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CONVEGNO
INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI |
“Sacerdoti,
forgiatori di Santi per il nuovo millennio”
Sulle orme dell’Apostolo Paolo
fonte: www.clerus.org
Celebrazione penitenziale
Card. Marian Jaworsky
Arcivescovo di Lviv dei Latini, Lituania
(martedì 19 ottobre, ore 15,30)
1. Il Decreto del Concilio Vaticano II Sul ministero e la vita
sacerdotale ci parla del compito dei sacerdoti di tendere alla perfezione.
Questa chiamata alla perfezione, alla santità soggettiva
è una dilaniata universale d'ogni uomo, ma il Decreto sottolinea
che, in modo particolare, ne sono chiamati i presbiteri, i quali
sono stati consacrati a Dio nel momento delle ordinazioni. II Concilio
ci insegna anche quale è lo specifico della santità
di vita dei sacerdoti: tramite sacre azioni che svolgono quotidianamente,
come anche di tutto il ministero che esercitano, essi si avvicinano
alla perfezione di vita in Cristo.
2. Nel mio discorso vorrei soffermare l'attenzione sull'insegnamento
e l'invito del Decreto conciliare riguardo alla celebrazione dei
sacramenti, ed in particolare del Sacramento della penitenza. Leggiamo
nel Decreto; "Allo stesso modo come nel Mistero Eucaristico,
i presbiteri, quando amministrano i sacramenti sì uniscono
all'intenzione e alla carità di Cristo; il che realizzano
in modo particolare nell'esercizio del sacramento della penitenza,
se si mostrano sempre e pienamente disposti ad amministrarla ogniqualvolta
i fedeli ne. facciano ragionevolmente richiesta" (N 13).
3. In riferimento a questo insegnamento del Concilio poniamoci una
domanda e cerchiamo di rispondere: Come è nella vita sacerdotale
la disponibilità e l'amministrazione del Sacramento della
penitenza?
Nei nostri giorni, in alcune comunità della Chiesa, sembra
che si scorga una mancanza della piena comprensione nella fede su
che cosa sia il Sacramento della penitenza, e quindi la mancanza
della disponibilità e il fervore nell'amministrarlo ai fedeli.
Com'è difficile convincere alcune comunità della Chiesa
affinché non sostituiscano il Sacramento della penitenza
con una liturgia penitenziaria! Questo avviene anche nel Tempo della
Quaresima (della Settimana Santa). In questo caso, i fedeli cercheranno
il sacerdote chiedendo in quale chiesa ci sia la possibilità
di confessarsi. I fedeli, che spesso hanno tanta resistenza per
accostarsi alla santa confessione, ne approfittano.
4. Affinché cresca in noi il fervore nel l'amministrare il
Sacramento della penitenza, cerchiamo di comprendere meglio l'intenzione
e l'amore del Cristo, i quali ci si rivelano nella consegna a noi
del dono del perdono dei peccati. Il Signore Gesù, volendo
manifestare la sua soprannaturale
missione del Messia, non si è limitato solo a curare le malattie
fisiche, ma proclamava apertamente: / tuoi peccati sono rimessi.
I miracoli della guarigione fisica dovevano solo confermare che
Gesù è Colui che ha il potere della remissione dei
peccati. Ciò era necessario per i credenti giudei, i quali,
consapevoli che solo Dio può rimettere i peccati, lo accusavano
della bestemmia.
La remissione dei peccati significa che Dio crea per l'uomo una
nuova realtà: lo unisce a Sé, gli ridona la partecipazione
alla vita eterna.
5. La grandezza della nostra partecipazione nel sacerdozio di Cristo
sta nel fatto che Lui ci ha donato la Sua potenza divina della remissione
dei peccati, nel nome della Santissima Trinità. Ce l'ha affidata!
Apparendo ai suoi discepoli dopo la risurrezione, Gesù ha
detto: "Pace a voi! Come: il Padre ha mandato me, anch'io mando
voi" (Gv 20, 21). Dopo aver detto questo, alitò su di
loro e disse: "Ricevete lo Spinto Santo; a chi rimetterete
i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno
non rimessi (Gv 20, 22-23). E' un "tento classico per il Sacramento
della penitenza: ci parla della consegna agli Apostoli ed ai loro
successori del potere della remissione dei Peccati" (Bibbia
del Nuovo Testamento, Roma 1990, commento p. 238).
6.. Nel suo discorso ai partecipanti al corso sul foro interno promosso
dal Tribunale della Penitenzeria Apostolica, il 27 febbraio 2004,
il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha detto tra l'altro: "Sarebbe
illusorio voler tendere alla santità, secondo la vocazione
che ciascuno ha ricevuto da Dio, senza accostarci con frequenza
e fervore a questo sacramento della conversione e della santificazione".
Tale constatazione riguarda tutti i credenti. Possiamo però
allargarla in riferimento a noi sacerdoti: Sarebbe illusorio voler
fendere alla santità sacerdotale, senza amministrarlo con
fervore ai fedeli affidati alla nostra cura.
7. In questa giornata della penitenza facciamoci un esame di coscienza:
a. quale o la nostra comprensione nella fede di questo grande dono
del Sacramento della penitenza e com'è la nostra disponibilità
di amministrarlo ai fedeli?
b. esercitiamo questo ministero con bontà, sapienza e coraggio1)
c. facciamo "tutto, per rendere questo sacramento amabile e
desiderabile ai penitenti? (Dal discorso di Giovanni Paolo II come
sopra).
8. Dopo uno scrupoloso esame della nostra coscienza, confessiamo
davanti al Salvatore le nostre omissioni e presentiamo una giusta
riparazione: un sacrificio scelto come ripago per i nostri peccati
d'omissione in questo servizio.
9. Facciamo un buon proposito, penso soprattutto:
a. una regolare presenza in confessionale, della quale sappiano
i fedeli;
b. di un insegnamento su che cosa sia il dono della santa confessione
e di un saggio e pieno di tatto incoraggiamento dei fedeli di accostarsi
ad essa.
10. Alla fine una testimonianza del cosiddetto periodo passato dei
tempi sovietici nella Archidiocesi di Leopoli. L'attività
pastorale dei pochi sacerdoti era quasi completamente limitata.
Tra l'altro non era permesso di catechizzare bambini e gioventù.
Per la Prima Comunione si preparavano di nascosto, La si riceveva
anche segretamente. Si può dire che la pastorale si svolgeva
principalmente nella celebrazione del Sacramento della penitenza.
1 sacerdoti generosamente, spesso di nascosto, amministravano questo
sacramento: è grazie ad esso che i fedeli persistevano nella
fede. (Agenzia Fides 20/10/2004 – fonte: www.clerus.org) |