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SERVIZIO
SPECIALE - Agenzia FIDES – 14 febbraio 2004
ASIA/SRI LANKA
Politica, società e religione nell’attuale fase storica
del paese
Colombo (Agenzia Fides) - L’Agenzia Fides pubblica oggi
uno servizio speciale sullo Sri Lanka, che offre uno sguardo di
insieme sull’attuale situazione del paese, alla vigilia delle
elezioni,soffermandosi su questioni politiche, sociali e religiose.
Oltre a una ricostruzione storica e a una serie di dati e statistiche,
riguardanti anche la Chiesa cattolica, sono estratti dagli archivi
dell'Agenzia Fides gli articoli pubblicati negli ultimi mesi, che
danno un quadro della situazione e aiutano a comprendere più
a fondo la vita e il dibattito pubblico che oggi attraversa l’ex
isola di Ceylon, che si prepara alle elezioni politiche del 2 aprile
prossimo. Il nuovo governo, affermano fonti locali contattate da
Fides, dovrà avere come principali obiettivi da perseguire
la pace civile, la riforma costituzionale, le ripresa economica.
(Agenzia Fides 14/2/2004)
ASIA/SRI LANKA - Difficoltà per le minoranze
e tensioni in un paese “singalese e buddista”: lotte
etniche e religiose nella storia antica e recente
ASIA/SRI LANKA - Il Santuario mariano di Madhu, segno
di speranza anche in tempo di guerra
SRI LANKA/SCHEDA
ASIA/SRI LANKA - “Il paese è nell’incertezza
politica. Pericoloso incrocio di politica e religione”: parla
un missionario all’Agenzia Fides
ASIA/SRI LANKA - La Presidente indice elezioni anticipate,
le tigri tamil disapprovano: a rischio il processo di pace –
Ferve il dibattito nel paese
ASIA/SRI LANKA - La comunità cristiana promuove
pace e non violenza: il 1° febbraio giornata di preghiera e
digiuno per l’armonia interreligiosa
ASIA/SRI LANKA - Brucia la terza chiesa cattolica
in pochi giorni: escalation del fanatismo buddista
ASIA/SRI LANKA - Perchè il fondamentalismo
si insinua fra i buddisti in Sri Lanka?– Intervista dell’Agenzia
Fides al presidente dei Vescovi – Il 1° febbraio giornata
nazionale di preghiera per l’armonia interreligiosa
ASIA/SRI LANKA - La mala pianta del fondamentalismo
attecchisce anche fra i buddisti dello Sri lanka – Chiese
bruciate, proteste, accuse di “conversioni fraudolente”:
la risposta dei Vescovi
ASIA/SRI LANKA - Guarire i traumi del conflitto:
i missionari lavorano per riportare armonia nella società
– Continua l’impegno della Chiesa per garantire il processo
di pace
ASIA/SRI LANKA - “La crisi in Sri Lanka è
una questione di ricerca del consenso politico e rischia di assumere
valenze religiose”: parlano all’Agenzia Fides autorevoli
analisti della chiesa locale
ASIA/SRI LANKA - I missionari chiedono una campagna
globale di preghiera per la pace in Sri Lanka
ASIA/SRI LANKA - “Nella critica situazione
dello Sri Lanka la chiesa tenta una mediazione perchè la
tensione non diventi violenza” dice all’Agenzia Fides
il Presidente della Conferenza Episcopale
ASIA/SRI LANKA - I colloqui di pace, congelati da
aprile, riprenderanno nel 2004: in discussione la proposta delle
“tigri tamil”
ASIA/SRI LANKA - GIORNATA MISSIONARIA - Grande sensibilizzazione
della chiesa locale sul tema “Va’, riconciliati, proclama
il signore della pace”
ASIA/SRI LANKA - L’apertura al turismo sull’isola
di Sri Lanka (Ceylon) è un propulsore per la pace: l’opinione
e le speranze di mons. Oswald Gomis, Arcivescovo di colombo, capitale
dell’isola
ASIA/SRI LANKA - La pace cammina sulle gambe dei
bambini: un programma di riconciliazione per ragazzi singalesi e
tamil avviato dai gesuiti nel nord del paese
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ASIA/SRI LANKA - Difficoltà per le minoranze e tensioni
in un paese “singalese e buddista”: lotte etniche e
religiose nella storia antica e recente
Colombo (Fides) – Le recenti tensioni fra cristiani e buddisti
in Sri Lanka si aggiungono a quelle che da 50 anni attraversano
il paese e che hanno visto fronteggiarsi i due gruppi etnici principali,
singalesi e tamil. In entrambi i casi, la violenza può essere
spiegata con il diffondersi di una forma di nazionalismo “buddista
e singalese” presente nello Sri Lanka.
Il gruppo etnico più consistente è quello dei singalesi,
che costituiscono circa il 73,9% della popolazione. La minoranza
tamil tocca il 12,7%, concentrata nelle regioni settentrionali ed
orientali dell’isola; i “mori”, di origine araba
e malese, sono il 7,1%. La maggioranza della popolazione è
buddista (71%); il nazionalismo anti-colonialista è stato
animato principalmente dai buddisti, e oggi il buddismo è
religione di stato. La minoranza indù (15%) è costituita
principalmente dai tamil. Sono inoltre presenti musulmani (7%) e
cristiani (prevalentemente cattolici, circa il 7%).
L’arrivo del buddismo a Ceylon risale al III secolo avanti
Cristo. I tamil, provenienti dall’India, invadono il paese
nel II sec. a. C. Dopo una fase di predominio sull’intera
isola, sono respinti nella parte settentrionale. I commercianti
arabi, che tra X e XVI d. C. approdano a Ceylon, vi portano la religione
musulmana.
I primi occidentali ad arrivare nello Sri Lanka sono i portoghesi,
nel 1505. Al loro seguito approdano i primi missionari francescani
nel 1517. I colonizzatori olandesi, giunti nel 1656, soppiantano
i portoghesi e iniziano una violenta persecuzione dei cattolici.
Nel 1796 gli inglesi occupano l’isola. Nell’800 si registra
la seconda massiccia migrazione di tamil a Ceylon dallo stato dell’India
meridionale Tamil Nadu, impiegati dai colonizzatori nelle piantagioni
di the.
Il paese ottiene l’indipendenza nel 1948. Tre anni dopo nasce
Sri Lanka Freedom Party (SLFP), nazionalista e filo-buddista, che
nel 1956 va al potere.
Il 1956 segna una svolta politica nel paese: con la crescita degli
ultra-nazionalisti, i cristiani, in prevalenza occidentali, sono
visti con sospetto. Grande enfasi si dà a cultura, linguaggio
e costumi locali. Il governo nazionalista del leader Salomon Bandaranaike
scatena anche i primi conflitti etnici, che inducono nei tamil il
sentimento di non essere accettati come parte integrante della nazione.
La conseguente tensione con la minoranza tamil sfocia nei primi
violenti scontri di massa del 1958. Secondo molti osservatori questo
episodio scava un solco incolmabile tra singalesi e tamil.
Nel 1959 Bandaranaike è assassinato e sua moglie Sirimavo
subentra al potere l’anno dopo (prima donna Primo Ministro
al mondo), rimanendovi sino al 1965. Il suo governo nazionalista
adotta una politica economica protezionista. Tra il 1960 e il 1962
scuole e istituti religiosi sono nazionalizzati. I cattolici cedono
molte scuole al governo, le suore infermiere lasciano gli ospedali
pubblici. Si impongono restrizioni al soggiorno dei missionari nel
paese.
