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Giovanni Paolo II ed il Grande Giubileo dell’anno 2000

VATICANO -GIOVANNI PAOLO II ED IL GRANDE GIUBILEO DELL’ANNO 2000

La Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il 10 novembre del 1994, dieci anni dopo la chiusura del Giubileo straordinario per il 1950° anniversario della Redenzione, Giovanni Paolo II pubblica la Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente”: il tema di questa lettera è la preparazione del Grande Giubileo dell’Anno 2000, “grande” perché commemorazione e anniversario di quel Fatto accaduto duemila anni fa, Fatto che è stato l’inizio di una nuova era (tanto che, come anche nota il Pontefice, il computo degli anni quasi ovunque parte da quel momento). Infatti, nella stessa Lettera Apostolica il Papa scrive: “Quanto al contenuto, questo Grande Giubileo sarà, in un certo senso, uguale ad ogni altro. Ma sarà, al tempo stesso, diverso e di ogni altro più grande. La Chiesa infatti rispetta le misure del tempo: ore, giorni, anni, secoli. Sotto questo aspetto essa cammina al passo con ogni uomo, rendendo consapevole ciascuno di come ognuna di queste misure sia intrisa della presenza di Dio e della sua azione salvifica. In questo spirito la Chiesa gioisce, rende grazie, chiede perdono, presentando suppliche al Signore della storia e delle coscienze umane” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 16). E poco prima affermava: “Su tale sfondo, i duemila anni dalla nascita di Cristo (prescindendo dall'esattezza del computo cronologico) rappresentano un Giubileo straordinariamente grande non soltanto per i cristiani, ma indirettamente per l'intera umanità, dato il ruolo di primo piano che il cristianesimo ha esercitato in questi due millenni. Significativamente il computo del decorso degli anni si fa quasi dappertutto a partire dalla venuta di Cristo nel mondo, la quale diventa così il centro anche del calendario oggi più utilizzato. Non è forse anche questo un segno del contributo impareggiabile recato alla storia universale dalla nascita di Gesù di Nazaret?” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 15). (Agenzia Fides)

La Bolla di indizione “Incarnationis Mysterium”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nella Bolla di Indizione del Grande Giubileo dell’anno 2000, “Incarnationis Mysterium”, il Papa definì le date di apertura e di chiusura dell’Anno Santo: l’inizio avrebbe coinciso con la santa Veglia del Natale dell’anno 1999, mentre la Porta Santa della Basilica Vaticana sarebbe stata chiusa nel giorno dell’Epifania del 2001, il 6 gennaio. Fin dall’inizio Giovanni Paolo II volle che questo Giubileo avesse chiaramente un valore universale ed ecumenico: in questo senso si comprende anche la scelta del Pontefice di aprire la Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le Mura il giorno 18 gennaio, inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. Fra i segni giubilari posti all’attenzione dei fedeli, il Papa volle richiamare fin dall’inizio l’attenzione sul Pellegrinaggio, che “evoca il cammino personale del credente sulle orme del Redentore: è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore alla riforma del cuore. Mediante la veglia, il digiuno, la preghiera, il pellegrino avanza sulla strada della perfezione cristiana sforzandosi di giungere, col sostegno della grazia di Dio” (Bolla “Incarnationis Mysterium” del 29 novembre 1998, n. 7). Inoltre pose l’accento l’importanza del segno della Porta Santa, quale richiamo alla responsabilità di ogni fedele al varcarla nel riconoscimento di Cristo come significato della storia e confessato come proprio Signore. Scriveva a tale proposito il Papa: la Porta Santa “evoca il passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia. Gesù ha detto: « Io sono la porta » (Gv 10, 7), per indicare che nessuno può avere accesso al Padre se non per mezzo suo. […] C'è un solo accesso che spalanca l'ingresso nella vita di comunione con Dio: questo accesso è Gesù, unica e assoluta via di salvezza” (Bolla “Incarnationis Mysterium” del 29 novembre 1998, n. 8). Infine Giovanni Paolo II volle spiegare ancora una volta il valore dell’Indulgenza, quale manifestazione della “pienezza della misericordia del Padre, che a tutti viene incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle colpe” (Bolla “Incarnationis Mysterium” del 29 novembre 1998, n. 9). (Agenzia Fides)

