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2014-05-03

ASIA/PAKISTAN - Nuova udienza per il processo d’appello per Asia Bibi il 27 maggio

Lahore (Agenzia Fides) – E’ fissata nuovamente per il 27 maggio la prima udienza del processo di appello ad Asia Bibi, la donna cattolica condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. Come comunicato a Fides dal pool degli avvocati di difesa, il caso sarà discusso davanti a un collegio giudicante dell’Alta Corte di Lahore, guidato dal giudice Anwar-Ul-Haq.
Mentre Asia langue nella carcere femminile di Multan da oltre 4 anni e mezzo, da febbraio 2014 a oggi la magistratura di Lahore, sotto pressione dei gruppi islamici radicali, ha rimandato quattro volte le udienze del processo di appello in quanto, come appreso da Fides, i giudici stessi, temendo rappresaglie, tendono a evitare la responsabilità di decidere su un caso così delicato e divenuto un simbolo.
“Nel caso di Asia Bibi, ogni ritardo o rinvio significa negare la giustizia”, afferma in una nota inviata a Fides l’avvocato Mushtaq Gill, a capo dell’Ong LEAD (“Legal Evangelical Association Development”), impegnata nella difesa dei cristiani pakistani. “Troppo spesso – nota Gill – ai cristiani, considerati ‘cittadini di serie B’, viene negata la giustizia, in special modo quando sono vittime di accuse di blasfemia”. I cristiani marchiati come “blasfemi”, anche se il più delle volte sulla base di false accuse, rischiano la vita e, con loro, la rischiano quanti osano difenderli. Vi sono casi in cui leader islamici hanno emesso una “fatwa” (decreto religioso) invitando pubblicamente i fedeli a uccidere il presunto “bestemmiatore”, con esecuzioni extra-giudiziali, calpestando lo stato di diritto. Ad esempio Mumtaz Qadri, l’uomo che nel gennaio 2011 sparò e uccise il governatore del Punjab, Salmaan Taseer, reo di aver difeso Asia Bibi, è oggi acclamato come “eroe” e alla periferia di Islamabad una moschea è stata intitolata al suo nome.
Per questo spesso i cristiani accusati, se rilasciati, sono costretti a lasciare il paese per salvare la propria vita. E anche i loro avvocati difensori sono vittime di intimidazioni e minacce. L’avvocato Gill conclude: “La battaglia contro gli estremisti in Pakistan non si potrà vincere finchè il governo non metterà in atto le necessarie riforme legislative: alla radice del problema, urge prima di tutto abrogare le leggi sulla blasfemia senza temere le reazioni degli estremisti”. (PA) (Agenzia Fides 3/5/2014)

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