Nel 1972, sull’onda del nazionalismo, si modifica l’assetto
istituzionale dello stato. Il Senato viene abolito e resta operativa
solo la Camera bassa. Il nome Ceylon si cambia in “Repubblica
dello Sri Lanka” con il singalese come lingua ufficiale e
il buddismo religione si stato. Nel 1976 i tamil fondano il partito
moderato Tamil United Liberation Front.
Al culmine di numerosi atti di violenza, nel 1983 tra le due etnie
scoppia un conflitto aperto: la scintilla è l’uccisione
di 13 soldati dell’esercito governativo da parte di guerriglieri
tamil. In tutto il paese i tamil sono bersaglio delle ritorsioni
singalesi e fuggono in massa nel nord dell’isola. I gruppi
combattenti tamil si fondono nel Liberation Tamil Tigers Eelam (LTTE)
che rivendica uno stato indipendente. Il conflitto etnico ha effetti
pesanti sul turismo e l’economia dell’isola, imperniata
sull’esportazione di the e gomma.
Nel 1987, con l’accordo stretto tra Sri Lanka e India (che
sostiene la minoranza tamil) e con il consenso del LTTE, l’India
invia sull’isola una forza di pace di 45.000 uomini. Due anni
dopo l’accordo è abrogato e riprendono le azioni di
guerra tra esercito regolare e guerriglieri tamil.
(Agenzia Fides 14/12/2004 lines 59 words 662)
ASIA/SRI LANKA - Il Santuario mariano
di Madhu, segno di speranza anche in tempo di guerra
Colombo (Fides) – Il santuario mariano di Madhu è
da sempre un luogo di preghiera rispettato e frequentato dai fedeli
cattolici e di altre religioni. Nonostante ciò, la zona del
santuario è stata coinvolta da combattimenti, scoppiati in
passato fra i ribelli tamil e le forze di Colombo.
I Vescovi del paese hanno sempre rinnovato l’appello a lasciare
Madhu zona smilitarizzata, garantendo la sicurezza dei pellegrini
e dei numerosi profughi che negli anni si sono rifugiati nell’area,
per sfuggire alla guerra.
Dal 1990, infatti, i 160 ettari di terreno circostanti il santuario
hanno accolto migliaia di sfollati di guerra, divenendo vero e proprio
campo profughi con il tacito consenso delle parti in lotta. Ai combattenti
del LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam), che deteneva il controllo
della regione, è stato sempre proibito l’accesso a
Madhu.
La storia del santuario comincia oltre quattro secoli fa. Le origini
risalgono al 1544, quando il re di Jaffna, Sankili, fa massacrare
600 cristiani di Mannar (convertiti dai portoghesi, approdati a
Ceylon nel 1505), temendo l’espandersi dell’influenza
portoghese. Alcuni fedeli sfuggiti al massacro fondano nella giungla
un piccolo luogo di preghiera, ponendovi la statua che ora si trova
nel santuario. Nel 1583 alcuni cristiani, fuggiti nuovamente da
Mannar, iniziano a costruire chiese in zone vicine. Una di queste
sorge a Mantai, ed è la prima “casa” della statua
di Nostra Signora di Madhu.
Gli olandesi, sbarcati a Ceylon nel 1656, iniziano una violenta
persecuzione dei cattolici. Trenta famiglie cattoliche, cercando
rifugio di villaggio in villaggio e portando con sé la statua,
si stabiliscono nel 1670 nella località di Maruthamadhu,
luogo dove attualmente sorge il santuario. Altri cattolici sfuggiti
alle persecuzioni olandesi si radunano in quel luogo: fra loro c’era
una donna portoghese, Helene, a cui si deve la costruzione della
prima piccola chiesa dedicata a Nostra Signora di Madhu.
In tutta Ceylon si diffonde la fama della Vergine di Madhu, guaritrice
e protettrice contro il morso dei serpenti. Con l’arrivo sull’isola
di padre Joseph Vaz, nel 1687, il cattolicesimo rifiorì,
e Madhu nel 1706 è menzionata come centro missionario. L’attuale
costruzione fu iniziata dal mons. Bonjean, che nel 1872 pose la
prima pietra del santuario. Il legato pontificio incoronò
la statua nel 1924 a nome di papa Pio XI. La consacrazione della
chiesa risale al 1944.
(Agenzia Fides 14/2/2004 lines 36 words 400)
SRI LANKA/SCHEDA
Superficie 65.630 kmq; Popolazione 19.287.000; Densità ab/kmq
281.9; Pop. Urbana 22.5%; Crescita demografica 1,4%; Speranza di
vita 70 anni (uomini), 76 (donne); Alfabetizzazione 92%; Lingue
singalese, tamil, inglese; Etnie singalesi 73,9%, tamil 12,7%, mori
7,1%; PIL pro capite 3.530 $; Crescita annua PIL 4,3%; Debito estero
9.066 milioni di $ (479 $ pro capite)
Religioni buddisti 71%, induisti 15%, musulmani 7%, cristiani 7%.
Capitale Colombo (615.000 ab.); Governo Repubblica Presidenziale.
Chiesa Cattolica
Origine L’evangelizzazione ha inizio nel 1543, e prosegue
fino alla metà del XVII secolo. Durante il dominio olandese
(1656-1795) la chiesa cattolica è perseguitata. La gerarchia
è stabilita nel 1886. Il numeroso clero indigeno ha dato
un apporto determinante allo sviluppo della Chiesa locale.
Cattolici 1.354.000 Circoscrizioni ecclesiastiche 11; Vescovi 15,
Sacerdoti diocesani: 615 Sacerdoti religiosi 333; Religiosi non
sacerdoti 236; Religiose 2.333 Seminaristi maggiori 486 Catechisti
8.682
Sfide Lavorare per la riconciliazione fra etnie tamil e singalese;
approfondire il dialogo religioso col buddismo.
* * *
ASIA/SRI LANKA - “Il paese
è nell’incertezza politica. Pericoloso incrocio di
politica e religione”: parla un missionario all’Agenzia
Fides
Colombo (Agenzia Fides) - “Il paese non aveva bisogno di queste
elezioni. L’elettorato è quasi equamente diviso fra
i due maggiori partiti, fra sostenitori della presidente Kumaratunga
e quelli del Primo Ministro Wicremesinghe. Se il Parlamento rispecchierà
questa situazione, la crisi politica continuerà. Ma intanto
l’incertezza fa perdere terreno all’economia, nuoce
al processo di pace, non giova a risolvere i conflitti sociali e
religiosi che attualmente attraversano lo Sri lanka”. E’
il commento rilasciato a Fides da padre Oswald Firth, Provinciale
dei Missionari Oblati di Maria Immacolata in Sri Lanka, all’indomani
della notizia delle elezioni anticipate, indette per il 2 aprile.
Il missionario ha manifestato la sua preoccupazione per la fase
di incertezza politica in cui si trova lo Sri Lanka. La spaccatura
fra Presidente e Primo Ministro ha condotto il paese in una fase
di stallo: divergenze si registrano soprattutto sul come affrontare
processo di pace, che dovrebbe metter fine alla ventennale guerra
civile ceh fra esercito regolare e ribelli tamil nel nord dell’isola.
