizione e professionalità,
contribuisce ad elevare la qualità del servizio stesso
offerto agli ammalati, nel rispetto della loro inviolabile dignità.
Ogni azione terapeutica, ogni sperimentazione, ogni trapianto
deve tener conto di questa fondamentale verità. Pertanto,
mai è lecito uccidere un essere umano per guarirne un altro.
E se nella tappa finale della vita possono essere incoraggiate
le cure palliative, evitando l'accanimento terapeutico, non sarà
mai lecita alcuna azione o omissione che di sua natura e nelle
intenzioni dell'agente sia volta a procurare la morte.”
La Giornata Mondiale del Malato 2004, si è svolta a Lourdes,
in Francia, dove la Vergine apparve l’11 febbraio del 1858,
e che da allora è diventata meta di tanti pellegrinaggi.
“La Madonna ha voluto, in quella regione montagnosa, manifestare
il suo amore materno specialmente verso i sofferenti e gli ammalati.
Da allora continua a farsi presente con costante sollecitudine.
E’ stato scelto tale Santuario, perché nel 2004 cade
il 150° anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata
Concezione” scrisse Giovanni Paolo II nel suo Messaggio.
“Con l'Immacolata Concezione di Maria ha avuto inizio la
grande opera della Redenzione, che si è attuata nel sangue
prezioso di Cristo. In Lui ogni persona è chiamata a realizzarsi
in pienezza fino alla perfezione della santità (cfr Col
1,28). L’Immacolata Concezione è, pertanto, l’alba
promettente del giorno radioso di Cristo, il quale con la sua
morte e risurrezione ristabilirà la piena armonia fra Dio
e l’umanità. Se Gesù è la sorgente
della vita che vince la morte, Maria è la madre premurosa
che viene incontro alle attese dei suoi figli, ottenendo per essi
la salute dell’anima e del corpo. E’ questo il messaggio
che il Santuario di Lourdes costantemente ripropone a devoti e
pellegrini. Questo è anche il significato delle guarigioni
corporali e spirituali che si registrano alla grotta di Massabielle.
Dal giorno dell’apparizione a Bernadetta Soubirous, Maria
in quel luogo ha “curato” dolori e malattie, restituendo
a tanti suoi figli anche la salute del corpo. Prodigi, però,
ben più sorprendenti ha operato nell’animo dei credenti,
aprendo il loro animo all’incontro con il suo figlio Gesù,
risposta vera alle attese più profonde del cuore umano.
Lo Spirito Santo, che la coprì con la sua ombra al momento
dell'Incarnazione del Verbo, trasforma l’animo di innumerevoli
malati che a Lei ricorrono. Anche quando non ottengono il dono
della salute corporale, possono sempre riceverne un altro ben
più importante: la conversione del cuore, fonte di pace
e di gioia interiore. Questo dono trasforma la loro esistenza
e li rende apostoli della croce di Cristo, vessillo di speranza,
pur fra le prove più dure e difficili.”…
“Ai piedi della Croce soffre in silenzio Maria, partecipe
in modo specialissimo dei patimenti del Figlio, costituita madre
dell’umanità, pronta ad intercedere perché
ogni persona possa ottenere la salvezza (cfr Giovanni Paolo II,
Lett. ap. Salvifici doloris [11 febbraio 1984], 25: AAS 76 [1984],
235-238).
A Lourdes non è difficile comprendere questa singolare
partecipazione della Madonna al ruolo salvifico di Cristo. Il
prodigio dell’Immacolata Concezione ricorda ai credenti
una verità fondamentale: è possibile conseguire
la salvezza solo partecipando docilmente al progetto del Padre,
che ha voluto redimere il mondo attraverso la morte e la risurrezione
del suo unigenito Figlio. Con il Battesimo il credente viene inserito
in questo disegno salvifico ed è liberato dalla colpa originale.
La malattia e la morte, pur restando presenti nell’esistenza
terrena, perdono tuttavia il loro senso negativo. Alla luce della
fede, la morte del corpo, vinta da quella di Cristo (cfr Rm 6,4),
diventa il passaggio obbligato alla pienezza della vita immortale.”
(Agenzia Fides – SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (9)
I Messaggi per la Giornata Mondiale del Malato: una catechesi
sulla sofferenza (settima parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Il Messaggio
di Giovanni Paolo II per la XIII Giornata Mondiale del Malato
presso il Santuario di Maria Regina degli Apostoli, a Yaoundé,
in Camerun.
