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Speciale Giovanni Paolo II
La catechesi di Giovanni Paolo II sulla Missione
La catechesi di Giovanni Paolo II sulla Missione
Essenza della Missione, capisaldi su cui si fonda l’attività evangelizzatrice della Chiesa, urgenza della missione “ad gentes”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Giovanni Paolo II si è impegnato in prima persona per portare il messaggio della salvezza a tutti i fratelli e ha fatto concretamente della missione l’asse portante del suo ministero. Sin dall’inizio del pontificato ha utilizzato ogni circostanza e ogni mezzo (viaggi, udienze, visite ad limina catechesi, incontri, ecc) per ricordare a tutti la permanente validità del mandato missionario della Chiesa e soprattutto per mantenere sempre viva la coscienza missionaria del Popolo di Dio.
In occasione della tradizionale udienza generale, che ogni mercoledì ha riservato a migliaia di pellegrini giunti da tutti i luoghi del mondo, Giovanni Paolo II nel periodo dall’8 novembre 1978 al 3 gennaio 1996 ha tenuto 534 catechesi che riguardavano le principali verità della fede.
Il primo ciclo delle sue catechesi (1978–1979) fu incentrato sulle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza). Da settembre 1979 ad aprile 1980, le catechesi focalizzarono il tema dell’Unità originaria dell'uomo e della donna, alla luce del libro della Genesi. Seguirono le catechesi sul Discorso della Montagna: Beati i puri di cuore (1980–1981); 54 catechesi sulla Teologia del Corpo Mistico di Cristo (1981–1984); 20 catechesi sulla Moralità e spiritualità coniugale con riflessioni sull'Enciclica «Humanae vitae» (1984–1985); 63 catechesi sul Credo, parte I: Dio Padre e Creatore (1985–1986); 98 catechesi sul Credo, parte II: Gesù Figlio e Salvatore (1986–1989); 81 catechesi sul Credo, parte III: Lo Spirito Santo Datore di Vita (1989–1991); 147 Catechesi su la Chiesa nel Credo (1991–1996).
Nel quadro di catechesi riguardanti il mistero della Chiesa nel Credo, nel periodo che va dal 5 aprile al 21 giugno 1995, Giovanni Paolo II ha dedicato un ciclo sistematico e organico di 9 catechesi agli elementi fondamentali ed essenziali della missione della Chiesa, ai capisaldi su cui essa si fonda, nonché alle nuove sfide della missione ed alle questioni legate al crescente impegno per l’ecumenismo.
Nelle prime due catechesi missionarie (“La Missione universale della Chiesa” del 5 aprile e “La natura missionaria della Chiesa” del 19 aprile), Giovanni Paolo II ha puntualizzato la natura della Missione universale della Chiesa e gli elementi fondamentali che la contraddistinguono. Nella catechesi sullo “Sviluppo storico e prospettiva escatologica della missione” del 26 aprile 1995, Giovanni Paolo II rileva che la missione universale della Chiesa si svolge nel tempo e si compie lungo la storia dell’umanità. Nelle successive due catechesi, del 3 e del 10 maggio 1995, su “Missione e missioni” e “Finalità dell'attività missionaria”, il Papa richiama le incomprensioni nate da motivi storici contingenti che per un certo periodo hanno messo in rapporto l’attività missionaria con la colonizzazione politica, mettendo così in dubbio il valore dell’attività missionaria e la sua finalità evangelizzatrice. Il Papa si sofferma a puntualizzare con assoluta chiarezza quale sia la finalità dell’attività missionaria della Chiesa.
Nelle quattro catechesi seguenti, il Papa dedica ampio spazio a sottolineare le nuove sfide che la società odierna pone all'attività missionaria nel nostro tempo (17 maggio 1995), ribadisce che Cristo è la via di salvezza per tutti (31 maggio), invita le Chiese locali ad impegnarsi per la missione universale (14 giugno) ed analizza il compito missionario della Chiesa nelle relazioni con il mondo (21 giugno 1995). (Agenzia Fides)