Dopo la tregua firmata due anni fa, le parti devono ancora trovare
un accordo sull’autonomia per le regioni del nord.
P. Firth nota che “in questo momento nel paese sarà
decisivo l’apporto del movimento buddista che tocca la coscienza
della larga fascia dell’elettorato, in uno stato a larga maggioranza
buddista. Una parte del movimento sostiene la Presidente nel rivendicare
identità singalese e buddista della nazione, ed è
restio a fare concessioni ai tamil; un’altra parte è
favorevole a un compromesso con i tamil, magari lasciando ampia
autonomia amministrativa, ma è più guardingo e non
viole rischiare di esporsi”. La Presidente Kumaratunga sta
cavalcando le richieste dell’ala più fortemente nazionalista,
ma il Premier non vuol’essere da meno: per questo ha incluso
fra i suoi impegni elettorali l’approvazione di una legge
sulle cosiddette “conversioni non etiche”, ottenute
con il denaro, “un provvedimento che andrebbe a coinvolgere
direttamente anche la comunità cristiana”, dice il
missionario. “E’ una legge che viola la libertà
di coscienza, sulla quale la Chiesa ha espresso subito disapprovazione”.
P. Firth parla anche delle recenti tensioni far cristiani e buddisti,
che nei mesi scorsi ha coinvolto, suo malgrado, anche la Chiesa
cattolica (alcune chiese sono state bruciate): “Alcune sette
evangeliche - afferma - stanno mettendo in pericolo le tradizionali
buone relazioni cristiano-buddiste”.
Sulle urgenze del paese, il missionario indica: “Completare
il processo di pace; rilanciare l’economia attraverso l’apertura
e capitali esterni; assicurare al paese un governo trasparente;
risolvere la spinosa questione della legge anti-conversioni”.
(Agenzia Fides 13/2/2004 lines 35 words 403)
ASIA/SRI LANKA - La Presidente
indice elezioni anticipate, le tigri tamil disapprovano: a rischio
il processo di pace – Ferve il dibattito nel paese
Colombo (Agenzia Fides) – La pace in Sri Lanka è a
rischio: la mossa improvvisa della presidente Chandrika Kumaratunga,
che la sera del 7 febbraio ha sciolto il Parlamento e ha indetto
nuove elezioni politiche, previste per il 2 aprile, ha generato
confusione e incertezza nel paese, suscitando la disapprovazione
del Liberation Tamil of Tigers Eelam (LTTE), formazione guerrigliera
dell’etnia tamil che per vent’anni ha combattuto una
guerra civile nel nord dell’isola, chiedendo autonomia.
Secondo fonti di Fides nella Chiesa locale, l’annuncio è
stato “un fulmine a ciel sereno”, dopo che il paese
aveva vissuto in maniera pacifica la festa dell’indipendenza
nazionale, il 4 febbraio scorso. Il clima politico e sociale –
racconta la fonte di Fides – è precipitato nell’incredulità
e nell’incertezza, una situazione molto pericolosa per l’avvenire
del paese. Lo Sri Lanka subisce le conseguenze politiche di una
difficile coabitazione fra il Presidente, che appartiene allo Sri
Lanka Freedom Party, e il Primo Ministro Ranil Wickremesinghe alla
guida di un altro partito, lo United National Front, con una stretta
maggioranza in Parlamento.
Il grande interrogativo che ora si pone riguarda il processo di
pace fra il governo e la minoranza tamil, che stava procedendo faticosamente
da un biennio. Il 22 febbraio prossimo, infatti, ricorre il secondo
anniversario della tregua che ha inaugurato una stagione pacifica,
di cui ha beneficiato l’interna popolazione del paese.
Secondo parte della stampa locale, favorevole alla Presidente, la
mossa di indire le elezioni è opportuna e tempestiva, e potrà
contribuire a salvare il paese dall’anarchia e da una spirale
senza uscita in cui la nazione stava cadendo (con riferimento allo
stallo politico, economico e dei negoziati di pace). Gli analisti
vicini al partito del premier giudicano invece il provvedimento
della Kumaratunga affrettato, dettato dalla paura di perdere ulteriori
consensi nel paese e oltremodo improduttivo per l’immagine
della nazione all’estero, per il turismo e dunque per l’economia.
Intanto le tigri tamil, pur definendo le nuove elezioni, “un
grave passo indietro per il processo di pace”, hanno annunciato
di voler rispettare il cessate-il-fuoco firmato nel febbraio 2002,
continuare nel processo di pace e trattare con qualunque forza politica
perverrà alla guida del paese. I tamil hanno anche sollecitato
un intervento della comunità internazionale per proteggere
quanti necessitano di urgenti aiuti umanitari.
A novembre 2003 la Kumaratunga aveva provocato una crisi istituzionale,
dimissionando tre ministri e sospendendo il Parlamento per due settimane.
La crisi è stata generata da una diversità di vedute
sull’andamento del processo di pace.
Il Parlamento monocamerale dello Sri Lanka è composto da
225 rappresentanti. Le liste dei candidati per le elezioni saranno
presentate dal 17 al 24 marzo. Il voto è previsto per il
2 aprile, mentre l’insediamento del nuovo Parlamento avverrà
il 22 aprile.
Lo scioglimento del Parlamento (che rientra nei poteri della presidenza)
e le elezioni anticipate si verificano nello Sri Lanka per la terza
volta in quattro anni.
(Agenzia Fides 9/2/2004 lines 46 words 474)
ASIA/SRI LANKA - La comunità
cristiana promuove pace e non violenza: il 1° febbraio giornata
di preghiera e digiuno per l’armonia interreligiosa
Colombo (Agenzia Fides) – Pregheranno in tutte le chiese con
l’Adorazione Eucaristica e digiuneranno per chiedere a Dio
il dono dell’armonia fra comunità religiose. I cattolici
dello Sri Lanka, pur preoccupati per l’ondata di violenza
che ha li ha colpiti negli ultimi tempi, non hanno perso le speranze
di poter restaurare un clima di rispetto, dialogo, pace e serenità
nei rapporti con la comunità buddista. Per questo Mons. Oswald
Gomis, Arcivescovo di Colombo e presidente della Conferenza Episcopale,
ha indetto una Giornata di preghiera e digiuno che si celebrerà
domenica 1° febbraio nell’Arcidiocesi i Colombo.
Un fonte di Fides nella chiesa srilankese spiega: “Non bisogna
colpevolizzare l’intero mondo buddista per gli attacchi subiti
dalle chiese cattoliche negli ultimi tempi. I diretti responsabili
delle violenze restano ancora non identificati: chiediamo alle forze
dell’ordine di svolgere indagini approfondite e tempestive.
Se vi sono guru buddisti che stanno istigando alla violenza, si
tratta di episodi e gruppi ristretti, che devono essere isolati
e fermati. Se le violenze vanno avanti rischiamo di mettere in subbuglio
l’armonia religiosa nel paese, durata fino ad oggi.
La violenza, afferma la fonte di Fides, non è nel Dna buddista:
“Il buddismo è una filosofia imperniata sulla non violenza,
quindi questi atti non si conciliano con la sua natura, tradizione
e dottrina. Gli stessi leader buddisti stanno respingendo le accuse,
denunciando il tentativo di rovinare l’immagine della loro
comunità. Per questo, si fa strada anche l’ipotesi
che la violenza sia pilotata per ragioni politiche, per cavalcare
un sentimento nazionalista buddista che potrebbe essere funzionale
a determinati disegni politici”.