Purificazione della Memoria, Carità e Memoria dei Martiri

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Oltre ai tre segni che la tradizione della Chiesa ha identificato come caratteristici della ricorrenza giubilare, e cioè il Pellegrinaggio, la Porta Santa e l’Indulgenza, Giovanni Paolo II ne offrì e indicò altri tre, che avrebbero poi caratterizzato tutto l’Anno Santo: la Purificazione della Memoria, la Carità e la Memoria dei Martiri. Il primo segno, che avrebbe suscitato un’ampia discussione in tutti i contesti umani, veniva spiegato dal Pontefice con queste parole: “un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani” (Bolla “Incarnationis Mysterium” del 29 novembre 1998, n. 11). La ragione teologica di questo segno si fissa sull’invito alla conversione rivolto da Cristo ad ogni uomo: se la storia della Chiesa è una storia di santità, scrive Giovanni Paolo II, “è doveroso riconoscere, tuttavia, che la storia registra anche non poche vicende che costituiscono una contro-testimonianza nei confronti del cristianesimo. Per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto”. Per questo motivo, concludeva chiedendo che “in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli” (Bolla “Incarnationis Mysterium” del 29 novembre 1998, n. 11). Secondo segno “innovativo” introdotto da Giovanni Paolo II fu l’attenzione alla Carità, perché “non si devono assolutizzare né i beni della terra, perché essi non sono Dio, né il dominio o la pretesa di dominio dell'uomo, perché la terra appartiene a Dio e solo a Lui” (Bolla “Incarnationis Mysterium” del 29 novembre 1998, n. 12). Infine, come terzo segno giubilare, il Papa propose e offrì al mondo la Memoria dei Martiri: alla fine di un secolo macchiato come nessun altro dal sangue versato da tanti testimoni della Fede, il Papa volle mostrare i Martiri quali segni di quell’amore più grande che compendia ogni altro valore. (Agenzia Fides)

Il significato del Giubileo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Giubileo ha quindi il significato di ricordare e dare la possibilità all’uomo di attingere alla salvezza offerta da Dio a ciascuno. Scriveva infatti il Pontefice: “Il Giubileo, per la Chiesa, è proprio questo « anno di grazia »: anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati, anno della riconciliazione tra i contendenti, anno di molteplici conversioni e di penitenza sacramentale ed extra- sacramentale. La tradizione degli anni giubilari è legata alla concessione di indulgenze in modo più largo che in altri periodi. Accanto ai Giubilei che ricordano il mistero dell'Incarnazione, al compiersi dei cento, dei cinquanta e dei venticinque anni, vi sono poi quelli che commemorano l'evento della Redenzione: la croce di Cristo, la sua morte sul Golgota e la sua risurrezione. La Chiesa, in queste circostanze, proclama « un anno di grazia del Signore » e si adopera affinché di questa grazia possano più ampiamente usufruire tutti i fedeli. (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 14). Ma, ripete con frequenza il Pontefice, il Giubileo non è solamente un momento di conversione personale, di rinascita spirituale o di acquisto delle indulgenze. Il significato del Giubileo emerge dall’etimologia stessa della parola: gioia. Quindi gioia della salvezza che diventa occasione di missione: “Il termine « Giubileo » parla di gioia; non soltanto di gioia interiore, ma di un giubilo che si manifesta all'esterno, poiché la venuta di Dio è un evento anche esteriore, visibile, udibile e tangibile, come ricorda san Giovanni (cf. 1 Gv 1, 1). È giusto quindi che ogni attestazione di gioia per tale venuta abbia una sua manifestazione esteriore. Essa sta ad indicare che la Chiesa gioisce per la salvezza. Invita tutti alla gioia e si sforza di creare le condizioni, affinché le energie salvifiche possano essere comunicate a ciascuno” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 16). (Agenzia Fides)

