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CONVEGNO
INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI |
“Sacerdoti,
forgiatori di Santi per il nuovo millennio”
Sulle orme dell’Apostolo Paolo
fonte: www.clerus.org
Meditazione alle Lodi
di Sua Ecc. Mons. Sean P. O’Malley, O.F.M. Cap.,
Arcivescovo di Boston, USA
(mercoledì 20 ottobre, ore 9)
Viviamo immersi in una cultura che modella le nostre menti, i nostri
sentimenti, la nostra consapevolezza. La cultura dominante ci inculca
una preoccupazione ossessiva per i soldi, in netto contrasto con
ciò che Gesù aveva detto: «Non potete servire
Dio e Mammona». Troppi servono Mammona.
La gente è immersa nel materialismo. In Lituania il Santo
Padre ha definito del marxismo, assieme a tutti i suoi mali, un
figlio del capitalismo materialista, ricordandoci che, sebbene il
bambino sia morto, la madre gode di eccellente salute. Nel mondo
odierno siamo influenzati dal culto del successo in una società
dove alcuni di coloro che hanno maggior successo sono tra i più
miserabili. Mi è sempre piaciuta una T-shirt che ho visto
nelle isole Vergini: «Quello che ha più soldi quando
muore è il vincitore!».
L’uso dei mezzi di comunicazione per promuovere il principio
del piacere e la vita della gratificazione immediata, una vita di
agi, di buona salute, di bellezza fisica, di autonomia personale,
è in forte contrasto con la coscienza di fede che la Chiesa
mostra come modello primario del mio modo di pensare, sentire e
cercare il senso nella vita. Nell’Antico Testamento, il popolo
d’Israele aveva una consapevolezza primaria sulla vita, sul
successo, sul fallimento. Tutto rientrava nell’ambito della
fede nella promessa di Dio, della sua alleanza e della legge di
Dio che aveva separato Israele dalle altre nazioni. Tutta l’esistenza
veniva interpretata attraverso questa lente della fede. Le pratiche
religiose del popolo di Dio mantenevano viva, questa consapevolezza
nei cuori del popolo mediante i riti nel Tempio e la preghiera nella
sinagoga, cioè con l’ascolto della parola di Dio, con
il canto degli inni e con la preghiera dei Salmi.
Il sabato chiedeva al popolo di Dio di tornare a fissare lo sguardo
sulle sue origini e sul suo destino. Una volta ho assistito a un
servizio per il sabato in un’isola dei Caraibi in cui ero
vescovo. Nel libro di preghiere ebraico si trovava la frase: «Più
di quanto Israele abbia osservato il sabato, il sabato ha conservato
Israele». Anche noi abbiamo bisogno di un sabato nelle nostre
vite per rimanere vicini a Dio e camminare per le sue vie.
In Salmi hanno contribuito in special modo a modellare la consapevolezza
e gli atteggiamenti del popolo ebraico secondo la promessa, l’alleanza
e la speranza nel Messia. I Salmi erano la preghiera degli anawim,
dei profeti, di Maria e di Giuseppe, di Giovanni Battista e di Simeone
nonché di Gesù e degli apostoli.
Il popolo d’Israele pregava tre volte al giorno, per santificare
la giornata, per camminare alla presenza di Dio e preservare la
consapevolezza di ciò che era: il popolo eletto da Dio. Le
prime generazioni cristiane seguirono l’antica prassi ebraica
di avere ore fisse per le preghiere e un amore particolare per il
salterio. Per provvidenza di Dio, la liturgia delle ore nasce come
uno strumento che modella la consapevolezza e la vita di fede della
Chiesa.
I Salmi ci insegnano come vede, sente e prega il credente. La liturgia
delle ore ci modella nella vita di fede e in particolare ci chiama
a vivere intensamente il mistero pasquale. L’anno liturgico,
con i suoi vari momenti, le feste e le letture bibliche ci mette
in contatto con l’evento pasquale, con una teologia della
redenzione che viene pregata e vissuta nuovamente. Come sacerdoti
dobbiamo sforzarci di mantenere il mistero pasquale al centro delle
nostre vite.
