Fin dall’infanzia una tenera e profonda devozione
a Maria
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Fin dalle origini
della sua vocazione il Papa riconosce un intervento mariano: raccontando
la sua esperienza di bambino e di studente nel libro “Dono
e Mistero”, Giovanni Paolo II descrive la venerazione per
la Madre di Gesù che fin da piccolo imparò nella
famiglia e nella parrocchia a Wadowice. Ogni mattina, il giovane
Karol, si recava in preghiera prima delle lezioni presso una cappella
della parrocchia dedicata alla Madre del Perpetuo Soccorso. A
circa dieci anni, continua a raccontare il Pontefice, ricevette
lo scapolare della Madonna del Carmine presso un monastero carmelitano
sulla collina presso la città natale. Dopo la maturità
classica tuttavia, entrato in un gruppo chiamato “Rosario
Vivo” nella parrocchia salesiana, sorse nel futuro Papa
il dubbio che la sua devozione mariana incidesse negativamente
sul culto dovuto a Cristo. Scrive infatti: “Ero già
convinto che Maria ci conduce a Cristo, ma in quel periodo cominciai
a capire che anche Cristo ci conduce a sua Madre. Ci fu un momento
in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria
ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere
la supremazia del culto dovuto a Cristo” (Dono e Mistero,
p. 38). La perplessità suscitata in Giovanni Paolo II da
questo dubbio fu superata attraverso la lettura e la meditazione
del “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”
di san Luigi Maria Grignion de Montfort: “Sotto la guida
sapiente di san Luigi Maria compresi che, se si vive il mistero
di Maria in Cristo, tale rischio [di compromettere la supremazia
di Cristo] non sussiste. Il pensiero mariologico del Santo, infatti,
è radicato nel Mistero trinitario e nella verità
dell’Incarnazione del Verbo di Dio. […] La dottrina
di questo Santo ha esercitato un influsso profondo sulla devozione
mariana di molti fedeli e sulla mia propria vita. Si tratta di
una dottrina vissuta, di notevole profondità ascetica e
mistica, espressa con uno stile vivo e ardente, che utilizza spesso
immagini e simboli.” (Lettera ai religiosi e religiose delle
Famiglie Monfortane dell’8 dicembre 2003, n. 1). (Agenzia
Fides)
Lo Stemma Episcopale ed il motto “Totus Tuus”
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Lo stemma episcopale
di Giovanni Paolo II su campo azzurro ha una Croce ed una “M”:
come più volte spiegherà il Pontefice questi segni
vogliono essere la spiegazione simbolica del brano del Vangelo
di Giovanni in cui è raccontata la Crocifissione di Gesù:
“Gesù allora, vedendo la Madre e accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla Madre: ‘Donna, ecco
il tuo figlio!’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco la
tua Madre!’. E da quel momento il discepolo la prese nella
sua casa” (Gv 19, 25-27). La Croce e la “M”
vogliono dunque rappresentare la Croce di Cristo ai piedi della
quale sosta Maria, la quale è donata quale Madre a tutta
la Chiesa da suo Figlio crocifisso. Il Papa riconobbe questo dono
in tutta la storia della Chiesa, e affermò in svariate
occasioni che Maria accompagna ogni uomo nel pellegrinaggio di
fede, speranza e carità “verso l'unione sempre più
intensa con Cristo, unico salvatore e mediatore della salvezza”.
Spiegando invece il motto episcopale, Giovanni Paolo II scrisse
“il motto Totus tuus è ispirato alla dottrina di
san Luigi Maria Grignion de Montfort. Queste due parole esprimono
l'appartenenza totale a Gesù per mezzo di Maria: “Tuus
totus ego sum, et omnia mea tua sunt ", scrive san Luigi
Maria; e traduce: “Io sono tutto tuo, e tutto ciò
che è mio ti appartiene, mio amabile Gesù, per mezzo
di Maria, tua santa Madre” (Lettera ai religiosi e religiose
delle Famiglie Monfortane dell’8 dicembre 2003, n. 1). L’appartenenza
a Cristo per mezzo di Maria si esprime per il Papa in una sincera
devozione alla Madonna: Giovanni Paolo II si affida a Lei in ogni
occasione, come mezzo e strumento per conformarsi sempre di più
al suo Signore: scrive infatti “essendo Maria la creatura
più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte
le devozioni, quella che consacra e conforma di più un'anima
a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre,
e che più un'anima sarà consacrata a lei, più
sarà consacrata a Gesù Cristo” (Lettera Apostolica
“Rosarium Virginis Mariae” del 16 ottobre 2002, n.
15). (Agenzia Fides)
Maria nelle parole del Papa (prima parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La devozione
a Maria è fonte di vita cristiana profonda, è fonte
di impegno nei confronti di Dio e dei fratelli. Rimanete alla
scuola di Maria, ascoltate la sua voce, seguite i suoi esempi.”