La preparazione al Giubileo: il XX secolo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nel pensiero del Papa il Giubileo dell’anno 2000 era stato già preparato in un qualche modo dal Concilio Vaticano II, in quanto quel grande evento ecclesiale aperto da papa Giovanni XXIII e concluso da papa Paolo VI, riassumeva in sé i tre temi che avrebbero caratterizzato il Grande Giubileo, il mistero di Cristo, il mistero della Chiesa, l’apertura di essa al mondo: “In questa prospettiva si può affermare che il Concilio Vaticano II costituisce un evento provvidenziale, attraverso il quale la Chiesa ha avviato la preparazione prossima al Giubileo del secondo Millennio. Si tratta infatti di un Concilio simile ai precedenti, eppure tanto diverso; un Concilio concentrato sul mistero di Cristo e della sua Chiesa ed insieme aperto al mondo. Questa apertura è stata la risposta evangelica all'evoluzione recente del mondo con le sconvolgenti esperienze del XX secolo, travagliato da una prima e da una seconda guerra mondiale, dall'esperienza dei campi di concentramento e da orrendi eccidi. Quanto è successo mostra più che mai che il mondo ha bisogno di purificazione; ha bisogno di conversione” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 18). Ma il Papa ritiene che oltre ad il Concilio Vaticano II, momenti di preparazione al Giubileo siano stati i Sinodi generali e continentali, regionali, nazionali e diocesani, il cui tema di fondo è quello della nuova evangelizzazione. E poi ancora tutta la dottrina sociale espressa dal magistero petrino, i pellegrinaggi del Papa nel mondo, i Giubilei delle singole nazioni o diocesi, i precedenti Anni Santi. (Agenzia Fides)

La preparazione al Giubileo: il periodo 1994-1999

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nella Lettera Apostolica che nel 1994 il Papa ha indirizzato a tutta la Chiesa per invitare a prepararsi al Grande Giubileo, era tracciata una divisione in due fasi del sessennio che mancava all’anno 2000. La prima fase (1994-1996), secondo le intenzioni espresse da Giovanni Paolo II, avrebbe dovuto “ravvivare nel popolo cristiano la coscienza del valore e del significato che il Giubileo del 2000 riveste nella storia umana. Recando con sé la memoria della nascita di Cristo, esso è intrinsecamente segnato da una connotazione cristologica. Conformemente all'articolazione della fede cristiana in parola e sacramento, sembra importante unire insieme, anche in questa singolare ricorrenza, la struttura della memoria con quella della celebrazione, non limitandosi a ricordare l'evento solo concettualmente, ma rendendone presente il valore salvifico mediante l'attualizzazione sacramentale” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 31). La seconda fase invece (triennio 1997-1999) offriva l’occasione di una meditazione e riflessione sulle tre Persone della santissima Trinità: il primo anno, il 1997, la Chiesa fu invitata a guardare a Cristo, a partire dalla frase dell’Apostolo Paolo “Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre” (cfr. Eb 13, 8); il secondo anno, il 1998, il popolo cristiano meditò sullo Spirito Santo, ispiratore della nuova evangelizzazione, alla “riscoperta della presenza e dell'azione dello Spirito, che agisce nella Chiesa sia sacramentalmente, soprattutto mediante la Confermazione, sia attraverso molteplici carismi, compiti e ministeri da Lui suscitati per il bene di essa” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 45); nel 1999 infine, terzo anno di preparazione e vigilia dell’inizio del Giubileo, si celebrò la figura del Padre, per permettere “di dilatare gli orizzonti del credente secondo la prospettiva stessa di Cristo: la prospettiva del « Padre che è nei cieli » (cf. Mt 5, 45), dal quale è stato mandato ed al quale è ritornato (cf. Gv 16, 28)” (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 49). (Agenzia Fides)

