AFRICA/CONGO RD - “Politici senza scrupoli provocano il dramma nel Nord Kivu”, recentemente ricordato da Papa Francesco

venerdì, 19 agosto 2016 gruppi armati  


Kinshasa (Agenzia Fides)-“ I vari gruppi armati si sono creati su base etnica e con l’obiettivo di difendere gli interessi economici e sociali di un determinato gruppo etnico. Ma spesso vengono strumentalizzati da personalità politiche e militari, sia a livello locale che nazionale, e sono diventati meri strumenti di arricchimento personale dei loro "ufficiali" militari e dei loro sponsor politici” afferma una nota inviata all’Agenzia Fides dalla Rete Pace per il Congo sui diversi gruppi armati che seminano morte e distruzione nel Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Il dramma delle popolazioni dell’area è stato ricordato da Papa Francesco dopo l’Angelus per la Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria (vedi Fides 18/8/2016). “Il mio pensiero- ha detto il Pontefice- va agli abitanti del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, recentemente colpiti da nuovi massacri che da tempo vengono perpetrati nel silenzio vergognoso, senza attirare neanche la nostra attenzione. Queste vittime fanno parte, purtroppo, dei tanti innocenti che non hanno peso sull’opinione mondiale”.
La nota sottolinea che “alcune autorità tradizionali locali di Rutshuru e membri della Baraza la Wazee, struttura che comprende tutte le comunità etniche del Nord Kivu, confermano che le tensioni tra i gruppi etnici locali sono spesso alimentate da certi politici in cerca di posizionamento alla vigilia delle elezioni”.
Deo Tusi Bikanaba, vice presidente della Baraza la Wazee, ha affermato che gran parte dei conflitti sorti nella provincia del Nord Kivu sono quasi sempre stati creati e alimentati da alcuni politici disonesti e assetati di potere e ha chiesto alla popolazione di «non prestare ascolto a questi cattivi politici» e di «dissociarsi dai gruppi armati che non fanno altro che uccidere e commettere ingiustizie».
Secondo Rete Pace per il Congo occorrerebbe:
* Accettare il pluralismo etnico come una dimensione essenziale della società. In questa logica, è importante favorire la convivenza armoniosa tra le diverse etnie, nella convinzione di formare un unico popolo. La costituzione e i testi legislativi indicano le condizioni di appartenenza a questo unico popolo. Spesso alla radice di tensioni sociali, la distinzione tra comunità autoctone e comunità allogene verrebbe in tal modo relativizzata e ciò contribuirebbe a limitare eventuali conflitti.
* Promuovere progetti di sviluppo comunitario in ambito agricolo, sanitario e scolastico. Ciò favorirebbe la collaborazione tra le diverse comunità, aiutandole a superare eventuali conflitti.
* Aggiornare continuamente il database dei rifugiati e degli sfollati, assicurarne l’assistenza umanitaria e monitorarne gli spostamenti. Ciò eviterebbe che siano oggetto di reclutamento da parte di gruppi armati locali o stranieri e di reti criminali.
* Assicurare il buon funzionamento delle forze di sicurezza, migliorandone la catena di comando e fornendo loro tutti i mezzi necessari, al fine di garantire la sicurezza delle persone e del territorio. “Ciò limiterebbe il fenomeno del ricorso ai gruppi armati per fini di "autodifesa" e faciliterebbe le operazioni militari intraprese per la loro neutralizzazione” conclude la nota. (L.M.) (Agenzia Fides 19/8/2016)


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