Cristo, speranza per l’Africa
1. Nel 2005, a dieci anni di distanza, sarà nuovamente
l’Africa ad ospitare le celebrazioni principali della Giornata
Mondiale del Malato, che si terranno presso il Santuario di Maria
Regina degli Apostoli, a Yaoundé, in Camerun. Questa scelta
offrirà l’opportunità di manifestare concreta
solidarietà alle popolazioni di quel Continente, provate
da gravi carenze sanitarie. Sarà così fatto un ulteriore
passo nell’attuazione dell’impegno che i cristiani
d’Africa, dieci anni or sono, assunsero nel corso della
terza Giornata Mondiale del Malato, di farsi cioè “buoni
samaritani” dei fratelli e delle sorelle in difficoltà.
Nell’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Africa, infatti,
riprendendo le osservazioni di molti Padri sinodali, ho scritto
che “l’Africa di oggi può essere paragonata
a quell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico; egli
cadde nelle mani dei briganti che lo spogliarono, lo percossero
e se ne andarono lasciandolo mezzo morto (cfr Lc 10,30-37)”.
Ed aggiungevo che “l’Africa è un continente
in cui innumerevoli esseri umani - uomini e donne, bambini e giovani
- sono distesi, in qualche modo, sul bordo della strada, malati,
feriti, impotenti, emarginati e abbandonati. Essi hanno un bisogno
estremo di buoni Samaritani che vengano loro in aiuto” (n.
41: AAS 88 [1996], 27).
2. La Giornata Mondiale del Malato ha anche, come scopo, di stimolare
la riflessione sulla nozione di salute, che nella sua accezione
più completa allude anche ad una situazione di armonia
dell’essere umano con se stesso e col mondo che lo circonda.
Ora è proprio questa visione che l’Africa esprime
in modo assai ricco nella sua tradizione culturale, come testimoniano
le tante manifestazioni artistiche, sia civili che religiose,
piene di senso gioioso, di ritmo e di musicalità.
Purtroppo, però, quest’armonia è oggi fortemente
turbata. Tante malattie devastano il Continente, e fra tutte in
particolare il flagello dell’AIDS, “che semina dolore
e morte in numerose zone dell’Africa” (ivi, n. 116:
l.c., 69). I conflitti e le guerre, che travagliano non poche
regioni africane, rendono più difficili gli interventi
volti a prevenire e curare queste malattie. Nei campi dei profughi
e dei rifugiati giacciono spesso persone prive persino dei viveri
indispensabili per la sopravvivenza.
Esorto coloro che ne hanno la possibilità a non cessare
di impegnarsi a fondo per porre fine a simili tragedie (cfr ivi,
n. 117: l.c., 69-70). Ricordo poi ai responsabili del commercio
di armi quanto ho scritto in quel documento: “Coloro che
alimentano le guerre in Africa mediante il traffico di armi sono
complici di odiosi crimini contro l’umanità”
(ivi, n. 118: l.c., 70).
3. Quanto al dramma dell’AIDS, ho già avuto modo
di sottolineare in altre circostanze che esso si presenta anche
come una “patologia dello spirito”. Per combatterla
in modo responsabile, occorre accrescerne la prevenzione mediante
l’educazione al rispetto del valore sacro della vita e la
formazione alla pratica corretta della sessualità. In effetti,
se molte sono le infezioni da contagio attraverso il sangue specialmente
nel corso della gestazione - infezioni che vanno combattute con
ogni impegno - ben più numerose sono quelle che avvengono
per via sessuale, e che possono essere evitate soprattutto mediante
una condotta responsabile e l’osservanza della virtù
della castità.
I Vescovi partecipanti al menzionato Sinodo per l’Africa
del 1994, riferendosi all’incidenza che nella diffusione
della malattia hanno comportamenti sessuali irresponsabili, formularono
una raccomandazione che qui vorrei riproporre: “L’affetto,
la gioia, la felicità e la pace procurati dal matrimonio
cristiano e dalla fedeltà, così come la sicurezza
data dalla castità, devono essere continuamente presentati
ai fedeli, soprattutto ai giovani” (Esort. ap. Ecclesia
in Africa, 116: AAS 88 [1996] 69).
4. Nella lotta contro l’AIDS tutti devono sentirsi coinvolti.
Tocca ai governanti e alle autorità civili fornire, sempre
su quest’argomento, chiare e corrette informazioni al servizio
dei cittadini, come pure dedicare risorse sufficienti all’educazione
dei giovani ed alla cura della salute. Incoraggio gli Organismi
internazionali a promuovere, in questo campo, iniziative ispirate
a saggezza e solidarietà, mirando sempre a difendere la
dignità umana e a tutelare il diritto inviolabile alla
vita.
