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La
medicina in missione:evangelizzazione e amore al prossimo
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Corso promosso dalla Pontificia Unione Missionaria
per il biennio 2004-2005
FERNANDO GALBIATI
Segretario Generale della Pontificia Unione Missionaria
Quando si parla di «Missione» ritornano alla mente e
risuonano nel cuore le parole di Cristo: «Andate dunque e
ammaestrate tutte le nazioni...» (Mt 28, 19). Ma il comando
di Gesù, come tutta la sua opera di redenzione, non si limita
alla conversione delle menti e dei cuori, ma investe tutto l'uomo,
anima e corpo. Per questo, Gesù inviando in Missione i suoi
Apostoli diede loro un ordine esplicito: «Curate gli infermi»
(Lc 10, 9). Egli stesso davanti alle molteplici malattie dell'uomo,
aveva già esercitato la sua potenza taumaturgica facendo
vedere i ciechi, udire i sordi, camminare gli storpi, risuscitare
i morti... (cfr Mt 11, 5-6) e questi erano i Segni della venuta
del Regno di Dio (Lc 7, 22; Mt 10, 7-8; Mc 16, 17).
Non si può quindi pensare al Regno senza interessarsi delle
sue componenti, prima tra le quali è la Fede in Dio e nel
suo Inviato, il Messia atteso dalle Genti, Gesù il Cristo
(Mc 8, 29). Ma è pure necessario vederne i segni, come la
salute dei corpi rovinati, sformati dal peccato e stroncati dalla
morte. Il Regno di Dio, infatti, porta la vita e la vita «in
abbondanza» (Gv 10, 10), al punto che la sofferenza è
stata superata e anche la Morte, nei suoi segni più dolorosi
e terribili inflitti dal peccato, è stata vinta (1Cor 15,
54-55). «Il Redentore ha sofferto al posto dell'uomo e per
l'uomo [...]. Ogni uomo ha una sua partecipazione alla redenzione
[...]. Operando la redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha
elevato insieme la sofferenza umana a livello di redenzione»
(Salvifici Doloris 19).
Tutto il Vangelo, la Buona Novella, è anche in questo senso
il grande messaggio di redenzione totale dell'uomo. La Missione
affidata agli Apostoli non può quindi escludere la sua dimensione
di salvezza umana in tutte le sue componenti di spirito e materia
soggetta alla schiavitù del diavolo: «Se invece io
scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi
il Regno di Dio» (Lc 11, 20). La Chiesa fin dai suoi inizi
ha compiuto quest'opera di redenzione anche corporale. Pietro alla
porta del tempio, dopo la risurrezione di Cristo e la sua vittoria
sui demoni e sulla morte, compie semplicemente quanto il Maestro
aveva comandato, donandogli la forza misteriosa di farlo. Allo storpio
che gli chiedeva un'elemosina, egli offre molto di più: «Non
possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo
do. Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!»
(At 3, 6).
La stessa salvezza eterna è condizionata dalla manifestazione
dell'amore fattivo verso il prossimo bisognoso e sofferente. «Allora
il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite benedetti
del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per
voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame
e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere,
[...] In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste
cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete
fatto a me» (Mt 25, 34-35.40).
Ma non è solo la redenzione del corpo fisico che Gesù
dona, è anche il risanamento della psiche e dell'anima: «Venite
a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»
(Mt 11, 28). Gesù ha fatto del suo stesso corpo il «cibo
del Cielo» e del suo sangue la «bevanda di salvezza»
nel mistero dell'Eucaristia (cfr Gv 6, 35-40). Il Cristianesimo
infatti non è una pura teoria filosofica ma è una
Persona e, come sottolinea la Redemptor Hominis, è un Fatto
di vita; — l'evento Cristo — non è un sistema
di pensiero o un'ideologia. Anche la Novo Millennio ineunte riafferma
lo stesso pensiero: «No, non una formula ci salverà,
ma una Persona... Io sono con voi!» (NMI 29). La Chiesa non
solo ha sempre mantenuto questa Fede, ma ha anche esaltato questa
Prassi in tutta la sua storia, al punto che si può affermare
che tutta l'organizzazione moderna dell'assistenza sociale nel mondo
è stata originata ed è in gran parte dovuta alla Chiesa.
