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Speciale Giovanni Paolo II
GIOVANNI PAOLO II E LA FAMIGLIA
VATICANO -GIOVANNI PAOLO II E LA FAMIGLIA

L’istituzione del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Pontificio Consiglio per la Famiglia è stato istituito da Papa Giovanni Paolo II con il Motu proprio “Familia a Deo instituta” del 9 maggio 1981, in sostituzione del Comitato per la Famiglia creato da Papa Paolo VI l’11 gennaio 1973. All’organismo spetta la promozione della pastorale e dell’apostolato in campo familiare, in applicazione degli insegnamenti e degli orientamenti del Magistero ecclesiastico, perché le famiglie cristiane siano aiutate a compiere la missione educatrice ed apostolica cui sono chiamate. Tra i numerosi compiti affidati a questo Consiglio, figura anche la promozione ed il coordinamento degli sforzi pastorali in ordine alla procreazione responsabile secondo gli insegnamenti della Chiesa, come incoraggiare, sostenere e coordinare gli sforzi in difesa della vita umana in tutto l’arco della sua esistenza, dal concepimento alla morte naturale. (Agenzia Fides)

L’Anno Internazionale della Famiglia

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il 6 giugno 1993, Giovanni Paolo II annuncia in piazza san Pietro a tutta la Chiesa la celebrazione dell’Anno Internazionale della Famiglia (AIF) che ha inizio con la Festa della Sacra Famiglia del 1993 e finisce con la medesima Festa del 1994.
“La Chiesa saluta cordialmente questa iniziativa e ad essa si associa con tutto l'amore che ha per ogni famiglia umana” dice il Santo Padre il 6 giugno del 1993. “Vorrei anzi annunciare, proprio nel corso di questo incontro Internazionale delle famiglie, una convocazione speciale per l'intero popolo cristiano. Dalla Festa della Sacra Famiglia di quest'anno, fino alla stessa Festa del 1994 celebreremo anche all'interno della chiesa cattolica l'Anno internazionale della famiglia.
Il Pontificio Consiglio per la Famiglia, in rapporto con gli altri organismi competenti, seguirà le iniziative delle Nazioni Unite in spirito di dialogo e collaborazione, preparando e coordinando le celebrazioni e le manifestazioni che saranno promosse all'interno della Chiesa cattolica.
L'Anno internazionale della famiglia offrirà senz'altro un'opportunità provvidenziale per approfondire i valori costitutivi di questa istituzione naturale.
Sono certo che una loro migliore conoscenza e valorizzazione aiuterà a costruire un mondo più fraterno e solidale, riconoscendo la famiglia come cellula fondamentale della società.
Invito pertanto le conferenze episcopali, i vescovi. le comunità diocesane e parrocchiali, i movimenti, i gruppi e le associazioni, specialmente quelli quotidianamente impegnati nella pastorale familiare, ad accogliere questo singolare momento di grazia per un lavoro che si spinga ancor più in profondità”. (Agenzia Fides)

I principali obiettivi dell’Anno Internazionale della Famiglia

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Giovani Paolo II con l’istituzione di un Anno Internazionale dedicato interamente alla Famiglia intende mettere al centro dell’attenzione della Chiesa e di tutta la società civile la famiglia che come dice la Familiaris Consortio “nella sua profonda natura è la proclamazione, nella Chiesa, della Buona Novella sull’amore coniugale”.
Giovanni Paolo II mette al centro dell’evangelizzazione della Chiesa la famiglia chiedendo che la pastorale di tutta la Chiesa guardi ad essa e ad essa sia indirizzata. Sono tanti i documenti della Chiesa che guardano alla famiglia e in particolare per tutto l’anno 1994 Giovanni Paolo II chiederà a tutti di leggere e meditare principalmente la costituzione pastorale Gaudium et spes, l’esortazione apostolica Familiaris Consortio, la Carta dei diritti della famiglia della Santa Sede, e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Per quanto riguarda poi la difesa e tutela della vita, Giovanni Paolo II insisterà molto sull’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI.
Ecco dunque il primo intento con cui si apre, il giorno della Festa della Sacra Famiglia 1993, l’AIF: aiutare a che si sviluppi e progredisca sempre più una pastorale interamente dedicata alla famiglia e alla difesa della vita.
La famiglia poi, fondata sul matrimonio secondo il progetto originale di Dio, vuole essere un modello da guardare per tutti gli uomini. Nell'enciclica Centesimus annus si ricorda che è nella famiglia che “l'uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona”.
È proprio nell’AIF 2004 che Giovanni Paolo II vuole con forza porre al centro della società civile il modello di famiglia cristiana, quale prima e vitale cellula della società e quindi garanzia insostituibile per il bene dell’umanità.
Un documento su cui il Santo Padre insisterà molto al fine di portare avanti un dialogo costante e proficuo con tutta la società civile sarà la Carta dei diritti della famiglia, della Santa Sede. Essa “è indirizzata principalmente ai governi. Nel riaffermare, per il bene della società, la comune consapevolezza dei diritti essenziali della famiglia, la Carta offre a tutti quelli che condividono la responsabilità per il bene comune un modello e un punto di riferimento per l'elaborazione di una legislazione e di una politica della famiglia, e una guida per i programmi di azione”. (Agenzia Fides)

