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LINK Speciale: MALTA 18 - 23 ottobre 2004
CONVEGNO INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI
“Sacerdoti, forgiatori di Santi per il nuovo millennio”
Sulle orme dell’Apostolo Paolo

fonte: www.clerus.org

Meditazione alle Lodi
di Sua Ecc. Mons. Sean P. O’Malley, O.F.M. Cap.,
Arcivescovo di Boston, USA

(mercoledì 20 ottobre, ore 9)

Viviamo immersi in una cultura che modella le nostre menti, i nostri sentimenti, la nostra consapevolezza. La cultura dominante ci inculca una preoccupazione ossessiva per i soldi, in netto contrasto con ciò che Gesù aveva detto: «Non potete servire Dio e Mammona». Troppi servono Mammona.
La gente è immersa nel materialismo. In Lituania il Santo Padre ha definito del marxismo, assieme a tutti i suoi mali, un figlio del capitalismo materialista, ricordandoci che, sebbene il bambino sia morto, la madre gode di eccellente salute. Nel mondo odierno siamo influenzati dal culto del successo in una società dove alcuni di coloro che hanno maggior successo sono tra i più miserabili. Mi è sempre piaciuta una T-shirt che ho visto nelle isole Vergini: «Quello che ha più soldi quando muore è il vincitore!».
L’uso dei mezzi di comunicazione per promuovere il principio del piacere e la vita della gratificazione immediata, una vita di agi, di buona salute, di bellezza fisica, di autonomia personale, è in forte contrasto con la coscienza di fede che la Chiesa mostra come modello primario del mio modo di pensare, sentire e cercare il senso nella vita. Nell’Antico Testamento, il popolo d’Israele aveva una consapevolezza primaria sulla vita, sul successo, sul fallimento. Tutto rientrava nell’ambito della fede nella promessa di Dio, della sua alleanza e della legge di Dio che aveva separato Israele dalle altre nazioni. Tutta l’esistenza veniva interpretata attraverso questa lente della fede. Le pratiche religiose del popolo di Dio mantenevano viva, questa consapevolezza nei cuori del popolo mediante i riti nel Tempio e la preghiera nella sinagoga, cioè con l’ascolto della parola di Dio, con il canto degli inni e con la preghiera dei Salmi.
Il sabato chiedeva al popolo di Dio di tornare a fissare lo sguardo sulle sue origini e sul suo destino. Una volta ho assistito a un servizio per il sabato in un’isola dei Caraibi in cui ero vescovo. Nel libro di preghiere ebraico si trovava la frase: «Più di quanto Israele abbia osservato il sabato, il sabato ha conservato Israele». Anche noi abbiamo bisogno di un sabato nelle nostre vite per rimanere vicini a Dio e camminare per le sue vie.
In Salmi hanno contribuito in special modo a modellare la consapevolezza e gli atteggiamenti del popolo ebraico secondo la promessa, l’alleanza e la speranza nel Messia. I Salmi erano la preghiera degli anawim, dei profeti, di Maria e di Giuseppe, di Giovanni Battista e di Simeone nonché di Gesù e degli apostoli.
Il popolo d’Israele pregava tre volte al giorno, per santificare la giornata, per camminare alla presenza di Dio e preservare la consapevolezza di ciò che era: il popolo eletto da Dio. Le prime generazioni cristiane seguirono l’antica prassi ebraica di avere ore fisse per le preghiere e un amore particolare per il salterio. Per provvidenza di Dio, la liturgia delle ore nasce come uno strumento che modella la consapevolezza e la vita di fede della Chiesa.
I Salmi ci insegnano come vede, sente e prega il credente. La liturgia delle ore ci modella nella vita di fede e in particolare ci chiama a vivere intensamente il mistero pasquale. L’anno liturgico, con i suoi vari momenti, le feste e le letture bibliche ci mette in contatto con l’evento pasquale, con una teologia della redenzione che viene pregata e vissuta nuovamente. Come sacerdoti dobbiamo sforzarci di mantenere il mistero pasquale al centro delle nostre vite.