Dio cerca l’uomo per salvarlo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Uno dei temi su cui il Papa porrà maggiormente l’attenzione durante tutto il Giubileo dell’anno 2000 è il desiderio di Dio di salvare l’uomo. Dio ha creato l’uomo, lo ha lasciato libero di agire, addirittura di rifiutarlo: ma sempre Egli lo cerca, e vuole offrirgli la possibilità di salvarsi, di essere felice. Nella “Tertio Millennio Adveniente” Giovanni Paolo II scriveva: “In Gesù Cristo Dio non solo parla all'uomo, ma lo cerca. L'Incarnazione del Figlio di Dio testimonia che Dio cerca l'uomo. Di questa ricerca Gesù parla come del ricupero di una pecorella smarrita (cf. Lc 15, 1-7). È una ricerca che nasce nell'intimo di Dio e ha il suo punto culminante nell'Incarnazione del Verbo. Se Dio va in cerca dell'uomo, creato ad immagine e somiglianza sua, lo fa perché lo ama eternamente nel Verbo e in Cristo lo vuole elevare alla dignità di figlio adottivo. Dio dunque cerca l'uomo, che è sua particolare proprietà, in maniera diversa di come lo è ogni altra creatura. Egli è proprietà di Dio in base ad una scelta di amore: Dio cerca l'uomo spinto dal suo cuore di Padre. Perché lo cerca? Perché l'uomo si è da lui allontanato, nascondendosi come Adamo tra gli alberi del paradiso terrestre (cf. Gn 3, 8-10). L'uomo si è lasciato sviare dal nemico di Dio (cf. Gn 3, 13). Satana lo ha ingannato persuadendolo di essere egli stesso dio e di poter conoscere, come Dio, il bene e il male, governando il mondo a suo arbitrio senza dover tenere conto della volontà divina (cf. Gn 3, 5). Cercando l'uomo tramite il Figlio, Dio vuole indurlo ad abbandonare le vie del male, nelle quali tende ad inoltrarsi sempre di più. « Fargli abbandonare » quelle vie, vuol dire fargli capire che si trova su strade sbagliate; vuol dire sconfiggere il male diffuso nella storia umana. Sconfiggere il male: ecco la Redenzione. Essa si realizza nel sacrificio di Cristo, grazie al quale l'uomo riscatta il debito del peccato e viene riconciliato con Dio. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, assumendo un corpo e un'anima nel grembo della Vergine, proprio per questo: per fare di sé il perfetto sacrificio redentore. La religione dell'Incarnazione è la religione della Redenzione del mondo attraverso il sacrificio di Cristo, in cui è contenuta la vittoria sul male, sul peccato e sulla stessa morte. Cristo, accettando la morte sulla croce, contemporaneamente manifesta e dà la vita, poiché risorge e la morte non ha più alcun potere su di lui. (Lettera Apostolica “Tertio Millennio Adveniente” del 10 novembre 1994, n. 7). (Agenzia Fides)

Il Pellegrinaggio in Terra Santa

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Quasi al termine del Giubileo del 2000, il Papa così diceva in un’omelia: “Con interiore commozione ripenso ai giorni del mio pellegrinaggio giubilare in Terra Santa. Torno con la mente a quella grotta nella quale mi è stata concessa la grazia di sostare in preghiera. Bacio nello spirito quella terra benedetta in cui è sbocciata per il mondo la gioia imperitura” (Omelia della Santa Messa di Mezzanotte del 24 dicembre 2000, n. 4). Durante il mese di marzo infatti si era recato per un pellegrinaggio in Terra Santa e aveva visitato i Luoghi Santi. Durante la visita a Nazareth Giovanni Paolo II volle ricordare e spiegare il mistero dell’Annunciazione e Incarnazione del Signore mettendo in relazione la figura di Maria e quella di Abramo: “Entrambi ricevono una meravigliosa promessa da Dio. Abramo sarebbe diventato padre di un figlio, dal quale sarebbe nata una grande nazione. Maria sarebbe divenuta Madre di un Figlio che sarebbe stato il Messia. […] Sia per Abramo sia per Maria la promessa giunge del tutto inaspettata. Dio cambia il corso quotidiano della loro vita, sconvolgendone i ritmi consolidati e le normali aspettative. Sia ad Abramo sia a Maria la promessa appare impossibile. [...] Come ad Abramo, anche a Maria viene chiesto di rispondere «sì» a qualcosa che non è mai accaduto prima” (Omelia durante la Santa Messa nella Basilica dell’Annunciazione, Nazareth, del 25 marzo 2000, n. 3-4). Ma il Papa si reca in pellegrinaggio per porre a Maria, Madre di Gesù, una supplica: che si abbia “un rinnovamento della Fede di tutti i figli della Chiesa”, e che Lei ispiri “tutti i cristiani a difendere la famiglia contro le numerose minacce che attualmente incombono sulla natura della famiglia, la sua stabilità e la sua missione”, ed infine affidava alla “Santa Famiglia gli sforzi dei cristiani e di tutte le persone di buona volontà a difendere la vita e a promuovere il rispetto per la dignità di ogni essere umano” (Omelia durante la Santa Messa nella Basilica dell’Annunciazione, Nazareth, del 25 marzo 2000, n. 6). Dalla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, Giovanni Paolo II ripete alla Chiesa l’esigenza del mondo intero di conoscere Cristo: “Da questo luogo, dove per primi alle donne e agli Apostoli fu fatta conoscere la Risurrezione, esorto tutti i membri della Chiesa a rinnovare la loro obbedienza al comandamento del Signore di portare il Vangelo fino ai confini della Terra. All'alba di un nuovo Millennio, c'è un grande bisogno di gridare dai tetti la buona novella che «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna»” (Omelia durante la Santa Messa nella Chiesa del Santo Sepolcro, Gerusalemme, del 26 marzo 2000, n. 5). (Agenzia Fides)

