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LINK Speciale Fides: Leggi e Famiglia (3)
Un dibattito aperto nella società contemporanea (terza parte)
Una societa’ libera ed umana: Mons. Vicente Agustín García-Gasco

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UNA SOCIETA’ LIBERA ED UMANA
di Sua Ecc. Mons. Vicente Agustín García-Gasco, Arcivescovo di Valencia
10 ottobre 2004

La maggior parte del tessuto sociale spagnolo è composto da veri matrimoni; uomini e donne che si scelgono liberamente per amarsi, rispettarsi ed educare i figli senza porre limiti di tempo a questo loro legame incondizionato.
Coloro che lottano per portare a termine questo impegno si creano intorno uno spazio di convivenza umana e felice, una famiglia. Per la maggioranza degli spagnoli questa rappresenta la realtà personale a cui danno più valore e per cui sono più disposti a sacrificarsi.
Ma della famiglia dovrebbero interessarsi i politici. Le riforme che si propongono minacciano il tessuto sociale. Si costringono i giovani a identificarsi in “un’etica progressista” nella quale i valori della famiglia appaiono arcaici e superati.

Invece di proporre la maturità personale come la capacità di far dono di sé agli altri, si spingono i giovani a vivere rinchiusi in sé stessi, a disinteressarsi dei loro impegni e a non scoprire il senso responsabile della vita sessuale.

Si cerca di convincere l’opinione pubblica che alterare sostanzialmente il significato del matrimonio, sia condizione ineludibile per rispettare i diritti delle minoranze. Ma quest’argomentazione è falsa. I diritti delle minoranze possono essere rispettati in una società aperta e tollerante senza distruggere il matrimonio. Ci sono molteplici formule giuridiche per ottenere ambedue le cose.
Tutti siamo interessati a costruire una società libera ed umana. Senza libertà le persone non possono vivere degnamente. L’esercizio abusivo della libertà, però, rende la convivenza impossibile e disumana.
Le culture e le civiltà sono migliori o peggiori secondo la loro risposta al vero bene umano. Ogni società umana presenta un modello educativo secondo il quale ogni generazione passa alla successiva la sua saggezza di vita. Educare significa scegliere il modo migliore di vivere che desideriamo per i nostri figli.
La responsabilità che tutti abbiamo nel costruire una società libera ed umana ci spinge a giudicare le riforme politiche in corso. Nessuno è esente da questa responsabilità e quindi nessuno può essere messo a tacere nel momento di esprimere un parere al riguardo e di agire di conseguenza. Dall’ottica di questa responsabilità, noi cristiani dobbiamo contribuire, esercitando le libertà proprie che si riconoscono ai cittadini in una società democratica.
Guardiamo le cose con un occhio al futuro e interroghiamoci sul modello di società che si sta configurando con le riforme politiche in preparazione. Il cosiddetto “divorzio lampo” e la legalizzazione del “matrimonio tra omosessuali” svuotano il matrimonio come se si trattasse di un termine equivoco sotto il quale includere ogni desiderio di convivenza.
Nell’esercizio del nostro dovere di contribuire al bene comune della nostra società, dobbiamo per forza denunciare il fatto che, per mezzo di queste ed altre riforme politiche in corso, si desidera imporre alla maggioranza un modello di società libertaria e radicale. Ci troviamo di fronte a politici che dicevano di voler dialogare, ma non dialogano; che dovevano costruire, ma distruggono; che dicevano di voler rispettare la libertà religiosa, ma scommettono per un nuovo “nazional-laicismo”. Con il pretesto delle minoranze, si vuole far capire che non esistono norme morali obiettive né esigenze del bene comune; che il potere politico ha le mani libere per cambiare la morale e la società come meglio preferisce.
La società libera è umana e vivibile se le persone uniscono l’esercizio della loro libertà alla pretesa di crescere nel generoso dono di sé agli altri.
Il matrimonio è l’istituzione sociale che rappresenta il più grande trionfo della civiltà. Alterare il senso del matrimonio è una ripetuta pretesa del pensiero libertino, radicale e settario. Una società libertina è un amaro inganno poiché la felicità si trova unicamente quando abbandoniamo noi stessi per darci agli altri.
Con la mia benedizione ed affetto.