La liturgia delle ore modella continuamente le nostre vite nel mistero
pasquale, aiutandoci ad andare al di là delle espressioni
e dei valori culturali, che possono essere tanto soffocanti. Un
autore del Guatemala ha composto una commedia sulla vita di Edith
Stein, l’ebrea che, dopo la sua conversione, si era fatta
carmelitana ed è stata poi uccisa dai nazisti in una camera
a gas. Durante la rappresentazione si osservava un contrasto costante
fra il quartier generale nazista e il convento delle carmelitane.
Il dialogo fra le consorelle mi era apparso molto poetico; poi mi
sono reso conto che tutto ciò che dicevano era fatto di frasi
tratte dai Salmi, così come le ultime Sette parole di Gesù
sono soprattutto allusioni ai Salmi.
Coloro che vivono con i Salmi sulle labbra modellano i loro cuori
e i loro pensieri mediante la Parola di Dio.
Quando fu inviato a far entrare Paolo nella Chiesa, Anania ebbe
molte esitazioni e sospetti su quell’uomo che aveva perseguitato
la Chiesa con tanta ostinazione. La ragione che fu data ad Anania
è stata: «Va’ da lui; esso sta pregando»
(At 9,11). Mediante la preghiera Paolo arrivò al momento
in cui cominciò a essere colui che vede, liberato dalla cecità,
non solo da quella esteriore, ma anche da quella spirituale. Chiunque
prega comincia a vedere, a pregare e a interagire. Come dice Riccardo
di San Vittore, «l’amore è un occhio».
La preghiera apre quell’occhio di amore.
Il Santo Padre ha detto che dobbiamo pregare per amare: nell’esempio
di Gesù, il vescovo o il sacerdote, ministro dei misteri
di Dio, è veramente egli stesso quando è «per
gli altri». La preghiera gli dà una sensibilità
particolare verso questi «altri», rendendolo attento
ai loro bisogni, alle loro vite e al loro destino. La preghiera
ci consente di riconoscere coloro che «il Padre ci ha dati».
Nonostante i molti ostacoli che possiamo incontrare, la preghiera
ci rende capaci di dare quella prova di amore che deve essere offerta
dalla vita di ciascun sacerdote, di ogni cristiano. E quando vediamo
che questa prova supera le nostre forze, cerchiamo di ricordare
ciò che l’evangelista dice di Gesù nel Getsemani.
«In preda all’angoscia, pregava più intensamente»
(Lc 22,44).
Nei nostri momenti di solitudine, di paura, di noia, di delusione,
anche noi dobbiamo pregare con maggior impegno.
Una delle lettere sulla Scrittura di C.S. Lewis contiene una parabola
nella quale Satana interroga i giovani diavoli apprendisti sui modi
con cui sperano di guadagnare anime per il regno delle tenebre.
Il primo apprendista afferma che dirà alla gente: «Dio
non esiste e quindi potete fare come volete». Satana risponde:
«Non funzionerà. La gente ha un senso religioso. L’ordine
dell’universo. La testimonianza dei martiri. No. Non potrà
mai funzionare». Il secondo diavolo dice: «Maestro,
dirò alla gente che l’inferno non esiste, che non c’è
un castigo per i peccati». Con tono deluso, Satana rispose:
«No, non funzionerà. La gente non è tanto stupida.
Ha un senso della giustizia. Pensa che il delitto deve essere punito».
Il terzo diavolo salendo sul podio dichiarò molto fiducioso:
«Dirò alla gente che c’è molto tempo...
Domani potrete pentirvi e cambiare. Godetevi questo tempo. Poi vi
pentirete». Satana ne fu deliziato, applaudì e ballò
di gioia.
L’ufficiatura divina ci insegna che il tempo è prezioso
e deve essere consacrato a Dio. Nell’Antico Testamento questa
consacrazione prende la forma della lode. Preghiere di lode... laudes.
Quando la preghiera è troppo personalizzata, vediamo che
si tende a pregare per piccole cose: si prega s. Patrizio per trovare
un semaforo verde, s. Antonio per ritrovare le chiavi della macchina,
Nostra Signora per vincere o per un voto eccellente in un esame.