“Dalla famiglia nasce la pace della famiglia umana”: Messaggio per la Giornata della Pace 1994

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “Dalla famiglia nasce la pace della famiglia umana”, è il contenuto principale del Messaggio di Giovanni Paolo II scritto per la celebrazione della XXVII Giornata Mondiale della Pace, il primo gennaio 1994, a pochi giorni dell’apertura dell’Anno Internazionale della Famiglia.
Scrive il Santo Padre nel Messaggio: “Dio volle per l'umanità una condizione di armonia e di pace, ponendone il fondamento nella natura stessa dell'essere umano, creato «a sua immagine». Tale immagine divina si realizza non soltanto nell'individuo, ma anche in quella singolare comunione di persone che è formata da un uomo e da una donna, uniti a tal punto nell'amore da divenire «una sola carne» (Gn 2,24). E' scritto infatti: «A immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). A questa specifica comunità di persone il Signore ha affidato la missione di dare la vita e di prendersene cura formando una famiglia, e contribuendo così in modo decisivo al compito di amministrare la creazione e di provvedere al futuro stesso dell'umanità”.
Il Messaggio continua e parla della famiglia come comunità di vita e amore che “si protende verso quanti si trovano in difficoltà: coloro che non hanno famiglia, i bambini privi di assistenza e di affetto, le persone sole ed emarginate”.
Essa inoltre, è spesso vittima dell’assenza di pace laddove “in contrasto con la sua originaria vocazione di pace, si rivela purtroppo, e non di rado, luogo di tensione e di sopraffazione, oppure vittima inerme delle numerose forme di violenza che segnano l'odierna società”. La famiglia invece, conclude il Messaggio, è essa stessa protagonista della pace al servizio di essa. (Agenzia Fides)

Televisione e Famiglia: Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 1994

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Durante le Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali, Giovanni Paolo II parla spesso della famiglia. In particolare, nel corso della ventottesima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, parla della Famiglia in rapporto alla Televisione.
Il tema è particolarmente delicato perché, secondo il Santo Padre, la televisione non è semplicemente un oggetto presente in casa ma, di più, è un oggetto che cambia e ha cambiato profondamente la vita stessa di ogni famiglia: “Negli ultimi decenni, la televisione ha rivoluzionato le comunicazioni influenzando profondamente la vita familiare. Oggi, la televisione è una fonte primaria di notizie, di informazioni e di svago per innumerevoli famiglie fino a modellare i loro atteggiamenti e le loro opinioni, i loro valori e i prototipi di comportamento”. “Poiché” continua il Santo Padre, “il rinnovamento morale e spirituale della famiglia umana nella sua interezza deve radicarsi nell'autentico rinnovamento delle singole famiglie, il tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 1994 - «Televisione e famiglia: criteri per sane abitudini nel vedere» - è particolarmente appropriato, soprattutto in questo Anno Internazionale della Famiglia, durante il quale la comunità mondiale sta cercando come dare nuovo vigore alla vita familiare”.
È necessario, secondo Giovanni Paolo II, che i genitori siano attenti a ciò che i figli guardano alla televisione, li aiutino a discernere quali programmi è lecito guardare e quali no. Anche perché “formare le abitudini dei figli, a volte può semplicemente voler dire spegnere il televisore perché ci sono cose migliori da fare, o perché la considerazione verso altri membri della famiglia lo richiede o perché la visione indiscriminata della televisione può essere dannosa. I genitori che si servono abitualmente ed a lungo della televisione come di una specie di bambinaia elettronica, abdicano al loro ruolo di primari educatori dei propri figli. Tale dipendenza dalla televisione può privare i membri della famiglia dell'opportunità di interagire l'uno con l'altro attraverso la conversazione, le attività e la preghiera comuni. I genitori saggi sono inoltre consapevoli del fatto che anche i buoni programmi debbono essere integrati da altre fonti di informazione, intrattenimento, educazione e cultura”.
“Grata per il contributo che la televisione, in quanto mezzo di comunicazione, ha dato e può dare a tale comunione all'interno della famiglia e tra le famiglie, la Chiesa - essa stessa comunione nella verità e nell'amore di Gesù Cristo, Parola di Dio - coglie l'occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali per incoraggiare le famiglie stesse, coloro che lavorano nell'ambito dei mezzi di comunicazione sociale e le autorità pubbliche, a realizzare appieno il nobile mandato di sostenere e rafforzare la prima e più vitale «cellula» della società: la famiglia”. (Agenzia Fides)