IL NAZIONAL-LAICISMO
di Sua Ecc. Mons. Vicente García-Gasco
Arcivescovo di Valencia, 17 ottobre 2004

Noto con preoccupazione che negli ultimi mesi in Spagna si sta diffondendo un’organizzata corrente di pensiero antireligiosa , di laicismo intollerante contro i cristiani: il nazional-laicismo. L’aconfessionalità ed il distacco della Chiesa dallo Stato contano con il supporto dei cristiani, ma il laicismo intollerante è qualcosa di ben diverso. La Costituzione Spagnola contempla l’aconfessionalità come un legittimo diritto dei cittadini che va tutelato almeno quanto gli altri, quali l’accesso alla cultura, alla politica, al libero sviluppo della personalità o alla libertà di espressione. Il rispetto alla libertà religiosa è alla base della convivenza democratica.
Il laicismo, invece, è intolleranza, è un pregiudizio anti-religioso ed è antidemocratico. È la caricatura, per così dire, della legittima aconfessionalità garantita dallo Stato.
Il principio del laicismo è semplice: le credenze religiose sarebbero da considerare come superstizioni di gente incolta. Considera la religione come se fosse un “hobby privato” che non dovrebbe avere manifestazioni pubbliche né rilevanza giuridica o sociale.
Vorrebbe, in primo luogo, escludere la religione dalla sfera sociale per poi, in un secondo momento, eliminarla dall’uomo affinché i principi umani finiscano per scomparire dalla coscienza umana.
Ecco perché qualsiasi dato che screditi i cristiani e la Chiesa merita di essere esagerato e che se ne parli e riparli all’infinito. Tutto ciò che invece può propiziare il senso religioso, la cultura cristiana o il popolo cattolico, si minimizza o nasconde.
Questo atteggiamento è chiaramente ingiusto e settario e, sfortunatamente, capita che alla sua origine ci siano il risentimento e le frustrazioni personali. E’ un attentato contro la decenza e la rettitudine morale eppure, paradossalmente, i militanti laicisti sono soliti autodefinirsi “tolleranti” e “progressisti”.
Sono loro a decidere quello che si può o non si può tollerare. Con il sostegno di gruppi di pressione, convinti di poter arrivare oltre il bene ed il male, cercano di convincere l’opinione pubblica di essere tolleranti quando invece trattano male e screditano altre persone. La loro prima vittima è la libertà religiosa che la Costituzione Spagnola riconosce.
Negli ultimi mesi abbondano i sintomi di un “laicismo confessante e militante”. Si parla, senza limite né misura, di “un piano contro la Chiesa” e si coglie l’occasione per aggredire la comunità cattolica.
L’intolleranza laicista deforma la realtà conformandola ai propri dogmi ed alle proprie ossessioni. Si manipola la fede cattolica per offrire un’immagine della Chiesa ritorta e mostruosa.
Gli attacchi alla religione, al cristianesimo ed alla Chiesa non finiscono in semplici astrazioni: quelle menzogne recano danno a delle persone in concreto, a gruppi umani riconoscibili che meritano considerazione e rispetto.
Ma questa situazione non deve impaurire i cristiani. Dobbiamo sfoderare la nostra libertà di espressione ed abbandonare i complessi ed i comodi silenzi. In questo paese rappresentiamo la maggioranza, non la minoranza. Il cristianesimo impregna la nostra cultura e ci da speranza per affrontare il futuro.
Il cristianesimo coerente non può vergognarsi né rivolgere lo sguardo altrove dinanzi all’intolleranza laicista che si cerca di propagare.
Superare il laicismo ed ogni tipo di intolleranza è necessario per una cultura della pace. Noi cattolici non vogliamo privilegi ma, da cittadini coerenti che siamo, esigiamo i nostri diritti ed adempiamo i nostri doveri. Il rispetto della Chiesa cattolica e dei suoi membri, del cristianesimo e delle altre religioni fa riconoscere i veri difensori della libertà e della democrazia.
Con affetto e la mia benedizione.