L'universalità non è imposta dal di fuori, ma sgorga dall'essenza stessa della Chiesa

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – A pochi giorni dalla pubblicazione della Lettera Enciclica “Evangelium vitae”, sul valore e l’inviolabilità della vita umana (30 marzo 1995), Papa Giovanni Paolo II inizia un ciclo di catechesi, durante l’udienza generale del mercoledì, alla “Missione universale della Chiesa”. L’universalità della missione della Chiesa - afferma il Pontefice nella sua prima catechesi missionaria del 5 aprile 1995 - si basa sull’ordine specifico di Cristo – “Predicate il Vangelo ad ogni creatura” – e sulle esigenze più profonde della cattolicità della Chiesa.
La missione che i discepoli ricevono dal Signore Risorto è una chiamata a realizzarla con la forza dello Spirito Santo. E’ una missione che, in comunione con gli Apostoli, ha ricevuto tutta la Chiesa: parte dal mandato di Cristo, in conformità al proposito del Padre e con l'assistenza continua dello Spirito, pertanto affonda la sua radice nel Mistero Trinitario, fonte che apre all'universalità della missione.
L'universalità non è imposta dall’esterno, ma sgorga dall'essenza stessa della Chiesa, “sacramento universale di salvezza”. L'universalità della missione spinge a superare gli individualismi che, lontano dall’unire nello stesso progetto, separano e disperdono le forze. Il seme del regno di Dio seminato in Israele cresce nel Regno di Dio aperto a tutte le nazioni. La missione della Chiesa trascende ogni individualismo etnico, nazionale, culturale o religioso. Pentecoste è una chiamata all'universalità che non sale dal basso, ma scende dall’alto, dallo Spirito Santo, “quasi per la penetrazione in essa dell’universalità dell’Amore Trinitario”.
Il Santo Padre mette in rilievo l'importanza di fondare la missione su solide basi teologiche. Tutto parte dal mistero della Santissima Trinità che, per il mistero dell'incarnazione del Figlio, riunisce tutti i figli dispersi e li chiama a vivere in comunità, non ripiegata su sé stessa, bensì ma permanente diffusione del tesoro che riceve dal suo Signore, per comunicare la sua ricchezza a tutta l'umanità (vedi Udienza Generale del 5 aprile 1995). (Agenzia Fides)

Tutti nella Chiesa e con la Chiesa hanno il compito di propagare la luce del Vangelo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nella sua seconda catechesi missionaria, il 19 aprile 1995, Giovanni Paolo II si sofferma a sottolineare come la missionarietà della Chiesa derivi dalla sua cattolicità. Il Papa osserva che “l’essere essenzialmente “missionaria” non significa soltanto che la Chiesa possiede una missione universale nei confronti dell’intera umanità, ma che nella sua realtà costitutiva, nella sua anima, possiede un dinamismo che si dispiega concretamente nella predicazione del Vangelo, nella diffusione della fede e nell’invito alla conversione proclamato “fino agli estremi confini della terra”. Questo dinamismo, che è una caratteristica distintiva di tutta la Chiesa, trova la sua manifestazione concreta ed efficace specialmente in coloro che, alla stregua degli apostoli, si recano in regioni lontane dalla loro patria per la causa del Vangelo.
È questo dinamismo missionario che spinge gli apostoli e coloro che condividono la sua stessa missione a dirigersi in terre lontane per portare il Vangelo. Il Pontefice, in questa prospettiva, mette l’accento sul dovere e sulla responsabilità di tutti i cristiani: anche se non tutti sono personalmente chiamati ad andare in terre di missione, tuttavia ognuno “nella Chiesa e con la Chiesa ha il compito di propagare la luce del Vangelo secondo la missione salvifica trasmessa dal Redentore alla Comunità ecclesiale. Tutti sono chiamati a cooperare a questa missione”.
Anche il dinamismo missionario porta il sigillo della Trinità: nasce dall'amore del Padre, dell'infinita generosità dello Spirito e dal mistero dell'incarnazione del Figlio. La piena manifestazione del dinamismo missionario che la Chiesa riceve della Trinità si manifesta nell'incarnazione del Verbo, “primo missionario del mondo.” La sua missione si realizza a partire dalla "kenosi" o spogliamento di sé stesso, che indica ad ogni missionario quale è la strada da percorrere nell’annuncio del suo messaggio di salvezza a tutti i fratelli, fino agli estremi confini della terra. Tutti devono scoprire il cammino di ritorno verso Dio che può ottenersi solo con il sacrificio missionario.
La donazione missionaria di Cristo culmina con il suo sacrificio sulla croce: si può dire che l'attività missionaria della Chiesa sia contrassegnata da una nota sacrificale, molte volte in forma di povertà, obbedienza, servizio e sacrificio del missionario.
L'energia per mantenere sempre vivo questo dinamismo missionario viene dal Signore che comunica lo Spirito alla sua Chiesa e gli trasmette una forza soprannaturale, come bene si evidenzia nella storia. Il dinamismo divino è anche nei nostri tempi l'ispiratore del dinamismo missionario ed il datore dei doni gerarchici e carismatici. (vedi Udienza Generale del 19 aprile 1995). (Agenzia Fides)