Un plauso convinto va alle industrie farmaceutiche che si impegnano
a tenere bassi i costi dei medicinali utili nella cura dell’AIDS.
Certo, occorrono risorse economiche per la ricerca scientifica
nel campo sanitario ed altre risorse ancora sono necessarie per
rendere commerciabili i medicinali scoperti, ma di fronte a emergenze
come l’AIDS, la salvaguardia della vita umana deve venire
prima di qualsiasi altra valutazione.
Agli operatori pastorali domando “di portare ai fratelli
e alle sorelle colpiti dall’AIDS tutto il conforto possibile
sia materiale che morale e spirituale. Agli uomini di scienza
e ai responsabili politici di tutto il mondo chiedo con viva insistenza
che, mossi dall’amore e dal rispetto dovuti ad ogni persona
umana, non facciano economia quanto ai mezzi capaci di mettere
fine a questo flagello” (Esort. ap. Ecclesia in Africa,
116: l.c.).
Vorrei, in particolare, ricordare qui con ammirazione i tanti
operatori sanitari, gli assistenti religiosi e i volontari che,
da buoni Samaritani, spendono la vita accanto alle vittime dell’AIDS
e si prendono cura dei loro familiari. È prezioso, a questo
proposito, il servizio che prestano migliaia di istituzioni sanitarie
cattoliche soccorrendo, talora in modo eroico, quanti in Africa
sono colpiti da ogni sorta di infermità, specialmente dall’AIDS,
dalla malaria e dalla tubercolosi.
Nel corso degli ultimi anni, ho potuto costatare che i miei appelli
in favore delle vittime dell’AIDS non sono stati vani. Ho
visto con compiacimento che diversi Paesi e istituzioni hanno
sostenuto, coordinando gli sforzi, concrete campagne di prevenzione
e di cura dei malati.
5. Mi rivolgo ora, in maniera speciale, a voi, cari fratelli Vescovi
delle Conferenze Episcopali degli altri Continenti, perché
vi uniate generosamente ai Pastori dell’Africa per far fronte
efficacemente a questa e ad altre emergenze. Il Pontificio Consiglio
per la Pastorale della Salute non mancherà di offrire,
come ha fatto nel passato, il proprio contributo per coordinare
e promuovere tale cooperazione, sollecitando l’apporto fattivo
di ogni Conferenza Episcopale.
L’attenzione della Chiesa ai problemi dell’Africa
non è motivata solo da ragioni di compassione filantropica
verso l’uomo nel bisogno, ma è stimolata anche dall’adesione
a Cristo Redentore, il cui volto essa riconosce nelle fattezze
di ogni persona che soffre. È dunque la fede che la spinge
ad impegnarsi a fondo nel curare i malati, come sempre ha fatto
nel corso della storia. È la speranza che la rende capace
di perseverare in questa missione, nonostante gli ostacoli d’ogni
tipo che incontra. È infine la carità che le suggerisce
il giusto approccio alle diverse situazioni, consentendole di
percepire le peculiarità di ciascuna e di corrispondervi.
Con questo atteggiamento di profonda condivisione, la Chiesa va
incontro ai feriti della vita, per offrire loro l’amore
di Cristo mediante le tante forme di aiuto che la “fantasia
della carità” (Lett. ap. Novo millennio ineunte,
50) le suggerisce per soccorrerli. A ciascuno essa ripete: Coraggio,
Iddio non ti ha dimenticato. Cristo soffre con te. E tu, offrendo
le tue sofferenze, puoi collaborare con Lui alla redenzione del
mondo.
6. L’annuale celebrazione della Giornata Mondiale del Malato
offre a tutti la possibilità di comprendere meglio l’importanza
della pastorale della salute. Nella nostra epoca, segnata da una
cultura imbevuta di secolarismo, si è talora tentati di
non valorizzare appieno tale ambito pastorale. Si pensa che altri
siano i campi in cui si gioca il destino dell’uomo. Invece,
è proprio nel momento della malattia che si pone con più
urgenza il bisogno di trovare risposte adeguate alle questioni
ultime riguardanti la vita dell’uomo: le questioni sul senso
del dolore, della sofferenza e della stessa morte, considerata
non soltanto come un enigma con cui faticosamente confrontarsi,
ma come mistero in cui Cristo incorpora a Sé la nostra
esistenza, aprendola ad una nuova e definitiva nascita per la
vita che mai più finirà.
