ASIA/TURCHIA - Liberato anche l'ultimo accusato per la strage dei cristiani di Malatya. Continuano le manipolazioni intorno al processo

sabato, 4 giugno 2016 martiri  

JuicyEcumenism.com

Malatya (Agenzia Fides) - Bulent Aral, l'ultimo accusato per la strage di cristiani di Malatya che si trovava ancora in detenzione, è stato posto in libertà nei giorni scorsi, mentre si allunga all'infinito il processo che dovrebbe verificare la sua colpevolezza (la prossima udienza dovrebbe tenersi il 28 giugno). A fine maggio, si sono anche intensificate le operazioni per connettere tale vicenda giudiziaria all'evoluzione del "processo Ergenekon", il cosiddetto processo sullo “Stato profondo", che dal 2008 aveva messo sotto pressione settori dell'apparato militare, accusati di fomentare un complotto ultra-nazionalista contro il governo Erdogan. Allora, a condurre il processo Ergenekon erano a quel tempo anche ambienti giudiziari vicini al movimento Hizmat di Fetullah Gulen, il predicatore e politologo turco a quel tempo alleato di Erdogan, ma che in seguito è entrato in rotta di collisione con l'uomo forte della politica turca, è emigrato negli Usa e è stato etichettato dai circoli turchi filo-governativi come l'artefice di cospirazioni internazionali miranti a colpire la leadership di Erdogan. Lo stesso movimento Hizmat adesso viene etichettato in Turchia come “organizzazione terroristica”, e anche il processo per la strage di Malatya viene condizionato dalle convulsioni e dai ribaltamenti di scenario e di alleanze che connotano l'enigmatica prassi degli apparati turchi.
In sostanza, al momento attuale, alcune testimonianze puntano a avvalorare la tesi secondo cui il processo per la strage dei cristiani era stato manipolato da ambienti vicini a Fetullah Gulen che volevano utilizzarlo per far condannare i propri oppositori.
Il 18 aprile 2007, tre cristiani evangelici - i turchi Necati Aydin e Ugur Yuksel e il tedesco Tilmann Geske - vennero legati e sgozzati nella sede della casa editrice Zirve, di cui erano collaboratori. Intorno agli omicidi, le indagini individuarono un'ampia rete di complicità e di coperture che coinvolgevano membri degli ambienti militari e degli apparati di sicurezza considerati contigui alle strutture occulte dello “Stato profondo”, messe in seguito sotto accusa anche al processo Ergenekon. Secondo le ipotesi portate avanti in un primo momento dall'accusa, la strage era stata compiuta da tali apparati con l'intento mirato di far ricadere la responsabilità su gruppi islamici e quindi, indirettamente, colpire il governo islamista di Erdogan. Poi, con l'evoluzione degli scenari politici turchi e dopo la rottura dei rapporti tra Erdogan e la rete legata a Fetullah Gulen, anche il processo sulla strage di Malatya ha cambiato bruscamente direzione, e intorno al caso dei tre cristiani uccisi si sono moltiplicate operazioni di manipolazione politica. Nel giugno 2014 era stato liberato il generale Hursit Tolon, sospettato di essere il mandante degli omicidi, mentre negli ultimi mesi dello stesso anno altri tre detenuti appena liberati avevano iniziato a attribuire il triplice omicidio proprio a membri del movimento Hizmat di Fetullah Gulen. Infine, altri tre detenuti erano stati liberati il 21 gennaio 2015 (vedi Fides 27/1/2015). Dopo quel rilascio, dei venti inizialmente uomini arrestati per la strage rimaneva detenuto in carcere soltanto Bulent Aral, liberato anche lui nei giorni scorsi. (GV) (Agenzia Fides 4/6/12016).


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