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NIENT' ALTRO CHE UN TESTIMONE Professore universitario,
uomo politico, sindaco, La Pira ha cercato di essere prima tutto
un testimone del Vangelo. Lo confessa, in maniera accorata, in una
lettera all'amico e collega dì battaglie politiche Amintore
Fanfani: «Vedi caro Amintore; io non sono un -sindaco"
come non sono un "deputato- o un "sottosegretario":
non ho mai voluto essere ne sindaco ne deputato, ne sottosegretario,
ne ministro. La mia vocazione è una sola, strutturale direi:
pur con tutte le deficienze e le indegnità che si vuole,
io sono. per la grazia del Signore, un testimone dell’Evangelo...
mi sarete testimoni (eretis mihi testes); la mia vocazione, la sola,
è tutta qui' Sotto questa luce va considerata la mia "strana"
attività politica».
Non c'è dubbio allora che in tutte le iniziative intraprese
da La Pira si possa cercare una profonda impronta missionaria. Un'ulteriore
conferma 1a troviamo in una lettera del 1932: La Pira scrive alla
zia Settimia che, vedendolo così fervido nella preghiera,
gli chiede se volesse farsi prete. «Che il Signore abbia messo
nella mia anima il desiderio delle grazie sacerdotali non c'è
dubbio: solo, però, che Egli vuole da me che io resti col
mio abito laico per lavorare con più fecondità nel
mondo laico lontano da lui. Ma la finalità della mia vita
è nettamente segnata: essere nel mondo il missionario del
Signore: e quest'opera di apostolato va da me svolta nelle condizioni
e nell'ambiente in cui il Signore mi ha posto».
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