ASIA/LIBANO - “Progetto Fratelli”: Lasalliani e Maristi insieme per aiutare i bambini siriani e iracheni

sabato, 25 gennaio 2020 rifugiati   infanzia   ordini religiosi   bambini   guerre   sviluppo   scuola  

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“Progetto Fratelli”: Lasalliani e Maristi insieme per aiutare i bambini siriani e iracheni

Beirut (Agenzia Fides) - La cooperazione dei religiosi “Fratelli De La Salle” e “Fratelli Maristi” porta frutti in Libano: il “Progetto Fratelli”, promosso in forma congiunta dai due istituti religiosi, è un punto di riferimento sicuro per tante famiglie e un luogo di incontro per i molti ragazzi. Il progetto ha preso il via nel 2016 con l’obiettivo di accogliere bambini rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq e bambini libanesi vulnerabili. Sono due i centri socio-educativi che ospitano i ragazzi, uno a Beirut e l’altro nella periferia della città di Saida.
“È soprattutto sulla persona che si lavora: vogliamo evitare che un’intera generazione di ragazzi si perda nell'attesa di poter tornare nei paesi natii o di potersi stabilire definitivamente in un nuovo Paese”, riferisce un’educatrice del progetto, Reem Bazzal. L’attenzione e il supporto psico-sociale alla persona sono da sempre una priorità nella filosofia educativa di Lasalliani e Maristi: “Tutta l’opera educativa e sociale che si fa qui – spiega – contribuisce ad alleggerire i compiti delle istituzioni locali. Si selezionano i bambini pronti per iscriversi alla scuola pubblica e si dà supporto scolastico agli altri, ma soprattutto si lavora per normalizzare situazioni di stress, si mette a disposizione un luogo sicuro dove divertirsi e socializzare. Si offrono inoltre stimoli sani a bambini e ragazzi che altrimenti starebbero per strada senza nulla da fare: una situazione ad alto rischio dal punto di vista sociale”.
I due centri, attualmente, assistono più di 600 bambini e giovani al giorno (circa il 50% sono donne), dai 3 ai 15 anni, che normalmente partecipano dal lunedì al sabato ai diversi programmi educativi organizzati.
La scuola inizia di primo mattino e va avanti fino a pomeriggio inoltrato tra lezioni di alfabetizzazione, matematica e inglese a cura degli educatori, senza dimenticare momenti di animazione e supporto psicologico garantiti da volontari locali e studenti delle scuole mariste e lasalliane di Beirut.
L’insegnamento, spiegano i religiosi, è ispirato ai valori di pace, giustizia, fraternità e speranza che animano le due Congregazioni, e coinvolge persone, bambini e adulti, di ogni religione.
Durante i mesi di luglio e agosto i programmi ordinari si fermano e comincia la “Summer School” seguita da un “Summer Camp” che offre spazi di svago, creatività, arte ed escursioni e attività sportive per i bambini. In questi centri, inoltre, è presente un programma di formazione e avviamento professionale per giovani adulti, che spesso sono le madri o i fratelli dei bambini presenti: “Sono attivi corsi di informatica e di taglio e cucito” racconta l’educatrice. Ggiovani e madri di famiglia acquisiscono competenze utili per dare sostegno economico alla famiglia, trovando anche un luogo dove socializzare. “Sempre nel periodo estivo - conclude Reem Bazzal - ad animare la colonia di bambini giungono volontari di varia nazionalità provenienti dall’ambiente lasalliano e marista, oltre a giovani provenienti dalla comunità ecumenica di Taizé, a dimostrazione che ‘Fratelli’ è davvero un luogo di aggregazione per tutti”.
Gli effetti positivi di quest’opera su un sistema paese messo a dura prova dalla presenza di un milione e mezzo di profughi sono evidenti per molti libanesi, e questo fa sì che il progetto sia visto con favore dalla comunità civile: i programmi educativi e sociali sono, infatti, in linea con le indicazioni delle autorità ministeriali e dell’Unicef.
Le condizioni di vita di molti rifugiati siriani e iracheni in Libano sono al di sotto della soglia di povertà. I problemi principali sono le case fatiscenti, la mancanza di acqua potabile e di cibo, l’insicurezza e il difficile accesso all’istruzione. Circa il 58% dei bambini dai 5 ai 17 anni non frequenta la scuola, senza considerare poi il trauma della guerra che hanno vissuto nei loro paesi d’origine. (ES) (Agenzia Fides 25/1/2020)


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