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CONVEGNO
INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI |
“Sacerdoti,
forgiatori di Santi per il nuovo millennio”
Sulle orme dell’Apostolo Paolo
fonte: www.clerus.org
Omelia del Card. Crescenzio Sepe
Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli
durante la Celebrazione Eucaristica
(martedì 19 ottobre, ore 18)
"Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; prima
che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta
delle nazioni"
(Gen.1,5 )
" Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole
nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo..."
(Mt. 28, 18 ).
I due passi biblici che abbiamo appena ascoltato dall'Antico e dal
Nuovo Testamento sono correlativi e condensano l'identità
e la vocazione missionaria, che è propria di ogni discepolo
di Cristo.
Configurato a Cristo col Sacramento dell'Ordine, il sacerdote assimila
anche l'essenza missionaria del Figlio, inviato dal Padre a compiere,
nello Spirito Santo, l'opera della salvezza. " Come il Padre
ha mandato me, anch'io vi mando Andate!"
E' in questa prospettiva teologico-trinitaria che dobbiamo vivere
la nostra identità sacerdotale che trova nella dimensione
missionaria la fonte della nostra santità e quella della
comunità alla quale siamo stati inviati.
Il progetto di salvezza del Padre avviene nella storia e riguarda
ognuno di noi. Dio, che ci ha
amati fin dall'eternità, desidera portare a compimento la
sua Creazione finché questa giunga,
pienamente liberata, alla pienezza del suo disegno. Tale disegno
ci è stato rivelato dal Figlio che il
Padre ci ha mandato. Così Cristo è diventato contenuto
e strumento della missione del Padre, ma
anche rivelatore e sostanza di rivelazione. La sua esistenza di
uomo perfetto (cfr. GS 22 e 41) ha
reso possibile la realizzazione della missione del Padre. Al culmine
della sua ora "missionaria",
Gesù ci ha donato il suo Spirito, che è anche quello
del Padre, e la cui missione ha prodotto in ogni
tempo segni prodigiosi della presenza salvifica di Dio. Lo Spirito
Santo, che ha consacrato Gesù
come "missionario" del Padre, accompagna la Chiesa nella
sua missione di evangelizzazione dei
Popoli, in ogni tempo e fino ai confini della terra.
A noi sacerdoti, amati da Dio fin dall'eternità e consacrati
per dono gratuito, per essere nella Chiesa Missionari della buona
Novella, ci è dato il compito di continuare la missione di
Gesù Cristo nel Mondo di oggi.
Ma come si configura questo mondo, questo campo, all'inizio del
Terzo Millennio, nel quale dobbiamo seminare la Parola di Dio?
Dopo le grandi "partenze missionarie" dei secoli scorsi,
la Chiesa, nata dalla Pasqua, deve continuare a svolgere il suo
compito missionario di annunciare Cristo, unico Salvatore, invitando
tutti a lasciarsi riconciliare con Cristo, con la consapevolezza
che i destinatari di questo annuncio sono uomini e donne che vivono
in un mondo e in una realtà socio-culturale che la riflessione
filosofica e teologica definisce "post-moderno".
Si tratta, cioè, di un essere missionari ed evangelizzatori
in un tempo caratterizzato dalla frammentazione dei valori, dal
pluralismo teologico e dal conseguente relativismo del problema
della verità. Ma un tempo che manifesta anche una rinnovata
domanda di senso, che si apre alle esigenze della speranza e della
solidarietà, che vanno oltre i limiti dell'esistere umano.
Di fronte a questo scenario, la domanda che ognuno di noi, inviati
ad evangelizzare, si pone è questa: come posso annunciare
Gesù Cristo ai miei fratelli e sorelle che vivono nell'oggi
del mondo e della chiesa? La prima e fondamentale risposta ci viene
dallo Spirito del Signore: siate santi e santificatoli; siate sacerdoti
santi, per essere sacerdoti forgiatori di Santi in questo nuovo
millennio! Incarnate, innanzitutto con la testimonianza della vita,
il Vangelo che predicate! Incarnare Cristo significa soprattutto
accoglierlo senza limitazioni o condizionamenti, accettando coraggiosamente
di farsi conquistare senza frapporre i muri del nostro umano interesse
o del nostro egoismo; In altre parole, far si che Cristo viva e
agisca in noi. La configurazione all'unico ed eterno Sacerdote diventa
così non solo una realtà sacramentale, ma una forza
dinamica ed esistenziale che ci spinge a dare generosamente, ogni
giorno, la nostra vita per i fratelli.
Arricchiti dal dono della santità, dobbiamo farne partecipi,
a quanti sono stati affidati alle nostre cure pastorali. La Grazia
si deve fare carità pastorale. Più attingeremo alle
sorgenti della santità, attraverso una dedizione sempre più
profonda all'intimità con Cristo, più saremo conformati
a Colui che serviamo e più sapremo "forgiare" gli
altri. " L'attività missionaria della Chiesa insegna
il Concilio Vaticano II, ne diffonde la fede che salva, ne perfeziona
l'unità cattolica allargandola , testimonia, diffonde e promuove
la sua santità" (Ad Gentes, n.6).
La santità contribuisce alla crescita della Chiesa, accende
la fiamma della speranza nel cuore degli uomini e aderisce efficacemente
e concretamente al comandamento del Signore: "andate in tutto
il mondo e predicate il Vangelo" (Mc 16,15).