Nella sequenza delle Lezioni del nuovo Corso: Studi per la Missione
che la Pontificia Unione Missionaria ha lanciato per il «biennio
2004-2005», si possono trovare i principi e le espressioni
storiche di quella che abbiamo intitolato «La Medicina in
Missione». Dalle cure amorose per le persone ammalate e più
diseredate dei primi tempi della Chiesa, agli Ospizi dei Monasteri
Medioevali, agli Infirmarii e ai Lazzaretti dei secoli successivi,
fino agli ambulatori e agli ospedali dei tempi moderni, dovunque
la Chiesa si stabiliva, là si impiantavano e crescevano strutture
di assistenza per i malati. La differenza tra la medicina pre-cristiana
e anche quella praticata tuttora in alcuni territori di missione,
è dovuta non solo allo studio scientifico delle cure e alla
loro applicazione in termini di modernità, ma soprattutto
all'assistenza amorosa e personale che ogni malato riceve nelle
strutture ospedaliere e assistenziali attrezzate e curate dalla
Chiesa. I «Santi della Carità» con lo specifico
carisma di assistenza e cura dei malati sono numerosi nella vita
della Chiesa. La schiera di coloro che nelle varie «Congregazioni
per gli Infermi» hanno seguito le orme dei loro fondatori
è pure grande e in continua crescita.
Anche oggi è significativo e da sottolineare il fatto che
nei territori di missione, fin dall'inizio dell'evangelizzazione
e durante tutto il suo sviluppo, l'assistenza medica è stata
la più moderna ed efficace che la Chiesa potesse offrire.
Era evidente che i missionari, uomini e donne che avevano votato
la loro vita all'aiuto spirituale e materiale della loro gente in
ogni parte del mondo, volessero portare anche il meglio dell'assistenza
sanitaria a coloro che soffrivano delle malattie più disparate
e alle volte anche nuove e sconosciute. Senza paura di esagerare,
si può affermare che tutto il sistema medico-assistenziale
di vari Paesi dell'America Latina e poi dell'Asia e dell'Africa,
è il frutto della missione della Chiesa. Dalle visite ai
malati nei villaggi sperduti ai primi ambulatori nei centri di mercato,
agli ospedaletti nelle cittadine regionali fino alle grandi strutture
ospedaliere dotate anche di Facoltà Universitarie nelle capitali,
tutta la rete del servizio medico-assistenziale è stato iniziato
e continuato dalla Chiesa. Come tra le nazioni cristiane più
progredite, anche nelle Missioni l'ethos cristiano ha fatto scuola
ed ha prodotto frutti ammirevoli di dedizione e di carità
spesso eroica. Quando si è voluto sostituire a quello cristiano
un altro sistema assistenziale, con una concezione differente della
vita e del suo valore e soprattutto con una visione del malato che
non era quella del Figlio di Dio da rispettare e da amare «come
se stesso» (Mt 22, 39) nel fratello infermo, gli effetti deleteri
si sono potuti constatare e sono presenti dovunque, anche nelle
nazioni più evolute. Infatti, è solo «l'Amore
del Prossimo» come comandamento e l'ordine esplicito dato
da Gesù di «Curare gli infermi» che dà
senso, valore e grandezza a questo servizio verso i nostri simili;
nella malattia, infatti, gli uomini di ogni razza e nazione, sono
tutti deboli e poveri nei loro momenti di tragico dolore e soprattutto
di morte.
Il Corso biennale che la Pontificia Unione Missionaria ha lanciato,
La Medicina in Missione di 18 Lezioni preparate da esperti docenti,
evidenzierà in modo particolare e con le dovute considerazioni,
tutta la problematica dell'assistenza ai malati. Esso rivelerà
all'evidenza la grande opera medico-assistenziale che la Chiesa
ha svolto e sta svolgendo nel mondo intero. Questa opera, che qualifica
e onora la Chiesa apportatrice di bene e di amore nel mondo, la
indica una volta di più, anche in questo senso, come «Lumen
Gentium».
(Da “L’Osservatore Romano” del 28-29 giugno 2004) |