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LINK Speciale Fides: Leggi e Famiglia (3)
Un dibattito aperto nella società contemporanea (terza parte)
In difesa del matrimonio: Mons. Antonio Cañizares Llovera

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IN DIFESA DEL MATRIMONIO
di Sua Ecc. Mons. Antonio Cañizares Llovera
Arcivescovo di Toledo, Primate di Spagna
4 luglio 2004

La maggioranza dei gruppi parlamentari ha sollecitato il Governo, tramite un disegno di legge, ad accelerare l’approvazione del cosiddetto “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Lo stesso Governo, tramite il Ministro della Giustizia, ha promesso che prima del prossimo gennaio detta approvazione diventerà realtà. Come Vescovo, e considerando la gravità del fatto, ho ritenuto imprescindibile rivolgere questa dichiarazione ai fini di far riflettere i cittadini e d’illuminare la coscienza cristiana in proposito.

Qualcosa di così grave, cioè definire e considerare “matrimonio” questo tipo di unioni, non era mai successo nella storia umana né del nostro paese né di nessun altro. Il matrimonio, liberamente contratto e pubblicamente manifesto costituisce, unicamente ed esclusivamente, l’unione con vincolo indissolubile tra un uomo ed una donna, la cui specifica missione è quella di sviluppare un’autentica comunità di persone, di trasmettere la vita e di garantire l’educazione e la trasmissione dei valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi.

L’unione tra persone dello stesso sesso non è, né lo è mai stato, né potrà esserlo mai, un matrimonio. Potrà essere qualsiasi altra cosa tranne che un matrimonio. Riconoscere questo tipo di unioni come un matrimonio suppone pervertire il linguaggio come pure, e soprattutto, pervertire la realtà delle cose e distruggere, di conseguenza, il vero e intrinseco significato del matrimonio. L’approvazione di questa legge comporterebbe un grave danno all’uomo ed alla società, che si reggono sulla verità del matrimonio.
Le parole del Papa al nuovo ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, in immediato e totale contrasto con ciò che si sta decidendo, ci illuminano la questione: “Occorre manifestare l’incoerenza di certe tendenze dei nostri tempi che, mentre magnificano il benessere delle persone, troncano alla radice la sua dignità ed i suoi diritti fondamentali, come avviene quando si strumentalizza il diritto fondamentale alla vita…Qualche volta succede qualcosa di simile con la famiglia, nucleo fondamentale di tutta la società, ambito ineguagliabile di solidarietà e scuola di convivenza pacifica, che merita la massima tutela ed il massimo aiuto per compiere i suoi doveri. I suoi diritti prevalgono rispetto ad altre istituzioni sociali più grandi. Tra questi diritti non bisogna dimenticare quello di nascere e crescere in una famiglia stabile, dove le parole padre e madre possano pronunciarsi con gioia e senza inganno. In questo modo si preparano anche i piccoli ad aprirsi con fiducia alla vita ed alla società, che ne trarrà vantaggio dal non cedere alle voci che sembrano confondere il matrimonio con altre forme d’unione completamente diverse, se non contrarie al medesimo, o che sembrano considerare i figli come semplici oggetti per la propria soddisfazione” (Giovanni Paolo II). Su questo argomento forse si potrebbero dire più cose, ma non in maniera migliore né più precise.
Questa legge che si chiede e si promette non ha alcun senso, come neppure ce ne sarebbe il bisogno, a meno che si pretenda introdurre nella nostra società un nuovo sistema di valori e di riferimenti riguardo la persona, la sessualità, il matrimonio e la famiglia, con gravi conseguenze nell’ambito personale, familiare e sociale.
Questa iniziativa nuoce al bene comune, che suggerisce di prendersi cura dei più bisognosi e deboli –i bambini- e contro la libertà di tante persone, alle quali si cerca d’imporre una visione dell’essere umano e dei rapporti interpersonali scorretta e minoritaria. Se la società accettasse questa profonda aggressione al bene comune ed alla libertà delle persone, significherebbe un vero suicidio sociale.
Non va trascurato il fatto che il matrimonio, espressione della libertà di uomini e donne per mezzo del quale fanno dono di sé in maniera fedele, esclusiva e definitiva, in un atto pubblico dal valore riconosciuto, aprendosi alla vita e con l’impegno di educare i figli, è stato ed è uno dei più grandi progressi sociali del nostro popolo lungo secoli di storia. Grazie al generoso dono di sé dei nostri genitori, nonni ed antenati, le nuove generazioni hanno potuto godere di una stabilità educativa e di una formazione personale che si è tradotta nel successo dei processi di sviluppo e crescita umana di tante persone, che nella nostra società hanno raggiunto una vera capacità di servizio e la maturità personale.
Disconoscere dunque la bontà del matrimonio –dell’unico vero matrimonio- mettendolo alla pari di altre forme di convivenza, suppone un atto d’ingratitudine e d’ingiustizia nei confronti del bene sociale procurato dai tanti matrimoni. Per sua stessa natura, l’approvazione di questa iniziativa implicherebbe un’ingiustizia contro la famiglia e contro il matrimonio; li “maltratterebbe”.
Il diritto al matrimonio –sempre tra un uomo ed una donna- condivide la sua origine con tutti gli altri diritti umani che lo sono veramente: è un atto nato dalla genuina libertà di uomini e donne che la giusta autorità politica deve riconoscere.
Quando si tenta di equiparare, e cioè di rendere analoghe o identiche al matrimonio le unioni tra persone dello stesso sesso, si contravviene gravemente la genesi dei diritti; si aggredisce il fondamento di tutti i diritti. Per far sì che un’unione tra persone dello stesso sesso possa essere considerata in modo analogo al matrimonio, occorrerebbe qualcosa di ben diverso dal riconoscere un diritto; occorrerebbe cioè che lo Stato i diritti li creasse artificialmente. E uno Stato che può creare artificialmente un diritto può anche distruggerlo; cosa che chiaramente suppone un gravissimo rischio per l’uomo e per la società.
L’artificiosa promozione di simili modelli giuridico-istituzionali, tende a far scomparire il diritto originario della famiglia ad essere pienamente riconosciuta come soggetto sociale. Paradossalmente, le misure di legge proposte ottengono il risultato di discriminare il vero matrimonio, poiché lo equiparano ad un tipo di unioni che sono prive delle caratteristiche essenziali del matrimonio.
Questo disegno di legge discrimina e mette in pericolo la tutela del matrimonio e della famiglia che la costituzione spagnola gli riconosce, poiché discriminatorio è trattare per uguale cose che non lo sono. La cosa giusta sarebbe valutare in maniera diversa realtà che sono diverse. Giustizia vuol dire dare ad ognuno ciò che gli spetta. Invece, è una cosa ingiusta trattare ugualmente realtà che uguali non sono.
Dare alle unioni tra omosessuali ciò che è proprio del matrimonio è una ingiustizia, dal momento che queste non garantiscono, tra le altre cose, come il matrimonio, un ambito adatto per la continuità delle generazioni. L’adozione di bambini da parte di queste coppie non rispetta il principio del “bene supremo del bambino” e conduce verso un vuoto antropologico.

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