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CONVEGNO
INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI |
“Sacerdoti,
forgiatori di Santi per il nuovo millennio”
Sulle orme dell’Apostolo Paolo
fonte: www.clerus.org
Meditazione alle Lodi
del Card. George Pell, Arcivescovo di Sydney
(martedì 19 ottobre, ore 9)
Nel radunarci per celebrare le lodi ufficiali della Chiesa, seguiamo
il solco di un'antica tradizione cattolica e cristiana che la chiesa
primitiva mutuò dai Giudei. Molti Giudei avevano pregato
ad ore fisse della giornata e della notte per centinaia di anni
prima della nascita di Cristo.
I monaci della Palestina, dell'Egitto e della Gallia furono i primi
ad organizzare un ciclo di preghiere utilizzando i Salmi, mentre
le cattedrali e le parrocchie ricorrevano ad un rituale più
semplice per le lodi e i vespri. Verso la fine del quinto secolo,
le basiliche romane compilarono quel che divennero le tradizionali
sette preghiere della giornata così come "l'ufficio
della notte", o Mattutino. San Benedetto, il fondatore della
monachesimo occidentale, le utilizzò a sua volta nel canonico
ciclo quotidiano di preghiera che chiamò "Opus Dei",
l'opera di Dio.
Questa tendenza si diffuse in Europa occidentale nei secoli seguenti
e restò praticamente immutata fino alle riforme del 1971,
in vigore ancora oggi.
Sin dal principio, i Salmi dell'Antico Testamento hanno rappresentato
il cuore della Liturgia delle Ore, l'Ufficio divino. Una parte del
canone veterotestamentario delle Sacre Scritture, i Salmi furono
scritti grazie all'ispirazione dello Spirito Santo da vari autori
durante periodi storici diversi. Alcuni risalgono all'epoca di Re
Davide, molti furono scritti dopo l'esilio, mentre l'attuale canto
di Tobi, probabilmente composto attorno al 200 a.C., sembra raccontare
la storia di un giovane uomo all'epoca in cui il regno fu diviso
in seguito alla morte di Re Salomone.
Questo cantico e i salmi in generale non furono scritti come trattati
scientifici o storici, bensì come poemi religiosi, da cantare
in lode a un solo Dio vero. Il loro linguaggio immaginoso ha concorso
a creare l'immaginario Cristiano ed ha contribuito allo sviluppo
di tutta la letteratura Europea e delle altre letterature toccate
dall'influenza europea sia orientale che occidentale, latina e greca.
Naturalmente, noi preghiamo queste antiche preghiere come cristiani,
con il beneficio di verità rivelate, all'epoca celate. E'
quindi importante che nel pregare troviamo Cristo nei salmi, in
quanto egli fornisce la chiave alla poesia di queste splendide preghiere.
I salmi sono accessibili a ogni genere di persona e a tutte le razze,
sia istruite che non, perfino agli irreligosi. Ci possono offrire
qualcosa, condurci a Dio, quando siamo in salute o malati, quando
siamo esaltati o depressi, quando ci sentiamo benevolenti o lottiamo
contro sentimenti oscuri di risentimento, addirittura di vendetta.
Diversi sacerdoti che hanno attraversato momenti di profonda crisi
personale mi hanno detto che il pregare i salmi dava loro forza
e sostegno.
Thomas Merton scrisse che i salmi sono la più semplice e
la più bella di tutte le poesie religiose ("Bread in
the Wilderness", 1961, p. 48) e il professore di Antico Testamento
che ci guidò nella lettura dei salmi all'epoca in cui eravamo
seminaristi a Roma fece una simile affermazione dicendo che nessuna
letteratura religiosa contiene dei passi altrettanto belli. All'epoca
ero scettico in merito, ma da allora nelle mie letture non mi sono
mai imbattuto in qualcosa che potesse smentire la sua tesi.
Dovremmo anche trovare consolazione nel fatto che non solo i cristiani
sono stati nutriti da questi salmi per due mila anni, ma che Nostro
Signore stesso li pregava, dai primi anni della sua vita fino agli
ultimi istanti sulla croce. Anch'egli si sentiva consolato e sfidato
dalle loro lodi e suppliche, dal loro ritmo e dalle loro immagini,
che entrarono a fare parte della sua predicazione.
Li citava molto più spesso di qualsiasi altro passaggio delle
Sacre Scritture.
Spesso anche nei salmi attuali troviamo quel parallelismo semitico,
la ripetizione di un pensiero di base in un'immagine somigliante
per rafforzare il messaggio.
