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La Famiglia al bivio. Islamismo
e sinistra spagnola: interessi convergenti? Del Dott. Eduardo
Hertfelder, Presidente dell’Istituto di Politica Familiare
(IPF) della Spagna |
Indice
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Per
circostanze diverse, la cui analisi sarebbe senza dubbio complessa,
l’Islam è diventato uno dei grandi protagonisti
del nostro tempo e gli esperti indicano la sua straordinaria
espansione come uno dei fattori decisivi per il futuro di quella
che viene chiamata civilizzazione occidentale. Basta ricordare
le note tesi di Fukuyama e Huntington sullo scontro di civiltà.
E’ vero che la religione e la cultura islamiche comprendono
oggi un’eterogenea realtà nella quale non tutto
può essere giudicato allo stesso modo –sarebbe
un errore immenso ed ingiusto- ma si constata chiaramente che,
da qualche anno, una parte dell’Islam si è radicalizzata
grazie all’apogeo della setta wahabista, divenuta ideologia
ufficiale nell’Arabia Saudita, e che conta oggi con ramificazioni
in tutto il mondo islamico. Il “wahabismo”, estremamente
rigorista, richiede un’interpretazione purista del Corano
tramite l’eliminazione delle pratiche pagane e l’applicazione
della Sharia su tutti gli aspetti della vita, e sostiene il
ritorno all’Islam maomettano, essendo questa la dottrina
che seguono quasi tutti i movimenti musulmani jihadisti-salafisti,
vale a dire coloro che non esitano a far ricorso al terrore
indiscriminato per imporre l’Islam. |
Occorre anche ricordare che l’immigrazione
massiccia in Europa è divenuta il mezzo di penetrazione del
jihadismo wahabi. I musulmani radicali vi arrivano carichi di una
forte identità e, in mezzo ad una Europa dall’identità
debole, che non conosce altra fede che il benessere materiale ed
il consumo e nella quale predomina il relativismo culturale, religioso,
ecc., trovano le condizioni migliori per espandersi.
La sinistra spagnola: condotta di fronte all’Islam
e alla religione cattolica
Nel contesto di cui sopra, e riguardo al caso specifico della Spagna,
sarebbe interessante soffermarsi, anche in maniera molto sintetica,
sull’atteggiamento del socialismo, ora al Governo del Paese,
di fronte all’Islam. La ragione è quella di tracciare
qualche linea complementare di analisi che aiuti a capire e a fare
un ragionamento in prospettiva sull’inusitata e compulsiva
offensiva che, dal 14 marzo, la sinistra spagnola ha lanciato contro
la cultura cattolica e, più concretamente, contro alcune
delle sue fondamentali e principali espressioni: il matrimonio tra
un uomo ed una donna, l’importanza della famiglia, la libertà
di educazione, il diritto alla vita in ogni sua manifestazione,
la dignità dell’essere umano sin dal suo concepimento,
includendo la fase embrionaria, ecc.
Per indicare qualche riferimento che ci permetta di avanzare nell’analisi,
esiste un primo dato che non va perso di vista: una gran parte degli
intellettuali della sinistra spagnola, erede per lo più di
una tradizione di laicismo militante, si è dedicata durante
decadi ad esaltare il passato islamico della Spagna, paradigma,
a loro avviso, di cultura, sensibilità e tolleranza, in confronto
con la nostra nera storia cristiana, che hanno voluto presentare
come un errore totale, frutto della nefasta influenza della Chiesa
Cattolica, che non avrebbe apportato alla nostra vita comunitaria
altro che intolleranza, ignoranza e oscurantismo.
Non è neanche irrilevante il modo in cui il Partito Socialista
Operaio Spagnolo è arrivato al potere lo scorso 14 marzo.
Il selvaggio attentato a Madrid dell’ 11 marzo, opera diretta
di islamisti radicali, produsse un cambio inatteso nello scenario
politico e, contro ogni previsione, i socialisti si ritrovarono
al potere, grazie alla loro alleanza con altre forze della sinistra
e all’appoggio di gruppi sociali radicali, minoritari ma fortemente
sostenuti dai più influenti mass-media: omosessuali, femministe,
pro-abortisti, laicisti, ecc.
