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Intervista a Sua Eminenza il Card.
Alfonso López Trujillo,
Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia |
Indice
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L’approvazione
di leggi che non contemplano la morale e che minacciano l’identità
della missione della famiglia è una tendenza generale
dei politici?
In Europa una buona parte dei Parlamenti vanno verso questa
catastrofica direzione, come nel caso dell’Olanda, del
Belgio, della Francia e, ultimamente, della Spagna. Tuttavia
la situazione ha le sue varianti. Ci sono aspetti che rivelano
una minore radicalità, ad esempio, in Francia, dove
le unioni di fatto di persone dello stesso sesso sono accettate
dalla legge, ma non i «matrimoni», come pure non
è accettata la possibilità di adozione da parte
di tali coppie. L’Italia si dimostra più equilibrata,
con una legislazione molto più ponderata, riguardo,
ad esempio, alla fecondazione assistita. Anche se si accetta
la fivet omologa, che è moralmente illecita, non è
stata però approvata la fivet eterologa. Vari sono
i paesi in cui esiste una maggiore coerenza e fermezza, sebbene
siano piccoli, come Malta, Irlanda e Portogallo.
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Questa tendenza minaccia pure alcuni paesi dell’America
Latina, come l’Argentina, il Brasile e il Cile. In altri però
vi sono reazioni nei riguardi di alcuni progetti che seguono questa
linea. Tornando alla Spagna, assistiamo colà all’inizio
di un dibattito. E’ curioso notare come alcuni progetti incontrino
l’approvazione di partiti che prima erano più esigenti.
La Conferenza Episcopale è consapevole del fatto che è
necessario un chiarimento ed ha avviato, ad esempio, una forte campagna
contro l’eutanasia. C’è da rilevare come i legislatori
accettino qualcosa di tanto infondato e sconcertante. Fortunatamente
negli Stati Uniti si registra una situazione diversa.
Si riferisce al risultato delle ultime elezioni e al programma
del Presidente Bush?
Evidentemente, già in alcuni paesi si è potuto constatare
che non è sicura la tesi secondo la quale conta politicamente,
riguardo alla questione elettorale, l’accettazione di ogni
tipo di innovazione. Quando si guarda con attenzione alle aspirazioni
e ai bisogni dei popoli, si scorge che la realtà è
un’altra. Ed è un fatto molto importante ciò
che è accaduto in quella nazione, la quale ne trarrà
molteplici positive conseguenze. Senza entrare nella questione dell’Iraq,
la cui situazione il Papa ha chiarito profeticamente, e tenendo
presente che oggi non si potrebbe lasciare quel paese alla mercé
di un peggiore massacro interno, né permettere che il terrorismo
impedisca una normalizzazione democratica, mi riferisco a quelli
che sono i campi di mia competenza: la famiglia e la vita.
Mi sembra che la vittoria di Bush inviti ad una riflessione seria
ed obiettiva. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, in occasione della
visita del Presidente degli Stati Uniti, ha fatto una chiara distinzione.
Egli, da una parte, ha ricordato la sua reiterata posizione sulla
guerra preventiva, posizione testimoniata anche dai suoi tentativi
di dialogo, risultati purtroppo inutili, e dall’altra ha espresso
il proprio stimolo e riconoscimento circa l’impegno del Presidente
per la causa della famiglia e della vita, contro l’aborto
e le unioni di fatto di persone dello stesso sesso e in favore del
valore della castità come sesso sicuro. Credo che la chiave
del suo recente successo si debba proprio alla sua posizione sui
temi morali che, contrariamente a quanto molti credevano, ha contato
sul confronto elettorale. Tra questi c’erano sicuramente molti
appartenenti alla sua confessione religiosa e tanti cattolici coerenti
con l’insegnamento della Chiesa. Non potrebbe essere altrimenti
e, dal punto di vista dottrinale, la questione è ben chiara.
Possibili silenzi potrebbero essere attribuiti a prudenza politica,
ma non ad esigenze di fede, nel campo di atteggiamenti e di discipline
non violabili. Le elezioni presidenziali sono coincise con molti
referendum in Stati che hanno rifiutato categoricamente quelle impostazioni,
le quali in Europa si considerano appoggiate dal popolo, sebbene
esso, in realtà, non sia stato consultato.
La presunta adesione popolare riguardo ad una serie di progetti,
non si dà per scontata, nonostante certi mezzi di comunicazione
sociale abbiano manipolato l’opinione pubblica. Negli Stati
Uniti tale opinione pubblica, per fortuna, non è stata tanto
lesa, né la coscienza delle famiglie intorpidita.
Questi ultimi avvenimenti invitano a rivedere una posizione estremamente
pragmatica, di politica elettorale, meno consone con la dignità
e la retta ragione di quanti credono in verità di servire
l’uomo nella società e sentono le gravi responsabilità
circa il bene comune. Tuttavia, la comoda e calcolata posizione
di coloro che cercano solo «ciò che dà voti»,
senza considerare il dovere di ricercare la verità e di sostenere
i principi morali, si è dimostrata fallimentare.
