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Un
dibattito aperto nella società contemporanea
(terza parte)
L’esclusione politica dei vescovi: Mons. Adolfo
González Montes |
Indice
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L’ESCLUSIONE
POLITICA DEI VESCOVI
Di Sua Ecc. Mons. Adolfo González Montes, Vescovo di
Almería, Sett. 2004
La chiara e ben
fondata opposizione dei vescovi a considerare le unioni civili
tra omosessuali come veri matrimoni, ha causato non poca collera
tra i politici che continuano ad esortare i vescovi a rispettare
il Parlamento e a non influenzare o forzare i cattolici. Reazione
inconsistente che lascia intravedere il reale timore all’influsso
sociale che il parere dei vescovi potrebbe avere tra i cittadini
ed i deputati. Sono stati raggiunti scarsi risultati dal programma
di sistematica aggressione alla religione cattolica, sostenuto
tenacemente da alcuni mass media e con la complicità
di alcuni settori politici nelle ultime decadi? La verità
è che il modo di reagire di alcuni non rappresenta
altro che una nuova esclusione della Chiesa Cattolica, manifestata
con un’irritazione che non si ferma neanche davanti
allo sproposito e all’insulto. Non manca tra queste
persone chi considera che il parere dei vescovi è antidemocratico.
E tra questi c’è anche chi è passato all’attacco
disposto a querelare i vescovi per non condividere la loro
visione delle cose, tutelati dalla congiuntura politica e
dalla mancanza di criterio morale di cui soffre la società
attuale.
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Oggi viviamo sotto la dittatura del pensiero politico corretto
senza riconoscimento alcuno per chi dissente. Mai prima d’ora
le minoranze sociali erano riuscite ad aver così tanto potere
nella determinazione politica dell’ordinamento della società.
Dinanzi alla situazione di tensione che si è creata tra potere
politico e Chiesa, ci si dovrebbe chiedere, con la migliore intenzione
di capire, se coloro che tanto si arrabbiano sono ben informati
sulla libertà d’espressione. Vediamo. Nel recente comunicato
del Comitato Esecutivo dell’Episcopato si riconosce esplicitamente
che “soltanto la legittima autorità ha la potestà
di stabilire le norme che regoleranno la vita sociale” (n.5).
Perché allora intimare i vescovi a rispettare il Parlamento?
Quale interesse nasconde ripetere banalmente che la Chiesa non si
trova a suo agio con la democrazia? Ad un primo esame, e considerando
la storia della transizione spagnola- impossibile senza il modo
in cui la Chiesa attuò la sua esplicita collaborazione e
del leale contributo dei cattolici ai governi democratici dal 1978-
si potrebbe pensare che coloro che sostengono questa teoria hanno
l’interesse di screditarla colpendo il suo prestigio sociale
e la sua immagine pubblica.
Aggredire la Chiesa è un fenomeno diffuso e persistente in
Spagna che si è esteso anche all’Unione Europea. Quali
forze occulte alimentano questa aggressione? Non voglio appellarmi
alla facile teoria della cospirazione per descrivere un fenomeno
che ritengo diffuso. Bensì proporrei di considerarlo come
frutto della volontà sostenuta di eliminare l’ostacolo
che rappresentano le Chiese cristiane, ed in particolare il cattolicesimo,
nell’imporsi del laicismo come ideologia dominante. L’Europa
si trova così ad affrontare la più grande crisi della
propria identità.
Il laicismo è oggi un’ideologia “confessante”
(per dirlo in termini religiosi), la cui migliore carta è
quella di giocare sulla neutralità dello Stato, incoraggiando
e promovendo tramite gruppi mediatici un modo di fare tra le amministrazioni
pubbliche fortemente anticristiano. Il pretesto è quello
dell’offesa pubblica alle minoranze religiose o laiche che
rappresenta la cultura delle maggioranze cristiane. Si agevola così
l’apparizione pubblica di queste minoranze senza rinunciare
per riuscirci alle risorse economiche generate, però, dalle
maggioranze; e questo anche quando le minoranze sostenute dal potere
politico non siano socialmente significative, o addirittura siano
depositarie di programmi sociali, culturali e religiosi che, se
finalizzati, risulterebbero deleteri per gli interessi delle maggioranze
e, in alcuni casi, distruttivi di una convivenza basata nel rispetto
dei diritti umani e offensivi per i sentimenti della società
in generale.
In tutto ciò opera il “dogma laico”: il pluralismo
e la multiculturalità hanno effetti molto più benefici
dell’omogeneità culturale e religiosa delle società,
la cui difesa semina lo scredito di tutti i pareri ad esso contrari.
Poco conta che la realtà evidenzi storicamente il contrario
e che la crudeltà delle ultime guerre significhi l’ovvia
negazione di questo dogma. Come unica argomentazione a difesa ci
si appella al rifiuto democratico della confessionalità della
storia della Spagna (che oggi nessuno propone) e si da l’avversario
per vinto.
Intendiamoci; parto dal fatto che una società democratica
debba rispettare le minoranze e far valere i diritti personali e
sociali che devono tutelarle. Ciò che vorrei fosse chiaro,
al di là di questa affermazione fin troppo ovvia per i nostri
tempi, è che questo non può accadere aggredendo ingiustamente
le maggioranze. Nessuna minoranza religiosa e nessun settore dichiaratamente
laicista possiede ancora la stessa legittimità sociale e
storica della maggioranza cattolica della società spagnola.
Spetta allo Stato accelerare la scomposizione sociale e culturale
del cattolicesimo? Se è così per un settore importante
della classe politica spagnola che non risparmia alcun mezzo per
riuscirci, il suo agire è anacronistico e antidemocratico.
Una simile attitudine politica dovrebbe essere considerata sepolta
con il giacobinismo; per lo meno scartata in quanto pericolosamente
aggressiva contro sentimenti molto radicati nel profondo dell’animo
degli spagnoli.
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