La Lettera di Giovanni Paolo II alle Famiglie

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il 2 febbraio 1994, all’interno dell’Anno Internazionale della Famiglia, Giovanni Paolo II scrive una lunga lettera rivolta a tutte le famiglie. La Lettera rimane un punto centrale all’interno dell’attenzione che Giovanni Paolo II ha voluto dedicare alle famiglie e nel corso degli anni successivi la sua promulgazione è stata da più parti ricordata, ripresa e meditata.
L’intento del Santo Padre è, come scrive alla fine della Lettera, che “la Santa Famiglia, icona e modello di ogni umana famiglia, aiuti ciascuno a camminare nello spirito di Nazaret; aiuti ogni nucleo familiare ad approfondire la propria missione civile ed ecclesiale mediante l'ascolto della Parola di Dio, la preghiera e la fraterna condivisione di vita. Maria, Madre del bell'amore, e Giuseppe, Custode del Redentore, ci accompagnino tutti con la loro incessante protezione!”
Giovanni Paolo II, all’interno della Lettera, sottolinea che “la Chiesa saluta con gioia l'iniziativa promossa dall'Organizzazione delle Nazioni Unite di fare del 1994 l'Anno Internazionale della Famiglia. Tale iniziativa mette in luce quanto la questione familiare sia fondamentale per gli Stati che sono membri dell'ONU. Se la Chiesa desidera prendervi parte, lo fa perché essa stessa è stata inviata da Cristo a « tutte le nazioni » (Mt 28,19). Del resto, non è la prima volta che la Chiesa fa propria un'iniziativa internazionale dell'ONU”.
Il Papa scrive la Lettera rivolgendosi in particolare ad ogni famiglia “concreta di qualunque regione della terra, a qualsiasi longitudine e latitudine geografica si trovi e quale che sia la diversità e la complessità della sua cultura e della sua storia”. Alle famiglie il Santo Padre ricorda innanzitutto come sia proprio grazie alla preghiera che il Figlio di Dio può dimorare in mezzo agli uomini e invita ogni famiglia a pregare assieme.
La Lettera poi, si snoda in due lunghi capitoli intitolati “La Civiltà dell’Amore” (il primo) e “Lo Sposo è con voi” (il secondo). Nel primo capitolo Giovanni Paolo II ricorda come una civiltà dell’amore sia possibile soltanto se la centro di essa è riconosciuta la famiglia: “Una Nazione veramente sovrana e spiritualmente forte è sempre composta di famiglie forti, consapevoli della loro vocazione e della loro missione nella storia. La famiglia sta al centro di tutti questi problemi e compiti: relegarla ad un ruolo subalterno e secondario, escludendola dalla posizione che le spetta nella società, significa recare un grave danno all'autentica crescita dell'intero corpo sociale”. Nel secondo capitolo il Papa spiega come “la verità della famiglia sia inscritta nella Rivelazione di Dio e nella storia della salvezza”. Gesù vive all’interno di ogni famiglia cristiana e dal di dentro la sorregge, la aiuta, la guida e educa: “Sposo è con voi. Sapete che Egli è il buon Pastore e ne conoscete la voce. Sapete dove vi conduce, come lotta per procurarvi i pascoli nei quali trovare la vita e trovarla in abbondanza; sapete come affronta i lupi rapaci, pronto sempre a strappare dalle loro fauci le sue pecore: ogni marito e ogni moglie, ogni figlio e ogni figlia, ogni membro delle vostre famiglie. Sapete che Egli, come buon Pastore, è disposto ad offrire la propria vita per il suo gregge (cfr Gv 10,11). Egli vi conduce per strade che non sono quelle scoscese e insidiose di molte ideologie contemporanee; ripete al mondo di oggi la verità intera, come quando si rivolgeva ai farisei, o l'annunziava agli Apostoli, i quali l'hanno poi predicata nel mondo, proclamandola agli uomini del tempo, ebrei e greci. I discepoli erano ben consapevoli che Cristo aveva tutto rinnovato; che l'uomo era divenuto « nuova creatura »: non più giudeo né greco, non più schiavo né libero, non più uomo né donna, ma « uno » in lui (cfr Gal 3,28), insignito della dignità di figlio adottivo di Dio. Il giorno della Pentecoste, quest'uomo ha ricevuto lo Spirito Consolatore, lo Spirito di verità; ha avuto così inizio il nuovo Popolo di Dio, la Chiesa, anticipazione di un nuovo cielo e di un nuova terra (cfr Ap 21,1).
Gli Apostoli, prima timorosi anche in rapporto al matrimonio e alla famiglia, sono diventati coraggiosi. Hanno compreso che il matrimonio e la famiglia costituiscono una vera vocazione proveniente da Dio stesso, un apostolato: l'apostolato dei laici. Servono alla trasformazione della terra e al rinnovamento del mondo, del creato e dell'intera umanità”. (Agenzia Fides)