La liturgia delle ore modella continuamente le nostre vite nel mistero pasquale, aiutandoci ad andare al di là delle espressioni e dei valori culturali, che possono essere tanto soffocanti. Un autore del Guatemala ha composto una commedia sulla vita di Edith Stein, l’ebrea che, dopo la sua conversione, si era fatta carmelitana ed è stata poi uccisa dai nazisti in una camera a gas. Durante la rappresentazione si osservava un contrasto costante fra il quartier generale nazista e il convento delle carmelitane. Il dialogo fra le consorelle mi era apparso molto poetico; poi mi sono reso conto che tutto ciò che dicevano era fatto di frasi tratte dai Salmi, così come le ultime Sette parole di Gesù sono soprattutto allusioni ai Salmi.
Coloro che vivono con i Salmi sulle labbra modellano i loro cuori e i loro pensieri mediante la Parola di Dio.
Quando fu inviato a far entrare Paolo nella Chiesa, Anania ebbe molte esitazioni e sospetti su quell’uomo che aveva perseguitato la Chiesa con tanta ostinazione. La ragione che fu data ad Anania è stata: «Va’ da lui; esso sta pregando» (At 9,11). Mediante la preghiera Paolo arrivò al momento in cui cominciò a essere colui che vede, liberato dalla cecità, non solo da quella esteriore, ma anche da quella spirituale. Chiunque prega comincia a vedere, a pregare e a interagire. Come dice Riccardo di San Vittore, «l’amore è un occhio». La preghiera apre quell’occhio di amore.
Il Santo Padre ha detto che dobbiamo pregare per amare: nell’esempio di Gesù, il vescovo o il sacerdote, ministro dei misteri di Dio, è veramente egli stesso quando è «per gli altri». La preghiera gli dà una sensibilità particolare verso questi «altri», rendendolo attento ai loro bisogni, alle loro vite e al loro destino. La preghiera ci consente di riconoscere coloro che «il Padre ci ha dati».
Nonostante i molti ostacoli che possiamo incontrare, la preghiera ci rende capaci di dare quella prova di amore che deve essere offerta dalla vita di ciascun sacerdote, di ogni cristiano. E quando vediamo che questa prova supera le nostre forze, cerchiamo di ricordare ciò che l’evangelista dice di Gesù nel Getsemani.
«In preda all’angoscia, pregava più intensamente» (Lc 22,44).
Nei nostri momenti di solitudine, di paura, di noia, di delusione, anche noi dobbiamo pregare con maggior impegno.
Una delle lettere sulla Scrittura di C.S. Lewis contiene una parabola nella quale Satana interroga i giovani diavoli apprendisti sui modi con cui sperano di guadagnare anime per il regno delle tenebre. Il primo apprendista afferma che dirà alla gente: «Dio non esiste e quindi potete fare come volete». Satana risponde: «Non funzionerà. La gente ha un senso religioso. L’ordine dell’universo. La testimonianza dei martiri. No. Non potrà mai funzionare». Il secondo diavolo dice: «Maestro, dirò alla gente che l’inferno non esiste, che non c’è un castigo per i peccati». Con tono deluso, Satana rispose: «No, non funzionerà. La gente non è tanto stupida. Ha un senso della giustizia. Pensa che il delitto deve essere punito». Il terzo diavolo salendo sul podio dichiarò molto fiducioso: «Dirò alla gente che c’è molto tempo... Domani potrete pentirvi e cambiare. Godetevi questo tempo. Poi vi pentirete». Satana ne fu deliziato, applaudì e ballò di gioia.
L’ufficiatura divina ci insegna che il tempo è prezioso e deve essere consacrato a Dio. Nell’Antico Testamento questa consacrazione prende la forma della lode. Preghiere di lode... laudes.
