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Un
dibattito aperto nella società contemporanea
(terza parte)
Mentalita’ divorzista: Mons. Lluís Martínez
Sistach |
Indice
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MENTALITA’
DIVORZISTA
Di Sua Ecc. Mons. Lluís Martínez Sistach
Arcivescovo metropolita di Barcellona
14 novembre 2004
Il documento episcopale
“Radici cristiane della Catalogna” sottolinea
un aspetto molto importante della tradizione del nostro paese:
la solidità della vita familiare. E oggi, questa vita
familiare si vede minacciata da tante parti. Attualmente esiste
una mentalità divorzista e la proposta di riforma della
normativa spagnola che regola il divorzio la promuove ancora
di più. Invece, la salute della famiglia è importantissima
per il bene delle persone, specialmente dei figli, e anche
per il bene della società.
Ci sono tante persone che si sposano pensando già di
poter ricorrere al divorzio se insorgeranno delle difficoltà
nella convivenza coniugale o se sentono che l’amore
non c’è più. Questo propone delle questioni
morali e giuridiche. Non è vero che la dignità
dell’essere umano e lo stesso matrimonio richiedono
un amore specifico? La mentalità divorzista, non ostacola
gli sforzi sinceri e costanti per vincere e superare le difficoltà
che compaiono in ogni convivenza coniugale?
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L’amore del matrimonio deve possedere una qualità
peculiare: deve essere coniugale. Il matrimonio è una comunità
intima di vita e di amore tra un uomo ed una donna, conformata alla
vita quale continuazione e complementarietà degli stessi
coniugi. Un amore che dura un certo tempo, quindi, non è
un vero amore matrimoniale, perché manca della perpetuità
che poi si manifesta con la fedeltà. L’amore temporaneo
non risponde alla ricchissima comunità di vita e di amore
che è il matrimonio. Non può rendere felici né
gli sposi né i loro figli perché è un amore
limitato e insicuro.
Né la società né le leggi dovrebbero promuovere
in alcun modo la mentalità divorzista riguardo al matrimonio.
L’educazione che si riceve sin dall’infanzia deve evitare
che si giunga al matrimonio con l’idea che se l’amore
si fredda o muore se ne può trovare un altro. Questo atteggiamento
suppone un invito a fuggire dinanzi alle difficoltà coniugali
che potrebbero aversi e a cercare un altro consorte.
Vi propongo qui un brano particolarmente adatto del filosofo danese
Kierkegaard: “Tu finisci per ridurre ad un periodo molto breve
di tempo l’amore verso una sola persona e poi, come ogni essere
conquistatore, ti dedichi a cercare altre persone per ripetere il
tuo esperimento. Non ti accorgi che questa è, precisamente,
la più profonda profanazione del potere eterno dell’amore?”
E’ normale che la convivenza tra gli sposi presenti delle
difficoltà in alcune occasioni. Ciò che desta pensiero
è che qualsiasi disaccordo tra i coniugi possa diventare
una rottura definitiva. Le leggi non dovrebbero facilitarlo o incoraggiarlo.
La stabilità della vita familiare può esistere soltanto
quando gli sposi sono disposti a dimostrare che il sacrificio è
una prova del loro amore. Il bene e la felicità degli sposi
e dei loro figli richiede che si compia ogni sforzo per superare
le difficoltà che comporta la convivenza matrimoniale tramite
il dialogo, la pazienza, il perdono e la preghiera.
Giovanni Paolo II, nel corso dell’ultima visita dei vescovi
catalani, disse loro: “La crisi del matrimonio e della famiglia
ci spinge a proclamare, come vero servizio alla famiglia e alla
società, la verità sul matrimonio e la famiglia così
come Dio l’ha stabilita.
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