(Omelia ad Aparecida (Brasile) del 4 luglio 1980, n. 9). In pellegrinaggio
in Brasile il Papa, dopo due anni di pontificato, volle dare questa
chiara indicazione pastorale: una vera vita cristiana attinge
forza e sostegno dalla devozione a Maria. Pochi anni fa, ancora
ripeteva che “contemplando la Vergine Maria, i fedeli scoprono
le meraviglie che Dio ha fatto per la sua umile serva e vedono
in Lei, Madre della Chiesa e Regina del Cielo, la prefigurazione
di ciò che l'umanità è chiamata ad essere,
mediante la grazia della salvezza che ci è stata offerta
attraverso la morte e la resurrezione del Salvatore. I fedeli
che seguono l'esempio di Maria intraprendono un cammino di preghiera
e di vita cristiana sicuro; con Lei, scoprono la misericordia
del Padre, che si preoccupa di tutti gli uomini, soprattutto dei
poveri, dei piccoli e di quanti soffrono” (Lettera in occasione
del 50° anniversario delle apparizioni di Banneux (Belgio)
del 31 luglio 1999, n. 3). Maria è dunque esempio per ogni
cristiano, modello da seguire nella sua pronta adesione alla volontà
divina: essa è modello di fede in Dio e nelle sue promesse,
è modello di carità e di umiltà; è
esempio luminoso di speranza. La sua vita è esempio per
tutti i cristiani, “affinché nei grandi avvenimenti,
come nelle vicende ordinarie, ci affidiamo interamente al Signore.
Con la testimonianza della sua vita, Maria ci incoraggia a credere
nel compimento delle promesse divine. Ci richiama allo spirito
di umiltà, giusto atteggiamento interiore della creatura
verso il Creatore; ci esorta a riporre sicura speranza in Cristo,
che realizza appieno il disegno salvifico, anche quando gli eventi
appaiono oscuri e sono difficili da accettare. Quale Stella fulgente,
Maria guida i nostri passi incontro al Signore che viene”
(Angelus dell’8 dicembre 2000, n. 2). (Agenzia Fides)
Maria nelle parole del Papa (seconda parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Per Giovanni Paolo
II, Maria è veramente Madre della Chiesa: “Ogni madre
trasmette ai figli la propria somiglianza: anche fra Maria e la
Chiesa c’è un rapporto di profonda somiglianza. Maria
è la figura ideale, la personificazione, l’archetipo
della Chiesa” (Omelia ad Efeso del 30 novembre 1979, n.
4). È modello per ogni cristiano, luogo di riparo cui rivolgersi
sempre con la certezza di essere esauditi in quanto ci si può
riconoscere totalmente suoi figli: “Anche noi, oggi, guardiamo
a Maria con trasporto amoroso di figli, come al nostro modello.
Guardiamo a lei per imparare dal suo esempio a costruire la Chiesa.
A questo fine sappiamo di dovere, innanzitutto, crescere sotto
la sua guida nell’esercizio della fede. […] Maria
ci sta dinanzi come esempio di coraggiosa speranza e di carità
operosa: ella camminò nella speranza, passando con docile
prontezza dalla speranza giudaica alla speranza cristiana, e attuò
la carità, accogliendone in sé le esigenze fino
al dono più completo ed al sacrificio più grande”
(Omelia ad Efeso del 30 novembre 1979, n. 5). Infinite volte il
Papa si rivolse durante il suo pontificato a Maria, Madre della
Chiesa. Non soltanto per prenderla come modello di vita, ma anche
per affidarsi totalmente a lei: già nel primo radiomessaggio
“Urbi et Orbi”, il giorno dopo la sua elezione a successore
di Pietro, Giovanni Paolo II disse: “In quest’ora,
per Noi trepida e grave, non possiamo fare a meno di rivolgere
con filiale devozione la nostra mente alla Vergine Maria, la quale
sempre vive ed opera come Madre nel mistero di Cristo e della
Chiesa, ripetendo le dolci parole “totus tuus” che
vent’anni fa iscrivemmo nel nostro cuore e nel nostro stemma,
al momento della nostra Ordinazione episcopale” (Messaggio
“Urbi et Orbi” del 17 ottobre 1978). E nel Giubileo
dell’Anno 2000 affidò se stesso e tutta la Chiesa
alla sua protezione materna dicendo: “Siamo qui, davanti
a Te, per affidare alla tua premura materna noi stessi, la Chiesa,
il mondo intero. Implora per noi il Figlio tuo diletto, perché
ci doni in abbondanza lo Spirito Santo, lo Spirito di verità
che è sorgente di vita. Accoglilo per noi e con noi”
(Atto di Affidamento a Maria dell’8 ottobre 2000, n. 4).