La fonte conclude: “Speriamo che i leader religiosi sappiano
dare segnali di pace, invitando al dialogo e alla tolleranza le
loro comunità. I cristiani sono preoccupati soprattutto per
il clima di incertezza, perchè non si sa come potrà
evolversi la situazione”.
La sera fra i 25 e il 26 gennaio, nel villaggio di Mathegoda, a
Est della capitale Colombo, un gruppo di 20 estremisti ha devastato
e dato alle fiamme la terza chiesa cattolica in pochi giorni. In
Sri Lanka circa il 70% della popolazione professa il buddismo.
(Agenzia Fides 29/1/2004 lines 37 words 377)
ASIA/SRI LANKA - Brucia la terza
chiesa cattolica in pochi giorni: escalation del fanatismo buddista
Colombo (Agenzia Fides) – Terza chiesa cattolica bruciata
in pochi giorni: è allarme nella comunità cattolica
dello Sri Lanka. Lo ha confermato all’Agenzia Fides p. Damien
Fernando, Direttore della Caritas dello Sri Lanka. La chiesa data
alle fiamme dai fanatici buddisti si trova nel villaggio di Mathegoda,
a Est della capitale Colombo. L’aggressione, condotta da una
ventina di uomini, è avvenuto lunedì 26 gennaio. Prima
il gruppo ha saccheggiato l’edificio, rompendo statue, vetrate
e oggetti; poi, cosparso il suolo di benzina, gli integralisti hanno
appiccato il fuoco che l’ha distrutta, lasciando un cumulo
di macerie. L’attacco non ha provocato nessun ferito, ma gli
aggressori sono fuggiti e restano ancora non identificati.
L’ondata di violenza contro la comunità cristiana aveva
già prodotto nei giorni scorsi l’incendio di due chiese
cattoliche: il 18 gennaio la chiesa di Sant’Antonio nel villaggio
di Pannipitiya, il 15 gennaio la chiesa di San Michele a Homagama,
in due distretti a poca distanza dalla capitale Colombo. Nel periodo
natalizio (fra il 24 e il 29 dicembre) l’organizzazione Christian
Solidarity Worldwide ha documentato oltre 20 incidenti di attacchi
contro i cristiani di diverse confessioni, con un bilancio di 15
feriti. Fra gli episodi spicca l’attacco alla chiesa cattolica
di Nostra Signora di Lourdes, il 28 dicembre.
P. Fernando dice all’Agenzia Fides: “Chiediamo maggiore
attenzione della stampa internazionale: quello che sta accadendo
in Sri Lanka ci lascia attoniti. Anche il nostro settore del sevizio
sociale è preso di mira. Ci accusano di ‘conversioni
fraudolente’ (ottenute con denaro o in cambio di favori e
benefici) e di svolgere il servizio sociale con un secondo fine.
Ma tutte le persone che assistiamo, soprattutto i non cattolici,
sanno che non è vero e ci apprezzano”.
Il direttore della Caritas racconta a Fides che, per isolare i gruppi
fondamentalisti, i cattolici stanno cercando di “rafforzare
le buone relazioni con i buddisti nei diversi villaggi, spiegando
la verità dei fatti”.
A generare ostilità e proteste è stata la morte improvvisa
di uno dei più alti rappresentanti buddisti della nazione,
il Venerabile Gangodawila Soma Thero, fautore di un forte nazionalismo
buddista, morto a metà dicembre durante una visita in Russia.
Sebbene l’autopsia abbia confermato la morte per cause naturali
(un infarto), alcuni mass-media nel paese hanno speculato su una
possibile cospirazione dei cristiani. Il Venerabile ha fondato una
lobby buddista, la Sasana Sevaka Sangamaya, che definisce le organizzazioni
caritative cattoliche “strumento di un potere diabolico per
convertire al cristianesimo i buddisti singalesi”.
Dopo i recenti attacchi, l’Arcivescovo di Colombo, Mons. Oswald
Gomis, Presidente della Conferenza Episcopale ha detto in un’intervista
all’Agenzia Fides: “Le radici della violenza stanno
nell’atteggiamento di alcune sette protestanti che hanno lanciato
una campagna di conversioni, malvista dai buddisti. I non cristiani,
poi, tendono a confondere protestanti e cattolici, così anche
le chiese e i fedeli cattolici sono stati attaccati. Siamo impauriti
per questa improvvisa esplosione di violenza”.
L’Arcivescovo ha notato che “il fondamentalismo sta
crescendo fra i buddisti e fra i cristiani, e non è facile
frenarlo. Il proselitismo aggressivo non si coniuga con il dialogo:
bisogna tornare a incamminarsi sulla via del dialogo. Con i leader
buddisti ho sempre avuto un ottimo rapporto, oggi inquinato da questi
incidenti. Ma questi episodi sono colpa di estremisti, buddisti
e cristiani. Non dobbiamo lasciare che questi rovinino i nostri
rapporti”. I Vescovi srilankesi hanno condannato in un comunicato
ufficiale il proselitismo, ma hanno difeso la scelta personale della
coscienza di ogni singolo uomo a poter cambiare religione. (Agenzia
Fides 28/1/2004 lines 29 words 273)
ASIA/SRI LANKA - Perchè
il fondamentalismo si insinua fra i buddisti in Sri Lanka?–
Intervista dell’Agenzia Fides al presidente dei Vescovi –
Il 1° febbraio giornata nazionale di preghiera per l’armonia
interreligiosa
Colombo (Agenzia Fides) – I recenti episodi di violenza fondamentalista
di matrice buddista sono generati dal proselitismo aggressivo condotto
da alcune sette cristiane protestanti, che turbano un secolare equilibrio
interreligioso. Lo spiega in un colloquio con l’Agenzia Fides
S.Ecc. Mons. Osvald Gomis, Arcivescovo di Colombo e Presidente della
Conferenza Episcopale dello Sri Lanka. “Oggi – afferma
– la situazione è sotto controllo, ma sono molto preoccupato
per la tensione delle settimane scorse. In qualità di leader
cristiani e buddisti stiamo facendo del nostro meglio per creare
armonia”.
Un’ondata di violenza interreligiosa ha prodotto l’incendio
di due chiese cattoliche, il 15 e il 18 gennaio in due distretti
a poca distanza dalla capitale Colombo. Nel periodo natalizio sono
avvenuti oltre 20 attacchi contro i cristiani di diverse confessioni,
e manifestazioni di massa di monaci buddisti contro le “conversioni
fraudolente”.
“Le radici della violenza – spiega mons. Gomis all’Agenzia
Fides – stanno nell’atteggiamento di alcune sette protestanti
che hanno lanciato una campagna di conversioni, malvista dai buddisti.
I non cristiani, poi, tendono a confondere protestanti e cattolici,
così anche le chiese e i fedeli cattolici sono stati attaccati.
Ma le lamentele della comunità buddista sul “proselitismo”
sono a mio parere giuste. Abbiamo provato a parlare con i leader
protestanti ma molti si loro non ascoltano i nostri suggerimenti.
Oggi i nostri fedeli cattolici sono impauriti per questa improvvisa
esplosione di violenza”.
