AFRICA/CONGO RD - Unione Europea e USA accentuano le pressioni su Kabila perché lasci il potere a fine anno

sabato, 25 giugno 2016 politica   elezioni  

Kinshasa (Agenzia Fides) - Si accentuano le pressioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea perché si tengano entro la fine dell’anno le elezioni presidenziali e politiche nella Repubblica Democratica del Congo. Un comunicato pubblicato il 23 giugno, pervenuto a Fides, riferisce che nel corso della 31esima sessione dell’Assemblea parlamentare paritaria Unione Europea- ACP tenutasi il 13-15 giugno, i deputati europei e i loro omologhi del Paesi Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) hanno approvato all’unanimità una risoluzione che condanna tutti gli atti di violenza politica e chiede “lo svolgimento regolare e nei tempi opportuni delle elezioni, che sono cruciali per la stabilità e lo sviluppo a lungo termine del Paese e dell’intera regione”.
I deputati hanno sottolineato che il Presidente Joseph Kabila, al potere dal 2001, è tenuto a dimettersi il 20 dicembre 2016, visto che il mandato del Presidente della RDC è limitato a due mandati secondo la Costituzione. “Non avendo ancora dichiarato che si dimetterà, il Presidente Kabila contribuisce ad acuire le tensioni politiche nel Paese” afferma il comunicato.
L’amministrazione statunitense ha annunciato il 23 giugno di aver imposto sanzioni finanziarie nei confronti del capo della polizia di Kinshasa per le sue responsabilità nelle violenze e nelle scomparse di persone verificatesi nella capitale della RDC.
Il generale Célestin Kanyama è accusato “di essere responsabile o complice di atti violenti e di rapimenti che hanno preso di mira civili, donne e bambini” afferma John Smith, responsabile dell’ufficio del Dipartimento del Tesoro statunitense, incaricato di sovrintendere alle sanzioni finanziarie nei confronti di persone straniere decretate dal governo di Washington.
Il generale Kanyama dirigeva la polizia di Kinshasa quando, nel gennaio 2015, almeno 40 persone sono state uccise in scontri con le forze dell’ordine durante manifestazioni indette dall’opposizione.
Un portavoce del governo congolese ha definito le sanzioni americane “un attentato alla nostra sovranità e un tentativo di sostituirsi ad essa”.
Anche nell’Unione Europea si discute l’adozione di sanzioni nei confronti di personalità vicine al Presidente Kabila per costringerlo a lasciare il potere. I più favorevoli sono Gran Bretagna e Belgio, mentre Francia e Italia preferiscono imporre sanzioni solo per punire i responsabili di repressioni violente delle manifestazioni, o solo quando finirà il mandato di Kabila se questi non si dimetterà. La posizione di Londra dopo l’esito del referendum del 23 giugno che sancisce la prossima uscita della Gran Bretagna dall’UE appare però indebolita. (L.M.) (Agenzia Fides 25/6/2016)


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