Nell’ultimo viaggio in Polonia, nell’agosto 2002,
visitando il santuario mariano in cui spesso da laico, da sacerdote
e infine da vescovo Giovanni Paolo II aveva sostato in preghiera,
così si rivolse a Maria, nell’affidarsi ancora una
volta alla Vergine: “Madre Santissima, Nostra Signora di
Kalwaria, ottieni anche a me le forze del corpo e dello spirito,
affinché possa compiere fino alla fine la missione assegnatami
dal Risorto. A Te rimetto tutti i frutti della mia vita e del
mio ministero; a Te affido le sorti della Chiesa; a Te consegno
la mia nazione; in Te confido e a Te ancora una volta dichiaro:
Totus Tuus, Maria! Totus Tuus. Amen” (Omelia presso la Basilica
di Kalwaria Zedrzydowska del 19 agosto 2002, n. 5). (Agenzia Fides)
L’Enciclica “Redemptoris Mater” (prima
parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il giorno della solennità
dell’Annunciazione a Maria dell’anno 1987, il 25 marzo,
Giovanni Paolo II pubblicò una Lettera Enciclica riguardante
la “Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino”,
intitolata “Redemptoris Mater”. L’occasione
della ripresa di questo tema è la prospettiva del Grande
Giubileo dell’anno 2000, in cui inevitabilmente, spiega
il Pontefice, lo sguardo dei fedeli sarebbe stato orientato alla
Vergine Madre di Gesù: “a ragione dunque, al termine
di questo Millennio, noi cristiani, che sappiamo come il piano
provvidenziale della Santissima Trinità sia la realtà
centrale della rivelazione e della fede, sentiamo il bisogno di
mettere in rilievo la singolare presenza della Madre di Cristo
nella storia, specialmente durante questi anni anteriori al Duemila”
(Lettera Enciclica “Redemptoris Mater” del 25 marzo
1987, n. 3). Il Papa si ricollega con questa Enciclica al magistero
dettato dal Concilio Vaticano II, secondo cui Maria è lo
strumento offerto da Dio per aiutare l’uomo a comprendere
il mistero di Cristo e della Chiesa; inoltre, lo stesso Concilio
indicava la Madonna come la compagna prediletta dalla Chiesa nel
suo pellegrinaggio terreno verso Cristo Signore. La prima parte
dell’Enciclica, intitolata “Maria nel Mistero di Cristo”,
offre una lettura di Giovanni Paolo II ai passi evangelici che
riguardano la Madonna (l’episodio dell’Annunciazione,
quello della Visitazione, il racconto della Nascita di Gesù
a Betlemme, fino all’icona di Maria sotto la Croce e alla
Discesa dello Spirito Santo nella Pentecoste) che illuminano vari
aspetti della Teologia Mariana (la maternità, l’affetto,
la partecipazione alla Redenzione …). (Agenzia Fides)
L’Enciclica “Redemptoris Mater” (seconda
parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La Madre di
Dio al centro della Chiesa in cammino”: così si intitola
la seconda parte dell’Enciclica “Redemptoris Mater”
del marzo 1987. In questa sezione Giovanni Paolo II intende illustrare
la strettissima relazione che Maria ha avuto con la Chiesa fin
dagli inizi: con Lei infatti, scrive il Pontefice, gli Apostoli
pregavano e, allo stesso tempo, la contemplavano alla luce del
Verbo fatto uomo. “Quando la Chiesa penetra più profondamente
nell'altissimo mistero dell'incarnazione, pensa alla Madre di
Cristo con profonda venerazione e pietà. Maria appartiene
indissolubilmente al mistero di Cristo, ed appartiene anche al
mistero della Chiesa sin dall'inizio, sin dal giorno della sua
nascita. Alla base di ciò che la Chiesa è sin dall'inizio,
di ciò che deve continuamente diventare, si trova Maria”
(Lettera Enciclica “Redemptoris Mater” del 25 marzo
1987, n. 27). Giovanni Paolo II si sofferma più volte a
spiegare che Maria, oltre che esempio e strumento per la conoscenza
del mistero di Cristo, è anche segno della possibilità
di unione con le Chiese, è, in un certo qual modo, Madre
dell’Ecumenismo: “un valido ausilio per far progredire
il dialogo in atto tra la Chiesa cattolica e le Chiese e Comunità
ecclesiali di Occidente” (Lettera Enciclica “Redemptoris
Mater” del 25 marzo 1987, n. 34). E Maria afferma Giovanni
Paolo II, è anche colei che spinge la Chiesa alla missione,
sia di annunciare Cristo, sia di manifestare il Suo amore ai poveri:
“Attingendo dal cuore di Maria, dalla profondità
della sua fede, la Chiesa rinnova sempre meglio in sé la
consapevolezza che non si può separare la verità
su Dio che salva, dalla manifestazione del suo amore di preferenza
per i poveri e gli umili” (Lettera Enciclica “Redemptoris
Mater” del 25 marzo 1987, n. 37). (Agenzia Fides)
L’Enciclica “Redemptoris Mater” (terza
parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - La terza parte dell’Enciclica
“Redemptoris Mater” affronta la mediazione materna
offerta da Maria. Essa si fonda sul suo “sì”
detto all’Angelo Gabriele, con cui accettò di farsi
“serva del Signore” e offrì il suo corpo per
diventare Madre di Cristo: “effettivamente, la mediazione
di Maria è strettamente legata alla sua maternità,
possiede un carattere specificamente materno, che la distingue
da quello delle altre creature che, in vario modo sempre subordinato,
partecipano all'unica mediazione di Cristo, rimanendo anche la
sua una mediazione partecipata” (Lettera Enciclica “Redemptoris
Mater” del 25 marzo 1987, n. 38). Questa maternità,
prosegue spiegando il Pontefice, si esprime anche con l’azione
di collegamento fra la realtà terrestre e quella ultramondana.
