Chi sono le Domenicane Missionarie
del Rosario?
Sulle orme della nostra Fondatrice, Madre Ascención
Nicol, vogliamo essere donne capaci di rispondere alla chiamata
di Dio, con fede e fiducia assoluta in Lui. Donne che sanno
contemplare Dio nella storia e quindi aperte ad accogliere
le sue manifestazioni ogni giorno. Donne di profonda spiritualità
comunitaria, semplici, umili, capaci di creare fraternità
e di fare dell'amore verso il prossimo il centro della loro
vita. Donne con un forte spirito missionario e capaci di accogliere
e stimare le distinte culture delle sorelle e delle nazioni
con le quali condividiamo vita e missione. Donne che amano
la vita in tutte le sue forme e che diffondono gioia, entusiasmo
e speranza. Donne che condividono profondamente il dolore
delle persone, che si lasciano commuovere e solidarizzano
con cuore di madri. Donne che optano decisamente per i poveri
e gli emarginati della società e si impegnano ad annunciare
la Buona Notizia del Regno, cercando con essi e per essi una
vita più degna ed umana. Donne critiche e coerenti,
in un atteggiamento continuo di sincera conversione. Donne
che credono nella gente come protagonista attiva della propria
liberazione e quindi la accompagnano nel suo cammino verso
i cieli e la terra nuova. Donne capaci di assumere le sfide
missionarie a fianco dei più poveri, fino a rischiare
la propria vita.
La Congregazione nasce per evangelizzare le popolazioni
aborigene della foresta peruviana. Come si è sviluppato
nel tempo il vostro lavoro con questi popoli?
Il nostro compito missionario in mezzo a questi popoli lo
abbiamo realizzato e continuiamo a rafforzarlo insieme ai
missionari Domenicani del Vicariato apostolico di Puerto Maldonado.
L'identità missionaria del nostro Istituto ha sempre
favorito un semplice inserimento delle suore in mezzo alla
gente, impegnandosi in modo speciale nella promozione della
donna a partire dalla loro realtà e rispettando le
loro tradizioni. L’impegno missionario si è sviluppato
nell'ambito della pastorale della sanità e dell'educazione.
Ancora oggi continuiamo a visitare le comunità native
che si trovano sulla riva dei grandi fiumi di questa zona
amazzonica, promuovendo programmi di formazione e integrando
il cammino di fede con la crescita umana in tutti i suoi ambiti.
Attualmente collaboriamo anche nelle Commissioni “Giustizia
e Pace” e con la Difensoria del Popolo, nell’impegno
di difesa dei Diritti umani.
Quali sono oggi i principali campi di azione del
vostro impegno missionario?
Questo tema è uno dei motivi di riflessione permanente
degli ultimi Capitoli Generali perché sentiamo la necessità
di ricreare il Carisma delle origini in ognuno dei momenti
storici che viviamo. Davanti alla realtà dei paesi
del Sud del mondo che sono emarginati dalle decisioni che
riguardano la loro vita ed il loro destino, lavoriamo per
un'inculturazione esistenziale concreta tra i più poveri.
Davanti al disprezzo della vita e della dignità dei
poveri, all'oltraggio dei loro diritti, alla vessazione della
donna ed al razzismo esistente nei nostri paesi, lavoriamo
in difesa della vita, della giustizia e della pace, per la
difesa dei diritti umani, specialmente della donna. Siamo
impegnate in una evangelizzazione che offra un contributo
significativo per la costruzione di una Chiesa Universale
che raccolga ed integri nel suo seno tutta la ricchezza e
la varietà di espressioni umane che Dio ha riversato
nel mondo.
In questi 92 anni di attività missionaria,
quali sono stati le principali difficoltà che la vostra
Congregazione ha trovato nello svolgimento della sua missione
nei cinque Continenti?
Le difficoltà che abbiamo trovato sono le stesse che
sperimentano le Chiese locali nelle quali le comunità
sono inserite. Una delle constatazioni più gratificanti
è vedere che le nostre suore rimangono sempre vicino
alle popolazione quando vivono situazioni di maggiore pericolo
o insicurezza. Nel 1964 quattro nostre consorelle in Congo,
decisero di non abbandonare i malati che avevano bisogno delle
loro cure e morirono martiri. Recentemente, in una delle isole
delle Filippine, Basilan, alcune suore furono liberate miracolosamente
dopo un sequestro. A Timor est la loro casa venne bruciata
assieme alle altre del quartiere dove vivevano. Poco tempo
prima, in India, un gran numero di musulmani si erano riversati
nella nostra casa per sollecitare l’aiuto delle suore
di fronte ad un'azione provocata dal fondamentalismo religioso.
In Africa, in Angola, le suore sono sempre rimaste al loro
posto durante la guerra civile, lo stesso in Mozambico ed
ora Congo, dove vivono momenti di grande incertezza ed insicurezza.
La testimonianza di vita delle piccole comunità di
sorelle che condividono con la gente la loro vita e la loro
fede, con semplicità, generosità e donazione
gioiosa, è come il seme gettato nella buona terra dei
semplici e dei piccoli che continua a germogliare in atteggiamenti
di solidarietà, uguaglianza e giustizia. (R.Z.) (Agenzia
Fides 12/5/2005) |