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DIRITTI E PRIVILEGI
Di Sua Ecc. Mons. Francisco Gil Hellín
Arcivescovo di Burgos, 7 novembre 2004

Da qualche tempo, nell’opinione pubblica si stanno diffondendo una serie di messaggi equivoci ed erronei riguardo alla Chiesa cattolica. Uno dei più ricorrenti dice più o meno così: “I vescovi cercano di difendere posizioni privilegiate e non si rendono conto che i tempi sono cambiati”. Questo messaggio ha effetti deleteri, soprattutto tra le giovani generazioni, e riveste speciale gravità quando si parla di questioni così fondamentali come il matrimonio, l’educazione e l’insegnamento religioso. Ma, per aumentarne ancora i suoi effetti distruttivi, si ripete con insistenza che i vescovi abbiano idee conservatrici e siano ancorati a posizioni decadute mentre il Governo, invece, ha un carattere progressista e desidera per la nostra Patria una situazione simile a quella della Francia, dell’Olanda e, in generale, quella di uno qualsiasi degli stati dell’Unione Europea.
Questo messaggio è semplicemente falso. I vescovi della Spagna non difendono privilegi propri o della Chiesa cattolica, ma i diritti umani su questioni di tanta importanza quali il rispetto della vita umana in ogni sua fase,

la concezione del matrimonio e della famiglia, il diritto inalienabile dei genitori ad educare i figli dove e come vogliano farlo, ed il diritto, anche questo inalienabile e sacrosanto, a professare la religione che ognuno sceglie secondo la propria coscienza. Esempio tipico è la posizione sulla vita. I vescovi non hanno una dottrina propria sulla vita umana. Sanno, come tutte le persone rette, che la vita è un dono e non un diritto, un regalo che ci è stato fatto, e non qualcosa che ci siamo comprati o guadagnati. Sanno, ancor di più, che è il dono più grande e che da questo dipendono tutti gli altri. Nessuno è, pertanto, padrone della vita, ma soltanto il suo amministratore. Di conseguenza, insegnano che non c’è autorità pubblica o privata che abbia il diritto di eliminare la propria vita o quella altrui. Difendere questo punto non è rimanere ancorati a posizioni superate e conservatrici ma, piuttosto, tutto il contrario perché anche la scienza più all’avanguardia sa e sostiene che la vita è un qualcosa di continuo, che non ammette interruzioni e che è vita in ogni suo stadio. Le persone anziane, gli handicappati e coloro che si trovano in una qualunque situazione di precarietà dovrebbero difendere i vescovi con passione, non fosse altro che per motivi d’interesse personale.
Un altro esempio tipico sarebbe il matrimonio. La Chiesa non lo ha inventato e non è stata nemmeno lei a dargli le qualità che possiede. Uomini e donne si sono sposati molti secoli prima che la Chiesa esistesse. E continuano anche oggi a sposarsi anche se non sono cristiani. E’ qualcosa che va con la natura umana. E’ la natura che spinge, ora come in passato, gli uomini ad unirsi con le donne poiché il loro senso comune dice loro che soltanto da queste unioni nasceranno dei figli, garantendo così la loro continuità, quella della tribù o della nazione. Questo non significa che la Chiesa o la società debbano maltrattare coloro che non hanno tendenze eterosessuali. La Chiesa difende soltanto il matrimonio per quello che è, e non quello che si vorrebbe che fosse.
La stessa cosa potrebbe dirsi sul diritto inalienabile dei genitori ad educare i propri figli sulla base delle loro credenze e convinzioni. Se l’educazione è la logica continuità della procreazione, coloro che procreano sono quelli che devono educare. Lo Stato deve mettersi al loro servizio. Ma di questo ne parleremo con calma.

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