Con la testimonianza e la santità di vita, il Vangelo incarnato
diventa anche Vangelo inculturato. L'inculturazione del Messaggio
è uno dei problemi principali che ogni evangelizzatore deve
oggi affrontare, con molto impegno, ma anche con attenzione e delicatezza.
Se, infatti inculturazione e dialogo sono metodi necessari per una
giusta evangelizzazione, essi, però, non sono fini a se stessi,
ma strumenti per proporre l'unico " principio di verità
che è Gesù Cristo". Diversamente, si finirebbe
per cadere in quella proposta ermeneutica per la quale la Cristologia
diviene una variabile dell'antropologia culturale, con conseguente
relativizzazione della Persona di Gesù Cristo, della sua
mediazione salvifica, unica e universale, della stessa Chiesa, quale
sacramento universale di salvezza e, di conseguenza, del valore
e del significato della "missino ad Gentes".
Noi tutti sacerdoti che, per natura sacramentale, siamo missionari
ed evangelizzatori, siamo impegnati ad un dialogo vero con tutti
i nostri fratelli. Questo "dialogo vero" non è
una pura e semplice "trattativa", ma deve orientarsi verso
l'"annuncio", che si concentra in Gesù Cristo "
Via, Verità e Vita" (Gv 14,6; cfr. Istruzione "Dialogo
e Annuncio" del P.C. per il dialogo interreligioso e della
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, 1991).
Lo sesso vale per un altro tema di grande attualità e interesse:
il forte legame esistente tra evangelizzazione e promozione umana.
Laddove questa ultima rimane uno strumento per il raggiungimento
dell'Evangelizzazione, la Chiesa in genere, e quella missionaria
in specie, cresce ed edifica il Regno di Dio contribuendo, nello
stesso tempo, a dare dignità e giustizia ad ogni uomo, soprattutto
a quello oppresso nei suoi valori umani, culturali, sociali.
"Il messaggio cristiano, recita il Decreto conciliare 'Gaudium
et Spes', lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare
il mondo, lungi dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri
simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora
più struggente" (n. 34).
"La missione di Cristo Redentore, affidata alla Chiesa, scrive
il Santo Padre nella "Redemptoris Missino", è ancora
ben lontana dal suo componimento" (n. 1). Cari Sacerdoti questa
affermazione deve risuonare continuamente nel nostro cuore e spingerci
e impegnarci ad affrontare la questione dell'Evangelizzazione come
la massima sfida per la Chiesa del terzo millennio. Ciò appare
ancora più urgente e necessario in quelle nazioni dove la
Chiesa sta affrontando, pur tra mille difficoltà, l'impegno
della prima evangelizzazione in un contesto pluri-culturale e pluri-religioso.
Basti pensare, ad esempio, al continente asiatico dove vivono le
grandi religioni orientali e il maggior numero degli abitanti del
pianeta il 60% della popolazione mondiale. Di questi circa quattro
miliardi di persone, noi cattolici siamo solo 130 milioni circa,
ossia il 2,6% concentrati, per lo più, nelle Filippine e
in India, mentre nellg altre Nazioni asiatiche non raggiungiamo
neppure 'é 0,5% . E' vero che la fede non è valutabile
in termini numerici, jna è anche vero che nella presente
stagione, che ci vede protagonisti della missione in questo inizio^secolo
e di millennio cristiano, non possiamo rimanere indifferenti o ciechi,
perché la missione è parte essenziale del nostro essere
Chiesa. L'Evangelizzazione, infatti, non è uno dei compiti
della Chiesa ma, come afferma
L"Evangelii Nunziandf", "è la missione essenziale
è la grazia, la vocazione, l'identità più profonda
della Chiesa. Essa esiste per evangelizzare" (n°14). Ciò
significa che dobbiamo mettere l'impegno missionario al centro del
nostro ministero sacerdotale, guardando altre i confini della nostra
comunità ecclesiale particolare. In tal modo la dimensione
missionaria non è qualcosa di esterno o di sopraggiunto alla
pastorale ordinaria, ma si situa al suo interno come momento essenziale
della stessa, la quale ne riceve un dinamismo che la feconda interiormente
e la configura nella sua identità.
Cari sacerdoti, andate, dunque, e ammaestrate tutte le Nazioni come
hanno fatto e faranno migliaia di missionari, che hanno raggiunto
i confini più sperduti e a volte sconosciuti della terra,
da ghiacciai dell'Alaska alle savane dell'Africa, dal diversificato
mondo culturale dell'Asia alle immense distese d'acqua dell'Oceania,
spinti certo/dalla sete di conquiste territoriali o da sterili protagonismi,
ma solo dall'amore per Cristo che li ha inviati ad annunciare la
Buona Novella.
E' la storia di duemila anni, ma è anche la storia del futuro,
che durerà fino a quando la Sposa di Cristo compirà
la sua missione di edificare il Regno di Dio sulla terra.
Maria SS.ma, Stella dell'Evangelizzazione e Regina delle Missioni,
ci aiuti a vivere la nostra vita e il nostro ministero sacerdotale
con crescente gratitudine ed entusiasmo, nella consapevolezza che
il nostro impegno missionario è un dono prezioso e necessario
per la chiesa, perché apparteniamo alla sua vita, alla sua
santità, alla sua missione universale di salvezza.
AMEN! (Agenzia Fides 20/10/2004 – fonte: www.clerus.org) |