L’Arcivescovo nota che “il fondamentalismo sta crescendo
fra i buddisti e fra i cristiani, e non è facile frenarlo.
Il proselitismo aggressivo non si coniuga con il dialogo: bisogna
tornare a incamminarsi sulla via del dialogo. Con i leader buddisti
ho sempre avuto un ottimo rapporto, oggi inquinato da questi incidenti.
Ma questi episodi sono colpa di estremisti, buddisti e cristiani.
Non dobbiamo lasciare che questi rovinino i nostri rapporti. Molti
Vescovi e Venerabili buddisti stanno cercando di costruire ponti,
parlando alla gente, incontrandosi, diffondendo amicizia e tolleranza.
Proprio per questo domenica 1° febbraio vivremo una Giornata
nazionale di preghiera per l’armonia interreligiosa”.
Una delle preoccupazioni principali dell’Arcivescovo è
la legge anti-conversione, presentata in Parlamento, che settori
estremisti vorrebbero far approvare nel paese: Una legge che proibisce
le conversioni sarebbe un passo indietro, un regresso e aumenterebbe
la polarizzazione. Siamo del tutto contrari alla sua approvazione.
Chiediamo invece l’istituzione di una commissione congiunta,
con rappresentanti del governo e delle diverse religioni, che affronti
e risolva la questione”.
Mons. Gomis conclude a Fides: “In questa faccenda c’è
anche un aspetto politico: alcuni politici stanno cercando di soffiare
sul fuoco per perseguire interessi personali. Chiediamo alla Chiea
universale di aiutarci in questa difficile situazione e sostenerci
con la preghiera”.
(Agenzia Fides 27/1/2004 lines 48 words 478)
ASIA/SRI LANKA - La mala pianta
del fondamentalismo attecchisce anche fra i buddisti dello Sri lanka
– Chiese bruciate, proteste, accuse di “conversioni
fraudolente”: la risposta dei Vescovi
Colombo (Agenzia Fides) – Circolano tensione e paura fra i
cattolici dello Sri Lanka dopo le recenti aggressioni subite da
gruppi buddisti. Un’ondata di violenza contro la comunità
cristiana ha prodotto nei giorni scorsi l’incendio di due
chiese cattoliche: il 18 gennaio la chiesa di Sant’Antonio
nel villaggio di Pannipitiya, il 15 gennaio la chiesa di San Michele
a Homagama, in due distretti a poca distanza dalla capitale Colombo.
Ma nel periodo natalizio (fra il 24 e il 29 dicembre) l’organizzazione
Christian Solidarity Worldwide ha documentato oltre 20 incidenti
di attacchi contro i cristiani di diverse confessioni, con un bilancio
di 15 feriti. Fra gli episodi spicca l’attacco alla chiesa
cattolica di Nostra Signora di Lourdes, il 28 dicembre. Negli stessi
giorni la capitale Colombo è stata attraversata da manifestazioni
di massa di monaci buddisti e laici singalesi che protestavano per
quelle che definiscono “conversioni fraudolente” operate
dai cristiani, chiedendo ai politici l’approvazione di una
specifica legge che proibisca le conversioni religiose. Ad essere
finite nel mirino sono specialmente le organizzazioni caritative
cristiane come World Vision, accusate di fare proselitismo sotto
forma di servizio sociale.
La tensione fra cristiani e buddisti è una novità
per la piccola isola del subcontinente indiano, infiammata per vent’anni
da una guerra civile fra singalesi (la maggioranza, di religione
buddista) e la minoranza tamil (induisti). Il conflitto si è
fermato nel 2002, ed ora le trattative fra il governo e i ribelli
tamil sono in fase di stallo dall’aprile 2003. Il paese è
sempre stato pervaso da un forte movimento nazionalista di matrice
buddista che ha generato nella minoranza tamil la percezione di
essere discriminata dalla vita politica, sociale, civile e culturale
del paese. Una situazione che fu il preludio della guerra civile,
scoppiata agli inizi degli anni ’80.
Ora sono i cristiani ad essere colpiti. A generare ostilità
e proteste è stata la morte improvvisa di uno dei più
alti rappresentanti buddisti della nazione, il Venerabile Gangodawila
Soma Thero, fautore di un forte nazionalismo buddista, morto a metà
dicembre durante una visita in Russia. Sebbene l’autopsia
abbia confermato la morte per cause naturali (un infarto), alcuni
mass-media nel paese hanno speculato sulla “misteriosa morte
del monaco”, indicando una possibile cospirazione dei cristiani.
Il Venerabile ha fondato una lobby buddista, la Sasana Sevaka Sangamaya,
che definisce le organizzazioni caritative cattoliche “strumento
di un potere diabolico per convertire al cristianesimo i buddisti
singalesi”.
Dopo i recenti attacchi, è intervenuto l’Arcivescovo
di Colombo, Mons. Oswald Gomis, Presidente della Conferenza Episcopale:
“Questa violenza – ha detto – dev’esser
condannata da tutte le persone di buon senso. La Chiesa cattolica
non opera in alcun modo conversioni fraudolente”, affermando
che, “anche se ci fossero casi del genere, dovrebbero esser
affrontati in altri modi, non attraverso la violenza, che porta
solo a un’escalation di altra violenza”. Il Vescovo
ha chiesto alle autorità civili di fare passi concreti per
prevenire altri incidenti.
I Vescovi srilankesi, da parte loro, hanno condannato in un comunicato
ufficiale il proselitismo, ma hanno difeso la scelta personale della
coscienza di ogni singolo uomo a poter cambiare religione, ricordando
che anche religioni come il Buddismo, l’Islam, l’Induismo
stanno crescendo nei paesi occidentali, tradizionalmente cristiani.
I Vescovi hanno espresso grave preoccupazione e ferma condanna verso
la legge anti-conversioni che le lobby buddiste vorrebbero far approvare
dal Parlamento del paese: “Questa legge, se venisse approvata,
non farebbe altro che polarizzare in senso confessionale la società,
non risolverebbe il problema, ma aumenterebbe l’odio fra comunità
di religione diversa”.
Con il montare della protesta e della violenza, anche la Presidente
dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, singalese di religione buddista,
ha messo in guardia i buddisti e i singalesi a non incitare al conflitto
o usare violenza contro i cristiani e i loro luoghi di culto, pena
dure sanzioni. In un appello lanciato pubblicamente, la Presidente
ha invitato tutta la popolazione e gli operatori dei mass media
a promuovere l’armonia etnica e religiosa nel paese.
La Costituzione dello Sri Lanka riconosce al buddismo una posizione
preminente (i buddisti sono oltre il 65%), ma garantisce ai fedeli
di altre confessioni il diritto di praticare la propria fede liberamente.
Il 15% dei 20 milioni di cittadini srilankesi sono tamil di religione
indù, i cristiani sono il 9%, stessa percentuale dei musulmani.
(Agenzia Fides 21/1/2004 lines 52 words 619)
ASIA/SRI LANKA - Guarire i
traumi del conflitto: i missionari lavorano per riportare armonia
nella società – Continua l’impegno della Chiesa
per garantire il processo di pace
Colombo (Agenzia Fides) – Guarire i traumi psicologici della
guerra è il tema del seminario per formatori organizzato
dai Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) in Sri Lanka dal
14 al 21 dicembre. Per l’occasione circa 20 fra religiosi
e laici si confrontano e studiano problemi e soluzioni per gestire
e far superare a ragazzi, giovani e famiglie di profughi i traumi
subiti negli anni di guerra civile e diffondere una cultura di riconciliazione
a tutti i livelli della società. Lo ha comunicato all’Agenzia
Fides p. Oswald Firth, missionario degli OMI organizzatore dell’incontro.
