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Ritorna Diocleziano ? Del Dott. Carlos de la Casa
Direttore dell’Università Internazionale Alfonso VIII, Soria (Spagna)
Delegato territoriale della “Giunta di Castilla –León” a Soria

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Difendere le radici dell’europeismo, e pertanto della Spagna, è la stessa cosa ma non dimentichiamo che, prima ancora di parlare dell’Europa o della Spagna, bisogna parlare di cristianità.
Negli ultimi mesi si assiste ad una dimostrazione di anticlericalismo vuoto e ottocentesco; un anticlericalismo il cui unico anelito è quello di creare scontri nella società nel chiaro e settario interesse di partito per mantenere, unicamente ed esclusivamente, i rapporti di coloro che governano con i radicali catalani.
Risulta evidente che il governo del Sig. Rodríguez Zapatero, e dei suoi soci o padroni, non considera l’educazione come un elemento nella formazione umana, ma solo come strumento di potere sui cittadini.
Si tratta di una manifestazione in più di servilismo nei riguardi di un nazionalismo arrivista e questo dimostra, ancora una volta, l’intento di mascherare la propria incompetenza.Frasi quali: “la Chiesa deve sapere che questo è uno Stato laico”, oppure “continueremo a lavorare nella laicità”, pronunciate di recente da parte di membri del team del Presidente Rodríguez, sono chiaramente provocatorie. Tutti sappiamo cosa dice a riguardo la Costituzione Spagnola del 1978.

Sono da intendersi chiaramente come una provocazione alla Conferenza Episcopale e, quindi, non ci sorprenda l’affermazione: “la Chiesa si sente perseguitata dal governo socialista”. Anche noi cattolici spagnoli ci sentiamo perseguitati e offesi.
Il Vescovo di Mondoñedo-Ferrol sottolinea che “esiste una persecuzione contro la Chiesa nel più puro stile laicista”; una cosa è essere laico ed un'altra, invece, scivolare nel fondamentalismo laicista.
Possiamo affermare che laicismo e laicità si stiano confondendo e che si cerca di emarginare il cristianesimo, circoscrivendolo alla sfera del privato, mentre al tempo stesso si promuovono altre religioni, né più né meno degne di quella cristiana, ma certamente senza le radici storiche che il cristianesimo ha in Europa ed in Spagna.
Nessuno rimanga sorpreso quando il Signor Gómez García Fidalgo si chiede: “Capiremmo obiettivamente la storia della Spagna senza la religione che è fedelmente plasmata nell’arte, nella letteratura, nella musica, nelle glorie e nelle conquiste dei nostri antenati, lungo le valli, le montagne e le pianure delle terre di Spagna?”
Tutto questo ci ha indotti alla riflessione ed alla lettura di alcuni testi al riguardo.
Alla fine del 2003, l’inclito presidente francese, Jacques Chirac, annunciò un disegno di legge che vietava l’impiego di ogni simbolo religioso nelle scuole pubbliche. Vogliamo imitarlo in Spagna? Si farà altrettanto nei paesi tradizionalmente non cristiani? Si ha paura delle correnti più radicali del maomettismo? Si teme il diffondersi della propaganda wahabita da parte dell’Islamic Institute di Londra?
Stiamo assistendo al tentativo di alcune persone, appartenenti a diversi ambienti della società, che sono ossessionate dall’idea di estirpare qualsiasi radice cristiana.
Si dimostrano incapaci di analizzare la questione religiosa da una prospettiva storica, e se l’hanno fatto, sono stati incompetenti nel momento di trarre una lettura positiva da tutto ciò. Tusell disse: “Nessuna questione ha creato alla Repubblica così tanti nemici e così tanti argomenti contrari come quella religiosa”.
Tutto questo ci fa pensare ad un ritorno all’epoca di Largo Caballero, Negrín o del proprio imperatore Diocleziano.
Ci siamo dimenticati che, nel 1934, alcuni radicali proposero di espellere tutti gli ordini religiosi dalla Spagna, mentre quelli più moderati suggerivano di limitarsi a considerare la Chiesa come una corporazione di Diritto Pubblico?
Il liberale Madariaga segnalò che la Repubblica avrebbe fatto meglio, da un punto di vista politico, grazie ad un Concordato, ad attirarsi la Chiesa invece di impegnarsi per colpirla frontalmente.
Ed il socialista Ramos Oliveira affermò, crediamo a ragione, che l’approccio con il problema religioso era lo stesso che “costruire la casa cominciando dal soffitto”.
Non vogliamo affermare, anche se ne siamo convinti, come Schuman, che “la democrazia sarà cristiana o non sarà per niente” o come Adenauer, che segnalò il bisogno di “Edificare l’Europa su pilastri cristiani”.
Ricordiamo che l’articolo 16 della nostra Costituzione stabilisce, da un lato, l’aconfessionalità dello Stato, ma dall’altro stabilisce anche il chiaro e specifico rapporto con la Chiesa Cattolica, e ricordiamoci anche degli accordi con la Santa Sede del 1979. E tutti sappiamo dei problemi e degli intensi dibattiti dei socialisti in quei momenti, come ha affermato Curiel recentemente, che però votarono a favore. Nemmeno di questo ci si ricorda.
Poco fa, un sondaggio ha reso pubblico che l’80% dei genitori con figli in età scolare, chiedono per loro l’insegnamento religioso. Dobbiamo ricordare al Ministro dell’ Educazione che la democrazia la determinano le maggioranze?
Il Presidente Rodríguez deve venire allo scoperto ed esprimere la sua posizione con chiarezza. Non basta più nascondersi, sorridere, né tanto meno rinnovarsi l’immagine.
E dato che non guasta mai concludere con le parole di persone di prestigio, ricorderemo quelle dell’ateo Dostoyevski quando, nel suo libro “Memoria della Casa Morta”, affermava: “nessuno è più bello, profondo, comprensivo, ragionevole, virile e perfetto di Cristo”.

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