L’annuncio evangelico deve ricominciare ogni giorno, accettando i ritmi del tempo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – La terza catechesi missionaria tenuta da Giovanni Paolo II mercoledì 26 aprile 1995, è stata dedicata allo “Sviluppo storico e prospettiva escatologica della Missione”. La catechesi, divisa in 7 paragrafi, delinea con chiarezza le note caratteristiche di come procede e come deve procedere la missione evangelizzatrice della Chiesa in conformità alla prospettiva in cui la colloca Cristo stesso: il tempo della missione; sino alla fine dei tempi; l’attività missionaria è solo agli inizi; la pazienza di Dio nella storia della salvezza; vigilanza e coraggio; la missione: cammino inarrestabile; la speranza dell’apostolo.
Il Vangelo è destinato ad ogni uomo, di tutti i tempi e di ogni cultura, con il risultato che il lavoro missionario della Chiesa deve sempre fare attenzione ai destinatari che devono avvantaggiarsi del dono di Dio in ogni tempo. È un lavoro che non soltanto deve rinnovarsi, ma deve ricominciare giorno dopo giorno.
Il campo è immenso ed è molto quello che resta da fare, siamo lontani da un'evangelizzazione completa di tutte le genti, la grande maggioranza degli uomini non ha ancora aderito al Vangelo né alla Chiesa. Come il Santo Padre dice nella Redemptoris Missino al n. 30: “L'attività missionaria è solo agli inizi”. Questa consapevolezza deve portare ad un impegno ecclesiale di evangelizzazione, in sintonia con l'epoca apostolica e con tutta la storia della Chiesa. Ognuno nel suo stato di vita deve sviluppare un'importante opera di evangelizzazione.
In conformità alla pedagogia divina, il Santo Padre invita gli evangelizzatori ad accettare i “tempi” dell'evangelizzazione, a volte lenti, anche molto lenti, con pazienza, coscienti che Dio guida infaticabilmente con la sua sovrana saggezza il corso della storia. Occorre pazienza e rispetto per ogni situazione etnica, culturale, psicologica e sociologica. Ma la meta deve sempre rimanere chiara: annunciare la buona notizia a tutte le genti, al servizio di un sviluppo generale dell'evangelizzazione (vedi Udienza Generale del 26 aprile 1995). (Agenzia Fides)

"Oggi come ieri l'attività missionaria non risponde a mire di umani poteri bensì ad un umile servizio d’amore verso coloro che non hanno ancora ricevuto la luce e la vita di Cristo"