Nel campo politico sembra che non siano convergenti l’attenzione
all’insegnamento della Chiesa con le scelte dei politici...
Ci sono molti casi in Europa che mettono in evidenza questo
fatto e non sono mancate discussioni a tale proposito nel dibattito
elettorale negli Stati Uniti.
I documenti dottrinali emanati dalla Congregazione per la Dottrina
della Fede, con tutta la loro autorità e capacità
di illuminare le coscienze, sembra, a causa di alcune posizioni,
che non siano conosciuti, che abbiano avuto una scarsa diffusione
e che non siano una guida sicura per interpellare la coscienza di
un mondo politico retto per lo più dall’obbedienza
(questa sì pronta!), assoggettata al partito. E’ come
se ciò sottraesse il politico dal pensare con la propria
testa e lo obbligasse a scaricare la sua responsabilità sugli
altri, sui capi del partito. Ho appena letto, sull’aborto
e la politica, le argomentazioni di un professore, troppo flessibili,
e non ho trovato una sola allusione a ciò che il Magistero
esige dai politici. La gravità non sta tanto nel fatto che
ciò non sia una discutibile eccezione, ma nel fatto che si
segua la tendenza ad «adeguare» principi ed esigenze
a congiunture e pericoli che non possono essere trascurati. Si incorre
in un «prudente» relativismo che eleva ad eroismo la
condotta del politico cattolico che non si arrende. Le scelte dei
politici spetterebbero, «in coscienza», a loro stessi,
anche contro coloro che proibiscono l’aborto, in quanto potrebbero
causare delle reazioni nell’opinione pubblica e perfino violenza.
Con tali calcolate premesse, la coerenza non ha fondamento e la
stessa obiezione di coscienza sarebbe una imprudente provocazione.
Esistono tentativi di fare altri tipi di interpretazione
riguardo alla vittoria di Bush? Si insinua che sia un trionfo del
«fondamentalismo» proveniente dagli evangelici...
E’ un’ipotesi precipitosa. L’insieme
del programma di Bush è molto serio e può essere quasi
del tutto condiviso dai cattolici, semplicemente perché si
basa sulla fede e la ragione. Non è «fondamentalismo»
difendere la famiglia, l’identità del matrimonio, che
si vuole includere nella Costituzione degli Stati Uniti come «emendamento»
di ciò che non può essere inteso in altro modo; scegliere
l’opzione per la vita contro l’enorme inumanità
dell’aborto; propendere per una educazione all’amore
e alla responsabilità; non cedere al cosiddetto «sesso
sicuro» (che non lo è!), come avviene con le campagne
di diffusione del condom nelle scuole, con un evidente abuso. E’
invece un atteggiamento coraggioso e coerente, che i cattolici non
possono mancare di apprezzare. Sicuramente molti hanno votato per
tale programma. La posizione presa da altri, negli Stati Uniti e
in vari paesi europei, con l’appoggio di alcuni partiti, non
è un progresso della democrazia, ma una confusione inconcepibile,
anzi un insieme di errori che stranamente viene visto come una conquista
della modernità. E’ questa la posizione che è
stata sconfitta! Mi sembra significativa la precisazione del migliore
politologo degli Stati Uniti, Bill Schneiner, il quale così
dice in un articolo, che ho letto su Il Corriere della Sera, del
4 di questo mese: «Credevamo fossero le elezioni del terrorismo
e della guerra in Iraq. Invece saranno ricordate come le elezioni
dei valori, la bioetica, che saranno decisivi per la Casa Bianca».
La corazza di coloro che sostengono la contraccezione, la pillola
del giorno dopo, l’uso delle cellule staminali si è
infranta, afferma l’autore dello stesso articolo, e di ciò
occorre prendere attenta nota. Questa vittoria non ha nulla a che
vedere con il «fanatismo», ma, al contrario, con i valori
che difendono la verità dell’uomo e della famiglia.
Bush ha saputo interpretare, come alcuni riconoscono, il sentimento
profondo della maggioranza e questo non deve suscitare perplessità,
ma deve indurre alla riflessione e al proposito di un cambiamento
di rotta. Si tratta di un messaggio molto attuale per la Spagna,
tristemente preceduta, come ho già detto, dall’Olanda,
dal Belgio, dalla Francia, ecc.
Interessante è il libro del Ministro per l’Economia
francese, Sarkozy, intitolato «La Repubblica, le religioni,
la speranza» e la sua protesta in quanto esiste il pericolo
di discriminare coloro che credono, mentre cresce la simpatia per
la grande tolleranza nei confronti di coloro che si comportano in
senso contrario. Lo stesso autore definisce questo atteggiamento
una capitolazione di fronte alla superficiale condotta di «una
laicità militante». Per quanto è dato prevedere,
in futuro saranno discriminati coloro che non accettano l’aborto
e che difendono il matrimonio vero e la famiglia. In avvenire si
accetterà come un diritto, viste le tendenze attuali, professare
pubblicamente la fede, ricorrere all’obiezione di coscienza,
difendere i diritti fondamentali dell’uomo, che sono sostituiti
da altri «nuovi» diritti? |