Rispetto alla Chiesa, Maria è madre e modello: “Maria
è, dunque, presente nel mistero della Chiesa come modello.
Ma il mistero della Chiesa consiste anche nel generare gli uomini
ad una vita nuova ed immortale: è la sua maternità
nello Spirito Santo. È qui Maria non solo è modello
e figura della Chiesa, ma […] con amore di madre Ella coopera
alla rigenerazione e formazione dei figli e figlie della madre
Chiesa” (Lettera Enciclica “Redemptoris Mater”
del 25 marzo 1987, n. 44). Nel pensiero del Papa, Maria ha quindi
un ruolo fondamentale di sostegno, di educazione, di amore per
ciascuno. Ella, per Giovanni Paolo II, è colei alla quale
si può domandare di essere sostenuti e salvati, perché
per Suo mezzo si giunge a Cristo. La Chiesa, conclude il Papa,
“vede la Beata Madre di Dio nel mistero salvifico di Cristo
e nel suo proprio mistero; la vede profondamente radicata nella
storia dell'umanità, nell'eterna vocazione dell'uomo, […];
la vede maturamente presente e partecipe nei molteplici e complessi
problemi che accompagnano oggi la vita dei singoli, delle famiglie
e delle nazioni; la vede soccorritrice del popolo cristiano nell'incessante
lotta tra il bene e il male” (Lettera Enciclica “Redemptoris
Mater” del 25 marzo 1987, n. 52). (Agenzia Fides)
Il 1987: Anno Mariano (prima parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Al termine dell’Enciclica
“Redemptoris Mater” Giovanni Paolo II annunciò
l’indizione di un anno dedicato alla celebrazione di Maria.
La prima ragione espressa dal Papa per giustificare questa decisione
fu il riconoscimento dello speciale legame dell’umanità
con Maria. L’Anno Mariano iniziò il 7 giugno 1987
e terminò il giorno dell’Assunzione dell’anno
seguente. L’iniziativa non era una novità per la
Chiesa, perché già Papa Pio XII aveva indetto e
celebrato un anno mariano nel 1954, un secolo dopo la proclamazione
del dogma dell’Immacolata Concezione e in occasione della
proclamazione di quello dell’Assunzione di Maria al Cielo.
Inoltre Giovanni Paolo II si pone sulle orme indicate dal Concilio
Vaticano II, il quale aveva più volte suggerito di far
risaltare la presenza di Maria nel mistero di Cristo e della sua
Chiesa. Lo scopo di quell’anno era nelle intenzioni del
Pontefice quello di “promuovere una nuova ed approfondita
lettura anche di ciò che il Concilio ha detto sulla Beata
Vergine Maria, Madre di Dio, nel mistero di Cristo e della Chiesa.
[…] Si tratta qui non solo della dottrina della fede, ma
anche della vita di fede e, dunque, dell'autentica «spiritualità
mariana», vista alla luce della Tradizione e, specialmente,
della spiritualità alla quale ci esorta il Concilio. […]
La Chiesa viene chiamata non solo a ricordare tutto ciò
che nel suo passato testimonia la speciale, Materna cooperazione
della Madre di Dio all'opera della salvezza in Cristo Signore,
ma anche a preparare, da parte sua, per il futuro le vie di questa
cooperazione: poiché il termine del secondo Millennio cristiano
apre come una nuova prospettiva.” (Lettera Enciclica “Redemptoris
Mater” del 25 marzo 1987, n. 48-49). La nuova prospettiva
cui si riferisce il Papa è la nuova spinta ecumenica: infatti,
riconoscendo che numerose confessioni cristiane, soprattutto orientali,
onorano e venerano la Madonna, il Papa auspicava che Maria illuminasse
con nuova luce la via dell’ecumenismo. “Anche se ancora
sperimentiamo i dolorosi effetti della separazione, possiamo dire
che davanti alla Madre di Cristo ci sentiamo veri fratelli e sorelle
nell'ambito di quel popolo messianico, chiamato ad essere un'unica
famiglia di Dio sulla terra” (Lettera Enciclica “Redemptoris
Mater” del 25 marzo 1987, n. 50). (Agenzia Fides)
Il 1987: Anno Mariano (seconda parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Al termine delle
celebrazioni per l’anno Mariano del 1987, Giovanni Paolo
II pubblicò una Lettera Apostolica sulla dignità
e la vocazione della donna intitolata “Mulieris Dignitatem”.