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - "Missione e missioni" è il titolo della quarta catechesi missionaria tenuta da Giovanni Paolo II il 3 maggio 1995. Il Papa inizia affermando che i missionari sono quelli che realizzano in prima persona il principio che tutta la Chiesa è missionaria. Il Santo Padre richiama quindi l'affermazione del Concilio Vaticano II che le missioni sono "iniziative principali, con cui i divulgatori del Vangelo, andando nel mondo intero, svolgono il compito di predicare il Vangelo e di fondare la Chiesa in mezzo ai popoli e ai gruppi che ancora non credono in Cristo” (Ad gentes, 6). Sono dunque attività che mirano all’edificazione della Chiesa locale, afferma il Papa, e contribuiscono a formare comunità di vita cristiana attraverso l'annuncio della Parola di Dio e l'amministrazione dei sacramenti.
L'ideale che si persegue nell'attività missionaria, continua il Papa, è la fondazione di una Chiesa che sia capace di provvedere a tutte le necessità della vita di fede così come provvede ai suoi Pastori, in comunione con le altre Chiese particolari e con la Sede di Pietro. In questa attività si distinguono alcune tappe: l’inizio, o fondazione, nel quale si predica il Vangelo per portare gli uomini al Battesimo; il nuovo sviluppo, o periodo giovanile, dedicato all'educazione e alla formazione con la nascita e lo sviluppo di vocazioni proprie.
Il Santo Padre ha rilevato come anche in tempi recenti siano sorte delle incomprensioni sul valore delle missioni, dovuto in gran parte ai legami che si stabilirono per motivi storici contingenti tra l'attività missionaria e la colonizzazione politica, dando luogo all’opinione che scomparendo gradualmente il fenomeno storico delle colonie, sparirebbero di conseguenza anche le missioni. A questo si aggiunge la considerazione che nei paesi di antica evangelizzazione è cresciuta sempre più la coscienza che anch’essi siano oggi trasformati in terre di missione.
In questa prospettiva il Santo Padre afferma che l'attività evangelizzatrice ha uno scopo ben diverso da quello che hanno le potenze terrene: promuovere la dignità personale degli uomini facendoli accedere alla filiazione divina che Cristo dà a tutti gli uomini e che viene comunicata nel battesimo.
“Oggi, come ieri, l'attività missionaria non risponde a mire umane di potere o di interessi, né è ispirata dall'orgoglio di una superiorità culturale o sociale. Vuole bensì essere – ed è in realtà – un umile servizio di amore verso coloro che non hanno ancora ricevuto la luce e la vita di Cristo nell’ambito della Chiesa da Lui voluta e fondata per la salvezza del mondo intero”. (vedi Udienza Generale del 3 maggio 1995). (Agenzia Fides)

“È un compito imprescindibile della Chiesa, e nello stesso tempo suo sacrosanto diritto, diffondere il Vangelo in modo che l'attività missionaria conservi in pieno - oggi come sempre - la sua validità e necessità”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nella sua quinta catechesi sulle missioni, il 10 maggio 1995, il Papa ha incentrato la sua riflessione sulle “Finalità dell'attività missionaria”, affrontando l'obiezione di "chi ha voluto interpretare l'azione missionaria come un tentativo d’imporre ad altri le proprie convinzioni e scelte, in contrasto con un certo spirito moderno che vanta, come una conquista definitiva, dell'assoluta libertà di pensiero e di coscienza personale.”
Il Santo Padre risponde alla pretesa di ridurre l'attività evangelizzatrice ad un semplice "scambio di opinioni" con il mandato esplicito di Cristo agli apostoli (cf. Mt 28,19-20), al quale il Vaticano II ha richiamato la Chiesa "per mostrare l'indubbia necessità dell'attività missionaria" (cf. "Ad gentes" 7). Il Papa nel suo magistero precisa che la "necessità della fede accolta mediante la predicazione della Chiesa non è soltanto una deduzione teologica, bensì una dottrina rivelata per il Signore". Dottrina inconciliabile con l'atteggiamento relativista e irenista circa la via della salvezza in una religione diversa da quella fondata sulla fede in Cristo.
Non viene esclusa “l'esistenza di strade segrete del disegno divino di salvezza per quelli che non possono entrare nella Chiesa senza colpa; tuttavia non si può, in nome di queste strade, rallentare o abbandonare l'attività missionaria”.
"È un compito imprescindibile della Chiesa" lanciarsi per le strade della missione, lo stesso che ha spinto il Papa a percorrere tutta la terra, con grande coraggio e libertà di spirito, poiché, come ci ricorda nella sua catechesi, la diffusione del Vangelo è non solo un dovere, ma “un sacrosanto diritto, in modo che l'attività missionaria conservi in pieno - oggi come sempre - la sua validità e necessità”. (vedi Udienza Generale del 10 maggio 1995). (Agenzia Fides)