LA POLITICA MIGLIORE SCOMMETTE SULLA FAMIGLIA
di Sua Ecc. Mons. Vicente García-Gasco
Arcivescovo di Valencia, Novembre 2004

La famiglia fondata sul matrimonio è una realtà naturale anteriore allo Stato. Non è un prodotto delle leggi o della cultura, come neppure una creazione religiosa. E’ un’istituzione naturale. Qualcosa di simile capita con la dignità umana: è una realtà naturale che precede ogni legge e che non proviene dallo Stato. Il riconoscimento della dignità umana è un successo della civilizzazione e della cultura.
Anche la ragione umana, comune a tutte le culture, ha scoperto che il matrimonio è, essenzialmente, quella particolare unione tra un uomo ed una donna aperti ai figli e quindi alla famiglia. Le società o le culture che avevano accettato la poligamia, l’hanno per lo più abbandonata.
La famiglia fondata sul matrimonio è una conquista della civiltà e della cultura, come ad esempio lo è in un altro ordine di cose, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. I diritti umani non sono una creazione dello Stato; lo precedono. Ogni Stato ha il dovere di riconoscerli, rispettarli, tutelarli e promuoverli. La stessa cosa capita con la famiglia fondata sul matrimonio. Il legislatore non è il creatore del matrimonio, come non lo è neppure della società e delle persone. Lo Stato deve riconoscere, rispettare, tutelare e promuovere l’istituzione matrimoniale, ma non ha né la sovranità né le competenze per determinare l’essenza stessa del matrimonio.
Agire diversamente significherebbe ledere il bene comune della società.
E’ evidente che esistono altri modi di convivenza che, però, non sono matrimoni né gli si possono equiparare. Una coppia instabile non è un matrimonio. Fare confusione su questo argomento è distruggere la società. In realtà, lo scopo delle riforme in atto è di distruggere il matrimonio e di ridurlo ad una coppia instabile.
L’insieme di tutte queste cose ovvie, sfortunatamente, non sembra rientrare nella mentalità di una vasta rappresentanza d’intellettuali e di politici dei nostri tempi. Teorizzano sulla famiglia e i suoi cambiamenti come se si trattasse di un elemento aneddotico della vita sociale, da gestire secondo la propria volontà, e quando le loro speculazioni intellettuali si traducono in campo politico sotto forma di leggi o disposizioni amministrative, ci troviamo di fronte ad una drammatica realtà: lo Stato debilita la famiglia, la disprezza e la maltratta. Lo Stato, in definitiva, ostacola tutto ciò che rende possibile la sua natura e missione.
I popoli che credono in loro stessi trasmettono dai genitori ai figli l’impegno e la gioia di fondare una famiglia, garantendosi un futuro.
La confusione in questo campo fa eco alla frivolezza e alla chiara avversione con la quale si presentano i temi politici riguardanti la famiglia. Invece di affrontare seriamente i problemi delle persone omosessuali, si altera significativamente il concetto del matrimonio. Invece di risolvere i problemi delle famiglie, si propongono meccanismi per la rapida dissoluzione del matrimonio che non tengono conto di come prevenire le rotture matrimoniali né di come poter riavvicinare queste famiglie senza traumi. Non si affronta seriamente il problema della violenza giovanile e dell’educazione civica e non si adottano misure che aiutino genitori ed insegnanti nel loro compito educativo. Alle famiglie cattoliche viene resa difficile la possibilità di ricevere nelle scuole un’educazione consone ai loro princìpi e persino l’opportunità delle lezioni di religione viene messa in discussione. E’ impossibile non vedere nell’insieme di tutti questi comportamenti un attacco continuo contro la famiglia e contro la società.
La Chiesa non resta impassibile dinanzi a questo modo irresponsabile di governare, anzi, incoraggia pienamente i matrimoni e le famiglie affinché occupino lo spazio sociale e politico che appartiene loro. La politica migliore è in favore della famiglia, perché le leggi che colpiscono le famiglie promuovono la morte silenziosa dei popoli; e senza popoli non esistono né Governi né Stati, rimane solo una società libertina dove regna la legge della selva.
La famiglia fondata sul matrimonio è il futuro dell’umanità.
Con il mio affetto e la mia benedizione.

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