" Del Signore è la terra e quanto contiene,
il mondo con quanti vi abitano,
poiché sulle acque egli l'ha fondata
e sulle correnti dell'oceano l'ha stabilita."
Questo è solo un esempio di una tecnica che Gesù
stesso adottò.
Basta pensare al capitolo settimo del Vangelo secondo Matteo, un
testo che è particolarmente adatto alla meditazione per coloro
di noi che sono sacerdoti ordinati da molti anni: "Chiedete
e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà
aperto" (Mt 7, 7).
Esiste un'unica richiesta che possa valere per tutti noi, sacerdoti
provenienti da ogni continente del mondo e appartenenti a quasi
tutte le fasce d'età?
Io avrei un suggerimento tratto dal Salmo 23 di oggi. Che ci sia
dato di essere sempre uomini alla ricerca dell'unico Dio vero, sacerdoti
che "cercano il volto del Dio di Giacobbe".
Non intendo dire assolutamente che noi sacerdoti non conosciamo
il Dio vero e il Suo unico Figlio. Tempo fa, un noto architetto
australiano affermò che una Chiesa Cattolica è un
luogo per coloro che cercano Dio. Io ritengo che questa affermazione
sia profondamente sbagliata, in quanto una Chiesa Cattolica è
per coloro che hanno trovato il Dio vero in Suo Figlio, Gesù
Cristo. Ma noi non vediamo le cose con chiarezza e spesso fatichiamo
a trasmettere agli altri lo scarso acume che ci è stato concesso.
"Chi può salire sul monte del Signore?
Chi può restare nel suo santo luogo?
Chi è innocente di mani e puro di cuore,
chi non eleva a vanità la sua anima".
Queste parole pongono una ineludibile sfida a ogni
singolo sacerdote. Noi ricopriamo una molteplicità di ruoli
pratici in qualità di parroci, assistenti, insegnanti, amministratori,
costruttori, organizzatori, accademici. E l'elenco potrebbe certamente
allungarsi. Ma ciascuno di noi è chiamato ad essere un uomo
di Dio, perché ciascuno di noi è sacerdote, chiamato
a restare nel santo luogo del Signore, è chiamato ad essere
formatore di Santi per il Nuovo Millennio.
C.S. Lewis affermò che una vocazione come la nostra è
una cosa terribile; non semplicemente perché siamo sacerdoti,
ma perché i sacerdoti, così come i religiosi e alcuni
leader cattolici, sono chiamati ad andare oltre la natura e abbracciare
la vita soprannaturale. E' un onore che ha un prezzo molto alto
questa chiamata a respingere le istanze naturali, a preferire Dio
al di sopra del padre, della madre, dei figli e della vita stessa
(Mt 10, 37-39). (C.S. Lewis, "Riflessioni sui Salmi" (1958),
p. 109-110). I sacerdoti ordinati sono chiamati non solo a porsi
al servizio del Popolo di Dio, ma anche a rientrare nella schiera
dei puri di cuore, che vedranno Dio (Mt 5, 8), una delle beatitudini
ricordate nel discorso della montagna che Nostro Signore maturò
da preziosi insegnamenti Ebraici quali il Salmo 23.
A prescindere dal fatto di essere giovani o vecchi, in forma o artritici,
noi possiamo salire sul monte del Signore. Ora sono convinto che
in queste cose la tecnica conta molto meno dello Spirito, della
persistenza. Se persistiamo, soprattutto se ci appoggiamo a un direttore
spirituale, Dio ci aiuterà. Se di tanto in tanto Dio ci conduce
agli Inferi, Egli ci risolleva sempre, e nessuno di noi può
sfuggire al Suo potere.
Nessun calo di energia, nessuna ferita o delusione può significare
per noi che Dio stesso sia indebolito, sconfitto o disinteressato.
Dio è sempre fedele, dobbiamo avere fiducia nel suo operato.
Egli riempie la terra del suo amore, anche quando noi vediamo solo
il buio, anche quando non lo sentiamo affatto.
Nella fede e con il passare degli anni, ci sia dato di riconoscere
sempre con gratitudine ed entusiasmo che
"Il Signore è nostro aiuto e nostro
scudo.
In lui gioisce il nostro cuore."
Ci sia dato di essere sempre capaci di pregare:
"Signore, che il tuo amore sia con noi,
poiché poniamo tutta la nostra speranza in te."
(Agenzia Fides 19/10/2004 - fonte: www.clerus.org)
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