Nuove presenze e nuova evangelizzazione nel villaggio globale del mondo

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha sottolineato nella sua catechesi del 17 maggio 1995 l’ampliamento del campo di evangelizzazione, in quanto la popolazione mondiale è cresciuta in maniera straordinaria. A questo fattore si aggiunge la facilità delle comunicazioni e delle relazioni sociali, come la diffusione della cultura. Tali fattori propongono problemi inediti all'attività missionaria della Chiesa, che non può mostrarsi soddisfatta solo con la creazione di "Giovani Chiese." Il campo da evangelizzare è ancora molto esteso, bisognoso di "nuove presenze", e tra le popolazioni già cristiane urge una nuova evangelizzazione, più profonda ed attenta alle nuove necessità.
Il cristianesimo è considerato a volte come un tradimento ai valori religiosi vissuti da lungo tempo nel proprio paese, non raramente ciò è fonte di tensioni e perfino di persecuzioni, in contrasto con i diritti fondamentali della persona. Bisogna tenere in conto, tuttavia, che l'evangelizzazione non è solo un'opera umana e, pertanto, deve intraprendersi con la fiducia riposta in Dio.
Il Santo Padre si mostra pienamente cosciente che ci sono difficoltà di cui tenere conto per riuscire a superarle, come una certa "caduta" del fervore missionario, divisioni antiche ed ancora presenti tra i cristiani, diminuzione delle vocazioni, contro-testimonianze di coloro che non sono stati fedeli ai loro impegni missionari, l’indifferenza che germoglia del “relativismo religioso” che porta a pensare a molti contemporanei che tutte le strade religiose sono altrettanto valide per arrivare alla meta.
L’analisi delle origini del Cristianesimo porta a concludere che l'evangelizzazione è stata sempre una sfida, impossibile se si fonda solo su considerazioni umane, ma possibile perché in tutte le tappe della storia della Chiesa è stata mantenuta la promessa del Signore: "Sarò con voi tutti i giorni fino al fine del mondo" (Mt 28) 20. La Chiesa nel momento attuale deve ravvivare la sua fede nella presenza del Signore onnipotente. Lo Spirito Santo è l'anima della Chiesa e continua a distribuire i suoi doni per rinnovare l'attività missionaria, aiuta a superare le divisioni, favorisce l'aumento ed il fervore delle vocazioni, rinforza la testimonianza che sgorga dalla convinzione.
La crescita demografica fa sì che la popolazione si concentri sempre di più nelle grandi superfici urbane, e questa realtà pone nuove sfide all'attività missionaria, tra le altre ragioni perché si sviluppa una nuova cultura di massa che chiede nuovi progetti affinché il Vangelo arrivi a tutti. I mezzi di comunicazione sociale sono chiamati ad avere un ruolo molto importante in questo processo, dal momento che hanno trasformato l'umanità in un "villaggio globale". In questa nuova cultura la Chiesa deve seminare lo spirito evangelico, specialmente tramite i mass media, e in questo campo i laici hanno un ruolo di straordinaria importanza. (Udienza Generale del 17 maggio 1995) (Agenzia Fides)

“La strada della salvezza passa sempre per Cristo e quindi spetta alla Chiesa ed i suoi missionari il compito di farlo conoscere ed amare in ogni tempo, in ogni posto, in ogni cultura"