L’opera dei missionari continua in questa fase di incertezza
in cui si dibatte il paese, che non ha ancora superato del tutto
la recente crisi istituzionale che ha visto contrapporsi il Primo
Ministro Ranil Wikremesinghe alla Presidente Chandrika Kumaratunga.
La Chiesa dello Sri Lanka continua a sostenere con forza l’urgenza
della pace. Secondo una fonte di Fides nella Chiesa locale “dalla
crisi può scaturire un aspetto positivo, in quanto il processo
di pace ora coinvolgerà direttamente l’Ufficio del
Presidente, finora rimasto ai margini dei colloqui”. Va notato,
inoltre, che la crisi non ha messo in discussione i fondamenti del
processo di pace: Presidente e Primo Ministro continuano a essere
favorevoli al cessate il fuoco e ai negoziati. Quella che verrà
sottoposta alla controparte Tamil attraverso la mediazione norvegese,
sarà dunque una proposta di pace più forte , espressione
congiunta dei vertici istituzionali del paese.
Altro elemento a favore, nel quadro del futuro negoziato, è
l’aperto sostegno alla pace espresso dalla comunità
internazionale e dai soggetti impegnati nella ricostruzione (soprattutto
Giappone, Unione Europea, Stati Uniti e Banca Mondiale) che, fra
l’altro, hanno già stanziato circa 4,2 milioni di dollari
di aiuti per i prossimi 5 anni.
Uno dei nodi da sciogliere è, invece, l’inclusione
del Liberation Tiger of Tamil Eelam nella lista delle formazioni
terroriste stilata dagli Stati Uniti: un fatto che rafforza la posizione
del governo srilankese nel negoziato, mentre la cancellazione del
gruppo dalla lista nera dipenderà dall’esito del negoziato
stesso.
Non v’è dubbio invece – sottolinea la fonte di
Fides – che nel conflitto srilankese i leader religiosi giocano
un ruolo cruciale: buddismo e cristianesimo possono essere autentici
ponti di comprensione e dialogo fra comunità di religione
diversa. Il loro ruolo, rivolto soprattutto all’aspetto sociale,
è apprezzato anche dai leader civili e dai mediatori.
(Agenzia Fides 15/12/2003 lines 39 words 417)
ASIA/SRI LANKA - “La
crisi in Sri Lanka è una questione di ricerca del consenso
politico e rischia di assumere valenze religiose”: parlano
all’Agenzia Fides autorevoli analisti della chiesa locale
Colombo (Agenzia Fides) – Nell’attuale crisi dello Sri
Lanka c’è il rischio di un pericoloso incrocio fra
politica e religione: lo affermano all’Agenzia Fides autorevoli
analisti cattolici locali, profondi conoscitori della situazione,
che preferiscono mantenere l’anonimato. Le fonti di Fides
sottolineano come il processo di pace sia influenzato dalla ricerca
di consenso politico dei due personaggi che di fronteggiano, la
presidente Chandrika Kumaratunga e il Primo Ministro Ranil Wickremesinghe.
Una fonte dell’Agenzia Fides a Colombo spiega: “Numerose
comunità buddiste, monasteri ed esponenti di rilievo, guardano
con diffidenza il processo si pace, non vogliono fare concessioni
ai tamil (di religione indù), intendono preservare un’identità
singalese e buddista del paese e rischiano di essere dunque un grande
ostacolo alla pace. La Presidente Kumaratunga intende cavalcare
questa posizione buddista per trarne un vantaggio politico personale
e riguadagnare la maggioranza in Paramento. Il rischio è
quello di influenzare il conflitto con valenze religiose”.
Mentre giunge notizia della revoca dello stato di emergenza, la
fonte di Fides conferma il clima di incertezza che si respira nel
paese, anche fra la gente comune: “Da un lato il processo
di pace ha un certa popolarità in quanto la gente, dopo oltre
un anno di tregua, ha riassaporato serenità e ha ripreso
la vita sociale ed economica; d’altra parte le ferite lasciate
da 17 anni di conflitto sono profonde e la riconciliazione fra i
gruppi etnici di singalesi e tamil è difficile. Intanto i
tamil stanno a guardare cosa accade: la loro proposta è chiara,
e va in direzione di un’autonomia in un quadro federale”.
La Chiesa cattolica, aggiunge l’autorevole analista contattato
da Fides, ha sempre agito da ponte fra Nord e Sud e continua a farlo
tutt’oggi: “Grazie al fatto di avere cattolici fra gli
uni e gli altri, la Chiesa è riuscita in tanti anni di guerra
civile a mantenere un equilibrio, e a spingere fortemente per la
riconciliazione e la pace fra singalesi e tamil”.
Questa analisi è condivisa da un missionario da anni impegnato
per la giustizia e la pace, che afferma in un colloquio con Fides:
“L’agenda politica dei protagonisti potrebbe ostacolare
fortemente il processo di pace cominciato un anno fa. La presidente
vuole recuperare consenso politico e dunque gioca la carta di ergersi
a strenuo bastione dell’identità singalese e buddista
del paese, affermando di non voler fare troppe concessioni ai tamil.
Non tutti, invece, riescono a vedere il processo di pace come volano
per una ripresa economica e sociale del paese, nonchè come
una recupero di immagine sulla scena internazionale. Molti sono
ancora chiusi nella logica delle barricate fra due diversi gruppi
etnici-religiosi. E in questo quadro ha un molto peso la lobby militare,
che non è certo favorevole alla pace”.
La Costituzione dello Sri Lanka riconosce al buddismo una posizione
preminente, ma garantisce il diritto dei membri di altre confessioni
di praticare la propria religione liberamente. Il 18 % dei 20 milioni
di cittadini srilnakesi sono tamil di religione indù, i cristiani
sono il 9%, stessa percentuale dei musulmani.
(Agenzia Fides 7/11/2003 Lines: 44 Words: 494)
ASIA/SRI LANKA - I missionari
chiedono una campagna globale di preghiera per la pace in Sri Lanka
Colombo (Agenzia Fides) – Una richiesta di preghiera per
la pace in Sri Lanka è stata diffusa dai Missionari Oblati
di Maria Immacolata (OMI) di Colombo e Jaffna. I missionari, come
hanno comunicato all’Agenzia Fides, sono preoccupati ed allarmati
per la crisi istituzionale che sta lacerando il paese, chiedono
il sostegno internazionale al processo di pace e la preghiera di
tutti i fedeli nel mondo.
Gli OMI sono la congregazione missionaria più grande nel
paese, con oltre 300 membri divisi in due province: Colombo, nel
Sud dell’isola, e Jaffna, nel Nord, in una zona controllata
dai ribelli. Per i 17 anni di guerra civile le comunicazioni fra
le due province erano molto difficili, a volte impossibili. Ora,
dopo il cessate il fuoco firmato nel febbraio scorso, i contatti
si sono intensificati e i missionari possono svolgere un lavoro
per la pace maggiormente coordinato, agendo a livello culturale
e impegnandosi per le vittime della guerra.
