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2014-05-07

ASIA/SRI LANKA - Il Vescovo di Jaffna: “Il nostro ministero è la riconciliazione”

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “In Sri Lanka il nostro ministero di Vescovi e di cristiani è essenzialmente quello della riconciliazione, che è l’urgenza principale che vive il paese”: lo dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Thomas Emmanuel, Vescovo di Jaffna, in Vaticano con gli altri Vescovi dello Sri Lanka, per la visita ad limina apostolorum. La nazione, dilaniata per quasi 30 anni da un conflitto civile, tuttora vive la spaccatura fra il gruppo di maggioranza, i singalesi (75% della popolazione) e il maggiore gruppo di minoranza, i tamil (circa l’11% della popolazione), che vivono nel Nord e nell’Est dell’isola. A cinque anni dalla fine del conflitto (1983-2009), il Vescovo, che guida una diocesi in area tamil, afferma: “Come Chiesa sosteniamo che è urgente una soluzione politica, dopo la fine del conflitto: ci aspettiamo e auspichiamo questo da parte del governo centrale, per l’area e per la popolazione tamil”. La soluzione potrebbe essere quella di una autonomia di tipo federale con la devoluzione di alcuni poteri amministrativi.
“Negli incontri con i diversi dicasteri della Santa Sede, ognuno di noi Vescovi – racconta a Fides Mons. Emmanuel– ha presentato la sua diocesi e ha anche parlato delle difficoltà che oggi incontriamo nel lavoro pastorale. A Jaffna portiamo i segni di tre decenni di guerra: la mia diocesi era l’epicentro del conflitto. La guerra ha prosciugato energie fisiche e morali. È stato difficile essere strumenti di non violenza nel bel mezzo di un sanguinoso conflitto armato che ha fatto migliaia di vittime”
Il Vescovo spiega a Fides: “La sfida più grande oggi per la mia diocesi è la cura dei rifugiati che, alla fine della guerra erano 300mila. E’ stato avviato il processo per risistemarli, ma molte case non sono state ancora ricostruite. Hanno bisogno di riavere una vita dignitosa. Oltre alle esigenze materiali, c’è poi da ricucire un tessuto emotivo e spirituale. La gente è traumatizzata dall’aver vissuto tanta violenza, uccisioni, lutti. Oggi lavoriamo alacremente per la riconciliazione, accompagnando la gente a superare questa fase e a riporre fiducia in Dio che è Provvidenza”.
“Per fare questo – continua il Vescovo – è necessario accettarsi e ascoltarsi fra singalesi e tamil. Il governo ha un tono trionfalistico contro il terrorismo, mantiene una forte presenza militare al Nord, non mostra empatia e dolore per le vittime civili: questo sarebbe invece necessario, perché siamo cittadini dello stesso paese. Solidarietà e accoglienza reciproca ci sono a livello polare: dobbiamo vivere insieme , in questo piccolo paese, liberandolo da divisione e odio, crescendo in armonia. Questa è l’unica speranza per lo Sri Lanka. La Chiesa ha un ruolo profetico in questo processo, avendo un volto sia singalese, sia tamil”.
Mons. Emmanuel riferisce: “Abbiamo chiesto al Santo Padre di usare la sua autorevolezza e la sua influenza morale per chiedere al governo di trovare una soluzione politica che riporti armonia e uguaglianza nella società. Papa Francesco ci ha chiesto di essere fedeli al nostro ministero, prendendoci cura dei preti e dei fedeli. Ci ha incoraggiato ad avere speranza”. Il Vescovo conclude: “Venire a Roma è sempre un’esperienza profonda di fede. Siamo tutti rimasti impressionati dalla semplicità di Papa Francesco e dal suo amore per la missione. Lo aspettiamo in Sri Lanka”. (PA) (Agenzia Fides 7/5/2014)

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