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Nella sua settima catechesi missionaria su "Cristo via di salvezza per tutti", il 31 maggio 1995 il Santo Padre Giovanni Paolo II affronta il delicato e difficile problema della salvezza di coloro che non appartengono visibilmente alla Chiesa. Il Papa fa riferimento all'enciclica "Redemptoris Missio", dove, "ammettendo che è concretamente impossibile per tanta gente accedere al messaggio cristiano", riflette su come sia possibile per essi la salvezza, perché "se la salvezza è destinata a tutti, deve essere messa in concreto a disposizione di tutti".
Partendo da queste premesse si può affrontare la dibattuta questione di missione e dialogo, partendo dalla premessa che non si giustifica "la posizione relativistica di chi ritiene che in qualsiasi religione si possa trovare una via di salvezza, anche indipendentemente della fede in Cristo Redentore". Non è questa, aggiunge il Santo Padre, la soluzione conforme al Vangelo del problema della salvezza di chi non professa il Credo cristiano. "Dobbiamo, invece, sostenere che la strada della salvezza passa sempre per Cristo, e che, quindi spetta alla Chiesa ed i suoi missionari il compito di farlo conoscere ed amare in ogni tempo, in ogni posto, in ogni cultura."
La soluzione del problema, spiega Giovanni Paolo II, sta nella linea teologica di ciò che dichiara il Concilio nella "Gaudium et Spes": in ogni uomo di buona volontà “opera invisibilmente la grazia” e "lo Spirito Santo dà a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale" (cf. GS 22). La volontà salvifica universale di Dio "è legata all'unica mediazione di Cristo".
Inoltre la riflessione del Papa si allarga a considerare il ruolo della Chiesa nell'opera della salvezza di Cristo, dato che Cristo opera la salvezza mediante il suo Corpo mistico. “La via di salvezza è essenzialmente legata alla Chiesa” ed è necessaria quindi l'adesione, almeno implicita, orientata verso Cristo e la Chiesa.
Le conseguenze di questa visione ecclesiologica sono urgenti: “la Chiesa, in effetti, non esiste né lavora per sé stessa, ma è al servizio di una umanità chiamata alla filiazione divina (cf. "Redemptoris Missio", 19). Quello che si afferma nella dottrina deve essere mantenuto nella prassi, la Chiesa esiste per la missione” (vedi Udienza Generale del 31 maggio 1995). (Agenzia Fides)

“Anche oggi le Chiese locali, nella promozione dell'incontro tra Vangelo e culture, sono chiamate ad esercitare la loro vocazione missionaria per realizzare l'unità e la universalità della Famiglia di Dio".

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – L’ottava catechesi missionaria di Papa Giovanni Paolo II, il 14 giugno 1995, ha riguardato “La missione delle Chiese locali nell'ambito della Chiesa universale”. “La strutturazione dell'unica Chiesa in una pluriforme varietà di Chiese locali – disse allora Giovanni Paolo II -, mentre risponde all'istituzione di Cristo, è conforme anche alla legge sociologica e psicologica della localizzazione e della convivenza in comunità locali nelle quali i legami permangono forti e proficui. Sul piano religioso e cristiano, l'esistenza delle Chiese locali è essenziale nella vita della Chiesa universale.” Il Concilio Vaticano II ricorda che “la Chiesa universale sussiste nelle Chiese locali, mentre queste attuano l'universalismo della Chiesa cattolica nella loro vita di comunità particolari”.
Il Papa ha poi parlato del tema dell’inculturazione: “l'evangelizzazione avviene non solo con l'adattamento alle espressioni culturali dei vari popoli, ma anche mediante un inserimento vitale del Vangelo nel loro pensiero, nei valori, nel costume, nella preghiera, grazie alla ricerca e al rispetto dell'anima di verità che, più o meno palesemente, vi si trova… Modello di ogni evangelizzazione della cultura è l'Incarnazione.”
“Si tratta in effetti di un'ardua impresa e di "un processo difficile, perché - come si legge nell'Enciclica Redemptoris missio - non deve in alcun modo compromettere la specificità e l'integralità della fede cristiana" (n.52). Non sarà mai ammissibile rinunciare a una parte della dottrina cristiana perché la verità proposta possa essere assimilata facilmente. Non si potranno mai avallare costumi in contrasto con le decisioni del Vangelo. Sarebbe illusorio tentare un'armonizzazione che introducesse nella dottrina di Cristo degli elementi estranei, provenienti da altre religioni. Questo sarebbe semplice sincretismo religioso, soluzione inaccettabile. Occorre invece una vera trasformazione elevativa e, quando occorre, risanativa delle culture che ricevono la rivelazione cristiana e vogliono nutrirsi del suo contenuto vitale.”
“Nelle Chiese particolari che nascono e si sviluppano nei territori dell'evangelizzazione, quest'opera può e deve essere compiuta come un impegno missionario valido e fruttuoso. Il criterio che tutti dovranno seguire è che in ogni cultura si possono trovare e discernere autentici valori, ma in nessuna vi è la verità assoluta né una regola di vita e di preghiera infallibile. Bisogna dunque riconoscere tali valori, come già nei primi secoli fecero i Padri con la cultura greca e latina e poi man mano con quelle dei popoli evangelizzati. Anche oggi le Chiese locali, nella promozione dell'incontro tra Vangelo e culture, sono chiamate ad esercitare la loro vocazione missionaria per realizzare l'unità e la universalità della Famiglia di Dio". (vedi Udienza Generale del 14 giugno 1995). (Agenzia Fides)