Frutto di tutto questo sono state le misure che hanno adottato,
in appena 6 mesi di governo, di autentica fobia verso la famiglia
(l’approvazione dei matrimoni omosessuali con possibilità
di adozione, l’incremento dei divorzi, la prossima approvazione
di una legge sulle coppie di fatto, ecc.) e verso la vita (annuncio
dell’aborto libero, della distribuzione gratuita della pillola
del giorno dopo e dell’eutanasia).
Sostegno socialista all’Islam
Riguardo all’Islam, da allora, a prescindere dalla riflessione
che dovrebbe provocare l’influenza di un inqualificabile atto
di terrorismo sull’andamento politico di una nazione occidentale,
sono accaduti alcuni eventi che devono richiamare la nostra attenzione.
Innanzitutto, l’avvio di una errata politica estera, dall’inconfondibile
segno antiamericano, che ha condotto alla precipitosa uscita delle
truppe spagnole dall’Iraq ed a considerare preferenziali le
nostre relazioni diplomatiche con il mondo islamico. Non dimentichiamo
che la prima visita ufficiale del nuovo Presidente Rodríguez
Zapatero, è stata proprio in Marocco. Il sonoro intervento
dello stesso Zapatero alle Nazioni Unite, in cui si appellava ad
una “alleanza tra le civiltà occidentale ed islamica”
come strada per la pace mondiale appare, al limite, come il lato
più pittoresco di questo incerto posizionamento della Spagna,
apparso ad alcuni più come una posizione di resa di fronte
alla minaccia dell’islamismo radicale.
Quasi parallelamente, e in coincidenza con alcuni dei momenti più
duri della forte ed esplicita aggressione del PSOE e del Governo
socialista alla Chiesa Cattolica (rottura degli accordi Stato-Santa
Sede, eliminazione per principio della religione come materia nonostante
sia richiesta, secondo dati ufficiali, da oltre l’80% dei
padri di famiglia spagnoli, annuncio della possibile eliminazione
dei finanziamenti alla Chiesa ed alle Organizzazioni non Governative
cattoliche, ecc.), con il pretesto di una abusiva interpretazione
del carattere non confessionale del nostro Stato riguardo a tutto
ciò che ricordi la presenza religiosa in una società
come quella spagnola, a maggioranza cattolica, accade un fatto che
non può passare inavvertito.
In effetti, il Governo annunciava a luglio, tramite l’agnostica
Direttrice Generale per gli Affari Religiosi, la sua intenzione
di ampliare le lezioni di religione islamica su tutto il territorio
nazionale a partire del gennaio 2005, stanziando i fondi necessari.
Dai dati del Ministero di Giustizia emerge che in Spagna esistono
attualmente circa 800.000 musulmani che richiedono l’inclusione
dell’Islam nel sistema educativo. Inoltre, il Governo si dimostrava
partecipe di una sorta di “discriminazione positiva”
nei confronti della religione cattolica poiché, a suo giudizio,
“è assolutamente necessario cominciare ad eliminare
le differenze nel trattamento che si dedica alla Chiesa cattolica
e quello riservato alle cosiddette confessioni “notevolmente
radicate” (evangelisti, giudei e, soprattutto, musulmani),
con speciale riguardo verso gli aspetti educativi e di presenza
negli organismi statali (esercito, ospedali, mass-media)”.
Un’ipotesi da considerare
Non cerchiamo ora di andare oltre. Ci siamo limitati a presentare
alcuni dati di una realtà che, per il momento, non è
di facile interpretazione. Sono dati che suscitano più interrogativi
che risposte. Ma in questi momenti critici per la Spagna, in cui
la famiglia ed i valori legati ad essa si trovano ad un bivio, minacciati
come sono da insolite iniziative legislative intraprese da un Governo
e da un Partito militanti di un superato fondamentalismo laicista,
si dovrà stare attenti, e così facciamo da questo
osservatorio dell’Istituto di Politica Familiare, all’ipotesi
di una convergenza di interessi tra la sinistra spagnola e l’Islam,
siano questi di tipo elettorale (800.000 possibili voti dai musulmani),
siano sotto forma di alleanze strategiche (di fronte al predominio
della religione cattolica), ecc. nella quale però ci può
essere soltanto un perdente: i valori che hanno dato vita alla Civiltà
che rese possibile il rispetto della dignità inviolabile
della persona e che, in buona parte, si è fondata, per secoli,
sul matrimonio tra un uomo ed una donna ai fini della procreazione
e dell’educazione dei figli.
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