Quando la preghiera è troppo personalizzata, vediamo che si tende a pregare per piccole cose: si prega s. Patrizio per trovare un semaforo verde, s. Antonio per ritrovare le chiavi della macchina, Nostra Signora per vincere o per un voto eccellente in un esame. S. Paolo dice: «Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8,26). La liturgia fa salire le nostre anime su un altro piano, talvolta ci fa sentire come bambini che giocano a indossare gli abiti dei genitori. Le maniche arrivano ben oltre la punta delle dita, ma pian piano cresciamo nei sentimenti dei Salmi e della liturgia delle ore.
Un’allusione di Salinger nel suo libro Franny e Zooey alla preghiera di Gesù ha fatto sì che molti si precipitassero a scoprire cosa fosse questa prassi singolare. Molti sono giunti a conoscere la Filocalia e addirittura alcuni hanno scoperto I racconti di un pellegrino, un classico della spiritualità russa scritto nel XIX secolo al tempo circa della guerra di Crimea e della emancipazione dei servi. È un libro affascinante che descrive il viaggio di un pellegrino innominato, un uomo di 37 anni che aveva una mano paralizzata e portava con sé uno zaino nel quale teneva qualche tozzo di pane, la sua Bibbia e la Filocalia. Il pellegrinaggio e la ricerca del protagonista iniziano quando ascolta una lettura dalla Lettera di s. Paolo ai Tessalonicesi durante l’Eucaristia e le parole «Pregate senza interruzione» rimangono incise nel suo cuore.
Il pellegrino decide immediatamente di scoprire come si fa a pregare senza interruzione. Incontra un vecchio monaco che gli parla in questi termini: «Il primo precetto stabilito dall’Apostolo è che la preghiera deve precedere ogni altra attività. «Ti raccomando, prima di tutto, che si facciano suppliche» (1 Tm 2,1). Un cristiano è chiamato a compiere molte buone opere, ma anzitutto deve pregare, poiché senza preghiera non si può compiere nessuna altra opera buona. Senza la preghiera non possiamo trovare il cammino che porta a Cristo, non possiamo capire la verità, non possiamo crocifiggere la carne e le sue passioni e i suoi piaceri, il nostro cuore non può essere illuminato dalla luce di Cristo e non possiamo essere uniti a Dio per la nostra salvezza. Non possiamo compiere nessuna di queste cose se prima non preghiamo». Allora il vecchio monaco citò s. Isacco il Siro: «Prima acchiappa la Madre; poi lei ti porterà i figli». Impariamo prima ad acquistare la potenza della preghiera e la pratica delle altre virtù seguirà.
I primi cristiani discutevano questi stessi problemi che aveva il pellegrino russo che aveva lasciato la sua casa in cerca della preghiera incessante. La risposta della Chiesa guidata dallo Spirito santo è stata lo sviluppo della liturgia delle ore per aiutarci a santificare il giorno e a pregare ininterrottamente, immersi nella Parola di Dio e nella storia della salvezza, e uniti a Cristo, sommo sacerdote, e alla Ecclesia orans (vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e ora, persino molti fedeli laici pregano con la liturgia delle ore per tutta la Chiesa).
Una volta fu chiesto a un padre del deserto perché tanti giovani vanno nel deserto per farsi eremiti e poi abbandonano la vita eremitica per tornare al mondo. Il monaco rispose che era come un cane che cacciava un coniglio. Quando gli altri cani sentono il latrato e vedono che il cane corre, cominciano anche loro a correre e a latrare, ma soltanto il cane che tiene d’occhio il coniglio persevera. Gli altri si stancano lasciandosi cadere al margine della strada.
La nostra preghiera è ciò che concentra il nostro sguardo su Cristo e ci dà l’energia della nostra vocazione. La nostra preghiera della liturgia delle ore è collegata al mistero pasquale e ci aiuta nella nostra missione di essere testimoni della risurrezione e a condividere questa prospettiva con la nostra gente. La fedeltà a questa preghiera può aiutarci a rimanere sulla via della santità e a pregare in unione con Cristo e con i sacerdoti del mondo intero. (Agenzia Fides 20/10/2004 – fonte: www.clerus.org)

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