La Chiesa chiamata a comunicare al mondo la grazia e la salvezza

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – E’ stata dedicata al compito missionario della Chiesa nelle relazioni con il mondo la nona ed ultima catechesi di Giovanni Paolo II sulla Missione, tenuta durante l’udienza generale del 21 giugno 2005. Innanzitutto il Papa ha sottolineato che la Chiesa “ha una finalità salvifica ed escatologica che non può essere raggiunta pienamente se non nel mondo futuro”, quindi non le si può chiedere che le sue forze siano assorbite esclusivamente e principalmente dalle esigenze e dai problemi del mondo terreno. Attraverso le cose visibili essa deve condurre all’Invisibile.
Ma la Chiesa è solidale con l'intera famiglia umana, cammina insieme all'umanità; condivide le sue prove e difficoltà, a livello sociale, familiare ed individuale, non si ferma soltanto per condividere, ma anche per essere lievito che faccia fermentare tutta la massa, destinata a rinnovarsi in Cristo ed a trasformarsi in famiglia di Dio.
Al riguardo il Santo Padre ha citato un pensiero di San Tommaso d’Aquino, in conformità al quale la comunità dei credenti in Cristo deve aiutare l'uomo a "vivere bene", cioè "a vivere in conformità alla virtù", tutto orientato al fine ultimo nel quale trova il suo pieno significato l'umanità, poiché il Bene supremo è regolatore dell'esistenza umana.
La Chiesa, benché non abbia una missione di ordine politico, economico e sociale, ma di ordine religioso, sviluppa un'azione a beneficio della società; interviene a beneficio dei bisognosi, promuove una sana socializzazione, crea vincoli di comunione tra razze e nazioni, appoggia e sostiene istituzioni orientate al bene comune. Spinge, sull’esempio di Cristo lavoratore di Nazaret, ad osservare il precetto dell'amore verso il prossimo ed a far fruttificare i talenti personali, per il progresso della cultura e la promozione di una vera pace.
Nella sua relazione con il mondo - concludeva il Santo Padre - la Chiesa non solo offre, ma riceve anche contributi da persone, gruppi, società. “Ben cosciente di ricevere molto dal mondo, la Chiesa professa dunque la sua gratitudine, senza tuttavia venire meno alla convinzione della sua vocazione missionaria e della sua capacità di dare all’umanità il più grande e alto dono che essa possa ricevere: la vita divina in Cristo, per grazia dello Spirito Santo, che la conduce al Padre. Ecco l’essenza dello spirito missionario con cui la Chiesa va verso il mondo e desidera essergli vicina in comunione di vita” (Udienza Generale del 21 di giugno di 1995). (Agenzia Fides)

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