In Cristo sta la speranza della vera e piena salute, la salvezza
che Egli porta è la vera risposta agli interrogativi ultimi
dell’uomo. Non c’è contraddizione fra salute
terrena e salute eterna, dal momento che il Signore è morto
per la salute integrale dell’uomo e di tutti gli uomini
(cfr 1 Pt 1,2-5; Liturgia del Venerdì Santo, Adorazione
della Croce). La salvezza costituisce il contenuto finale della
Nuova Alleanza.
Nella prossima Giornata Mondiale del Malato vogliamo pertanto
proclamare la speranza della piena salute per l’Africa e
per l’intera umanità, impegnandoci a lavorare con
una maggior determinazione a servizio di questa grande causa.
7. Nella pagina evangelica delle Beatitudini, il Signore proclama:
“Beati gli afflitti, perché saranno consolati”
(Mt 5,4). L’antinomia che sembra esserci fra la sofferenza
e la gioia viene superata grazie all’azione consolatrice
dello Spirito Santo. Configurandoci al mistero di Cristo crocifisso
e risorto, lo Spirito ci apre fin d’ora alla gioia che raggiungerà
la sua pienezza nell’incontro beatificante col Redentore.
In realtà, l’essere umano non aspira ad un benessere
solo fisico o spirituale, ma ad una “salute” che s’esprima
in un’armonia totale con Dio, con se stesso e con l’umanità.
A questo traguardo si giunge soltanto attraverso il mistero della
passione, morte e risurrezione di Cristo.
Di questa realtà escatologica ci offre un’anticipazione
eloquente Maria Santissima, specialmente attraverso i misteri
della sua Immacolata Concezione e della sua Assunzione al Cielo.
In Lei, concepita senza alcun’ombra di peccato, totale è
la disponibilità sia alla volontà divina che al
servizio degli uomini, e piena è, in conseguenza, quell’armonia
profonda da cui scaturisce la gioia.
A giusto titolo pertanto a Lei ci rivolgiamo invocandola come
“Causa della nostra gioia”. Quella che la Vergine
ci dona è una gioia che permane anche in mezzo alle prove.
Tuttavia pensando all’Africa dotata di immense risorse umane,
culturali e religiose, ma afflitta anche da indicibili sofferenze,
fiorisce spontanea sulle labbra un accorata preghiera:
Maria, Vergine Immacolata, Donna del dolore e della speranza,
sii benigna verso ogni persona che soffre
e ottieni a ciascuno pienezza di vita. Volgi il tuo sguardo materno
specialmente su coloro che in Africa
sono nell’estremo bisogno, perché colpiti dall’AIDS
o da altra malattia mortale. Guarda le mamme che piangono i loro
figli; guarda i nonni privi di risorse sufficienti per sostenere
i nipoti rimasti orfani.
Stringi tutti al tuo cuore di Madre. Regina dell’Africa
e del mondo intero, Vergine Santissima, prega per noi!
Dal Vaticano, 8 settembre 2004
GIOVANNI PAOLO II (Agenzia Fides – SEGUE)
VATICANO
GIOVANNI PAOLO II E LA SOFFERENZA (10)
Le esperienze personali del ricovero al Gemelli
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Giovanni Paolo II
che fu nella giovinezza forte atleta, è anche il Pontefice
del dolore. Dal 1981 al 2005 il Santo Padre è stato ricoverato
per dieci volte (13 maggio e 20 giugno 1981, 15 luglio 1992, 2
luglio e 11 novembre 1993, 29 aprile 1994, 14 agosto e 8 ottobre
1996, 1 e 24 febbraio 2005). In due occasioni (luglio 1993 e agosto
1996) il ricovero è stato limitato a poche ore, per una
TAC, nelle altre circostanze, dopo l’intervento di urgenza
del 13 maggio 1981 in seguito all’attentato in piazza San
Pietro, il Papa ha subito altre cinque operazioni chirurgiche.
Fin dall’inizio del suo Pontificato, Papa Giovanni Paolo
II non ha voluto dimenticare chi soffre a causa della malattia
fisica e i suoi ricoveri all’ospedale Gemelli sono stati
sempre occasione di dialogo e conforto verso chi soffre, ricordando
sempre che anche Cristo ha sofferto in croce e che proprio nel
momento della più grande debolezza fisica, Egli si è
rivelato anche il più potente: “...Carissimi fratelli
e sorelle” ha detto il 18 ottobre 1978, poche ore dopo la
sua elezione alla Cattedra di Pietro, durante una visita a Sua
Ecc. Mons. Deskur, ricoverato al Policlinico Gemelli, “vorrei
affidarmi alle vostre preghiere... Nonostante le vostre condizioni
fisiche siete molto potenti, così come è potente
Gesù Cristo crocifisso....La vostra potenza sta nella vostra
rassomiglianza a Lui stesso. Cercate di utilizzare quella potenza
per il bene della Chiesa, dei vostri vicini, delle vostre famiglie,
della vostra patria e di tutta l’umanità. E anche
per il bene del Ministero del Papa che è, secondo altri
significati, anche molto debole”.
