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2014-08-23

ASIA/INDIA - Massacri in Orissa, l’Arcivescovo Barwa: “Fare memoria per avere giustizia”

Bhubaneswar (Agenzia Fides) – “Fare memoria dei massacri anticristiani in Orissa è utile per dire a tutta l’India: non accada più tale violenza. Per noi significa guardare con speranza il futuro, ma la speranza non può esser vuota: va riempita con la giustizia”: è quanto dice all’Agenzia Fides S. Ecc. mons. John Barwa SVD, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, nello stato indiano di Orissa, a sei anni dai massacri che nel 2008 colpirono al comunità cristiana nel distretto di Khandamal, nell’ovest dello stato.
Come riferito a Fides, l’anniversario sarà celebrato con una speciale “Giornata del Memoria” che il 25 agosto vedrà presenti nella capitale dello stato, Bhubaneswar, numerosi esponenti della società civile intellettuali e leader religiosi. Previsti convegni, manifestazioni pubbliche, marce per la pace, veglie di preghiera, per ricordare una pagina nera della storia indiana e che giustizia per le vittime. “E’ essenziale per i cittadini cristiani indiani, vittime della violenza, ottenere giustizia, che significa un risarcimenti, ricostruzione delle case, possibilità di tornare nei luoghi di origine. Vi sono ancora dei processi in corso davanti alla Corte Suprema e attendiamo l’esito con fiducia: i cittadini di fede cristiana chiedono di essere trattati come tutti gli altri, secondo principi uguaglianza e giustizia”, spiega l’Arcivescovo.
Mons. Barwa si recherà il 27 agosto proprio sui luoghi dei massacri, nel distretto di Khandamal per visitare le vittime e portare un messaggio di solidarietà e speranza. “Anche se l’estremismo indù è ancora presente in alcune aree, in questi cinque anni abbiamo lavorato e pregato per un cambiamento reale: alle manifestazioni della Giornata della Memoria sanno presenti anche cittadini e leader indù e di altre religioni. Saremo uniti per scongiurare ogni futura violenza”, conclude.
Secondo cifre fornite a Fides, duranti e massacri anticristiani registrati in Orissa nel 2008, quando oltre 400 villaggi furono “ripuliti” di tutti i cristiani; più di 5.600 case e 296 chiese furono bruciate, i morti furono 100 (ma il governo ne riconosce solo 56), migliaia i feriti, diverse donne violentate, 56.000 uomini, donne e bambini restarono senza casa. Suor Meena Barwa, nipote dell’Arcivescovo, fu violentata da più uomini e umiliata, costretta a sfilare seminuda per le strade dai suoi aguzzini, come trofeo di violenza. Nel marzo scorso un tribunale di primo grado nel distretto di Kandhamal, ha condanno tre persone e ne ha assolte sei per lo stupro della suora.
Come appreso da Fides, sulle 1.541 denunce presentate dai cristiani, 828 sono state effettivamente convertite in processo. In 169 casi, i procedimenti si sono già conclusi con piena assoluzione (gli assolti sono 1.597). Le assoluzioni, spiegano fonti di Fides, avvengono perché spesso i testimoni-chiave sono minacciati, intimiditi o impauriti. Altri 86 processi hanno visto condanne molto lievi. In altri 90 casi, le indagini sono ancora in corso, ma più passa il tempo, minori sono le possibilità di raccogliere prove inconfutabili. (PA) (Agenzia Fides 23/8/2014)

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