A partire dalla presa di coscienza che Maria, con il suo “sì”
all’Annunciazione, è al cuore dell’evento salvifico,
il Pontefice trae la conseguenza dell’altissima dignità
di ogni donna: “Questa dignità consiste, da una parte,
nell'elevazione soprannaturale all'unione con Dio in Gesù
Cristo, che determina la profondissima finalità dell'esistenza
di ogni uomo sia sulla terra che nell'eternità. Da questo
punto di vista, la «donna» è la rappresentante
e l'archetipo di tutto il genere umano: rappresenta l'umanità
che appartiene a tutti gli esseri umani, sia uomini che donne”
(Lettera Apostolica “Mulieris Dignitatem” del 15 agosto
1988, n. 4). I frutti dell’Anno Mariano sono dunque, per
Giovanni Paolo II, raccolti nella presa di coscienza della vocazione
di ogni uomo ad essere immagine e somiglianza di Dio: “considerando
la realtà donna-Madre di Dio, entriamo nel modo più
opportuno nella presente meditazione dell'Anno Mariano. Tale realtà
determina anche l'essenziale orizzonte della riflessione sulla
dignità e sulla vocazione della donna. Nel pensare, dire
o fare qualcosa in ordine alla dignità e alla vocazione
della donna non si devono distaccare il pensiero, il cuore e le
opere da questo orizzonte. La dignità di ogni uomo e la
vocazione ad essa corrispondente trovano la loro misura definitiva
nell'unione con Dio. Maria è la più compiuta espressione
di questa dignità e di questa vocazione. Infatti, ogni
uomo, maschio o femmina, creato a immagine e somiglianza di Dio,
non può realizzarsi al di fuori della dimensione di questa
immagine e somiglianza” (Lettera Apostolica “Mulieris
Dignitatem” del 15 agosto 1988, n. 5). Inoltre, spiega il
Papa, in Maria ogni donna può ritrovare le due dimensioni
della propria vocazione: quella alla maternità e quella
alla verginità. E da Ella ogni persona può ricevere
conforto e sostegno. (Agenzia Fides)
La Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”
(prima parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il 16 ottobre 2002,
all’inizio del suo venticinquesimo anno di pontificato,
Giovanni Paolo II volle pubblicare una Lettera Apostolica riguardante
il Santo Rosario. Con questo testo egli intendeva in particolar
modo rendere grazie a Dio per i doni ricevuti durante tutto il
pontificato per intercessione di Maria attraverso il Rosario.
L’amore per il Rosario, nato nel futuro Papa sin da giovane,
è stato sostenuto da una grande tradizione ecclesiale,
non smette di ricordare Giovanni Paolo II, e dall’esempio
di numerosi santi. Con la stessa lettera Giovanni Paolo II indiva
per l’anno seguente (ottobre 2002-ottobre 2003) l’Anno
del Rosario, perché “il Rosario, se riscoperto nel
suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana
ed offre un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale
e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del
Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione” (Lettera Apostolica
“Rosarium Virginis Mariae” del 16 ottobre 2002, n.
3). La preghiera Mariana del Santo Rosario ha numerose valenze:
afferma il Papa che essa innanzitutto è un validissimo
strumento per mettersi sulla via della contemplazione del mistero
cristiano; inoltre essa è preghiera per la pace e per la
famiglia, che nel momento in cui veniva composta la Lettera erano
temi difficili (si ricordi che l’anno prima era accaduto
l’attentato dell’11 settembre). Il valore del Rosario
sta dunque nel fatto che “Maria ripropone continuamente
ai credenti i 'misteri' del suo Figlio, col desiderio che siano
contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro
forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità
cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria”
(Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” del
16 ottobre 2002, n. 11). Dunque il Rosario, ripete il Papa, è
una preghiera spiccatamente contemplativa: senza questa valenza
essa sarebbe snaturata nella sua essenza.
Attraverso la recita del Santo Rosario, il cristiano prega e contempla
Cristo: le azioni che vengono suggerite da Giovanni Paolo II nella
Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” sono
dunque “ricordare Cristo con Maria”, “imparare
Cristo da Maria”, “conformarsi a Cristo con Maria”,
“supplicare Cristo con Maria”, “annunciare Cristo
con Maria”. Il Papa nota spesso che il Rosario è
definibile come “via di Maria” a Cristo: “È
la via dell'esempio della Vergine di Nazareth, donna di fede,
di silenzio e di ascolto. È insieme la via di una devozione
mariana animata dalla consapevolezza dell'inscindibile rapporto
che lega Cristo alla sua Madre Santissima” (Lettera Apostolica
“Rosarium Virginis Mariae” del 16 ottobre 2002, n.
