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CONVEGNO
INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI |
“Sacerdoti,
forgiatori di Santi per il nuovo millennio”
Sulle orme dell’Apostolo Paolo
fonte: www.clerus.org
“Lasciatevi riconciliare con Dio” (2
Cor 5, 20)
Celebrazione penitenziale
Card. Jean-Louis Tauran
Archivista e Bibliotecario di S.R.C.
(martedì 19 ottobre, ore 15,30)
“Se uno è in Cristo, è una creatura nuova;
le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto
questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé
mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.
È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in
Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi
la parola della riconciliazione.
Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse
per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio
lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi
potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.” (2
Cor 5, 17-21)
Propongo questo testo alla vostra meditazione perché mi ricorda
una verità fondamentale per coloro che hanno ricevuto da
Cristo il ministero di perdonare i peccati nel suo nome: siamo riconciliatori
perché noi stessi siamo stati riconciliati.
Noi tutti qui presenti sappiamo per esperienza che essere vescovo
o sacerdote oggi non è facile. Siamo «segni di contraddizione».
Ed è bene che sia così, in quanto dalla sorte siamo
stati resi più conformi all’unico sacerdote Gesù
Cristo. Il problema consiste nel non subire questa condizione, bensì
trasformarla in una scelta.
Quando pensiamo a ciò che si colloca al cuore della nostra
esistenza sacerdotale, ovvero la celebrazione dei sacramenti che
ci è stata affidata, ci potrebbe venire subito in mente una
frase di Paolo: «Però noi abbiamo questo tesoro in
vasi di creta» (2 Cor 4, 7).
Ogni giorno, nel presiedere l’Eucaristia, cominciamo con questa
esortazione: «Prepariamoci a celebrare questa Eucaristia riconoscendo
che siamo peccatori». Ogni giorno, nel momento in cui più
che mai viviamo e agiamo «in persona Christi», siamo
chiamati a verificare la nostra conformità a Colui per il
quale abbiamo scelto di dare la vita, per offrirla ai nostri fratelli,
come ha fatto il loro unico Salvatore.
Se pensiamo che il nostro ministero consista nel testimoniare l’amore
che, attraverso di noi, Gesù dimostra per il suo popolo,
dobbiamo domandarci:
- Chi sono per me coloro che la Chiesa mi ha affidato? Degli amministrati
o dei fratelli?
- Mi preoccupo di comprendere quello che vivono, le loro inquietudini
e le loro gioie?
Nulla fa più da schermo a Gesù Cristo che
dei «sacerdoti-funzionari»!
Se pensiamo ai sacramenti che celebriamo, che debbono essere dei
segni che attirano gli uomini a Dio, possiamo domandarci:
- Mi preoccupo di prepararmi bene agli atti liturgici, con la preghiera,
la lettura, anche curando l’abbigliamento?
- Nel mio modo di celebrare e di parlare, faccio attenzione a dare
il primo posto a Cristo, oppure sono troppo preoccupato di valorizzare
me stesso?
Troppo spesso i fedeli sono sconcertati tanto da sacerdoti che sembrano
celebrare per “routine” quanto da quelli che si comportano
come delle “star”!
Se infine pensiamo al posto che dobbiamo andare a occupare al cuore
delle nostre comunità e della società, siamo chiamati
a verificare se ci comportiamo sempre e dovunque come “sacerdoti”.
Vale a dire: nel nostro modo di parlare, di organizzare la nostra
vita personale, di fare ricreazione, di vestirci, di gestire le
nostre amicizie, facciamo davvero pensare a un Altro? Infatti, se
accettiamo di essere e di vivere in modo differente dal “mondo”
(nel senso giovanneo del termine), non è per mera disciplina
ecclesiastica, bensì perché chi ci vede pensi a Colui
che è venuto perché gli uomini abbiano la vita (cf.
Gv 5, 24)! È proprio questo il punto.
Tra poco riceveremo il sacramento della riconciliazione. Sottoporremo
la nostra vita alla misericordia di Dio per conoscere la gioia di
essere perdonati. La parola liberatrice di Gesù, che la Chiesa
conserva e trasmette, farà di ognuno di noi un uomo nuovo,
poiché «laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato
la grazia» (Rm 5, 20). Il perdono di Gesù ci libera
dalle schiavitudini del passato e rende possibile un futuro.
Così, a nostra volta, noi riconosciamo la gioia di perdonare.
Ci sarà concesso di comunicare lo spirito e la forza di Gesù
per liberare i nostri fratelli dai loro idoli, dai sentimenti di
vendetta e di odio che avvelenano la loro vita personale e collettiva.
In questo mondo duro che ci siamo fabbricati, la Chiesa porta il
dono della misericordia di Dio che ci riconcilia con i nostri fratelli
e con noi stessi. Albert Camus fa dire al protagonista de La caduta:
«Mi avete parlato del giudizio finale. Lo attendo a piè
fermo. Ho conosciuto ciò che c’è di peggio:
il giudizio degli uomini». E se la priorità della nostra
azione pastorale consistesse nel proclamare la tenerezza di Dio?
Sì, amo questa Chiesa che rimane, al di là dei peccati
dei suoi membri e delle pesantezze della sua storia, uno dei rari
luoghi di misericordia in cui ciascuno di noi può mettere
a nudo la verità su se stesso, riconoscere i propri smarrimenti,
ricevere il perdono per i propri errori e ricominciare con un cuore
nuovo.
Se il Santo Padre, nel tracciare il cammino della Chiesa per il
terzo millennio, ha indicato la santità come obiettivo da
raggiungere, spetta a noi pastori essere i modelli del gregge. Lo
sappiamo per esperienza, è un combattimento quotidiano. Il
Cardinal Schuster, il grande Arcivescovo di Milano, ha scritto magnificamente
che «la santità non consiste nel non essere mai caduti,
ma nel proposito di non cadere più».
Che la Vergine Maria, che ha proclamato nel suo Magnificat l’amore
di Dio che «si stende di generazione in generazione»
ci aiuti, con l’esempio della sua dolcezza e della sua perseveranza,
a rivelare a tutti i nostri fratelli che l’amore è
più forte del peccato! Che la sua presenza e la sua intercessione
ci facciano ricordare che, come lei, la Chiesa è madre!
«Signore – recita una preghiera della liturgia –
che mostri la tua potenza più di ogni altra cosa nel perdono».
Ne faremo ancora una volta l’esperienza tra qualche istante.
Ecco la buona Novella per noi e per tutti i nostri fratelli, per
l’oggi e per il domani! (Agenzia Fides 20/10/2004 –
fonte: www.clerus.org)
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