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LINK Speciale Fides: Leggi e Famiglia (3)
Un dibattito aperto nella società contemporanea (terza parte)
Dire “padre” e “madre” con gioia e senza inganno:
Mons. Jesús Sanz Montes

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DIRE “PADRE” E “MADRE” CON GIOIA E SENZA INGANNO Di Sua Ecc. Mons. Jesús Sanz Montes, ofm, Vescovo di Huesca e di Jaca, 10 ottobre 2004

Qualche mese fa, durante la cerimonia di presentazione delle credenziali del nuovo ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, Jorge Dezcallar, Giovanni Paolo II si riferì alla famiglia coniando un’insolita e bellissima definizione: nucleo centrale e fondamentale di ogni società e abitazione stabile “dove le parole padre e madre possono dirsi con gioia e senza inganno”. Non avevo mai sentito parlare della famiglia con una definizione così vera e bella. Ci sono tanti tipi di rapporti tra le persone; da quello nobile dell’amicizia a quello disumano della schiavitù, passando per una miriade di possibili varianti intermedie contraddistinte dalla lealtà o dal contubernio, dalla furbizia o dalla finzione. Ma la famiglia –e soltanto la famiglia- è quello spazio dove un uomo ed una donna, uniti fedelmente e stabilmente per l’amore ed aperti alla vita, possono ricevere la benedizione del Creatore con il dono di un figlio che con gratitudine, con gioia e senza inganno potrà rivolgere loro le dolci parole “padre” e “madre”.

Dinanzi all’annuncio del Governo riguardo la possibilità di adottare bambini da parte delle coppie omosessuali, potremmo fare tante obiezioni morali, dal punto di vista dell’antropologia cristiana, ad una simile “conquista sociale”, ma preferisco ricorrere ad argomenti di stretto carattere psicologico, pediatrico e psichiatrico.
Lo psicologo Dott. Luis Riesgo ci suggerisce una prima annotazione al riguardo, ricordandoci che “il fine dell’adozione non è tanto quello di dare un figlio a dei genitori che non possono averne, quanto di dare dei genitori idonei ad un bambino che non ne ha. Approvare l’adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali supporrebbe non rispettare il settimo principio della Dichiarazione Universale dei Diritti del Bambino, che stabilisce che l’interesse supremo del bambino deve essere il principio reggente di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento”.
La Dottoressa Mónica Fontana, specialista in Psicologia Clinica e Terapia Familiare, spiega, inoltre, che “giunti all’adolescenza, l’attrazione sessuale verso persone dello stesso sesso è del 60% in più tra i bambini adottati da genitori omosessuali”.
E aggiungiamo quanto dichiarato dal famoso psichiatra Dott. Enrique Rojas: “ l’essere umano ha bisogno di fermezza e flessibilità, autorità e condiscendenza, cuore e testa, forza e tenerezza. Si tratta di caratteristiche complementari che ci vengono date dal padre e dalla madre. E’ impossibile un’educazione completa in un ambiente omosessuale. E’ antinaturale condannare un bambino ad un’educazione priva di padre o di madre”.
Forse la società può emanare documenti legali, ma l’inviolabile natura non cambierà le sue leggi a forza di essere violate, come ha scritto la professoressa Vicky Campos. Le coppie omosessuali con figli costituiscono, per sé stesse, una discriminazione enorme contro quei bambini, che subiranno a vita l’ingiustizia di essere nati in una situazione contraria alla propria identità. Riuscire a far sì che il mondo intero subisca questa incoerenza, non renderà certo le coppie omosessuali come l’ambiente migliore per i bambini. Un errore non diventa una cosa indovinata soltanto perché commesso da tutti o perché divenuto legale. I bambini non dovrebbero essere mai ostentati come una sorta di trofeo delle rivendicazioni omosessuali, poiché un bambino non è un diritto per l’utilità di nessuno; e questo anche se gli adulti beneficiari votano a favore di queste “misure di progresso”e i bambini non possono farlo.
(Agenzia Fides 29/1/2005)

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