24). In quanto compendio del Vangelo, il Rosario, secondo il Papa,
avrebbe dovuto essere integrato per potenziarne il carattere cristologico:
“Affinché il Rosario possa dirsi in modo più
pieno 'compendio del Vangelo', è perciò conveniente
che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di
Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze
della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione
(misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni
momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri
della luce)” (Lettera Apostolica “Rosarium Virginis
Mariae” del 16 ottobre 2002, n. 19). Oltre dunque ai 15
misteri che la Tradizione della Chiesa proponeva alla contemplazione
dei fedeli durante la recita del Rosario, Giovanni Paolo II ne
propone altri cinque “alla libera valorizzazione dei fedeli
e delle comunità”. Essi vengono denominati “misteri
della luce”, in quanto Cristo “luce del mondo”
splende in particolar modo durante il ministero pubblico. I nuovi
misteri sono dunque: il Battesimo di Gesù al Giordano;
la sua auto-rivelazione alle nozze di Cana; l’annuncio del
Regno di Dio con l’invito alla conversione; la Trasfigurazione
e, infine, l’istituzione dell'Eucaristia, espressione sacramentale
del mistero pasquale. (Agenzia Fides)
La Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”
(seconda parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - In più occasioni,
all’interno della Lettera Apostolica “Rosarium Virginis
Mariae”, Giovanni Paolo II descrive la preghiera del Rosario
con tratti in cui emerge chiaramente la sua predilezione. Descrivendone
il metodo afferma che esso è “basato sulla ripetizione.
Ciò vale innanzitutto per l'Ave Maria, ripetuta per ben
dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente a questa
ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario
una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece,
si può giungere ad avere della Corona, se la si considera
come espressione di quell'amore che non si stanca di tornare alla
persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione,
sono sempre nuove per il sentimento che le pervade” (Lettera
Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” del 16 ottobre
2002, n. 26). Lo stesso affetto lo si può riconoscere al
termine della lettera, allorché Giovanni Paolo II ripropone
con forza a tutta la Chiesa la recita del Rosario: “Una
preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca,
merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana.
Facciamolo soprattutto in questo anno, assumendo questa proposta
come un rafforzamento della linea tracciata nella Lettera apostolica
Novo millennio ineunte, a cui i piani pastorali di tante Chiese
particolari si sono ispirati nel programmare l'impegno per il
prossimo futuro” (Lettera Apostolica “Rosarium Virginis
Mariae” del 16 ottobre 2002, n. 43). In un’altra occasione
scrisse: “è la nostra preghiera prediletta, che rivolgiamo
a lei: a Maria. Certamente. Non dimentichiamo però che
contemporaneamente il rosario è la nostra preghiera con
Maria. È la preghiera di Maria con noi, con i successori
degli Apostoli, che hanno costituito l’inizio del nuovo
Israele, del nuovo Popolo di Dio. Veniamo dunque qui per pregare
con Maria; per meditare, insieme con lei, i misteri, che essa
come Madre meditava nel suo cuore, e continua a meditare, continua
a considerare” (Lettera ai religiosi e religiose delle Famiglie
Monfortane dell’8 dicembre 2003, n. 5). (Agenzia Fides)
L’Anno del Rosario
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Con la Lettera Apostolica
“Rosarium Virginis Mariae” del 16 ottobre 2002 Giovanni
Paolo II indisse l’Anno del Rosario per il periodo ottobre
2002 – ottobre 2003. “Sull'onda della riflessione
offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella
quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l'esperienza giubilare,
a ripartire da Cristo, ho sentito il bisogno di sviluppare una
riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa
Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto
di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima.
Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare
con Maria il volto di Cristo. […] Desidero che questa preghiera
nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata
nelle varie comunità cristiane” (Lettera Apostolica
“Rosarium Virginis Mariae” del 16 ottobre 2002, n.
3). La decisione del Pontefice si basa sulla coscienza che il
Rosario “se riscoperto nel suo pieno significato, porta
al cuore stesso della vita cristiana ed offre un'ordinaria quanto
feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione
personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione”
(Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” del
16 ottobre 2002, n. 3). Le ragioni per la celebrazione dell’Anno
del Rosario sono, per il Papa, numerose: innanzitutto la crisi
che la preghiera del Rosario stava vivendo perché a torto
sminuita nel suo valore, perché quasi opposta alla Liturgia;
a ciò si aggiunge la necessità di pregare per la
pace e per la famiglia: “il Rosario è preghiera orientata
per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella
contemplazione di Cristo, Principe della pace”; “il
Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente
ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri
di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano
anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli
occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente,
per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di
Dio” (Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”
del 16 ottobre 2002, nn. 40 e 41). (Agenzia Fides)
I Pellegrinaggi Mariani (prima parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Ogni pellegrinaggio
è un tempo forte nella vita spirituale del cristiano, che
scopre così la forza della preghiera, che unifica l'essere
e che è la fonte della testimonianza che ognuno è
chiamato a rendere e della sua missione. Insieme a Maria, diveniamo
umili figli nelle mani del Signore, chiedendo perdono per le nostre
colpe e ritrovando così la gioia dei figli di Dio, che
sanno di essere infinitamente amati e che provano dunque un desiderio
profondo di conversione” (Lettera in occasione del 50°
anniversario delle apparizioni di Banneux (Belgio) del 31 luglio
1999, n. 4). Così il Papa scriveva nel 1999 indicando il
tema del pellegrinaggio mariano come grande scuola di preghiera
e conversione. Nella vita del Pontefice i pellegrinaggi mariani
ebbero sempre un ruolo importantissimo: nel libro “Dono
e Mistero” scrisse: “Venne delineandosi l’itinerario
di preghiera e di contemplazione che avrebbe orientato i miei
passi sulla strada verso il sacerdozio, e poi in tutte le vicende
successive fino ad oggi. Questa strada, fin da bambino, e più
ancora da sacerdote e da vescovo, mi conduceva non di rado sui
sentieri mariani di Kalwaria Zebrzydowska. Kalwaria è il
principale santuario mariano dell’Arcidiocesi di Cracovia.