I frutti del Grande Giubileo (prima parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “Oggi si conclude ufficialmente quest'anno straordinario, ma restano i doni spirituali che in esso sono stati effusi; continua quel grande "anno di grazia" che Cristo inaugurò nella sinagoga di Nazaret (cfr Lc 4, 18-19) e che durerà fino alla fine dei tempi” (Omelia nella Solennità dell’Epifania del Signore del 6 gennaio 2001, n. 2). Così il Papa affermava durante l’ultima s. Messa del Grande Giubileo dell’anno 2000, ricordando poi alcuni dei momenti per lui più significativi: “i bambini che hanno inaugurato il Giubileo con la loro irrefrenabile festosità, e i giovani che hanno conquistato Roma con il loro entusiasmo e la serietà della loro testimonianza. Penso alle famiglie, che hanno proposto un messaggio di fedeltà e di comunione così necessario al nostro mondo, e agli anziani, agli ammalati e ai disabili, che hanno saputo offrire un'eloquente testimonianza della speranza cristiana. Ho davanti agli occhi il Giubileo di coloro che, nel mondo della cultura e della scienza, con dedizione quotidiana attendono alla ricerca della verità. […] Il Grande Giubileo ci ha offerto un'occasione provvidenziale per compiere la "purificazione della memoria", chiedendo perdono a Dio per le infedeltà compiute, in questi duemila anni, dai figli della Chiesa.” (Omelia nella Solennità dell’Epifania del Signore del 6 gennaio 2001, n. 4-5). Ma è evidente al Pontefice che la Chiesa non può fermarsi a guardare solo il passato: prendendo spunto dalla solennità che si stava celebrando e dalla memoria della visita dei Magi alla Sacra Famiglia a Betlemme, il Papa aggiungeva che, dopo aver incontrato Cristo, occorreva “saper sostare e vivere profondamente la gioia dell'intimità con Lui” (Omelia nella Solennità dell’Epifania del Signore del 6 gennaio 2001, n. 6). Questi sono dunque i temi della Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” firmata sulla Piazza della Basilica di San Pietro in quello stesso giorno. (Agenzia Fides)

I frutti del Grande Giubileo (seconda parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – I frutti del Giubileo dell’anno 2000 non sono calcolabili, scrisse il Papa all’inizio della Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte”, ma allo stesso tempo, aggiunse, è necessario riconsiderare e decifrare “ciò che lo Spirito lungo quest’anno così intenso ha detto alla Chiesa” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 2). L’eredità più importante donata alla Chiesa dall’Anno Santo coincide per il Papa nell’Incontro con Cristo: esso è avvenuto secondo varie modalità, nella preghiera, negli incontri, nei gesti, nella conversione del cuore e delle azioni di ciascuno. Fra i momenti che Giovanni Paolo II cita come i più significativi si può trovare la Liturgia del 12 marzo 2000, la Purificazione della Memoria: il Papa scrive che questo momento “ha rafforzato i nostri passi nel cammino verso il futuro, rendendoci insieme più umili e vigili nella nostra adesione al Vangelo” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 6). Altro segno, indicato nella Bolla di Indizione del Giubileo, e realizzato durante l’anno 2000, è stata la Memoria preziosa dei Testimoni della Fede del XX secolo, sia durante le numerose canonizzazioni e beatificazioni, sia nella Commemorazione del 7 maggio 2000 al Colosseo. L’incontro con Cristo, afferma il Pontefice rileggendo gli eventi del Giubileo, si è realizzata anche nei Pellegrinaggi e negli incontri con i Giovani, specialmente con il raduno della Giornata Mondiale della Gioventù. Questi fatti portano il Papa ad esprimere la convinzione che i Giovani siano uno dei doni speciali dello Spirito alla Sua Chiesa. E poi ancora Giovanni Paolo II cita il Congresso Eucaristico Internazionale, gli incontri delle varie giornate mondiali dei Bambini, dei Malati, delle Famiglie, dei Lavoratori… Dalla sintesi di tutto quello che è accaduto il Papa riconosce che “se volessimo ricondurre al nucleo essenziale la grande eredità che essa [l’esperienza giubilare] ci consegna, non esiterei ad individuarlo nella contemplazione del volto di Cristo: lui considerato nei suoi lineamenti storici e nel suo mistero, accolto nella sua molteplice presenza nella Chiesa e nel mondo, confessato come senso della storia e luce del nostro cammino” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 15). (Agenzia Fides)