Le due province, guidate da padre Oswald Firth e p. Paul Jeevendra,
sono unite in una campagna di sostegno al processo di pace e sensibilizzazione
della popolazione. D’altro canto hanno iniziato attività
per curare i traumi psicologici lasciati dal lungo conflitto civile,
soprattutto nei giovani e nei bambini dell’area di Jaffna.
(Agenzia Fides 5/11/2003 lines 22 words 228)
ASIA/SRI LANKA - “Nella
critica situazione dello Sri Lanka la chiesa tenta una mediazione
perchè la tensione non diventi violenza” dice all’Agenzia
Fides il Presidente della Conferenza Episcopale
Colombo (Agenzia Fides) – La Chiesa cattolica dello Sri Lanka
prova ad agire da ponte fra le parti politiche che si fronteggiano,
mediando con impegno e con realismo. Lo ha detto all’Agenzia
Fides mons. Oswald Gomis, Arcivescovo della capitale Colombo e Presidente
della Conferenza Episcopale dello Sri Lanka. “Cerchiamo di
costruire un ponte fra i due gruppi politici che stanno confrontandosi.
Partecipiamo agli incontri, speriamo di riuscire a dare un contributo
per una mediazione”, ha spiegato mons. Gomis, commentando
la difficile situazione che sta vivendo il paese, attraversato da
un conflitto istituzionale fra la presidente Chandrika Kumaratunga
e il Primo Ministro Ranil Wikramasinghe. “In questo momento
critico la gente è preoccupata, ma non ci sono esplosioni
di violenza. Le comunità cristiane, inoltre, pregano perchè
il paese abbia un futuro di pace”, ha sottolineato l’Arcivescovo.
“Non posso dire di essere ottimista”, ha aggiunto “ma
faremo il possibile per riportare un clima di serenità”.
Mentre il Primo Ministro è in visita negli Stati Uniti, la
Presidente, utilizzando i poteri conferitigli dalla Costituzione,
ha dimissionato i Ministri della Difesa, degli Interni e delle Comunicazioni,
avocando a sè le cariche. Ha poi sospeso il Parlamento per
due settimane e dichiarato lo stato di emergenza, spiegando il suo
gesto con la necessità di dare sicurezza e la stabilità
al paese e non fare errate concessioni ai guerriglieri tamil. Lo
Sri Lanka è stato devastato dal 1985 da un guerra civile
fra esercito regolare e il fronte del Liberation Tiger of Tamil
Eelam (LTTE), interrotta da un cessate il fuoco firmato nel febbraio
2002, a cui hanno fatto seguito diverse sessioni di negoziati di
pace.
Le trattative erano da alcuni mesi in una fase di stallo, ma alcuni
giorni fa i guerriglieri tamil hanno presentato un piano globale
per la soluzione del conflitto che prevede l’istituzione di
una autorità governativa ad interim nelle zone del Nord dell’isola
controllate dai ribelli. Secondo il piano, l’autorità
avrebbe poteri di imporre tasse, mantenere l’ordine, controllare
il commercio con l’esterno, in un quadro di sistema federale.
I tamil hanno chiesto alla Norvegia, che sta mediando nel conflitto,
di organizzare incontri per discutere il piano, che era stato accolto
da esponenti governativi e diplomatici come una nuova speranza di
pace per lo Sri Lanka.
Alcuni ministri del governo di Wikramasinghe hanno incontrato i
leader tamil mostrandosi possibilisti, ma questo gesto è
stato interpretato dalla Presidente Kumaratunga come un cedimento
troppo grande alla guerriglia e come una volontà del partito
del Premier di modificare l’assetto costituzionale dello stato.
Il Primo Ministro, al canto suo, ha accusato la Presidente di portare
caos e anarchia nello stato.
Il paese subisce le conseguenze politiche di una difficile coabitazione
fra un Presidente che appartiene allo Sri Lanka Freedom Party e
un Primo Ministro alla guida di un altro partito, lo United National
Front, che ha una stretta maggioranza in Parlamento. In questo clima
di incertezza politica, gli osservatori vedono il pericolo di scioglimento
del Parlamento (che sta nei poteri della presidenza) ed elezioni
anticipate, il che accadrebbe per la terza volta in quattro anni.
(Agenzia Fides 5/11/2003 lines 48 words 534)
ASIA/SRI LANKA - I colloqui
di pace, congelati da aprile, riprenderanno nel 2004: in discussione
la proposta delle “tigri tamil”
Colombo (Agenzia Fides) – I colloqui di pace tra il Governo
dello Sri Lanka ed i ribelli Tamil (LTTE, Liberation Tigers of Tamil
Eelam), congelati dall’aprile scorso, riprenderanno all’inizio
dell’anno prossimo secondo quanto ha affermato un portavoce
del Consiglio dei ministri. Le Tigri Tamil infatti consegneranno
il 31 ottobre una loro proposta, che costituirà la base dei
nuovi colloqui. Le due parti inizieranno le discussioni preliminari
in novembre, al fine di preparare il terreno alla discussione sui
temi centrali nel nuovo anno. La proposta dell’LTTE prevede
un’amministrazione provvisoria “ad interim” nel
nord e nell’est, per la maggior parte già sotto il
controllo dei ribelli, e molto probabilmente includerà anche
la richiesta di controllare il settore politico e finanziario. Il
Governo ha già proposto un piano che prevede larghi poteri
ai Tamil per quanto riguarda la ricostruzione e il reinsediamento
degli sfollati, ma non il controllo della politica e della sicurezza.
Il portavoce del Consiglio dei Ministri ha comunque sottolineato
l’importanza che per la prima volta i ribelli LTTE abbiano
fatto una proposta sull’amministrazione provvisoria e abbiano
espresso chiaramente le loro richieste. Nei colloqui preliminari
dovrà essere anche esaminata la richiesta dei leader politici
musulmani, che chiedono una delegazione separata ai colloqui. I
musulmani, che rappresentano l’8% della popolazione e per
la maggior parte parlano il tamil pur considerandosi un gruppo etnico
separato, accusano i ribelli di estorsione e rapimenti nonostante
la tregua. Il conflitto nello Sri Lanka, che dura dal 1983, ha provocato
circa 64.000 morti. (Agenzia Fides 24/10/2003 – Righe 18;
Parole 244)
ASIA/SRI LANKA - GIORNATA MISSIONARIA
- Grande sensibilizzazione della chiesa locale sul tema “Va’,
riconciliati, proclama il signore della pace”
Colombo (Agenzia Fides) – Sarà dedicata ai temi della
pace e della riconciliazione in Sri Lanka la Giornata Missionaria
Mondiale, che cade il 19 ottobre. La Chiesa locale ha elaborato
manifesti e volantini centrati sul tema: “va’, riconciliati,
proclama Il Signore della pace”, in cui si esortano tutti
i fedeli a dare un contributo attivo per il processo si pace e di
riconciliazione nel paese, uscito da una guerra civile fra singalesi
e tamil, durata 25 anni, con un scia di oltre 60mila morti.
La mobilitazione coinvolgerà anche i mass media: un supplemento
speciale è stato preparato dalle Pontificie Opere Missionarie
(POM) dello Sri Lanka, e sarà pubblicato sui giornali cattolici,
in lingua singalese, mentre le 338 parrocchie della nazione hanno
ricevuto il poster della Giornata e faranno una colletta speciale
per le missioni. Un altro mezzo per raccogliere fondi è quello
di piccoli mercatini organizzati presso le parrocchie, in cui i
fedeli venderanno pezzi di artigianato, a scopo di beneficenza.
