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Africa

2003-06-17

AFRICA/ETIOPIA-ERITREA - MENTRE LA TENSIONE SALE, LA COLLABORAZIONE RESTA L’UNICA VIA PER SUPERARE DEFINITIVAMENTE LE LOGICHE DI GUERRA CHE ANCORA DIVIDONO ETIOPIA ED ERITREA

Addis Abeba (Agenzia Fides) - Mentre le Nazioni Unite stanno per iniziare il processo di demarcazione della linea di confine tra Etiopia ed Eritrea, aumenta la tensione tra i due Paesi. Le fonti locali dell’Agenzia Fides, che desiderano l’anonimato, riferiscono che “per il momento non si può escludere una ripresa delle ostilità, anche se non nell’immediato. Quello che più preoccupa è che non si vede ancora una chiara volontà da parte dei due Governi di avviare un dialogo e un confronto diretti per superare le ultime divergenze.” Uno dei segnali di tensione si può leggere nel ferimento di cinque volontarie (medici e infermiere) appartenenti a Ong italiane, avvenuto sabato notte 14 giugno, nella zona smilitarizzata che è oggetto della disputa tra i due Paesi. Le volontarie si sono perse mentre erano dirette ad un convento che ospita numerosi ragazzi al confine con l’Etiopia. Accampatesi nella zona smilitarizzata, sono state assalite da un gruppo di miliziani che poi, accortisi dell’errore, le hanno soccorse.
Dal 1998 al 2000, Etiopia ed Eritrea si sono affrontate in una sanguinosa guerra per una disputa di confine. Il conflitto che ha provocato da 50mila a 200mila morti (non vi sono stime precise), si è concluso con il trattato di Algeri del 12 dicembre 2000, che prevede un arbitrato internazionale per stabilire le linee di confine tra i due paesi. L’Etiopia però è rimasta insoddisfatta dell’attribuzione del villaggio di Bademme all’Eritrea. “Bademme è stato il casus belli della guerra” dicono le fonti dell’Agenzia Fides, “l’affidamento di Bademme all’Eritrea viene vista dall’Etiopia come un attribuzione di responsabilità della guerra ad Addis Abeba”. Gli etiopici infatti si chiedono: “Se prima della guerra il villaggio era governato da noi perché ora darlo all’Eritrea?. È come se l’Eritrea avesse intrapreso la guerra per liberare un suo territorio occupato illegittimamente. Gli etiopici sostengono invece che questo territorio fa parte da sempre del loro Paese”.
“È forse difficile per un europeo comprendere perché due paesi così poveri possono combattere per un territorio desertico privo di valore. Alla base del conflitto vi sono però motivazioni di politica interna: la necessità per le leadership di entrambi i paesi di consolidare il proprio potere anche attraverso un nazionalismo esasperato ed una guerra assurda” dicono le fonti dell’Agenzia Fides. “All’inizio la nuova leadership etiopica ed eritrea, salita al potere nei primi anni ’90, aveva fatto sperare in un superamento delle vecchie logiche di potere. Ed in effetti per un breve periodo i due paesi hanno collaborato, mentre sia in Etiopia sia in Eritrea sembrava che lo sviluppo economico fosse la priorità dei due governi. Poi però si è spinto l’acceleratore sul piano del nazionalismo e della guerra. Ora Asmara ed Addis Abeba non si parlano direttamente ma solo attraverso gli organismi internazionali incaricati di verificare l’armistizio. I due paesi hanno invece bisogno di avviare una sincera collaborazione per affrontare insieme problemi comuni; in particolare la carestia e lo sviluppo economico”.
Negli ultimi anni la grave siccità che ha colpito il Corno d’Africa ha provocato una grave carestia nella regione dove circa 14 milioni di persone sono a rischio. “La comunità internazionale sta facendo molto per superare l’emergenza. Aiuti stanno arrivando da Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Canada. Ma una volta superata l’emergenza bisogna avviare una politica volta a superare le crisi alimentari che ciclicamente colpiscono la regione, e questo lo si può fare solo attraverso la collaborazione di tutti gli stati che la compongono aiutati dalla comunità internazionale” affermano le fonti di Fides.
Vi è infine il problema del terrorismo: secondo i paesi occidentali la regione ed in particolare la Somalia sta diventando un rifugio per terroristi legati ad Al Qaida. Gli Stati Uniti e altri stati occidentali hanno dispiegato unità militari nella zona, in particolare a Gibuti dove, oltre a truppe francesi, vi sono circa 800 militari americani. “Il problema dell’infiltrazione degli estremisti islamici è reale” dicono le fonti di Fides “ed è un altro problema che va affrontato attraverso la collaborazione tra i governi, nel rispetto delle culture e delle esigenze delle popolazioni locali. Il terrorismo non può far passare in secondo piano il problema dello sviluppo dell’area, vera cura contro estremismi e nazionalismi di ogni genere”. (L.M.) (Agenzia Fides 17/672003 righe 48 parole 635)

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