La Lettera di Giovanni Paolo II ai bambini

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Durante l’Anno Internazionale della Famiglia, Giovanni Paolo II scrive una lettera ai bambini. Anch’essa, come la lettera scritta alla famiglia, rimane un caposaldo nella pedagogia educativa di Giovanni Paolo II verso la famiglia stessa.
Giovanni Paolo II il 13 dicembre 1994 si rivolge ai bambini di tutto il mondo per festeggiare insieme a loro la vicina Festa del Natale. “Il Natale è la festa di un Bambino, di un Neonato” scrive Giovanni Paolo II. È perciò la vostra festa! Voi l'attendete con impazienza e ad essa vi preparate con gioia, contando i giorni e quasi le ore che mancano alla Santa Notte di Betlemme. Mi pare di vedervi: voi state preparando in casa, in parrocchia, in ogni angolo del mondo il presepe, ricostruendo il clima e l'ambiente in cui il Salvatore è nato. È vero! Nel periodo natalizio la stalla con la mangiatoia occupa nella Chiesa il posto centrale. E tutti si affrettano a recarvisi in pellegrinaggio spirituale, come i pastori nella notte della nascita di Gesù. Più tardi saranno i Magi a venire dal lontano Oriente, seguendo la stella, fino al luogo dove è stato deposto il Redentore dell'universo”.
“Cari bambini” continua il Santo Padre, “vi scrivo pensando a quando anch'io molti anni fa ero bambino come voi. Allora anch'io vivevo l'atmosfera serena del Natale, e quando brillava la stella di Betlemme andavo in fretta al presepe insieme con i miei coetanei, per rivivere ciò che avvenne 2000 anni fa in Palestina. Noi bambini esprimevamo la nostra gioia prima di tutto col canto. Quanto sono belli e commoventi i canti natalizi, che nella tradizione di ogni popolo si intrecciano intorno al presepe! Quali pensieri profondi vi sono contenuti, e soprattutto quale gioia e quale tenerezza essi esprimono verso il divino Bambino venuto al mondo nella Notte Santa!”
La Lettera poi si snoda in due capitoli in cui il Santo Padre spiega ai bambini che nel Natale Gesù dona la verità e dona se stesso.
Infine Giovanni Paolo II ricorda il salmo Laudate pueri Dominum e scrive: “Permettete, cari ragazzi e ragazze, che al termine di questa Lettera ricordi le parole di un Salmo che mi hanno sempre commosso: Laudate pueri Dominum! Lodate, fanciulli del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore! (cf. Sal 112/113, 1-3). Mentre medito le parole di questo Salmo, mi passano davanti agli occhi i volti dei bambini di tutto il mondo: dall'oriente all'occidente, dal settentrione al mezzogiorno. È a voi, piccoli amici, senza differenze di lingua, di razza o nazionalità, che dico: Lodate il nome del Signore!” (Agenzia Fides)

