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Il laicismo selvaggio
di Sua Ecc. Mons. Francisco Pérez González,
Arcivescovo Castrense e Direttore nazionale delle Pontificie
Opere Missionarie della Spagna |
Indice
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Quando
una nazione, un popolo o una famiglia perde le sue radici storiche,
possiamo affermare che esiste qualche circostanza anomala che
lo rende possibile. La vita non deve valutarsi in base alle
ideologie, ma dall’obiettività storica e dalle
basi solide che la sostengono.
In Spagna, attualmente, l’errato orientamento politico
sta sradicando le radici profonde che sorreggono la società
stessa. Se il programma politico proposto verrà realizzato,
possiamo dire che assisteremo ad una vera involuzione storica.
Oggi non si uccide più nessuno a bastonate, ma incidendo
col bisturi il grembo materno o una vita in embrione; non si
conduce l’anziano al bordo di un precipizio, ma gli si
può fare un’iniezione letale; non si costringe
nessuno a sposarsi, però si possono sposare persone dello
stesso sesso e chiamare cinicamente questa unione “ matrimonio”;
la religione era “l’oppio dei popoli” e ora
la si rifiuta perché, dicono, non apporta nulla alla
cultura. Con l’affanno di voler essere “moderni”
si commette il più grande errore storico che la storia
stessa giudicherà in maniera crudele. |
La Chiesa, esperta in umanità, per sua
fedeltà e in nome del Vangelo che le è stato affidato,
denuncia tutto ciò che può far regredire l’essere
umano. Anche ad essa si possono addebitare le proprie debolezze
perché è fragile, dato che i suoi membri sono spesso
prigionieri del peccato. Ciò che invece non si può
fare – ad onor del vero – è giustificare il peccato
o affermare che non esista. Gesù Cristo e la Chiesa hanno
sempre condannato il peccato, ma al peccatore è sempre stata
concessa la possibilità di convertirsi. Per questo noi cristiani
non possiamo essere infedeli alla verità. Le “ideologie
moderniste” dimenticano che l’uomo è fragile
e peccatore e la ragione è molto semplice: sostengono che
l’uomo basta a sé stesso poiché è “Dio”
di se stesso.
Non possiamo rimanere in silenzio, soprattutto ora che ci si vuole
far credere che la “cicuta” sia la cura migliore per
la società. Non parlare mi sarebbe più comodo, ma
tradirei la mia coscienza e, ciò che è ancor più
grave, diventerei complice dell’estinzione etico-morale a
cui ci si vuole sottoporre. Mi importa dell’essere umano perché
è “figlio di Dio” e fratello mio, ed un fratello
non si abbandona a sé stesso né si lascia in balia
di coloro che pensano soltanto a sé stessi ed alle loro ideologie
sciocche e prive di contenuto. Il tempo ci darà ragione e,
come dice un proverbio castigliano, “Chi semina vento, raccoglie
tempesta”. Come essere umano, come credente e come pastore
della Chiesa non soltanto non approvo, ma rifiuto ciò che
vorrebbero imporci. Questo “laicismo selvaggio” assomiglia
di più ad un campo di sterminio morale che ad un gioioso
giardino di libertà. Perché voler snaturare la natura
e tagliare la testa alla ragione? Lo capisco soltanto se penso che
esiste la malvagità; altrimenti non lo capisco proprio.
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