Sempre dall’Ospedale Gemelli, il Santo Padre non ha mancato
di parlare al mondo e di evangelizzare. Dopo ogni operazione,
ancora ricoverato, ha sempre voluto recitare insieme al popolo
l’Angelus e sono tante le Sue apparizioni dalle finestre
dell’Ospedale: "Desidero oggi rivolgermi in modo particolare
a tutti gli ammalati” ha detto il 24 maggio 1981 durante
una preghiera mariana diffusa via radio dal Gemelli, “esprimendo
ad essi, io, infermo come loro, una parola di conforto e di speranza.
Quando, all’indomani della mia elezione alla Cattedra di
Pietro, venni per una visita al Policlinico "Gemelli",
dissi di volere "appoggiare il mio ministero papale soprattutto
su quelli che soffrono". ...Riaffermo ora la medesima convinzione
di allora...Invito tutti gli ammalati ad unirsi con me nell’offerta
a Cristo dei loro patimenti per il bene della Chiesa e dell’umanità”.
Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato 2001, che
si celebrò a Sidney, in Australia, Giovanni Paolo II scrisse
tra l’altro: “Avendo condiviso anch'io, in questi
anni, a più riprese l'esperienza della malattia, ho compreso
sempre più chiaramente il suo valore per il mio ministero
petrino e per la vita stessa della Chiesa. Nell'esprimere affettuosa
solidarietà a coloro che soffrono, li invito a contemplare
con fede il mistero di Cristo, crocifisso e risorto, per arrivare
a scoprire nelle proprie vicende dolorose l'amorevole disegno
di Dio. Solo guardando a Gesù "Uomo dei dolori, che
ben conosce il patire" (Is 53,3), è possibile trovare
serenità e fiducia.”
Durante il ricovero del febbraio 2005, Giovanni Paolo II ha continuato
durante l’Angelus la sua catechesi sulla sofferenza. “Carissimi
Fratelli e Sorelle, ancora una volta mi rivolgo a voi dal Policlinico
Agostino Gemelli. Vi ringrazio con affetto e sento tutti vicini
spiritualmente. Penso a voi raccolti in Piazza San Pietro, singoli
e gruppi oggi intervenuti, e a tutti coloro che da ogni parte
del mondo si interessano alla mia persona. Vi chiedo di continuare
ad accompagnarmi soprattutto con la vostra preghiera. Il clima
penitenziale della Quaresima, che stiamo vivendo, ci aiuta a meglio
comprendere anche il valore della sofferenza che, in un modo o
nell’altro, tocca tutti noi. E’ guardando a Cristo
e seguendolo con paziente fiducia che riusciamo a comprendere
come ogni forma umana di dolore racchiuda in sé una promessa
divina di salvezza e di gioia. Vorrei che questo messaggio di
conforto e di speranza giungesse a tutti, specialmente a chi attraversa
momenti difficili, a chi soffre nel corpo e nello spirito. A Maria,
Madre della Chiesa, rinnovo il mio affidamento: Totus tuus! Ci
aiuti Lei in ogni momento della vita a compiere la volontà
di Dio.” (Angelus del 27 febbraio 2005).
“Anche oggi desidero anzitutto rinnovare l’espressione
della mia gratitudine per i tanti segni di affetto che mi giungono.
Penso, in particolare, ai numerosi Cardinali, Vescovi, sacerdoti
e gruppi di fedeli, agli Ambasciatori e alle Delegazioni ecumeniche
che sono venuti in questi giorni al Policlinico "Gemelli".
Desidero manifestare speciale riconoscenza per la vicinanza dei
credenti di altre religioni, segnatamente ebrei e musulmani. Alcuni
di essi hanno voluto venire a pregare qui all’ospedale.
E’ questo per me un segno confortante, di cui rendo grazie
a Dio. Continuiamo insieme la preparazione alla Pasqua, offrendo
a Dio anche la sofferenza, per il bene dell’umanità
e per la nostra purificazione. Nell’odierna pagina evangelica
Cristo, guarendo il cieco nato, si presenta come "la luce
del mondo" (Gv 9,5). Egli è venuto per aprire gli
occhi dell’uomo alla luce della fede. Sì, carissimi,
la fede è luce che guida nel cammino della vita, è
fiamma che conforta nei momenti difficili.” (Angelus del
6 marzo 2005). (Agenzia Fides – FINE)