I frutti del Grande Giubileo (terza parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Indicando come eredità del Giubileo a tutta la Chiesa l’aver incontrato nuovamente Cristo e l’aver iniziato a contemplarne il volto, il Papa suggerisce che “da essa dobbiamo attingere un rinnovato slancio nella vita cristiana, facendone anzi la forza ispiratrice del nostro cammino. È nella consapevolezza di questa presenza tra noi del Risorto che ci poniamo oggi la domanda rivolta a Pietro a Gerusalemme, subito dopo il suo discorso di Pentecoste: «Che cosa dobbiamo fare?»” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 29). Non suggerisce nuovi programmi, identificando l’unico programma nel Vangelo e nella Tradizione: “esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 29). Tuttavia Giovanni Paolo II indica alcune priorità pastorali per tutta la Chiesa: la prima è la Santità, intesa come presa di coscienza che ciò significa “esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità superficiale” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 31). Una seconda priorità nata dal Giubileo è, secondo il Papa, la Preghiera; poi i Sacramenti, in particolar modo l’Eucarestia e la Penitenza, nonché l’Ascolto e l’Annuncio della Parola, che si declina in quella che più volte è stata richiamata come la necessità e la vocazione della Chiesa del terzo millennio, la nuova evangelizzazione. Ecco che il Papa allora al termine del Grande Giubileo invita tutta la Chiesa ad andare nel mondo come missionaria, per comunicare ciò che ha vissuto in quell’anno di grazia. (Agenzia Fides)

I frutti del Grande Giubileo (quarta parte)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Ma quali sono i compiti che il Papa identifica per la Chiesa al termine del Grande Giubileo dell’Anno 2000? L’essere testimoni dell’amore. E questo secondo varie modalità: innanzi tutto Giovanni Paolo II invita i cristiani a vivere una spiritualità di comunione, come “sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità, […, come] capacità di sentire il fratello di fede nell'unità profonda del Corpo mistico, dunque, come «uno che mi appartiene», per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia […, come] capacità di vedere innanzi tutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio; infine saper «fare spazio» al fratello” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 43). Altro invito del Papa al termine del Giubileo è il riconoscimento delle vocazioni, delle chiamate e dei doni dello Spirito Santo, nei laici e nei movimenti e le nuove realtà aggregative. E poi ancora il Papa suggerisce e desidera un rinnovato impegno ecumenico, e una scommessa sulla Carità, cioè “l’amore operoso e concreto verso ogni essere umano”. Ma l’indicazione più impegnativa che Giovanni Paolo II affida alla Chiesa è la missionarietà: “Duc in altum!” “prendi il largo!” ripete il Papa. “Il Cristo contemplato e amato ci invita ancora una volta a metterci in cammino. […] Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora. […] Il nostro passo, all'inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più spedito nel ripercorrere le strade del mondo” (Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” del 6 gennaio 2001, n. 58). La sintesi di tutto il Giubileo quindi, per il Papa, si riassume in questo invito alla missione, il desiderio che la Chiesa non si fermi solo a contemplare Cristo e ricordare gli eventi giubilari, ma si rivolga al mondo contemporaneo per portare ciò che ha imparato alla scuola degli Apostoli. (Agenzia Fides - FINE)

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