S. Paolo dice: «Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente
domandare» (Rm 8,26). La liturgia fa salire le nostre anime
su un altro piano, talvolta ci fa sentire come bambini che giocano
a indossare gli abiti dei genitori. Le maniche arrivano ben oltre
la punta delle dita, ma pian piano cresciamo nei sentimenti dei
Salmi e della liturgia delle ore.
Un’allusione di Salinger nel suo libro Franny e Zooey alla
preghiera di Gesù ha fatto sì che molti si precipitassero
a scoprire cosa fosse questa prassi singolare. Molti sono giunti
a conoscere la Filocalia e addirittura alcuni hanno scoperto I racconti
di un pellegrino, un classico della spiritualità russa scritto
nel XIX secolo al tempo circa della guerra di Crimea e della emancipazione
dei servi. È un libro affascinante che descrive il viaggio
di un pellegrino innominato, un uomo di 37 anni che aveva una mano
paralizzata e portava con sé uno zaino nel quale teneva qualche
tozzo di pane, la sua Bibbia e la Filocalia. Il pellegrinaggio e
la ricerca del protagonista iniziano quando ascolta una lettura
dalla Lettera di s. Paolo ai Tessalonicesi durante l’Eucaristia
e le parole «Pregate senza interruzione» rimangono incise
nel suo cuore.
Il pellegrino decide immediatamente di scoprire come si fa a pregare
senza interruzione. Incontra un vecchio monaco che gli parla in
questi termini: «Il primo precetto stabilito dall’Apostolo
è che la preghiera deve precedere ogni altra attività.
«Ti raccomando, prima di tutto, che si facciano suppliche»
(1 Tm 2,1). Un cristiano è chiamato a compiere molte buone
opere, ma anzitutto deve pregare, poiché senza preghiera
non si può compiere nessuna altra opera buona. Senza la preghiera
non possiamo trovare il cammino che porta a Cristo, non possiamo
capire la verità, non possiamo crocifiggere la carne e le
sue passioni e i suoi piaceri, il nostro cuore non può essere
illuminato dalla luce di Cristo e non possiamo essere uniti a Dio
per la nostra salvezza. Non possiamo compiere nessuna di queste
cose se prima non preghiamo». Allora il vecchio monaco citò
s. Isacco il Siro: «Prima acchiappa la Madre; poi lei ti porterà
i figli». Impariamo prima ad acquistare la potenza della preghiera
e la pratica delle altre virtù seguirà.
I primi cristiani discutevano questi stessi problemi che aveva il
pellegrino russo che aveva lasciato la sua casa in cerca della preghiera
incessante. La risposta della Chiesa guidata dallo Spirito santo
è stata lo sviluppo della liturgia delle ore per aiutarci
a santificare il giorno e a pregare ininterrottamente, immersi nella
Parola di Dio e nella storia della salvezza, e uniti a Cristo, sommo
sacerdote, e alla Ecclesia orans (vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi
e ora, persino molti fedeli laici pregano con la liturgia delle
ore per tutta la Chiesa).
Una volta fu chiesto a un padre del deserto perché tanti
giovani vanno nel deserto per farsi eremiti e poi abbandonano la
vita eremitica per tornare al mondo. Il monaco rispose che era come
un cane che cacciava un coniglio. Quando gli altri cani sentono
il latrato e vedono che il cane corre, cominciano anche loro a correre
e a latrare, ma soltanto il cane che tiene d’occhio il coniglio
persevera. Gli altri si stancano lasciandosi cadere al margine della
strada.
La nostra preghiera è ciò che concentra il nostro
sguardo su Cristo e ci dà l’energia della nostra vocazione.
La nostra preghiera della liturgia delle ore è collegata
al mistero pasquale e ci aiuta nella nostra missione di essere testimoni
della risurrezione e a condividere questa prospettiva con la nostra
gente. La fedeltà a questa preghiera può aiutarci
a rimanere sulla via della santità e a pregare in unione
con Cristo e con i sacerdoti del mondo intero. (Agenzia Fides 20/10/2004
– fonte: www.clerus.org) |