AFRICA/CENTRAFRICA - “Scuole e cantieri aperti sono la speranza per il futuro”: un missionario da Bangui

mercoledì, 28 dicembre 2016 missionari   sviluppo  


Bangui (Agenzia Fides) - “La situazione del paese è ancora precaria, soprattutto in alcune città. Tuttavia nella capitale, almeno negli ultimi due mesi, non ci sono stati scontri particolari” scrive all’Agenzia Fides p. Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo che opera nel convento Notre Dame du Mont Carmel di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove sono ancora accolti 3.000 sfollati (vedi Fides 6/5/2015) . “Non è stato così nei mesi precedenti, quando quella tregua, miracolosamente iniziata dopo la visita di Papa Francesco, è stata fortemente minacciata con ancora morti, troppi morti, per quello che ci era sembrato l’inizio della pace”.
P. Federico porta l’esempio del quartiere del Km 5 di Bangui, che “resta ancora un’enclave da cui i musulmani escono molto raramente e per la quale i cristiani passano solo frettolosamente. Attorno a questa enclave si estende un grande anello disabitato, una sorta di terra di nessuno, dove i segni della guerra sono ben visibili. Qui, poco più di tre anni fa, cristiani e musulmani vivevano in pace. Ora, invece, ognuno sembra ostaggio dell’altro. Ci sono soltanto case sventrate o bruciate, tetti diroccati, erba alta, carcasse di macchine. Della parrocchia di Saint Michel restano soltanto le mura”.
“Nel frattempo si è conclusa l’operazione Sangaris, dei militari francesi, con il grande merito di aver evitato una carneficina – a dicembre 2013 il rischio di un genocidio era più che reale – e di aver portato il Paese ad elezioni quasi perfette. Di fatto nessuno ha contestato il risultato o ha messo in discussione la legittimità del nuovo Presidente”. “Non è cosa da poco, considerando la situazione difficile nella quale il paese era precipitato e facendo un confronto con altre realtà africane” sottolinea p. Federico.
“Ora il testimone è passato nelle mani dei 12.000 soldati dell’ONU che, purtroppo, sono spesso accusati di inerzia, se non addirittura di complicità con i ribelli ancora attivi al nord. Quindi non sono mancate le manifestazioni di protesta per chiedere la loro partenza e la costituzione di un vero esercito centrafricano (praticamente inesistente da ormai tre anni). Personalmente, pur non essendo particolarmente competente in materia, ritengo che, se l’ONU non ci fosse, la situazione sarebbe peggiore e che un esercito nazionale efficiente e affidabile non si crea in tempi brevi” dice il missionario.
“Ci vorrà quindi del tempo perché la situazione del Centrafrica si stabilizzi in modo duraturo: basta poco per iniziare una guerra, ma per conquistare la pace ci vuole tempo, pazienza e coraggio” conclude il missionario, che sottolinea come sono visibili, almeno nella città di Bangui, due importanti segnali di pace: la regolarità delle lezioni nelle scuole e l’apertura di diversi cantieri per la costruzione o la riparazione di edifici, strade e ponti. Decine di giovani, prima disoccupati, sono fortunatamente impegnati a studiare o a lavorare. Scuole e cantieri sottraggono masse di giovani che, prima e durante la guerra, erano il bacino di malcontento da cui le ribellioni reclutavano facilmente personale per destabilizzare il Paese. (L.M.) (Agenzia Fides 28/12/2016)


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