La Lettera di Giovanni Paolo II agli anziani

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - È del 1 ottobre 1999 la Lettera che Giovanni Paolo II scrive agli anziani di tutto il mondo. “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo” (Sal 90 [89], 10) è la citazione del Salmista con cui il Santo Padre decide di aprire la Lettera. “Resta sempre vero” spiega Giovanni Paolo II “che gli anni passano in fretta; il dono della vita, nonostante la fatica e il dolore che la segnano, è troppo bello e prezioso perché ce ne possiamo stancare”.
Giovanni Paolo II scrive agli anziani in un momento particolare della sua esistenza, quando cioè la vecchiaia inizia a farsi sentire sulla pelle e con essa i primi segni della malattia. “Anziano anch'io, ho sentito il desiderio di mettermi in dialogo con voi. E lo faccio anzitutto rendendo grazie a Dio per i doni e le opportunità che mi ha elargito con abbondanza sino ad oggi. Ripercorro nella memoria le tappe della mia esistenza, che s'intreccia con la storia di gran parte di questo secolo, e vedo affiorare i volti di innumerevoli persone, alcune delle quali particolarmente care: sono ricordi di eventi ordinari e straordinari, di momenti lieti e di vicende segnate dalla sofferenza. Sopra ogni cosa, tuttavia, vedo stendersi la mano provvidente e misericordiosa di Dio Padre, il quale “cura nel modo migliore tutto ciò che esiste”,(1) e “qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà egli ci ascolta” (1 Gv 5, 14). A Lui dico con il Salmista: “Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. E ora, nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi, finché io annunzi la tua potenza, a tutte le generazioni le tue meraviglie” (Sal 71 [70], 17-18).
In poche e semplici parole Giovanni Paolo II spiega il motivo di questa Lettera facendo sentire a tutti gli anziani lo sguardo amoroso di Dio sulla loro vita.
“Il mio pensiero si volge con affetto a tutti voi, carissimi anziani di ogni lingua e cultura. Vi indirizzo questa lettera nell'anno che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha voluto opportunamente dedicare agli anziani, per richiamare l'attenzione dell'intera società sulla situazione di chi, per il peso dell'età, deve spesso affrontare molteplici e difficili problemi. Su questo tema già il Pontificio Consiglio per i Laici ha offerto preziose linee di riflessione. Con la presente lettera intendo soltanto esprimervi la mia vicinanza spirituale con l'animo di chi, anno dopo anno, sente crescere dentro di sé una comprensione sempre più profonda di questa fase della vita ed avverte conseguentemente il bisogno di un contatto più immediato con i suoi coetanei per ragionare di cose che sono esperienza comune, tutto ponendo sotto lo sguardo di Dio, che ci avvolge col suo amore e con la sua provvidenza ci sostiene e ci conduce” . (Agenzia Fides)

Gli Incontri Mondiali delle Famiglie

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Sono stati quattro fino ad oggi gli Incontri Mondiali della Famiglia. Hanno scadenza triennale ed iniziano sempre con un Congresso Teologico Pastorale.
Così ogni tre anni viene offerta questa singolare opportunità di riflettere in modo approfondito su un tema centrale della pastorale della famiglia e della vita.
Nel primo Incontro (Roma, 1994) in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia, il tema è stato: Famiglia: cuore della civiltà dell’amore”, mentre nel secondo, (Rio de Janeiro, 1997), si è meditato su: La famiglia: dono ed impegno, speranza dell’umanità. In occasione del III Incontro Mondiale, svoltosi nell’ambito dell’anno giubilare 2000, la riflessione del Congresso si è centrata su: I figli, primavera della famiglia e della società. Il IV incontro Mondiale, svoltosi nelle Filippine (2003), ha avuto invece come tema: La Famiglia cristiana: una buona novella per il terzo millennio.
L’ultimo incontro mondiale, quello delle Filippine, ha avuto anche un respiro ecumenico: il Patriarca della Chiesa ortodossa rumena, Sua Beatitudine Teoctist, ha inviato un suo rappresentante, il vescovo Vincentiu Ploiesteanu. Inoltre è stata presente una delegazione russa della diocesi di Ivanovo. (Agenzia Fides – FINE)

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