Mi recavo lì spesso e camminavo in solitudine per quei
sentieri, presentando al Signore nella preghiera i diversi problemi
della Chiesa, soprattutto nel difficile periodo in cui si era
alle prese con il comunismo” (Dono e Mistero, p. 39). Per
il Papa il pellegrinaggio è dunque un’esperienza
fondamentale nella vita di ogni uomo, ed egli si è fatto
pellegrino fin dall’inizio del suo pontificato: poco dopo
l’elezione alla successione di Pietro, volle recarsi in
Pellegrinaggio in Polonia, a visitare il santuario di Czestochowa,
e da quel momento non smise mai di recarsi nei maggiori santuari
mariani, in Italia, in Europa ed in tutto il mondo, come per riaffermare
ogni volta la propria devozione ed il desiderio di affidarsi totalmente
alla Vergine. (Agenzia Fides)
I Pellegrinaggi Mariani (seconda parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nel primo pellegrinaggio
apostolico in Polonia dopo l’elezione a Pontefice, Giovanni
Paolo II volle recarsi in preghiera presso la Madonna Nera venerata
a Czestokowa. In quel luogo, tanto sentito dal popolo polacco,
ripeté il totale affidamento suo e del popolo cristiano
a Maria, Madre della Chiesa: “Desidero oggi, giungendo a
Jasna Gora, come primo Papa-pellegrino, rinnovare questo patrimonio
di fiducia, di consacrazione e di speranza, che qui con tanto
slancio è stato accumulato dai miei Fratelli nell’Episcopato
e dai miei Connazionali. E pertanto ti affido, o Madre della Chiesa,
tutti i problemi di questa Chiesa; tutta la sua missione tutto
il suo servizio, mentre si sta per concludere il secondo millennio
della storia del cristianesimo sulla terra” (Omelia a Jasna
Gora del 4 giugno 1979, n. 5). In quell’occasione affidò
il cammino di rinnovamento della Chiesa a partire dal Concilio
Vaticano II, la strada dell’ecumenismo, la missione di annunciare
Cristo a tutti i popoli e i fedeli delle altre religioni, la libertà
della Chiesa (si ricordi che in quel momento storico vigeva ancora
il regime comunista nell’Est europeo), e la maturità
della Fede. Ma la visita al Santuario Mariano di Czestokowa, come
ogni pellegrinaggio del Papa, fu occasione di richiamare i cristiani
alla loro missione “‘Siate temperanti, vigilate’
dice San Pietro; e io oggi, nell’ora dell’Appello
di Jasna Gora, ripeto le sue parole. Mi trovo qui, infatti, per
vegliare in questa ora con voi e mostrarvi quanto risenta in me
profondamente ogni minaccia contro l’uomo, contro la famiglia
e la nazione. Minaccia che ha la sua sorgente sempre nella nostra
debolezza umana, nella volontà fragile, nel modo superficiale
di considerare la vita” (Appello a Jasna Gora del 5 giugno
1979, n. 2). Nello stesso anno, visitando il Santuario della Santa
Casa di Loreto, Giovanni Paolo II, spiegò che nel compiere
il pellegrinaggio, egli voleva farsi annunciatore a tutti della
maternità di Maria per tutta la Chiesa: “desidero
portare qui oggi le calorose parole di venerazione a Maria, le
parole che scaturiscono da tutti i cuori e, nello stesso tempo,
dalla plurisecolare tradizione di questa terra, che la Provvidenza
ha scelto per la sede di Pietro e che in seguito è stata
irradiata dalla luce di questo Santuario, che la profonda pietà
cristiana ha legato, in modo speciale, al ricordo del mistero
dell’Incarnazione” (Omelia al Santuario di Loreto
dell’8 settembre 1979, n. 2).