“E’ importante – ha sottolineato parlando all’Agenzia
Fides p. Tony Martin, Direttore delle POM in Sri Lanka – ricordare
in questo evento il contributo del Santo Padre allo slancio missionario
della Chiesa nel Terzo Millennio. La sua eredità è
un’era di pace e di rinnovamento che la Chiesa dello Sri Lanka
vuole fare propria. Ciascuno di noi ha una grande responsabilità
nel costruire la pace nella nazione e nel mondo”.
(Agenzia Fides 17/10/2003 lines 24 words 247)
ASIA/SRI LANKA - L’apertura
al turismo sull’isola di Sri Lanka (Ceylon) è un propulsore
per la pace: l’opinione e le speranze di mons. Oswald Gomis,
Arcivescovo di colombo, capitale dell’isola
Colombo (Agenzia Fides) – Con la ripresa del turismo sull’isola
di Sri Lanka, (fino a pochi anni fa Ceylon), sconvolta da vent’anni
di guerra civile, crescono anche le speranze di pace. Se l’economia
registra una ripresa, se il benessere si diffonde fra la gente,
se disoccupazione e povertà diminuiscono, allora la pacificazione
e la definitiva riconciliazione del martoriato popolo srilankese
sarà più vicina. E’ l’opinione espressa
in un colloquio con l’Agenzia Fides da Mons. Oswald Gomis,
Arcivescovo di Colombo. “Ci sono buone speranze per il processo
di pace”, afferma l’Arcivescovo, manifestando il suo
ottimismo. “Sono fiducioso. Presto riprenderanno i colloqui
fra le parti: il nodo a sciogliere è il regime di autonomia
che il governo deve concedere alle regioni del Nordest, nel quadro
di un sistema federale”.
L’Arcivescovo nota che “la vita della gente è
tornata alla normalità: nel paese c’è un clima
di moderato ottimismo, l’economia è in ripresa e le
attività artigiamali, turistiche, agricole fervono. Anche
nel Nord la vita è tranquilla. Speriamo che queste condizioni
siano il presupposto per una pace duratura e definitiva per il paese”.
La fonte maggiore di sostentamento per la nazione è il turismo.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal governo, nell’ultimo anno
il settore turistico è cresciuto del 22% e nel 2003 ha registrato
oltre 500mila visitatori, un notevole incremento che ha ridato ossigeno
a tutta l’economia. Il governo ha annunciato che, se la tregua
regge e continua il trend positivo, vi saranno nuovi investimenti
in strutture alberghiere e nella formazione del personale.
L’isola di Sri Lanka, oltre ad essere nota per le piantagioni
di tè di grande pregio che arriva in tutti i mercati occidentali,
è meta turistica di assoluto valore per le bellezze naturali
e le testimonianze culturali del Buddismo Theravada. L’economia
è stata fortemente danneggiata dalla guerra civile fra le
due etnie (singalesi al potere e minoranza tamil) esplosa in tutta
la sua violenza nel 1983 Il conflitto, che ha fatto 65mila vittime,
è andato avanti fino al cessate il fuoco del febbraio 2002,
che ha inaugurato una stagione di riavvicinamento fra il governo
e il movimento dei tamil, sostenitore dell’autonomia per il
Nordest dell’isola. Il cessate il fuoco ha dato il via a negoziati
di pace svoltisi con la mediazione della Norvegia e si sono arenati
alla richiesta di una “amministrazione ad interim” nelle
regioni del Nord.
Secondo i Vescovi, che hanno incontrato i leader del movimento ribelle,
anche i tamil oggi vogliono vivere pacificamente nella loro terra,
ne hanno abbastanza della guerra e desiderano uscire dal tunnel
della violenza, in cui sono rimasti per 20 anni.
I Vescovi invitano i cattolici e tutte le persone di buona volontà
“a pregare incessantemente per la ripresa di negoziati e per
il loro successo, perchè nel paese regni l’armonia
fra tutte le comunità”.
(Agenzia Fides 29/9/2003 lines 37 words 440)
ASIA/SRI LANKA - La pace cammina
sulle gambe dei bambini: un programma di riconciliazione per ragazzi
singalesi e tamil avviato dai gesuiti nel nord del paese
Batticaloa (Agenzia Fides) – La pace si costruisce a partire
da piccoli gesti: lo pensano i padri gesuiti di Batticaloa, località
nel Nord dello Stri Lanka, in una zona a maggioranza tamil, per
molti anni al centro di violenza e scontri fra esercito regolare
e guerriglieri tamil. “A Batticaloa sta avvenendo il miracolo
della riconciliazione”, spiega all’Agenzia Fides il
gesuita padre Paul Satkunanayagam che, in collaborazione con l’Università
del Canada, ha avviato un programma sociale che prevede la reciproca
conoscenza e l’instaurazione di legami di amicizia fra bambini
singalesi e tamil che hanno vissuto in aree di guerra.
Il programma si intitola “Giardino delle farfalle” e
prevede che, per un periodo di nove mesi, i ragazzi fra i 6 e i
16 anni si incontrino una volta alla settimana in gruppi e interagiscano
con strumenti come il teatro, la musica, il disegno, lo studio,
il confronto, guidati da alcuni animatori specializzati nel training
per la soluzione dei conflitti.
Padre Paul spiega: “In un’atmosfera di serenità
e creatività, i ragazzi acquistano pian piano fiducia in
se stessi, negli altri e nel mondo, e imparano a raccontare storie,
recitare, dipingere e comunicare gli uni gli altri senza ostacoli
o pregiudizi di sorta. La pace - afferma – comincia dai bambini,
dai loro sguardi semplici e capaci di donare affetto e amicizia”.
L’iniziativa è in sintonia con quanto hanno indicato
i Vescovi dello Sri Lanka che, in un recente messaggio, chiedono
al governo e ai tamil di riprendere al più presto il processo
di pace e invitano tutti i cittadini di giocare un ruolo attivo
nel sostenere la pace.
La Chiesa infatti, in un momento in cui il paese sta cercando faticosamente
di riacquistare una pacificazione definitiva, organizza a livello
popolare programmi d educazione al dialogo, rivolti in special modo
a giovani e bambini, in scuole, parrocchie e diocesi. Secondo alcuni
esponenti della Chiesa locale, il processo di pace oggi è
possibile perchè è desiderio comune di tutta la popolazione,
provata da vent’anni di guerra. La Chiesa cattolica in particolare,
avendo aderenti fra i due gruppi etnici, singalesi e tamil, può
svolgere un ruolo importante nel sanare le ferite e costruire nuove
relazioni.
La guerra civile è cominciata nel 1983 e ha fatto oltre 65mila
vittime e oltre un milione di sfollati A febbraio 2002 è
stato firmato un cessate il fuoco e sono stati inaugurati round
di negoziati, con la mediazione della Norvegia. Dopo una temporanea
sospensione dei colloqui, tempo in cui si temeva il ritorno alla
violenza, nuove sessioni di negoziati sono annunciate per il mese
di settembre 2003.
(Agenzia Fides 3/9/2003 lines 38 words 463)
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