Ma insieme al desiderio di affidare a Maria il proprio ministero
e la vita di tutta la Chiesa, e all’intenzione missionaria,
Giovanni Paolo II si reca in pellegrinaggio per aiutare i popoli
a rileggere la propria storia, gli avvenimenti delle nazioni,
sicuramente influenzato dal legame fortissimo che vige fra i polacchi
ed il Santuario della Madonna Nera a Czestokowa. Così disse
a Loreto: “vengo qui a Loreto per rileggere il misterioso
destino del primo santuario mariano sulla terra italiana. La presenza,
infatti, della Madre di Dio in mezzo ai figli della famiglia umana,
e in mezzo alle singole nazioni della terra in particolare, ci
dice tanto delle nazioni e delle comunità stesse”
(Omelia al Santuario di Loreto dell’8 settembre 1979, n.
5). In ogni viaggio apostolico Giovanni Paolo II si reca in pellegrinaggio
nel santuario mariano più importante: ed ogni volta trasmette
nei discorsi e nelle parole la gioia di poter rendere omaggio
alla Vergine. Nel 1980 si recò in Brasile e volle visitare
il Santuario della Signora di Aparecida: in quell’occasione
disse che era “un momento particolarmente emozionante e
felice del mio pellegrinaggio brasiliano, questo, nel quale con
voi, che rappresentate qui tutto il popolo brasiliano, ho il mio
primo incontro con la Signora Aparecida” (Omelia ad Aparecida
(Brasile) del 4 luglio 1980, n. 1). E, proseguendo l’Omelia,
volle spiegare le ragioni per cui il cristiano si mette in cammino:
rinvigorire la fede attraverso la preghiera, i sacramenti e il
sostegno di Maria: “Sono noti i pellegrinaggi, ai quali
nel corso dei secoli prendono parte persone di tutte le classi
sociali e delle più diverse e lontane regioni del paese.
Che cosa cercano i pellegrini di oggi? Proprio quello che cercavano
nel giorno, più o meno remoto, del battesimo: la fede e
i mezzi per alimentarla. Cercano i sacramenti della Chiesa, soprattutto
la riconciliazione con Dio e l’alimento eucaristico. E ripartono
fortificati e riconoscenti alla Signora, Madre di Dio e nostra”
(Omelia ad Aparecida (Brasile) del 4 luglio 1980, n. 2). (Agenzia
Fides)
I Pellegrinaggi Mariani (terza parte)
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Papa durante il
suo Pontificato non ha mai smesso di farsi pellegrino sulle strade
di Maria: Loreto, Pompei, Fatima, Lourdes, Czestokowa, e poi ancora
Guadalupe, e tutti i maggiori santuari nel mondo. Ogni volta Giovanni
Paolo II si reca ad incontrare la Vergine Maria nei luoghi in
cui è venerata, e ogni volta si affida a Lei. Nell’ultimo
pellegrinaggio a Lourdes, nell’agosto 2004, pellegrino con
i pellegrini, malato fra i malati, volle dire a tutti, ancora
una volta, senza timore, il suo totale affidamento a Maria: “Sono
con voi, cari fratelli e sorelle, come un pellegrino presso la
Vergine; faccio mie le vostre preghiere e le vostre speranze;
condivido con voi un tempo della vita segnato dalla sofferenza
fisica, ma non per questo meno fecondo nel disegno mirabile di
Dio. Insieme a voi prego per coloro che si sono affidati alla
nostra preghiera” (Saluto agli ammalati del 14 agosto 2004).
Durante i giorni del suo pellegrinaggio ebbe a dire, inginocchiato
presso la Grotta delle Apparizioni, le intenzioni che ancora una
volta affidava a Maria: “Inginocchiandomi qui, presso la
grotta di Massabielle, sento con emozione di aver raggiunto la
meta del mio pellegrinaggio. […] Vogliamo imparare dall'umile
serva del Signore la disponibilità docile all'ascolto e
l'impegno generoso nell’accogliere l'insegnamento di Cristo
nella nostra vita. In particolare, meditando sulla partecipazione
della Madre del Signore alla missione redentrice del Figlio, vi
invito a pregare per le vocazioni al sacerdozio ed alla verginità
per il Regno di Dio, affinché quanti sono chiamati sappiano
rispondere con disponibilità e perseveranza.” (Parole
introduttive alla recita del Santo Rosario del 14 agosto 2004).
Maria è per il Papa anche il modello stesso del pellegrinaggio:
il silenzio, la preghiera, l’affidamento totale a Dio: “Con
le sue parole e col suo silenzio la Vergine Maria sta davanti
a noi come modello per il nostro cammino. E' un cammino non facile:
per la colpa dei progenitori, l'umanità porta in sé
la ferita del peccato, le cui conseguenze continuano a farsi sentire
anche nei redenti. Ma il male e la morte non avranno l'ultima
parola! Maria lo conferma con tutta la sua esistenza, quale vivente
testimone della vittoria di Cristo, nostra Pasqua. I fedeli lo
hanno capito. Per questo accorrono in folla presso questa grotta
per ascoltare i moniti materni della Vergine” (Omelia del
15 agosto 2004). (Agenzia Fides – FINE)